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Pubblicato : 27-07-2009 | Autore : marco.1956
Categoria : Tradimenti | Totale Visualizzazioni : 18957 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Salve, sono Giuseppina, la protagonista dei racconti IN PALESTRA e LAVORETTI IN CASA.
Devo ammettere che ormai ai tradimenti comincio a prenderci gusto; eppure amo ancora mio
marito, ma da quei sensi (sesso) pare non sentirci più. Io, invece, ad un'età che si avvicina ai 50,
sento più prepotente il richiamo sessuale; addirittura mi succede che nei posti affollati, vicino ad
altri uomini, mi capita di desiderarli senza neppure conoscerli.
La storia col muratore purtroppo era destinata a finire; è stata bellissima e appagante, ma ricevere
in casa un muratore tutti i giorni non era facile, salvo nel periodo dei lavori, che durarono per fortuna
alcuni mesi e in seguito la mogliettina si riprese dallo shok del parto e riprese lentamente i rapporti
con il marito.    
Ritornò la stagione estiva che in genere è carica di tentazioni, ma per me erano solo sole, tintarella e
relax; per pigrizia andavo in una spiaggetta vicino casa; non era il massimo, ma potevo recarmici a
piedi ed evitare lo stress dell'auto infuocata e del traffico. La spiaggetta poteva contenere circa 200
bagnanti ed essendo degli habitué, ci si conosceva tutti su per giù. Un giovane senegalese, gentile e
cordiale, tutte le mattine ci proponeva i soliti acquisti da spiaggia: collane, orecchini, spille e fermagli 
per i capelli. Raramente compravo qualcosa e per lo più lo facevo solo per spirito di carità.
Mi faceva tenerezza vederlo sempre sudato e ammiravo la sua forza: non si lamentava mai.
Quegli oggetti li regalavo poi alle ragazzine del vicinato. Spesso per riposarsi o per via del
suo carattere gentile scambiava qualche parola con le bagnanti, senza mostrare predilezioni
particolari. Qualcuna invece manifestava a mio modo di vedere un "certo interesse" per Mustafà,
questo era il suo nome.
Non l'avevo mai guardato da "quel" punto di vista e perciò non avrei mai immaginato che sarebbe
successo quello che poi è accaduto qualche settimana fa.
Ero da poco arrivata in spiaggia; mi ero alzata tardi per aver bevuto tanto la notte precedente
dopo una cena con amici di mio marito; qualcuno di loro mi aveva anche fatto il filo e qualche
allusione sottovoce un pò osé. Ero rimasta turbata ed eccitata, ma l'alcool e la presenza di mio
marito avevano impedito la realizzazione di qualche trasgressione.
Avevo appena sistemato l'ombrellino e il telo su cui distendermi, ma prima mi piegai sulla borsa per
accendere il cellulare; mentre lo cercavo tra i mille oggetti della borsa e mi disperavo di non trovarlo
vidi con la coda dell'occhio un'ombra ferma dietro le mie spalle. Mi girai quasi di scatto e nervosa,
anche per via del cellulare che non trovavo, infatti avevo dimenticato di portarlo da casa: era
Mustafà che, sorridendo, mi disse: bella sinora (chiamava tutte così e credo che non conoscesse il
nome di nessuna), da questo lato è ancora più bella. Che sfrontato, pensai, non me lo sarei aspettato
da lui, che in genere era stato sempre gentile, simpatico, ma rispettoso.
Lo fissai negli occhi per un tacito rimprovero, ma mi sorrise estasiato e non seppi far altro che ricambiare
il sorriso: in fondo aveva solo fatto un complimento che corrispondeva ad una parte, non secondaria,
del mio corpo. Appoggiò la valigia con la sua mercanzia accanto al mio telo, si sedette con l'aria di chi
era venuto più per riposare e chiacchierare che per vendere. Questa non era una novità, ma il complimento
ricevuto mi indusse istintivamente a guardarlo sooto un'altra ottica.
La sua corporatura alta e magra, nascondeva però muscoli ben disegnati sulle sue gambe, sulle braccia e
sulle spalle, forse anche per via del suo perenne camminare e portare pesi addosso.
I miei occhi furono attratti da un paio di orecchini molto carini; alla mia richiesta, me li porse, li guardai
con attenzione e, vedendomi interessata, mi propose di provarli, porgendomi uno specchietto per verificare
come mi stavano. Provai a metterli, ma non ci riuscivo. Mi chiese se poteva aiutarmi e acconsentii: mentre
armeggiava tra clip, lobi delle orecchie e il collo che sfiorava con le sue lunghe dita, mi venne la pelle d'oca,
avvertii brividi interni, ma intensi dentro di me e un senso di vuoto nello stomaco. Volevo sforzarmi di credere 
che fosse il risultato delle bevute della notte precedente, capivo invece che ero di nuovo affascinata e tentata
da una trasgressione assolutamente nuova. 
