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Se mi avessero detto che avrei avuto esperienze sessuali in uno studio dentistico mi sarei messo a ridere!
Da qualche anno frequento uno studio dentistico molto affermato, prima per mia moglie, poi per mio figlio, ora per me.
Il dentista è un ottimo professionista e dopo tante visite ed interventi siamo entrati in confidenza e nutriamo reciproca fiducia.
Lavora in genere in una città del Nord, ma quasi ogni mese cura i pazienti nella zona di origine, il Sud, per una settimana. Da più di un anno lo collabora la figlia da poco laureata. Fa il tirocinio di specializzazione presso un grosso ospedale del Nord, collabora quando i turni ospedalieri glielo permettono nello studio del padre e lo segue infine anche nella trasferta mensile al Sud. In pratica fa una vita molto piena di sacrifici; ha spesso un'espressione stanca e malinconica, ma questo non le impedisce di evidenziare le sue virtù: abile e professionale molto più della sua giovane età (25 anni), minuta ma proporzionata e carina, un viso d'angelo incorniciato da due grandi occhi verde smeraldo, spesso malinconici ma anche maliziosi: Talvolta sembrano dire più cose di quello che uno spettatore distratto saprebbe cogliere.
Il padre la fa intervenire molto spesso sia per alleggerire il peso del suo lavoro sia per crearle esperienza. Quasi da subito cominciò ad occuparsi della mia bocca, prima comme collaboratrice del padre e poi da sola.
E proprio nelle prime sperienze ebbi modo di capire che qualcosa non andava nella vita di lei. Mi assisteva appoggiandosi con destrezza senza farsi accorgere dal padre con il suo pube contro il mio braccio; comportamento che ha sempre ripetuto spingendosi sempre più. Il rapporto con il padre mi impediva di andare avanti e fingevo indifferenza, salvo verificare con le mie controspinte la sua volontà... che non mollava. Quando suo padre si allontanava e mi stava vicino puntavo i miei occhi fissi dentro i suoi; lì ho colto la malizia che si celava dietro quella malinconia.
In seguito suo padre mi affidò a lei per interventi ancora più importanti e la storia prese una svolta quando la elogiai per la dolcezza del suo tocco che non mi faceva affatto male anche in assenza di anestesia. Una volta in cui lei insistette per l'uso di uno strumento invece di quello consigliato dal padre per estrarre un dente provvisorio, dimostrò la sua abilità con la velocità e l'assenza di qualsiasi dolore, anche piccolo, nei miei riguardi. Confessai a suo padre che forse l'alunna aveva superato il maestro e le strizzai l'occhio con complicità; mi sorrise amabilmente mostrandomi un'altra dote molto bella: dei denti bianchi e perfetti in una cornice di labbra piccole ma carnose.
In un pomeriggio di qualche mese fa ero sul lettino per i soliti controlli ed interventi: stavo facendo installare alcuni denti guasti con impianti di ultima generazione. Suo padre era impegnato con un'avvenente cliente in un'altra saletta ed eravamo soli. Cominciò a strusciarsi addosso a me più sfrontatamente; mentre lavorava alla mia bocca, la fissavo dritto nei suoi occhi belli come il mare e mi ricambiava con uno sguardo intenso e malizioso accompagnato da un dolce e prolungato sorriso. Colsi l'occasione per tentarla di più e nei brevi intervalli in cui ero libero dalle sue dentro la mia bocca le chiesi di lei, della sua vita. Mi confessò in poche parole che era stanca di quella vita, continuamente sbattuta tra i turni massacranti dell'ospedale, lo studio di suo padre e le visite mensili al Sud. In pratica mi disse che non aveva neppuere il tempo per un ragazzo, anche se le esperienze precedenti l'avevano allontanata da loro, troppo preoccupati a soddisfare le personali esigenze e mai le sue. C'era tanta amarezza nelle sue parole, ma anche tanta voglia di rifarsi. Solo così si potevano spiegare certi suoi comportamenti.
La stuzzicai perciò dicendole che il contatto dei suoi guanti sulle mie labbra mi provocava una fastidiosa infiammazione che mi accompagnava ogni volta per 3/4 giorni. Si tolse subito il guanto della mano destra non senza avermi rivolto un sorriso accattivantee malizioso; riprese a lavorare nella mia bocca e un pò per il contatto delle sue dita sulle labbra, un pò per l'abituale strusciarsi sul mio baccio, mi era diventato molto duro: Lei finse indifferenza, ma intuì perchè subito dopo carezzò con le sue dita le mie labbra e ai miei primi soffocati gemiti di piacere sfiorò il mio cazzo su cui aveva appoggiato un tovagliolo per posare qualche attrezzò. Quando fu certa del mio stato di eccitazione, lo afferrò e lo strinse forte, mi sorrise si abbassò sul mio viso e mi baciò con passione. Rimasi sorpreso ma non troppo, temevo comunque che il padre potesse accorgersene. Lei però fu più intraprendente di me e mi disse, venga stasera dopo le otto. Mi rassicurò con un dito sulle labbra in segno di complicità e mi congedai mentre suo padre rientrava nella saletta; ci salutammo con bacio casto e cortese, anche con il padre.
