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Pubblicato : 04-06-2009 |
Autore : stregone bianco
Categoria : Etero | Totale Visualizzazioni
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Camminavo verso casa e nemmeno arrivato mi squilla il cellulare. Messaggio. Era lei. Ero un po' sorpreso in verità, ma quello che scrisse mi lasciò ancora più sorpreso. -Sai che sto pensando alle tue spalle? Mi piacciono molto, sono larghe in una maniera che nemmeno consideravo, e sedermi dietro di te al corso mi ha dato modo di vederle meglio.- questo il testo del messaggio. Eccitazione, nient'altro poteva esprimere quel che sentivo. Mi veniva da rispondere: e tu hai un sedere da favola, sono anni che ti sto dietro e voglio che tu lo sappia.- e questo per non andare sul volgare, ma mi trattenni. E così le scrissi semplicemente: -non sono solo larghe, sanno anche dare una certa protezione a chi la cerca!- Ma chissà perché mi lasciai andare ad un simile messaggio sdolcinato. Non rispose, e la serata passò. Il giorno dopo, colloquio dal prof. Ero in attesa di essere ricevuto con altri studenti, ed entra lei, libri sottobraccio e si dirige all'interno dello studio. Non mi vede nemmeno, indaffaratissima. Ma il suo sguardo di sorpresa non lasciava adito a dubbi, nel momento in cui entrai. Mi misi a parlare col docente dunque, e sentivo i battiti della tastiera che lei stava digitando alle mie spalle. Ma sentivo una certa incostanza nello scrivere. Pensavo che lei mi stesse guardando e che riprendeva a scrivere. Poi ancora pausa. E la certezza crebbe quando mentre io parlavo il prof spostò gli occhi da me per vedere che stava combinando lei dalla sua scrivania, si stava accorgendo che il lavoro che stava svolgendo era discontinuo. -Mi scusi un attimo-, mi fece. –Cristina, tutto bene? Hai tutti i documenti con te? Vedo che ti fermi spesso!- -No, mi scusi prof, non trovavo il modo di cambiare un'impostazione di scrittura, riprendo subito.- E mi bevetti sta cosa dell'impostazione di scrittura. Chissà se anche il prof aveva capito. Uscii. Aspettavo un msg a dirla tutta. Invece nulla. Io non scrissi e lasciai perdere. La sera stessa però quello che non mi aspettavo. Messaggio:- Passi a trovarmi?- La più cretina delle risposte: -Non so dove abiti!- Controrisposta: -via XX settembre… Le dissi che in un'ora sarei stato da lei e uscii. Arrivai alla via che aveva detto, ansimante quasi. Solo chi abita a Perugia sa cosa vuol dire andare di corsa e percorrere le sue scalinate. Aspettai due minuti e suonai. Mi aprì la porta con un sorriso. -Ci hai messo pochissimo direi- -Sono uno scattista quando si tratta di certe cose.- -E di cosa si tratta?- mi chiese. -Di andare a trovare una donna in difficoltà- -Chi ti ha detto che sono in difficoltà?- -Non hai detto di passare a trovarti?- -Sì, e con questo?- -E non hai deciso di cacciarti nei guai, come mi dicevi? Se non sono difficoltà queste…- e sorrisi di rimando. -Che stupido.- E sorrise. Devo dire che così, in versione casalinga era meglio di come la vedevo normalmente. –Entra e chiudi la porta!- mi apostrofò. Mi fece un caffè, e mi sedetti. Nel porgermi la tazzina si sedette sulle mie gambe, e lì rimase. Mi fissava, e fece: -gran belle spalle!- -Allora ti vuoi cacciare nei guai?- -Direi di sì.- e mi baciò con voluttuosità. La lingua mi esplorava la bocca, e dopo due minuti ci staccammo. Mi guardò e mi disse: -quanto ci hai messo per buttarti!- -Non so cosa volessi…- -Adesso lo sai?