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Pubblicato : 01-07-2008 | Autore : Mabix
Categoria : Bisex | Totale Visualizzazioni : 41409 | Votazione :


  
Mabix
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Ci incontriamo alternativamente nelle rispettive case, io sempre accompagnato dalla mia consorte, a cui Giuseppe è sempre piaciuto molto, lui con la fidanzata, che cambia quasi con la stessa cadenza delle cene. Giuseppe non ha una relazione seria da molto tempo, ma passa da un'avventura all'altra con grande repentinità, anche solo per la durata di una notte di sesso, di cui puntualmente mi informa con dovizia di particolari. In questo è naturalmente favorito dal fatto di essere un bellissimo uomo, molto attraente, di cui tutte le donne finiscono inevitabilmente per innamorarsi. Del resto lui sa anche come conquistarle. Dal punto di vista estetico è praticamente perfetto, è alto, ha i capelli neri corti e mossi, gli occhi di un intenso, profondo blu e si lascia crescere la barba, rendendolo molto virile. Inoltre cura molto il suo corpo, che è scolpito in ogni sua parte. Inoltre, cosa non da poco, ha un uccello veramente notevole, che io avevo visto fino a quel momente soltanto a riposo in varie occasione (per esempio, negli spogliatoi della palestra che frequentiamo entrambi) e che è il suo vanto fin da ragazzo. Ripensandoci, lo avevo visto eretto: da ragazzi, infatti, ce lo misuravamo e lui lo aveva (e tutt'ora lo ha) più lungo del mio. Per quanto riguarda l'aspetto anch'io non posso lamentarmi. Ho i capelli abbastanza lunghi castano molto chiaro, quasi biondo, che porto tirati indietro, gli occhi castani e un fisico muscoloso, che non devere invidiare proprio nulla a quello di Giuseppe. Tornando alla cena, Giuseppe si presentò con una ragazza di 25 anni molto carina. Lui indossava i jeans e una camicia grigio-violastra sbottonata nei primi bottoni, mostrando il petto definito e coperto di una leggiera ma diffusa peluria, lei, invece, un vestitino nero che le donava molto. La cena preparata da mia mogli era ottima, così come l'atmosfera. Ci divertimmo molto e passammo il tempo a ridere come forsennati. Proprio in un momento di ilarità eccessiva, Giuseppe inavvertitamnete si rovesciò il piatto del brodo addosso, inzuppandosi la camicia e anche i pantaloni, proprio sulla patta. Gli proposi di cambiarsi: gli avrei dato qualche mio abito. Così ci dirigemmo nella camera da letto, dove tirai fuori una felpa e un pantalone di tuta. Lui intanto si era spogliato. Quando mi girai, lui era rimasto soltanto con le mutande, che erano bianche e anch'esse bagnate come gli altri vestiti. La leggera stoffa, resa quasi trasparente dall'acqua, aderiva perfettamente alle forme dei bei glutei sodi e del pisello, che osservai quando Giuseppe si girò. Sentii il mio uccello scuotersi dal torpore: quella vista mi stava eccitando. Mi parve strano, perché non era la prima volta che lo vedevo nudo, ma così era e non potevo farci nulla se non cercare di non pensarci. Gli dissi: "Hai bagnate anche le mutande, se vuoi te ne presto un paio". Lui accettò e si tolse quelle che aveva. Il cazzo flaccido gli pendolava tra le gambe davanti ai miei occhi, che non si staccavano da lì. "Spero di non ritrovarli bucati" dissi ridendo, prendendo un paio di boxer neri e cercando di non farlo accorgere del mio stao di eccitazione. Quello che dissi, però, non fece altro che palesargli la mia attenzione nei confronti del suo arnese. Così lui mi si fece vicino e, gettati sul letto i boxer che gli offrivo, mi prese, sorridendo, una mano e se la portò sul pisello. "Vediamo se me lo fai rizzare" mi disse, ma non riuscii a rispondergli nulla talmente ero confuso. "Che c'è? il mio cazzo ti ha tolto la parola?" continuò, ma questa volta gli dissi che ci stavano aspettando di sotto