Ho da poco compiuto 25 anni e ho deciso di raccontare i miei
segreti più inconfessabili ed esclusivi. Credo che ci siano momenti nella vita
di ognuno in cui sia opportuno guardare al proprio passato e riconoscere come
esso abbia contribuito nel costruire la nostra personalità, il nostro modo di
essere; riflettere su ciò che ci ha lasciato in eredità e su come ci ha
trasformati.
Ebbene, io ho un passato da raccontare; un passato fatto di
situazioni nascoste ed insolite per una ragazza della mia età e di cui nessuno
ha mai sospettato nemmeno lontanamente; complice la mia natura riservata e un
po’ timida.
Tutto ha avuto inizio alcuni anni fa; avevo 17 anni e vivevo
con la mia famiglia in un palazzo in centro città. Ci eravamo trasferiti lì da
poco, per via del lavoro di mio padre.
Non amavo particolarmente quel posto; a causa del mio
carattere un po’chiuso avevo qualche difficoltà nello stringere amicizie. Il
palazzo in cui abitavamo era un vecchio edificio dall’aria triste e grigia; non
vi erano ragazzi o ragazze delle mia età ma solo adulti o anziani e questo mi
deprimeva parecchio poiché non vedevo alcuna possibilità di conoscere dei
coetanei.
Tuttavia abbiamo instaurato sin da subito dei buoni rapporti
con tutti gli abitanti del palazzo; i miei genitori ritenevano molto importante
il buon vicinato e si adoperavano affinché anch’io imparassi a rapportarmi in
maniera cordiale ed altruista con gli altri inquilini; dicevano che ciò era
molto importante ai fini della mia formazione caratteriale.
A causa del lavoro i miei erano spesso fuori casa e volevano
trovare un punto di riferimento a cui potermi affidare nelle ore pomeridiane,
quando tornavo da scuola.
Molti vicini si proposero con entusiasmo dicendo che ero una
ragazza molto brava ed educata e che avrebbe fatto loro piacere trascorrere
qualche ora in mia compagnia; soprattutto persone anziane che vivevano sole.
Per non offendere nessuno, insieme ai miei genitori
stabilimmo che avrei trascorso un giorno a turno da ognuno di loro.
La prima settimana trascorse tranquillamente e la passai con
ognuno dei vicini; tutti molto gentili e cari nei miei confronti. Tra di essi
vi era il signor Antonio, un uomo sui 70 anni; sempre gioviale, corpulento e
basso di statura. Era un pensionato e trascorreva il tempo per lo più a casa
con il suo gatto o al bar con amici.
Il giorno che avevo passato da lui era stato molto simpatico
e cortese e mi aveva fatto moltissimi complimenti riguardo alla mia bellezza e
bravura.
Così passarono alcune settimane e le cose andavano sempre
bene con tutti; il signor Antonio mi chiedeva sempre con maggior insistenza di
trascorrere da lui tutti i pomeriggi, ma io non volevo venir meno all’accordo
prestabilito. Il suo comportamento era sempre molto gentile e di maggior
confidenza man mano che passava il tempo; spesso mentre ero intenta a fare i
compiti, lui si avvicinava per parlarmi appoggiandomi una mano sulla spalla;
oppure, mentre mi accompagnava alla porta quando me ne andavo mi cingeva la
vita con un braccio. Era una persona molto solare ed estroversa ed io
interpretavo così i suoi atteggiamenti.
Un pomeriggio mi trovavo da lui. Mentre io ero in cucina a
studiare, lui era in salotto a vedere la tv e mi chiamò, chiedendomi di
raggiungerlo. Giunta lì, mi chiese di sedermi sul divano accanto a lui, poiché
c’era un film molto bello e voleva lo vedessi anch’io.
Per non apparire scortese accettai l’invito e mi accomodai.
