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Pubblicato : 24-08-2011 |
Autore : givon
Categoria : Etero | Totale Visualizzazioni
: 800 | Votazione :     
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Sabato sera, esco con l'allora mia ragazza (oggi mia moglie) per una pizza, io era solo un mese che lavoravo a progetto e lei già a parlare di matrimonio, non che l'idea non mi andasse a genio, ma la situazione economica era ancora precaria per metter su casa e famiglia. Così nasce la solita discussione e alle 23 l'accompagno a casa e buonanotte. Non mi va ancora di rientrare, così mi faccio un giretto con la 500 di mia madre, finalmente posso accendere una sigaretta (fumavo in segreto perchè lei non voleva, ma in realtà pernso che lo sapesse) e mi faccio un giro per la mia cittadina. Era inverno, faceva freddo, per strada quasi nessuno. Ad una fermata di autobus una ragazza, così fermo l'auto nel parcheggio vicino, scendo e continuo la mia fumata seduto sulla panchina poco dietro di lei. Mi vede, si fa offrire una sigaretta e ritorna al suo posto. Nel frattempo un paio di auto si fermano per offrirle un passaggio, ma lei rifiuta, alla terza volta si avicina a me e mi dice: "hai l'auto nel parcheggio, vero? non è che puoi darmi un passaggio, ci sono troppi coglioni che rompono le scatole". Cosa fare ad una proposta del genere? accetto! e ci avviamo verso la piccola utilitaria che per tanti anni mi è stata fedele compagna. "Che fai?" mi domanda, e allora le dico che avevo voglia di stare un po' a pensare da solo con una sigaretta... e lei ridendo: "...quindi ha visto me e ti sei fermato qui, dici la verità", non risposi subito, ma le dissi che spesso fermavo la macchina in quel posto per distrarmi (il che è vero, poi il fatto che c'era lei era stato un incentivo in più). Saliamo in macchina, presentazioni, le chiedo dove deve andare e mi chiede se può fare una telefonata all'amica con cui aveva appuntamento. La compagna le dice che ne ha ancora per un'oretta, così mi chiede se possiamo andare a fare un giro in attesa che l'amica finisca di trombare il ragazzo di turno, le voglio offrire un caffè, ma lei dice che preferisce una coca, mi fermo al bar ma lei non vuole scendere, dice che ha freddo. Cosa fare? lasciare un'estranea nella macchina di mia madre da sola... e se succede qualcosa come giustificarmi con lei, con mio padre, con la mia ragazza che mi sapeva già a letto?... con molta indifferenza stacco le chiavi dal quadro come se fosse un gesto abitudinario, in modo da giustificare la mia mancata fiducia in lei (strano, verò? lei ne aveva avuta tanta in me da farsi dare un passaggio... ed io...), compro due lattine di coca e ritorno in macchina. "Dove vuoi andare?" le chiedo e lei mi indica una zona del mio paese dove so si fermano i ragazzi (soprattutto le coppiette). Ci fermiamo in macchina, e cominciamo a parlare... lei fa la spogliarelista, le chiedo come mai, e lei mi dice che piuttosto che andare a lavorare in uno studio (è avvocato) e farsi trombare dal capo... mi offre pure due biglietti per lo spettaccolo. Le offro un'altra sigaretta ma lei non la vuole, io tesissimo l'accendo ugualmente, così lei si avvicina a me facendo segno che vuole aspirare il fumo che esce dalla mia bocca, nel fare ciò le nostre labbra si sfiorano. Ci provo gusto e va avanti così per altri due o tre tiri, poi, sempre con le labbra poggiate sulle sue cerco di entrare con la lingua, ma lei mi respinge dicendomi no. I nostri discorsi continuano sul più e sul meno, poi si sbottona la parte alta della camicetta mostrandomi un po' di seno... "che dici devo rifarmelo... sai com'è per il mio lavoro..." certo non è prorompente, ma neppure da buttare via... Poi mi dice: "peccato che ho i lavori a casa, se no potevamo andare lì e provare il caminetto nuovo"... le rispondo che se per lei non è un problema potevamo andare lo stesso, anche perchè oltre al freddo, il parcheggio