- -Direi di sì- E ricominciò a baciarmi. Finimmo in due minuti in camera sua. Ci togliemmo di dosso a vicenda quello che avevamo, le lenzuola finirono per ricoprirci e ci trovammo nudi l'uno a fianco dell'altra. Non era amore, non era sentimento, erano due corpi che si cercavano. Le andai a frugare le sue zone basse, i suoi odori, i suoi sapori, finii col trovarmi a leccarle le labbra, i suoi umori li avevo tutti in bocca e lei era lì con gli occhi chiusi a godere di quel che le facevo. Si mise sopra di me e si fece impalare, dicendomi che cosa voleva da me. Lo voleva dentro, e ciò dicendo si aggrappò alle mie spalle, alle spalle che tanto aveva desiderato e così avvinghiata, mi strinse tra le sue gambe e cominciò a stantuffare il palo che aveva dentro il suo ventre. La sentivo, e la sentivo venire, non parlava, ansimava e basta. Spesso interrompeva il ritmo andando a sollevare il ventre, quasi a volermi fare uscire, ma immediatamente scendeva di nuovo giù fino a prenderlo tutto. Le misi finalmente le mani su ciò che avevo desiderato. Il suo sedere… quel culo che avevo tanto desiderato fin da anni prima, quella carne che mi piaceva tanto, bianco, caldo. Lo volevo, e mentre lei andava su e giù le passai un dito sul suo buchino. Ansimò ancora di più, voleva che la toccassi in quel modo. Lo sentivo. Cristina continuava ad andare avanti, non si fermava più e ad un certo momento seppi che stava venendo, lanciò una serie di urla, quasi smorzate e si fermò del tutto. Un orgasmo che la lasciò tremante. La lasciai così su di me, con me ancora dentro di lei, e così per qualche minuto. Quando si riebbe, la feci mettere a pancia in giù e puntai dritto a quel che volevo. Ero in ascolto, non so se mi avrebbe lasciato continuare, ma non parlava e le misi le mani sulle natiche, le cominciai a baciare. Quanto le volevo… gliele allargai e la leccai. Ansimava, e mi fece fare. La sollevai sulle ginocchia e le infilai un dito nella sua figa bagnata. La lubrificai così, passandole le dita nel buco posteriore, e il mio indice la penetrò così. Non faceva resistenza. Si sentiva posseduta del tutto. Non so se per lei era un'esperienza nuova, non lo volevo sapere, e la assalii. Mi misi dietro di lei e poggiandole la cappella sull'entrata la cominciai a penetrare. Le entravo dentro, e non pensavo al piacere fisico, pensavo a quante volte in passato l'avevo sognato quel momento. Un culo di quel genere nelle mie mani, e lo stavo possedendo. E chi avevo sotto di me aveva tutta l'intenzione di concedermelo. -Sei proprio violento, lo sai?- mi disse. -Ti sto facendo male?- chiesi -Un po', ma continua, entra piano.- Non parlai e feci come diceva. Non volevo approfittarmene, mi sentivo un egoista, facevo quel che volevo, è vero. Ma se lei non l'avesse voluto, sarebbe rimasto un pensiero e nulla più. Ma lei stava apprezzando, e continuai, non mi fermai. Le ero completamente dentro, e cominciai a spingerla prendendola per i seni. E spingevo, pompavo, e la sua apertura ora si stava abituando alla mia presenza, e cominciò a urlare dal piacere. Non me lo aspettavo, stava godendo come un animale eravamo due animali, e la cosa mi stava piacendo, possederla mi soddisfava mentalmente. Esplosi, e le venni dentro, fino a svuotarmi. Lei aspettò che io finissi di dimostrarle il mio piacere, e la feci distendere, senza uscire da dentro le sue carni. Mi sdraiai dietro di lei, dentro di lei, uniti. Dopo qualche minuto, uscii. Lei si vergognava anche un po' evidentemente e si voltò nascondendosi completamente a fianco alla mia spalla. Rimanemmo così, sfiniti… per tutta la notte a dormire. Non lo facemmo più per quella notte, avevamo entrambi molte cose piacevoli a cui pensare.
Il seguito in un prossimo racconto.
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Racconto a Caso |
Autore : francisco69
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