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Pubblicato : 20-02-2012 | Autore : marco.1956
Categoria : Prima Volta | Totale Visualizzazioni : 1538 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Andammo nei bagni illuminati come palcoscenici e pieni grandi specchi su tutte le pareti. Sospettai che fossero trasparenti verso gli altri locali, non m'importava, poteva essere un'occasione in più per sfoggiare il mio esibizionismo. Tanto avevano visto e non solo visto il mio corpo nella totale nudità.
Tornammo nella camera da letto; Ellen mi chiese se volevo dormire con entrambe; non risposi, ma dalla mia espressione comprese, salutò Susy quasi fosse un'ospite non gradita o una badante che avesse concluso il suo "servizio". Se n'era servita per avvicinarmi al sesso maschile, per sverginarmi e prepararmi ai futuri rapporti, anche con uomini.
Dormimmo profondamente, abbracciate e nude; solo all'albami svegliò la sua lingua che vagava dentro la mia fica con dolce insistenza. Ero convinta fosse un sogno; quando mi destai da quello che credevo un sogno ero già preda dei suoi furori erotici, spalancai le cosce, raccolsi le mie forze, strinsi forte la sua testa contro il mio pube e affondai i miei talloni sui suoi glutei. Il piacere e l'orgasmo che mi dominavano davano una forza improvvisa al mio corpo. I movimenti del mio pube scuotevano la testa e la bocca di Ellen che si sorprese, ma non cessò di tormentare la mia fica sino a successivi e più prolungati orgasmi.
Si staccò dalla parte più esaltante del mio corpo solo quando fu stanca, scosse i capelli all'indietro e confessò: "caspita, Sabrina, sei un vulcano ! non mi sento più la lingua, la stavi divorando e inghiottendo nella vagina, sei meravigliosa !!"
Dormimmo ancora un pò, abbandonate e stanche; una doccia in due, tra tenere carezze e massaggi con le spugne naturali, tra profumi e d essenze ci mise in sesto. Un trucco completò la nostra preparazione e ci presentammo al lavoro più in forma di prima.
La giornata  e anche quelle seguenti proseguirono freneticamente: era un viavai continuo di  segretarie, assistenti, sarte, modelle e soprattutto modelli. I miei occhi e la mia attenzione erano attratti dai modelli. Evitavo quelli che mi sembravano effeminati perchè provavo quasi vergogna dell'esperienza con Susy: ero stata sverginata da un essere, un pò donna un pò uomo o forse nè donna nè uomo. Altri modelli invece mi affascinavano: avevano corpi muscolari e flessibili, occhi neri e profondi o cerulei e femminei, mani forti o delicate.
Un paio mi piacevano di più e nel giro di pochi giorni anche loro lo capirono e mi rivolsero la loro attenzione. Erano amici, uno moro e palestrato, alto e sicuro di sè, mi prendeva con confidenza, mi soffiava nelle orecchie rapidi e sensuali complimenti, anche osceni. L'altro, quasi biondo ed esile, occhi azzurri e aguardo languido, osservava in silenzio le mie parole e i miei gesti; poi concludevafissandomi sulla bocca e sul viso: "sei semplicemente fantastica... unica !"
Mi trovavo spesso però a pensare allo spogliarellista  di quel privè e al suo splendido cazzo: sentivo dentro di me che quella era la mia vera aspirazione. Durante i rapporti con Ellenavevo sempre più spesso nostalgia del cazzo, di un cazzo che ancora non conoscevo bene. Una sola volta riuscii a convincere Ellen a tornare in quel privè; lui era ancora lì, esuberante e maschio, affascinante e cazzuto. Non solo io, tante, tutte impazzivano per lui.
Quando si esibì, vestito solo di un microscopico perizoma davanti a me, infilai una banconota sotto l'elastico col numero del mio cellulare. Mi sorrise grato, gli sorrisi incantata e maliziosa e gli feci l'occhiolino indicando la banconota e il perizoma che indossava; ancora per poco però. Si allontanò dal mio tavolo, si pose in tono di sfida verso il pubblico di donne, arrapate ed esaltate, e dopo aver mimato diverse forti spinte pelviche che esaltavano il suo membro duro, lo liberò dei pochi centimetri di stoffa e vibrò libero e solitario mentre l'occhio di un indiscreto faro illuminava nel buio della sala "solo" quel capolavoro della natura per la gioia di tutte, Ellen e me comprese.
Agli appausi raccolse da terra le banconote e, indietreggiando verso le quinte ne scrutò una in particolare, sorrise e sparì.
Ci trattenemmo ancora un pò; speravo si facesse vivo ma non successe niente. Ellen mi portò a casa sua quasi di peso, intontita dall'alcol e dall'eccitazione: fui da lei carezzata, blandita, eccitata e violentata.
