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Ero il terzo figlio, arrivato in ritardo dopo i primi due; perciò non ebbi mai una gran confidenza con i miei fratelli. All'epoca in cui avvenivano i fatti della mia adolescenza vivevo in casa dei miei genitori da solo. Il primo era già sposato e il secondo faceva il servizio militare; mio padre era medio dirigente in una grossa banca e mancava da casa per buona parte della giornata e talvolta era mandato in ispezioni presso agenzie minori della regione in cui vivevamo.
Le mie giornate trascorrevano noiose tra la scuola in cui non davo problemi ai miei e una solitudine che era aggravata dalla mia timidezza e dalla mancanza di ragazze nel giro dei miei compagni di scuola. Perciò le mie sole esperienze di sesso erano frutto della mia fantasia che sfogavo tra qualche giornaletto porno e rapide, ma esaltanti seghe. Avevo circa 14 anni quando un pomeriggio nella mia stanza non riuscivo a studiare, preso sempre da pensieri eccitanti di ragazze sognate. Tirai fuori dal mio cassetto, nascosto tra appunti e quaderni, un giornale porno ed estrassi dai pantaloni il mio uccello, caldo e duro, come può essere il cazzo vergine di un quattordicenne. Lo accarezzai con dolcezza e passione, ma prima di masturbarmi preparai un cono fatto con le pagine interne di un quaderno per raccogliervi lo sperma che avrei schizzato fuori, come al solito.
Bastarono poche ma intense menate per sborrare una quantità enorme di sborra calda e lattiginosa che raccolsi a stento nel cono che avevo confezionato con le pagine del quaderno; negli spasmi del piacere credo di essermi abbandonato a qualche mugolio di troppo. Richiusi il pacco dono aspettando che fosse libero l'accesso al bagno per far sparire il frutto del mio peccato. Ero ossessionato dalla paura che mi imponeva mia madre, donna molto severa e della quale sospettavo che in mia assenza mettesse le mani tra le mie cose.
Non avevo fatto bene i conti con la malizia di mia madre; dopo qualche minuto entrò improvvisamente nella mia camera, mi chiese distrattamente se volevo fare merenda, insistette e mi forzò ad andare in cucina dove aveva preparato qualcosa. Rimase solo un attimo più di me nella stanza: il tempo di prendere quel cono di carta imbrattato del mio piacere e richiamarmi con tono severo con semplice appellativo: porco ! Avrei voluto sprofondare, troppo forte era la mia vergogna. Mi guardò negli occhi muti con uno sguardo misto di rimprovero e pietà: ero molto mortificato.
Da quell'episodio fu segnata la mia adolescenza; la odiavo perchè avevo sempre il sospetto che frugasse tra le mie carte. Masturbarmi diventò un'impresa difficile; potevo farlo solo a notte inoltrata nella solitudine del mio letto e far sparire le tracce delle mie seghe nel bagno di casa. Neppure questo la tranquillizzò: un giorno mi chiese se durante la notte mi ero sentito male perchè aveva sentito lamentarmi e poi andare in bagno. Ero disperato; la odiavo e odiandola avevo cominciato a usarla come oggetto delle mie fantasie, che erano però sempre più rare.
Tentavo di usare il bagno, come tutti i miei compagni; ma lei aveva fatto sparire la chiave del bagno e a una mia timida richiesta della chiave mi rispose che si era persa e poi non ce n'era bisogno visto che eravamo solo noi as usare il bagno. Diverse volte i miei tentativi di spararmi una sega abortivano per colpa dei suoi improvvisi ingressi in bagno con la solita scusa di prendere la biancheria sporca o uno straccio. In quelle occasioni abbandonavo subito il mio attrezzo di cui andavo fiero cercando con poca fortuna di nasconderlo tra le cosce che rinserravo; ma non abbasttanza perchè non si vedesse il glande grosso e caldo mostrare la testa impertinente e delusa di un piacere tentato e non ottenuto. Così trascorsero alcuni mesi della mia adolescenza, finchè un bel giorno, in uno dei soliti tentativi di masturbarmi, andato a vuoto per la sua intromissione nella mia intimità, notai che il suo sguardo si posò più a lungo del solito sulla mia nudità che faticavo a nascondere. Ero esasperato dalla sua totale mancanza di delicatezza nei miei riguardi; dalle chiacchierate con i miei compagni capii che nessuno di loro aveva il mio stesso problema. Appena lei si allontanò lamentando allusivamente che perdevo troppo tempo in bagno danneggiando la mia salute, apiri il rubinetto della vasca deciso a farmi un bagno rilassante e risolutore.