si stava riempendo di auto con coppiette e di guardoni e non volevamo che si pensassero chissà che stessimo facendo. Ci avviamo verso casa sua, parcheggio lì per strada e saliamo al terzo ed ultimo piano di questa palazzina di nuova costruzione. Effettivamente è un mezzo cantiere aperto, però ci sono i divani (coperti dalla plastica), un bel camino con marmi intorno, e fortunatamente una cucina funzionante. Prepara una cioccolata calda e la gustiamo sentendo scendere il calore nei nostri corpi: "ci voleva proprio, peccato che il camino non possiamo accenderlo e i termosifoni sono ancora staccati, però se vuoi possiamo farci un bagno caldo" A questa proposta mi salì tutto il calore della cioccolata alla gola, dovetti accendere un'altra sigaretta che consumi in pochissimo tempo. Tornò avvolta in un bell'accappatoio bianco e morbido e mi disse: "il bagno è pronto" e andai di la con lei. Entrò nella vasca sfilandosi l'accappatoio standomi di spalle, vidi il suo corpo bello lisco, con i fianchi ben formati, dallo specchio di lato si intravedevano anche i suoi seni con due capezzoli belli ritti, non arrivai a vederla sotto perchè entrò nella vasca piena di schiuma prima di me. Io me ne stavo imbabbolato a guardarla, ancora vestito e lei divertita mi fa: "Guarda che se entri in vasca con tutti i panni dopo non avrai che metterti...", così mi spogliai, il cazzo era talmente duro che dagli slip si intravedeva la parte superiore della cappella, calati anche questi mi ritrovai con un'erezione che non avevo mai avuto, allora lei mi disse "è così di suo o perchè hai visto me?" mi allungo la mano e mi fece entrare. Seduti di fronte cominciammo a insaponarci a vicenda, prima i capelli e il volto, poi le parti alte (aveva dei seni piccolini ma belli sodi) fino ai fianchi, poi con la mano a cucchiaio me la mise sotto prendendomi i coglioni nel suo palmo e massaggiandoli facendomi salire brividi su tutta la schiena: "che fai, ti sei fermato, io sono arrivata alle tue parti basse, adesso tocca a te". Ero immobile, tante volte avevo pensato di trovarmi in una situazione del genere, ma stare lì era diverso, allora lei si mise di spalle a me, pogiata con la testa sul mio petto, mi prese le mani e si fece cingere lungo i fianchi, poi pian piano le guidò fino alle sue intimità. Non l'ho vista, ma dal tatto mi accorsi che aveva pochi peli, o meglio doveva averla ben rasata, quando con il palmo della mia mano arrivai a coprirla tutta, con il mio dito medio cominciai a penetrarla, sentivo che cominciava a godere mentre nel mio cazzo ormai fuori ogni misura sentivo il calore scoppiare dentro. Si girò di botto, mi fece immergere ancor di più nella vasca lasciandomi solo con la testa da fuori e cominciò a trombarmi. La cosa durò non so quanto tempo, ormai avevo perso ogni causa e cognizione dei fatti e del tempo. Una volta fuori ci asciugammo, lei rimase in vestaglia mentre io mi rivestii. Ci sedemmo sul divano e ci fumammo l'ultima sigaretta rimasta in due, o meglio io fumavo e lei aspirava da me e viceversa, all'ultimo tiro, quando le nostre labbra si sfiorarono, fu lei ad infilare la sua lingua bella carnosa nella mia bocca. Iniziò un bacio talmente appassionato che, lo devo confessare, venni nuovamente negli slip (non mi ero mai eccitato tanto per un bacio). Quando me ne stavo per andare la richiamò la sua amica chiedendole perchè non fosse più andata (era passata ben più di un'ora) e lei le disse: "tu ti sei trombata quel finocchietto del tuo amico? io invece ho scopato con un vero stallone, poi domani ti racconto". Credo che mi aveva definito stallone solo per fare invidia all'amica, comunque non posso negare che la scopata fu veramente stupenda e credo che anche lei andò a dormire soddisfatta.
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Racconto a Caso |
Autore : linafiga
storia vera, come mi sverginai a 25 anni |
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