Li prendo, gli dissi e chiesi il prezzo; voleva solo 10 euro. Mi girai verso la borsa, ma non vi trovai il portamonete:
avevo dimenticato di portare anche quello. Mi scusai con Mustafà e volevo lasciargli gli orecchini; ma lui fu risoluto,
mi disse di prenderli lo stesso, glieli avrei pagato in un altro giorno. Non mi pareva giusto, date le condizioni in cui
viveva ... e poi mi balenò un'idea strabiliante. Gli proposi di tornare a casa con me: così avrei potuto pagargli gli
orecchini. Cercò di rifiutare, ma alla mia insistenza, condita con un sorriso ammaliante, cedette e ci avviammo,
a breve distanza l'uno dall'altra, verso casa dove non avrei trovato mio marito che, ancora una volta era partito
la mattina per ragioni di lavoro.
Lo feci accomodare in casa, posò la mercanzia all'ingresso e gli chiesi di seguirmi. Obbediva come un cagnolino,
sorridendo e non mancando di sbirciare il mio corpo, poco coperto da un bikini striminzito e da una gonna pareo,
trasparente e molto aperta sul davanti. Gli offrii una bibita fresca che gradì molto, asciugando con la lingua tutta la
superficie delle labbra: lo guardavo intensamente rivelando così quello che non trovavo il coraggio di dire con le
parole.
Per rendere più chiara la mia voglia di tentarlo, allentai senza farmene accorgere il nodo del pareo, lo lasciai
cadere a terra e mi chinai a cercare in un'anta dove non c'era affatto il portamonete per mostrargli il culo che
aveva già esaltato in spiaggia.
Fu la mossa indovinata; Mustafà si alzò dalla sedia, mi venne dietro e appoggiando le sue mani ai miei fianchi,
mi ripetè: sinora, lei è veramente troppo bella da questo lato e, salendo con una mano su una tetta, aggiunse:
anche da quest'altro !
Ormai si era sbloccato, lo lasciai ancora carezzare, fingendo sorpresa e intanto avvicinavo il mio culo al suo
corpo che non tardò a rivelare il gonfiore di un uccello che doveva essere molto lungo: riempiva per intero in
verticale tutta la fessura del mio culo, che cominciai a muovere con movimenti circolari e lenti.
Intanto le sue mani si erano spostate dai fianchi per liberarmi del pezzo superiore del bikini, divenuto ormai un
ostacolo alle sue carezze; prese a stringere le tette e a titillare i capezzoli. Il mio collo si offriva ormai inerme ai
suoi baci, ai suoi succhiotti e ai piccoli morsi che spargeva anche sulla spalla. Sentivo fortissima la pressione del
suo cazzo, volevo guardarlo, prenderlo in mano, leccarlo, succhiarlo... non resistevo più. Mi girai di scatto
impedendogli di continuare quelle operazioni che mi stavano facendo impazzire: abbassai lo zip dei suoi pantaloni
a pinocchietto, sciolsi la cintura e caddero a terra; pur sotto le mutande di cotone si stagliò davanti ai miei occhi
una vista eccezionale: il rigonfiamento lasciava intravederere un cazzo anche più lungo e grosso di quello che
avevo immaginato. Gli tolsi le mutande quasi strappandole per l'emozione e per l'ostacolo che opponeva la
durezza della sua cappella, scattò fuori un randello mai visto, per lunghezza e grossezza; la durezza  e il calore
li potei apprezzare, appena inginocchiatami ad adorarlo, con le labbra, con la lingua, con tutta la bocca.
Nelle brevi pause in cui liberavo la mia bocca da quel ben di Dio, gli dissi: Mustafà, perchè me lo hai tenuto
nascosto ? Intanto si era liberato anche della maglietta, segno che voleva portare a termine un rapporto
completo ed eccezionale.
Mentre lo spompinavo, inginocchiata davanti a quell'obelisco di carne, si piegò su di me e carezzando la
mia schiena raggiungeva lentamente la fessura che attraversava con tutte le dita e con le sue mani strappò
letteralmente il pezzo inferiore del bikini. Immediatamente ebbi una forte sensazione di nudità e di
sottomissione; stavo per compiere un atto che non mi sarei mai aspettato: avevo avuto sempre un'implicita
forma di autodifesa e di gentile rigetto verso i neri; la cultura e l'educazione ricevuta non mi aiutavano in
questa direzione. Ora però la violenta forza dell'istinto stava realizzando un radicale cambiamento della mia
posizione, anche fisica.