Era fuori di sè, capiva che mi interessavano gli uomini e mi possedette come un uomo: dopo le solte carezze e leccate, quando ormai il mio corpo era totale preda dell'eccitazione e di qualche orgasmo, tirò fuori da un cassetto un vibratore color carne e mi forzò la fica e la vagina, con una forza che non le conoscevo. Godetti tanto, anche tra qualche fitta di dolore, mi abbandonai completamente ad Ellen, le rivolsi parole oscene. Mi confessò che le sembravo una vera troia e che ero schiava del sogno di un cazzo. Lo tirò fuori da me improvvisamente e m'implorò d'impalarla a poco a poco, mentre era ancora caldo delle mie viscere.
Lo usai dentro di lei e contro di lei, usai forza e un pò di violemnza, le dissi che l'amavo, ma Ellen replicò: "tu ami il cazzo, piccolina, e io non ti basto più". "No, le dissi per paura di perderla, tu mi hai insegnato il sessom il copro femminile e il suo fascino e poi sono sicura che anche a te piacciono gli uomini".
"Certo, rispose, qualche volta mi fanno impazzire, spesso però sono prepotenti, bugiardi e stronzi".
Fu una notte di seso spinto e violento; la mattina dopo il letto, più che un luogo di riposo, sembrava un campo di battaglia. Al lavoro tornai più piena di forze del solito: il ricordo dello spogliarellista e del gesto temerario che avevo fatto mi tenevano esuberante, eccitata e fiduciosa sul futuro.
Quando incontrai  i due modelli, tra chiacchiere e risate, mi rivolsero un invito per la cena. Chiesi con chi dei due, mi risposero ridendo:"devi essere tu a dirlo !"
"Siete belli e simpatici tutti e due e non voglio dispiacere a nessuno". Non mi fecero finire di parlare e aggiunsero:"allora saremo in tre" e risero allegramente. Avvisai la mamma che non sarei rientrata a casa se non tardi.
Venne a prendermi all'uscita dal lavoro Carlo, il biondino, da solo. Salii in macchina e mi accolse con un delicato bacio sulla guancia. Indossavo una mini molto cortae una camicia di seta molto slim; al solito non indossavo il reggi e la leggerezza della seta esaltava i capezzoli. Mentre guidava, li notò, sorrise, ma garbato non disse nulla. gli chiesi dove andavamo; "da Giorgio", rispose. "Scherzi" gli dissi. "No, nè io nè Giorgio volevamo perdere l'occasione di passare una seratacon te".
"Beh, speriamo comunque di divertirci". Arrivammo sotto la casa di Giorgio; scese in un attimo, si avvicinò all'auto con la solita andatura dinoccolata ed elegante. Portava jeans firmati molto attillati che esaltavano una patta sufficientemente gonfia. Anche la maglia bianca rivelava i suoi pettorali marcati; si accostò al finestrino, appena abbasai il vetro mi stampò un bacio sulla guancia con le sue labbra carnose, poi allontanatosi mi sfiorò quasi per caso le labbra. Ebbi un breve brivido sulla pelle.
Si accomodò dietro di me mentre Carlo sgommò per avviare l'auto. Carlo proponeva di andare in un ristorante, Giorgio preferiva un pub, aggiungendo che il ristorante era per coppie e non per un trio. Andammo in un pub di loro scelta; facevano buona musica, atmosfera ovattata ed elegante. Assaggiammo stuzzichini e cocktail. Facevano agara a versarmi da bere. Tra tante bevute non mi ubbriacavo, ma mi scioglievo in un languore che mi faceva superare tutte le ansie e le paure e mi rendeva più libera e più sexy. Smisi poi di bere temendo di star male e di guastrami una serata che prometteva bene. Li stuzzicai chiedendo loro un diversivo per la serata, proposero una discoteca o una passeggiata notturna al centro o in periferia frequentata da prostitute e tossici. Capii che erano su di giri e tentai fortemente di sedurmi.
I loro occhi puntavano diritti sulle mie cosce che i miei movimenti mostravano sempre di più. Li svegliai dalle loro esitazioni e di botto proposi: "perchè non andiamo in casa di uno di voi a fare baldoria ?"
Accolsero con entusiasmo la proposta. In pochi minuti fummo in casa di Carlo, ma già in macchina Giorgio da dietro  aveva iniziato a carezzare la nuca e le cosce, mentre acnticchiavo allegramente le canzoni che ascoltavo alla radio. Le carezze erano innocenti ma mi preparavano ad una serata speciale.
Entrati in casa, Carlo ci invitò a servirci liberamente da bere, accese lo stereo che irradiò musica americana lenta e fascinosa. Lui intanto si allontanò in bagno; Giorgio mi propose di ballare, strinse le mani e cinse i miei fianchi.Mi dava un senso di sicurezza e fiducia, mi strinse più vicino a sè, sentivo l'odore della sua pelle e il calore del suo corpo. Si piegò su di me e baciò caldamente il collo e la spalla; sentivo che stavo per cedere e non feci nulla per resistergli.