Alle otto di sera fui puntuale, ma temendo la presenza del padre pensai che avrei inventato una scusa qualsiasi come un piccolo dolore sopraggiunto. Invece nello studio c'era solo lei, suo padre era andata a fare un intervento delicato ad un cliente che non poteva muoversi da casa e non sarebbe tornato prima di due ore. Mi distesi sul lettino come per un interventio aspettando la sua iniziativa: si avvicinò, non indossava il solito camice bianco che la rendeva asessuata e rivelò due belle, bianche tornite cosce poco coperte da una mini con lo spacco davanti: Aveva una shirt bianca attillatissima che evidenziava i suoi seni piccolo ma sodi e appuntiti. Mi disse poggiando le mani sul mio petto: oggi niente attrezzi, solo i nostri. Mi baciò con avidità, forzando la mia bocca e introducendo la sua lingua alla ricerca della mia. Infilò òe mani dentro la mia camicia, l'aprì e leccò con avido piacere i capezzoli; ero frastornato dalla sua iniziativa; dalla mia posizione riuscii solo a infilare la mano destra demtro la mini e risalivo verso i suoi glutei, sodi come quelli di una ragazza di 25 anni. Si fermò per un attimo, allargò le cosce per favorire la mia ricerca che non si fermò finchè non sfiorai la sua fichetta; indossava un minuscolo perizoma che mi facilitò lo sfioramneto delle sue labbra già abbondantemente bagnate. Mi baciò ancora più appassionatamente mentre le titillavo con insistenza la fica e il clitoride; mugolava come una gattina mentre le sue mani si fecero più audaci e scesero giù sulla patta dei pantaloni che trovò gonfi del calore del mio cazzo. Abbassò lo zip e subito fece scivolare i pantaloni, sgranando gli occhi alla vista del mio cazzo che faceva capire dalla durezza, dal calore e dal turgore che desiderava solo e subito la sua fica. Si liberò della sua mini, della shirt che mostrò un seno candido e impertinemte. Non aveva indossato un inutile reggiseno e mi fu addosso dopo essersi liberat del perizoma. Mi cavalcò mentre le carezzavo le natiche e strizzavo i capezzoli che si inturgidirono in un momento. Lo sfioramento anche involontario del mio cazzo tra le sue cosce aumentava lo stato di eccitazione di entrambi, la sua fica era ormai una sorgente inesauribile di piacere reciproco, ritenni perciò che fosse pronta per la penetrazione: Mi sistemai meglio sotto di lei sollevandola leggermente e la feci ricadere dolcemente sulla cappella che trovò da sola la strada per la passione. Fu dolce e facile, il suo viso fu segnato da smorfie di piacere accompagnate da gemiti sempre più intensi; ad un primo affondo un pò più forte avvertii quasi un docile ostacolo, insistetti e fu l'inizio di un nuovo più grande piacere; la sua vagina, piccola e fradicia si adattava al mio cazzo, lo accoglieva in un caldo abbraccio mentre il cazzo mostrava di gradire l'accoglienza gonfiandosi ancora di più e stimolando gli angoli più intimi del suo ventre. Ebbe due tre orgasmi in cui mi gridò con gioia e rabbia: tu sì, sei un vero uomo, sfondami ancora di più. Le confessai la mia felicità e l'avvisai di attendere la mia sborrata che arrivò puntuale, calda e abbondante. Ebbe ancora altri lunghi fremiti di piacere durante i quali la sua pelle sembrò cambiare aspetto: si fece da bianca in rosa mentre i brividi la fecero accaponare.
Quando soddisfatta mi baciò sulla bocca e scese dal mio corpo mi accorsi che dai nostri organi gocciolavano sperma, umori vaginali misti a piccole tracce di sangue. Le chiesi stupito se era vergine e mi confessò di sì, ma, aggiunse, se sei pronto voglio ripeterlo, è stato troppo bello. Lo rifacemmo dopo esserci lavati, ma stavolta fu più lento e forse ancora più bello.
Lei si distese supina e mi implorò all'orecchio di usare più forza. voleva rifarsi. Soddisfeci la voglia con altrettanta voglia, ne fummo felici entrambi e dopo una seconda lunga sborrata, abbracciata a me mi confessò: ora mi sento più donna. |