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Da tempo la pigrizia di mio marito si era trasferita dagli impegni in casa e fuori anche nel letto.
Si avvicinava a me sempre più di rado ed erano scopate da dimenticare: nessuna scintilla, poco o niente orgasmo, tranne quello che fingevo per coinvolgerlo, ma inutilmente.
Avevo da poco superato i 40 anni, ma sentivo dentro di me ancora un forte desiderio di godere del mio corpo. Ero tttt'altro che da buttare: ho sempre avuto un sedere che era oggetto d'invidia per le amiche che non si vergognavano ad ammetterlo, un seno regolare, ma ancora sodo e segnato da capezzoli così sporgenti di cui mi vergognavo da adolescente e che erano diventati per la mia vanità oggetto di attenzioni al mare per i giovani e gli uomini maturi. In estate t-shirt, camicette o vestitini leggeri lasciavano poco spazio alla fantasia e tanto invece al desiderio degli uomini. Persino colleghi e amici di mio marito mi spogliavano con gli occhi.
Per un pò ho creduto di rimediare all'astinenza forzata procurandomi il piacere da sola: lo facecvo quando lui russava. Ripresi a farlo come da adolescente ma con più rabbia, voglia e nostalgia del cazzo che avevo imparato ad amare. Mi attardavo nel letto dopo che lui era andato in ufficio e mi sfogavo con lunghe carezze, sempre più forti e prolungate. Acquistai su internet un vibratore che soddisfò meglio la mia voglia di cazzo: era meno grosso di altri (per paura di farmi male) però aveva una protuberanza a metà della sua luinghezza che solleticava il culo se lo infilavo nella patatina o stuzzicava la patatina se lo penetravo nel culo.
Mi ero abituata a quetso gioco che ripetevo 2 o 3 volte al giorno e chissà ancora per quanto tempo avrei continuato se una bella mattina non si fosse rotta la lavatrice. Ero disperata: era fuoruscita acqua e schiuma su tutto il pavimento; la bloccai dopo essere scivolata almeno tre volte. Ero inzuppata e indolenzita; mi ricordai di avere il numero di telefono di Francesco, un riparatore che altre volte avevo chiamato. Trovai il numero e lo chiamai: la mia voce e il tono con cui lo chiamai lo allarmarono, mi rassicurò che avrebbe rimediato subito, e visto che era a fine turno, sarebbe venuto entro 15 minuti perchè si trovava vicino a casa mia. Mi tranquillizzai e per la gioia lo salutai calorosamente scoccandogli un sonoro bacio di gratitudine.
Suonò alla porta che non avevo avuto neppure il tempo di cambiarmi: il vestitino abbottonato che indossavo, stretto e corto, era ancora bagnato enegli scivoloni un paio di bottoni erano saltati senza che me ne fossi accorta. Entrando mi salutò con un bel sorriso dicendo che da troppo tempo non avevo rotto nessun elettrodomestico. Ricambiai il suo sorriso e notai che non era cambiato dall'ultima volta: non era affatto bello, aveva un naso aquilino troppo grande per la sua faccia, era magro e non molto alto. Però era un ragazzo disponibile e gentile. Aveva inoltre una forza muscolare non immaginabile: spostava con facilità elettrodomestici anche molto pesanti.
Si mise subito al lavoro dopo avermi rivolto ripetuti e intensi sguardi: il mio vestito bagnato laciava trasparire abbondantemente le mie forme. Il cuolo risaltava meglio dal contorno dello slip e i capezzoli si mostravano sfacciatamente al suo sguardo che non avevo mai visto così interessato. Lo conoscevo da diversi anni, in pratica da quando mi ero sposata; era ancora minorenne ed ora doveva avere 30 anni o poco più. Lo consideravo ancora un ragazzo e gli davo del tu, ma quella mattina da come mi guardava che era un uomo e soprattutto che mi desiderava molto. Gli chiesi se aveva bisogno del mio aiuto e gli rimasi vicino perchè quel gioco di seduzione cominciava ad intrigarmi.
In ginocchio davanti alla lavatrice armeggiava con il cacciavite, ma non mi tyoglieva gli occhi di dosso. Fingevo di non accorgermene, mi girai verso i pensili della cucina offrendogli la vista del mio culo e gli chiesi se gradiva un caffè. Mi girai, lo trovai in piedi che fissava con gli occhi fuori dalle orbite il mio sedere e, inghiottendo la saliva, mi rispose di sì esprimendo anche il disagio di essersi scoperto.
Mentre prendevo il caffè e la caffettiera mi sentivo ancora gli occhi addosso; avevo notato che i suoi pantaloni si erano gonfiati sul davanti rivelando un arnese sicuramente interessante e sentivo ribollire il mio ventre, mentre un intenso calore interiore mi invadeva la patatina che iniziava a bagnarsi.
Non avevo voglia di perdere nè l'occasione nè tempo; dovevo provocarlo più apertamnete perchè trovasse il coraggio di venirmi addosso. Mi chinai sul cassetto più in basso per mostrargli di più culo e cosce, finsi di cercare i tovaglioli e lasciai cadere sul pavimento il vibratore che tenevo lì per le mie masturbazioni mattutine. Lui lo vide, lo presi in mano fingendo noncuranza e lo poggiai sul ripiano come fosse un utensile di cucina. Misi la caffettiera sul fuoco e mi girai verso di lui dopo avevre sbottonato senza che se ne accorgesse il vestito sulla scollatura che mostrava ora meglio le mie tette e quei capezzoloni prepotenti.