La sua stretta si fece più esplicita: il suo copro aderiva al mio e le mani percorrevano la mia schiena sino al culo su cui si fermò, premendo e saggiando la durezza dei glutei. Cedetti alla sua forza e mi spinspinsi verso il suo basso ventre: un cazzo generoso e caldo forzava le ultime mie resistenze, scaldando e sciogliendo la mia fica che iniziava a gocciolare caldi umori di sesso.
Mi portò sempre ballando verso il letto dove sedette e, ammirandomi, iniziò a sbottonare la camicia, poi improvvisamente si fermò, poggiò le braccia all'indietro sul letto e mi disse: dài, spogliati e incantami". Mi chiedeva uno spogliarello e non sapevo da dove iniziare, ma non potevo rifiutarmi: sarebbe stata la fine di un incanto che poteva farmi toccare il paradiso dei sensi. Ricordai lo spettacolo del privè e cercai di immedesimarmi nelle ragazze dello spogliarello: sfilai molto lentamente la camicia, feci ballare le tettine sul suo faccione e i capezzoli già gonfi di desiderio carezzavano le guance e la bocca di Giorgio.
bottonai ancheggiando la mini che feci scivolare con andirivieni sensuale e arrapante; quando arrivò a terra rimasi immobile per un attimo, poi ripresi ad ancheggiare e a carezzarmi cosce e inguine, spostavo leggermente gli orli del perizoma e mostravo piccole parti della fica che esibiva macchie della mia eccitazione. Feci un rapido giro si me stessa, gli mostrai il mio culo attraversato sul solco da una sottilissima striscia di stoffa. Diedi due rapide scosse alle mie anche, riuscii a d agitarle a tempo verso l'alto, la destra e poi la sinistra. Rimase incantato mentre volgevo la testa a guardarlo ed espresse il suo interesse afferrando con forza i miei fianchi e copremndo di baci e piccoli morsi i glutei, li scostò, ammirò estasiato il culo che leccò e baciò insistentemente:
Più leccava e stuzzicava il buchetto e più mi sentivo mancare le forze, le gambe mi tremavano, le ginocchia si piegavano e aumentava in me un'insopprimibile voglia del suo cazzo. Non volevo più essere oggetto del desiderio degli altri. Era arrivato il momento il momento di affrontare il sesso di mia iniziativa: volevo scoparmi Giorgio, non essere scopata.
Tornai di fronte a lui, a gambe larghe, lo spinsi sul letto dove cadde disteso. Gli strappai i bottoni della camicia, la cintura e lo zip dei jeans che sfilai con determinazione.
Il suo cazzo, duro e lungo, era a pochi centimetri  da me e lo volevo mio, glielo dissi e lo presi tra le mani inginocchiandomi ai suoi piedi: lo ammirai estasiata da tutti i lati, lo coccolai tra le dita, lo baciai, lo leccai, lo coprii di complimneti "bastone della mia gioventù, randello per la mia punizione, attrezzo di godimento troppo atteso, devi essere mio", lo presi in bocca che riempì in un attimo con le sue dimensioni.
Il pensiero volò all'esaminatore e al mio primo pompino: questo era un vero cazzo e non la miserabile appendice che avevo conosciuto alla mia prima esperienza. Il suo glande si gonfiava e si estendeva, cambiando anche tonalità diverse del rosso, del violaceo.
Salii a gambe larghe su di lui: io esile e magra dominavo il suo giovane corpo muscoloso e ora inserivo con forza il suo muscolo più bello dentro la mia fica che lo accoglieva con gioia. Avvertii subito stupende sensazioni di piacere, lo cavalcai facendo navigare il suo cazzo dentro la vagina che esplorava in profondità, carezzandola lateralmente. Caricavo con tutta la forza delle reni sul cazzo, ora finalmente mio, ora lo irroravo dei miei umori che colavano spudoratamente abbondanti.
Volevo sentirlo ancora di più, fin dentro le viscere.
Mi distesi su di lui, colpendolo con fianchi e la fica che veniva sempre più perforata. Orgasmi brevi e lunghi si alternavano in un crescendo parossistico, con le mani torturavo i suoi capezzoli e mordevo le sue labbra. Giorgio caricava con la forza dei suoi muscoli dal basso verso la fica e mi invocava "amore, bella fica, vergine puttana e troia !".
Ero totalmente in preda ada una passione che ignoravo, altro che Ellen o Susy !
C'eravamo scordati completamente di Carlo che tornava proprio in quel momentodal bagno, nudo e d eccitato. Aveva assdistito al nostro spettacolo e la sua verga, dritta e lunga, era la prova della sua eccitazione.
Si pose alle mie spalle, mi carezzò e baciò il culo, lo massaggiò con una crema, titillò il buchetto che forzò poco a poco con le dita, mentre continuavo a cavalcare selvaggiamente Giorgio.
Le mani di Carlo si fecero più ferme, bloccarono i movimenti del mio culo e un cazzo caldo si fece strada nel solco, trafisse l'orifizio e lo forzò. Poche, bellissime e terribili spinte, opposte e violente precedettero un doppio calore che invase il mio corpo e tra frequenti orgasmi sborrarono felici e assieme dentro di me.....               
 



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