[segue da "Clinica tedesca"]
Tre giorni dopo, all’ora prefissata. Nello studio medico, K e X mi ricevono. Nulla è cambiato: la loro posizione nella stanza, l’abbigliamento, l’atteggiamento. Atteggiamento di algida professionalità, di gestuale inesorabilità, di meccanicistica riverberazione di prassi che suppongo consolidate. Nulla a significare una emotiva attenzione al paziente, tutto ad indicare una concentrata – eppur distaccata – propensione all’esatto espletamento di ciò che ritengono necessario. Esordisce K: abbiamo fatto analizzare il campione di sperma; purtuttavia, per una più precisa analisi, occorre valutarlo alla temperatura dell’espulsione. Mentre m’interrogo sulle ricadute pratiche di tale enunciazione, K è già in piedi avanti me. Stesso camice, moderata scollatura, varco ad intravedere l’arcuata mediana intersezione dei seni, rilevato vasta tonicità sotto intuibile. E stessa impersonale espressione. Con la quale mi apre la cerniera dei pantaloni, afferra il membro, si china, inizia una fellatio. Nel reagire, di nuovo nella mia percezione due piani scorrono paralleli, in attesa d’intersecarsi: da un lato l’estraniamento che la dottoressa mostra nella sua esecuzione, dall’altro gli spunti che oggettivamente dovrebbero qualificare come erotica la scena: più che la manovra in sè, l’esuberanza – esaltata dal parziale celamento della divisa d’ordinanza – fisica di K, in contrasto con l’indifferenza che sembra improntare il suo agire.
Ora X mi ha raggiunto alle spalle, mi sfila i pantaloni. Anche questa iniziativa interpreto in valenza professionale, memore dell’esperienza di tre giorni addietro: mera funzionale agevolazione. Ma sento una frusciante frescura tra i glutei, che subito si tramuta in calore. Sì, non può che essere il pelo pubico di X, che preme su di me. Ecco l’intersezione: nella mia mente il piano dell’operatività che vedo impassibile realizzarsi su di me si salda con l’impulso fisico che rende ineludibile la risposta. Eiaculo. K durante l’espulsione trattiene saldamente il membro nella sua bocca, e non appena introitato il liquido, si leva. X s’alza anch’essa, raggiungendo X. E’ dunque nuda sino alla cintola, con le già viste scarpe con tacco quasi a spillo. Per il resto, la candida maglia da infermiera. La sto ancora osservando, quando descrive una rotazione di 90° a sinistra, così portandosi a lato di K. Istantaneamente accosta la bocca a quella di K. Poi si ritrae, le due donne confabulano. K si porta dietro la scrivania, si siede e principia compilare un modulo, sempre parlando a bassa voce con X. La quale ora è davanti a me, voltata verso K, e senza nessuna intenzione di rivestire la sua sottostante metà. Ma con un movimento repentino si volta verso di me, dopo aver ricevuto il modulo da K. Di X dunque ora vedo il pelo pubico, paglierino come i capelli. Mentre giocoforza sto contemplando il contrasto indumentale nell’intera figura di X, è’K a rivolgermisi: abbiamo assaggiato il suo sperma: la valutazione integrerà la scheda. Buon giorno, signor Severino. Come nella volta precedente, nella stanza ora c’è solo X. Unica variazione, la seminudità. Ancora si china con scatto tanto repentino quanto impersonale, con la lingua prelevandomi dal glande una goccia residua. La frase di congedo è la stessa: tra tre giorni alle ore 14,30 precise: la dottoressa non tollera ritardi. [segue in prossima puntata]