Presto il bagno fu invaso da vapori caldi e intensi che riducevano la vista, e quando fu pronta la quantità d'acqua desiderata, mi immersi nella vasca. Il calore dell'acqua, il piacere interrotto dalla rompipalle mi fecero tornare il cazzo lungo e duro. Feci prima uno shampoo che per l'abbondanza provocò una gran quantità di schiuma con cui coprii il cazzo immerso in un'oasi di piacere. Neppure questa volta però il mio piacere avrebbe trovato la strada per la mia soddisfazione.
Ancora una volta entrò impertinente ad impedire la mia ricerca di piacere; puntò i suoi occhi sull'acqua, ma la schiuma le impedì di vedere, forse poteva solo immaginare che sotto quella schiuma vibrava un cazzo intensamente desideroso di sfogare la sua voglia più intima.
Proprio in quel preciso istante ebbi un'idea che avrebbe potuto segnare definitivamente il rapporto con mia madre; le chiesi se poteva lavarmi la schiena perchè, era un pretesto, da qualche giorno avvertivo un pò di prurito proprio nelle parti che non riuscivo a raggiungere bene. Acconsentì senza fare difficoltà, prese la saponetta di lavanda, insaponò abbondantemente le mani sena distogliere mai gli occhi dall'oggetto della sua ricerca: il mio cazzo. Mentre mi insaponava muoveva le sue mani con delicata lentezza e si tratteneva un pò più a lungo nella zona più bassa della mia schiena. Profondi brividi attraversavano tutto il mio corpo, chiudevo gli occhi assaporando meglio il piacere delle sue carezze; solo ogni tanto sentivo un lieve soffio di alito della sua bocca. Passò a lavarmi anche il collo e il torace e insisteva particolarmente sui capezzolini che si indurivano e rizzavano a mostrare apertamente che ero in preda ad un grande piacere. Sarebbe durato chissà ancora quanto tempo, quando nel posare la saponetta la lasciò cadere nell'acqua e immerse subito la sua mano destra a cercarla.
Ma con la sua mano rivolta verso il basso abbracciò invece l'oggetto del contendere, il mio uccello, oggetto misterioso dei suoi tentativi di impedirmi i naturali sfoghi della ia età, era ormai possesso delle sue lunghe dita e, stringendolo sembrava sorpresa, compiaciuta e orgogliosa. Mi sussurrò all'orecchio che quello era ormai un vero e proprio cazzo da adulto, mentre con la mano sinistra agitava l'acqua mentre soffiava al tempo stesso sulla superficie per allontanare la schiuma, unico ostacolo alla visione che si aprì poco dopo alla sua vista.
Ora era finalmnete chiara la ragione dei suoi ostacoli: era gelosa e curiosa; quando lo vide finalmente libero da impedimenti estasiata mi confidò che non s'aspettava un cazzo così stupendo. Ormai tenevo gli occhi ben aperti per godermi lo spettacolo di lei che, mostrandomi le curve abbondanti del suo seno a pochi centimentri dalla mia testa si divertiva a dimenare il mio uccello; mi ordinò di sollevare il bacino per mostrarlo in tutto il suo splendore. Quando fu fuori dall'acqua, con gli ocche che le luccicavano lo accarezzò sul testa, si piegò in avanti e lo baciò: sussurrò, tra qualche mugolìo: è un fuoco. Poi lo introdusse delicatamente nella sua bocca carnosa con grande naturalezza mentre la sua lingua lo bagnava del calore del suo corpo. Persi il controllo di me e insinuai una mano dentro la sua scollatura; prima che lei potesse reagire tirai fuori un suo seno, riempii la mia mano col calore di quella carne bianchissima, i suoi capezzoli, obbedendo ad un ordine intimo, si rizzarono come cavalli imbizzarriti, mentre la sua bocca scendeva a succhiare più a fondo e avidamente la passione del mio cazzo che spasimava fortemente dentro la sua dolcissima bocca, finchè in un ultimo incredibile spasmo di piacere inondò la sua bocca di una quantità incredibile di sborra; la bevve avidamente e una piccola quantità la lasciò cadere sul mio petto ancora in preda a forti tremiti di piacere.
MI baciò delicatamente sulla bocca trasmettendomi caldi sapori della mia sborra e mormorò soddisfatta: finalmente ! |