Dopo qualche minuto lui mi passò un braccio intorno alle spalle e si avvicinò
di più a me. Trascorsi alcuni minuti sentii l’altra mano, quella che non mi
cingeva le spalle, che si poggiava sulla spalla a lui più vicina. Entro breve
tempo la sua mano scendeva sempre più lentamente ed io rimasi immobile a
guardare la televisione.
D’un tratto scattò qualcosa dentro di me e mi sentii il
cuore battere forte dall’eccitazione per quella situazione inattesa e per me
assolutamente nuova.
La mano del signor Antonio, pian piano, andò a posarsi sul
mio seno e lo strinse lievemente. Il mio respiro iniziò a diventare irregolare
ed accelerato; curiosamente mi piaceva tantissimo quello che stava accadendo.
Sentii la mano spostarsi da un seno all’altro ma rimasi
impassibile a fissare lo schermo pur senza vedere nulla. Pian piano la mano
dell’uomo si infilò sotto la mia maglietta ed iniziò a palpeggiarmi i seni
esternamente al reggiseno. Sentivo il suo respiro farsi anch’esso affannoso e,
a un tratto, il suo indice si insinuò dentro la coppa del reggiseno e accarezzò
delicatamente il capezzolo che si inturgidì immediatamente.
Provavo una forte eccitazione ed il piacere che derivava
dalla stimolazione del capezzolo eretto era indescrivibile.
Tuttavia cercai sempre di non scompormi in alcun modo. A un
tratto sentii che il signor Antonio mi stava toccando con la mano con cui mi
cingeva, che aveva passato sotto il mio braccio e, tenendomi stretta a sé, mi
palpeggiava il seno da sotto la maglietta. Con la coda dell’occhio vidi che,
con l’altra mano si stringeva un’escrescenza nei pantaloni che muoveva su e
giù: si stava masturbando.
Trascorse qualche minuto e lo sentii ansimare e gemere
lievemente; poi a un tratto si alzò ed andò in bagno.
La settimana successiva, speranzosa di ripetere il gioco,
decisi di non indossare il reggiseno e di mettermi una camicetta con i bottoni.
Rimasi per circa un’ora in cucina sui libri ma ero molto
distratta: aspettavo con ansia che il signor Antonio mi chiamasse. Non deluse
le mie aspettative e, come la volta precedente, mi invitò a sedermi accanto a
lui.
Nel giro di breve la sua mano scese sul mio seno e lo sentii
piacevolmente colpito nell’avvertire l’assenza del reggiseno. Palpeggiò e
accarezzò i miei seni a lungo; quando infine si decise, poco alla volta, a
slacciare i bottoni della camicetta.
Scoprì i miei seni nudi e scorsi sul suo viso un’espressione
avida ed estasiata mentre i suoi occhi da vecchio porco si fissavano sui miei
candidi e sodi seni dai capezzoli ancora morbidi.
Le sue mani eccitate iniziarono a palpare ed io sentivo il
cuore martellarmi nel petto, e picchiare forte tra le gambe. Il signor Antonio
stringeva la mia terza tra le sue mani; si soffermava sui capezzoli,
titillandoli con gli indici o massaggiandoli circolarmente coi pollici. Io
avvertivo ondate di piacere pervadermi e una specie di prurito umido tra le
cosce.
A un tratto lo vidi afferrarsi di nuovo la sporgenza e
masturbarsi il cazzo turgido dentro i pantaloni.
Mi eccitava infinitamente sapere che io avevo provocato
tutto questo e lui si stava masturbando per me, che ero stata io ad eccitarlo.
In breve tempo lo sentii gemere in maniera trattenuta, poi
lo vidi alzarsi e dirigersi verso il bagno. Rimasi lì, con la camicetta aperta
e i seni coi capezzoli induriti, soddisfatta e ansiosa di poter tornare dal
signor Antonio la settimana successiva per giocare di nuovo.
Autore : pipistrello72
il piacere che sto provando e pazzesco… mi accarezzo il seno….mi stringo i capezzoli…ho una gran voglia di godere….a stento trattengo i miei mugolii….