Mi fece alzare, mi portò, quasi fuori di me per il piacere che sentivo colare a rivoli tra le cosce, sul letto
grande. Mi spinse sgarbatamente sul letto, mostrandogli oscenamento lo spettacolo del mio culo che
aveva apprezzato. Si piegò su di me, allargò con forza la fessura anale, rimase per qualche attimo
ancora a mirarla incantato, vi appoggò il naso quasi ad annusare odori che lo inebriavano, leccò
ardentemente tutta la fessura. Poi si scostò, penetrò, prima con l'indice poi con il medio, infine con
entrambe le dita  il buchetto che gli segnalò l'ansiosa attesa, contraendosi istintivamente con piccoli
restringimenti e allargamenti.
Accostò la sua bocca alla mia nuca che baciò leccandola, e poi sussurrò all'orecchio: sinora, ora devo
farle un pò male, mi perdoni, ma non resisto più, lei è troppo bella.
Non avere paura, gli confidai e aggiunsi: scassami... sfondami... riempimi, ne ho troppa voglia.
Subito dopo accostò la punta del suo enorme attrezzo sul buchetto che mai mi era sembrato così piccolo
a confronto delle dimensioni del suo cazzo, tirò un lungo respiro, lo stesso mi consigliò di fare e lacerandomi
inziò un'esplorazione che avrebbe lasciato il segno.
Lo sentii poco a poco penetrare in tutta la sua lunghezza e grossezza quel poderoso cazzone; roteava il
bacino perchè l'esplorazione fosse più totale e appagante. Le viscere si adattavano con fatica a cogliere 
la calda durezza del suo muscolo e si dilatavano e contraevano obbedendo ai suoi movimenti. Ormai non
sentivo più alcun dolore, mi sentivo espropriata della mia carne che sembrava tutta una cosa con la sua;
i suoi colpi non avevano più alcun ritegno. Il suo rispetto nei miei riguardi sembrava completamente
dimenticato: colpiva con forza e quasi con rabbia, mi sembrava d'avvertire una fame atavica, una secolare
voglia di riscatto contro una donna bianca, lontana e inavvicinabile; scaricò dentro di me un'incontenibile e
debordante quantità di sborra, mentre continuava ad affondare duri colpi nell'orifizio e le sue mani si
aggrappavano alle natiche con le dita e le unghie, come ad un'àncora di salvezza e di perdizione.
Accolsi quei colpi e quella infinita sborra con goduria accrescendo con i movimenti del  culo la sua passione. 
Infine ci staccammo, si buttò sul letto quasi sfinito ma soddisfatto. Le mie ossa erano stanche, ma non tanto
da non subire un'ultima tentazione: guardai il suo corpo allungato sul letto, le cosce rilassate e il cazzo, ancora
lì, caldo della sua e della mia sborra. Mi inginocchiai ancora davanti a lui, lo presi con la lingua, con le labbra,
con la bocca e ne succhiai tutti gli umori. Non aveva ancora raggiunto la posizione di riposo e ritornò presto
duro e grosso come prima. Rimase immobile, vittima e preda della mia avidità; feci fatica ad inghiottirlo, ma
ci provavo e, facendolo, lo facevo godere. Si contorceva come un pazzo, offrendomi con questi movimeti
nuove occasioni di goduria. Leccavo e baciavo quell'enorme cazzo, dal glande al fusto che sembrava non
finire mai, alle palle, grandi sacche che sentivo asncora piene di sborra per la mia felicità. Poggiavo il mio
viso sulla morbida durezza di quel cazzo quasi a voler verificare una realtà che stavo vivendo e che pure,
per la sua eccezionalità mi pareva non vera, sino a quando improvvise vibrazioni del suo corpo annunciarono l'imminente scarica di un'altra sborrata, stavolta nella mia bocca che l'accolse felice e padrona, almeno per un
pò di un cazzo eccezionale.
Per un attimo fui presa da due insane voglie; avrei voluto che mio marito e quelle stronze, vanitose delle mie
amiche assistessero a quella scena appena vissuta per farle crepare d'invidia e per rimproverarlo di tutto ciò
di cui mi aveva privato. 
Ora ho finalmente rotto i miei pregiudizi sui neri !                




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