e che non potevamo tardare ulteriormente. Giuseppe, allora, si rivestì e scendemmo le scale non prima, però, di avermi dato una pacca sulla chiappa e avermi detto che avrei potuto giocare con il suo giocattolo più tardi. Per tutto il proseguimento della cena non feci altro che pensare a quello che era successo, a Giuseppe nudo e al suo uccello, che avevo tastato. Aspettavo con impazienza che arrivasse il momento in cui avremmo potuto essere di nuovo soli. Ero distratto e non seguivo quasi mai la conversazione che si intratteneva a tavola, tanto che mia moglie più volte mi chiese se stavo bene. Finalmente, dopo cena, mentre mia moglie e Guilia, la ragazza di Giuseppe, parlavano di cucina, io e Giuseppe ci chiudemmo in camera da letto. Giuseppe velocemente si spogliò e mi disse di ricominciare da dove ci eravamo bloccati. Mi avvicinai piano e, passatagli una mano dietro la schiena, facevo scorrere l'altra tra i peli del petto, soffermandomi sui grandi e turgidi capezzoli, che stuzzicai con le dita, e tra quelli dell'addome fino a raggiungere l'oggetto delle meraviglie, il grosso uccello flaccido, che, stimolandolo, riuscii a fare rizzare. Lo sentivo crescere nella mano, ingrossarsi, allungarsi e pulsare. Era una biscia enorme con una testa grossa e vermiglia. Presi a segarlo lentamente in preda ad un'eccitazione incontrollabile. "Perché non lo prendi in bocca, non morde di certo" mi disse Giuseppe e, senza pensarci (la mia mente era infatti annebbiata) mi inginocchia e, fernatolo con una mano alla base, presi in bocca quel bastone, che riuscii a stento a trattenere nella cavità orale. Non avevo mai fatto pompini fino ad allora, così cercai di fare del mio meglio e procurare a Giuseppe il maggior piacere possibile. Credo che ci riuscii egregiamente dai gemiti che emetteva. Lui, poi, mi mise una mano fra i capelli per guidare il mio movimento, che divenne sempre più voloce fino a farlo sborrare. Copisi fiotti di sborra mi inondarono la bocca. Bevvi tutto e fu la prima volta. Quando Giuseppe mi disse: "Dai, alzati che tocca a me", non potevo credere che voleva davvero spompinarmi, ma lo fece, dopoché mi fece spogliare e sedere a gambe divaricate sul comò, che era di fianco a noi. Dimostrò una grande abilità nel farlo e mi diede delle sensazioni intense e indescrivibili, che mai avevo provato prima, neanche con mia moglie, che pur era brava. Mi mandò in estasi soprattutto quando si concentrò sulla cappella, che lavorò con la lingua. Non potei resistere molto e gli riversai il mio succo in bocca. Bevve anche lui. Finalmente ci baciammo e potei assaporare il gusto della mia sborra. Giuseppe, intanto, stava stimolando con le dita il mio buchetto vergini. Capii che voleva sfondarmi e così, senza esitazione, mi misi a pecora, appoggiandomi sempre al comò. Mi tenne per i fianchi e con un colpo secco mi infilò dentro l'enorme verga che si ritrovava e che era di nuovo dura e pronta all'azione. Provai un forte dolore quando iniziò impetuosamente a stantuffarmi, ma poi cominciai a provare un enorme godimento, che mi portò a gemere come una cagna. Lui, intanto, affondava colpi fortissimi, che gli facevano sbattere le palle sulle miei chiappe e che mi facevano vacillare. Mi scopò, ansimando, in maniere selvaggia fino a quando non cambiammo posizione. Si sedette sul letto e io, dandogli le spalle, mi impalai su quella colonnina di cemento. Sentii crescere il suo godimento finché non mi sborrò in culo. I fiotti furono comunque numerosi nonostante avesse già eiaculato. Ci abbandonammo, allora, a qualche effusione con i nostri corpi nudi a contatto. Poi ci rivestimmo e raggiungemmo le rispettive compagne. Da allora facciamo sesso spesso e io posso finalmente giocare con il suo giocattolo ogni volta che voglio.



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