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Pubblicato : 10-12-2011 | Autore : monellaccia
Categoria : Confessioni | Totale Visualizzazioni : 5065 | Votazione :


  
monellaccia
Sono una porcellina ma da fuori non si vede, mi piace sapere se vi eccitate con la storia della mia vita

Dopo il rapporto in bagno col collega si aggiunse un altro tassello alla mia troiaggine: non solo avevo tradito mio marito ma anche Carlo e quello che era peggio, non me ne importava nulla. Quello che mi si schiudeva davanti era un universo nuovo e sconosciuto dove avrei dovuto recuperare tutto il tempo perduto. Tutti gli esseri umani iniziai a guardarli come potenziali compagni di avventure erotiche. Insegnando in una scuola superiore, era scontato che un pensiero lo feci con i miei studenti dell'ultimo anno. Erano tutti bei ragazzoni in tiro. Intanto che dimagrivo, come mi aveva consigliato il mio collega iniziai a vestire meno da suora e ad accavallare più le gambe, usando camicette che potessero dare un'idea congrua della mia quarta coppa c. I ragazzi subito percepirono il cambiamento ma i miei comportamenti erano sempre discreti, non potevo sputtanarmi nella piccola città in cui vivo ma era primavera inoltrata per cui schiudere le cosce per il caldo nono era anormale o inchinarsi sul banco per controllare il compito mostrando "casualmente" le tette non era sbagliato. Iniziai a scoprire che in me vi era una punta di esibizionismo ora che, perdendo peso, la mia figura stava riacquistando la sua bellezza, a volta mi esercitavo a casa per stabilire fino a che punto mi potevo permettere in gonne e scollature. Tutto ciò mi eccitava moltissimo mi sentivo sempre con le mutandine bagnate ma ero frustrata dal non poter andare oltre. Organizzai qualche surrogato tipo farli venire tutti alla cattedra, con me all'impiedi e al di qua della scrivania, per fargli osservare cose che non volevo far girare tra i banchi. Nella calca che ne seguiva qualche mano sul sedere o un cazzettino appoggiato timidamente alle natiche lo ottenni ma invece di calmarmi queste manifestazioni mi lasciavano più eccitata e insoddisfatta per cui a casa ero costretta a sditalinarmi selvaggiamente. Stava diventando un'ossessione: dovevo farmi un ragazzo la risposta venne proprio un giorno che mi stavo toccando sotto forma di telefonata: mio nipote. Considerai subito che un nipote non è incesto per cui non avevo scrupoli intanto che lui con voce preoccupata mi parlava della madre. Era successo che mia sorella separata aveva subito un banale intervento chirurgico e stava facendo la sua normale degenza in ospedale, mio nipote, figlio unico, al telefono chiedeva se potevo dargli il numero della signora delle pulizie per far trovare alla madre la casa pulita al suo ritorno l'indomani. Colsi la palla al balzo e gli dissi che se mi dava una mano la casa l'avremmo rimessa a posto io e lui nel pomeriggio. Mio nipote Fulvio non è un Adone, ha tracce di acne sul viso, occhiali spessi e tende ad incurvarsi ma la cosa mi eccitava di più, essendo un'insegnante ero contenta di educarlo io. Misi un grembiule da lavoro nella borsa, tolsi il reggiseno, indossai un perizoma da puttana regalatomi dal mio amante e andai a casa di mia sorella. Sapevo di avere un forte ascendente su Fulvio che nelle riunioni di famiglia mi stava sempre attaccato addosso e di certo oltre che come zia mi percepiva femmina, di sicuro qualche sega su di me se l'era tirata e ne ebbi conferma dall'abbraccio caloroso da cui non si voleva staccare, anche per lui essere solo in casa con una donna doveva avere una forte valenza erotica. Gli dissi che mi andavo a mettere abiti da lavoro e poi avremmo iniziato. Indossai sulla pelle nuda, tranne il perizoma, questo grembiulino corto abbottonato avanti, curandomi nell'uscire di tenere sbottonati i bottoni superiori e inferiori. Negli occhi di mio nipote scoprii che questa mise funzionava. Iniziai a rassettare con lui attorno e senza scrupolo mi chinavo per sciacquare il canovaccio regalandogli la visione del mio culo più sexy che nudo, ogni tanto, stando chinata le tette sfuggivano dalla scollatura. Dal bozzo sui pantaloni della tuta capii che vi era risposta per cui gli dissi che avremmo lavato la tenda del soggiorno ma io avevo paura di cadere doveva mantenermi la scala. Credo che sia l'espediente più vecchio del mondo ma è sempre di grande effetto. A guardare guardava, eccome ma non si sbilanciava ancora. Decisi di aiutarlo fingendo di cadere dall'ultimo gradino, mi ritrovai circondato dalle sue braccia ma lo stesso non si decideva nonostante mi avesse appoggiato il cazzo duro tra le cosce. Fui io a rompere il ghiaccio gli palpai le braccia e dissi ridendo: "come sei forte, facciamo la lotta chi perde prepara il caffè, visto che abbiamo finito" Non si meravigliò della strana richiesta e iniziammo ad abbrancarci in una cosa che non somigliava per niente alla lotta. Chiaramente l'eccitazione di entrambi era al massimo accentuato dai bottoni del grembiule che nella foga si sbottonavano, mi lasciai schienare sul pavimento e ripetendo "non mi arrendo" strusciavo la fica sul suo cazzo con la scusa di liberarmi. Il povero ragazzo era rosso in volto, fingendo di divincolarmi iniziai a tirargli il pantalone della tuta verso il basso e finalmente sentii la sua capocchia nell'incavo delle mie cosce. Infatti il giovane cazzo in erezione era uscito dal bordo superiore degli slip e cercava la via della mia fica. Fulvio iniziò a dare colpi col bacino e cercò di baciarmi la bocca, inarcai la schiena e scostai il filo del perizoma, mi scivolò dentro e finalmente si abbassò completamente i pantaloni. Stavo col suo cazzo dentro e godevo come una vacca più per la situazione che per come il ragazzo mi stava chiavando, dava gran colpi come volesse sfondarmi e si era attaccato alle mammelle come volesse mungermi. Sfoderai finalmente la mia indole troia: "Che stai facendo? l'amore con tua zia!" ma gli tenevo le gambe ferme per non farlo uscire "Vergogna! e pensare che ti ho sempre voluto bene" "Anche io ti voglio bene" rispose il nipotino esterefatto "ma sto venendo!" Certamente come chiavata non fu un gran che, io finsi di piangere per potermi godere gli zampilli della sua giovane sborra nella fica. Si ritirò da me premuroso ed impaurito mentre io minacciavo: "è terribile quello che hai fatto, credo che lo dirò a tua madre" E sta tuttora con questa spada di Damocle sul capo per cui sono sicuro della sua riservatezza e di poterlo riusare se nel frattempo avrà imparato a fottere meglio con qualche sua coetanea.




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