Si avvicinò rosso in viso e con gli occhi fuori di sè; poi balbettando mi chiese: suo marito è in ufficio ? No, gli rispose subito e mentendo aggiunsi, è fuori sede per lavoro. Saccostò ancora di più, ma era imbranato. Capii che che dovevo rompere gli indugi e, guardandolo proprio verso la sua parte più interessante, gli dissi: certo che sei proprio cresciuto bene, e dire che eri appena un ragazzo quando ti ho conosciuto. E mentre stava ancora immobile, ma chiaramente eccitato, strinsi forte con la destra il suo cazzo, ne misurai le dimensioni salendo e scendendo lungo il fusto: era una mazza di carne durissima e lunga.
Chiuse gli occhi in preda ad un piacere intenso e tirò indietro la testa stringendo le labbra da cui uscirono suoni rivelatori di una voglia fortissima e insopprimibile di avermi. Lo strinsi al mio copro, mi strusciai al suo, ne sentii la durezza e la voglia e lo baciai profondamente nella piccola bocca da cui un'avida lingua penetrò nella mia per esplorare il calore del desiderio che si diffondeva rapidamente su tutto il mio corpo.
Mi sbottonò con forza e strappò i residui bottoni del vestito; in un attimo mi spogliò completamente; feci in tempo a sfilargli la tshirt e si inginocchiò davanti a me, fece scivolare i suoi occhi e le mani sulle cosce, sul culo, mi baciò insistentemente sulle cosce, le forzò con le mani per allargarle e affondò il viso sulla patatina, raccolse con la lingua gli umori che colavano abbondanti, vi penetrò e la esplorò golosamente.
Mi tremavano le gambe, la fica era un vulcano in eruzione da cui Francesco beveva avidamente e più beveva e più aveva sete e ancora più la ficaproduceva umori caldi e abbondanti. Ormai tenevo fortemente la sua testa e la faccia attaccate alla mia fica che muovevo avanti eindietro per soddisfare il mio e il suo piacere; sembrava instancabile: la sua lingua mi esplorava lungo le pareti calde e impregnate della mia voglia, ogni tanto sostituiva la lingua con il sio naso affilato e lungo: era un piacere nuovo mai provato. Pensavo di non smettere mai, quando improvvisamente si alzò, mi strinse forte le chiappe, scivolò con le dita lungo il canale dei miei glutei, solleticò con forza il buchetto e con volgare voglia mi disse in faccia: "ora, bella troietta, mi darai il tuo culo che ho sempre desiderato, così la smetterai di giocare col vibratore, vedrai che differenza !!"
Ero sbalordita dal suo cambiamento e stupita di non sentirmi offesa, quando aggiunse in preda ad un arrapamento esaltante e incontenibile: "ti farò gridare di piacere con questo bel cazzone, puttanella".
In un attimo mentre mi rivolgeva questi "dolci complimneti" che accrescevano il mio desiderio, fece scivolare i pantaloni e lo slip. La mazza di carne che avevo solo immaginato era superiore alla mia attesa e speranza e si ergeva come un obelisco gigantesco su una piazza troppo piccola. Sorrisi pensando a quel vecchio detto che a grosso naso corrisponde un grosso cazzo; scambiò quel sorriso per compiacenza al suo desiderio, mi girò verso il mobile della cucina, mi chinò a 90 gradi, costringendomi ad appoggiarmi e da dietro mi allargò i glutei e leccò ripetutamente la fessura e il buco del culo.
La mia pelle era pervasa da lunghe vibrazioni, tremavo di piacere e di attesa, non priva di un pò di paura. Ero ancora vergine nel culo e mi ero accontentata di piccoli assaggi con il vibratore. Mentre ancora pensavo a come sarebbe stata quella prima penetrazione, sentii il suo fiato sulle spalle, un forte calore mi pervase il culo, sentii la sua mazza premere, smaniare di entrare, forzare il buco e infine penetrare, prima lentamente e poi sempre con più violenza forzare la resistenza della mia verginità. Un intenso calore pervase il mio retto.
Entrava ed usciva quel suo splendido cazzo per darmi nuovi e firti piaceri; accompagnavo i suoi movimenti resistendo e arretrando il mio culo. Usava con semplicità la sua forza muscolare che avevo conosciuto vedendolo al lavoro; accompagnava lo stantuffare del cazzo dentro di me con carezza ricche di forza e di qualche graffio. Ogni tanto ripeteva implorando il mio nome che pensavo no conoscesse, condito da epiteti come "troia puttana" oppure: "finalmente ti sfondo il culo, ora sarà solo mio e al cornuto non lo devi dare ami".
Avrei dovuto incazzarmi, invece godevo, godevo proprio come una troia in calore. Lo rassicurai, mentre ancora ansimava dietro e dentro di me, che gll stavo dando la mia verginità e che poteva fare di me quello che voleva, che doveva darmi il suo cazzo ancorae per sempre e che mio marito non contava un cazzo. ORA ERO DAVVERO UNA TROIA, ma non me ne vergognavo, anzi cresceva il mio desiderio e fremevo e invocavocon la voce roca e con i movimenti convulsi il suo cazzone.
Lui aumentò la forza e l'intenstà delle sue spinte finchè, gridando in un lungo spasimo di goduria, scaricò dentro le mie interiora un'immensa inondazione di sborra calda e densa. Non smise di agitarsi dentro di me finchè non prosciugò la riserva del suo cazzo che mi aveva desiderato da quando, ragazzo, era entrato a casa mia. Ora finalmente era entrato anche dentro di me, con mio immesnso piacere; quando uscì, mi voltai, lo baciai sulla bocca, mi sorpresi di vederlo così piccolo e gracile nel corpo, ma ne avevo scoperto "doti" nascoste e grosse. Gli sussurrai sulla bocca che l'avrei aspettato ancora.... |