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Pubblicato : 08-07-2009 | Autore : marco.1956
Categoria : Tradimenti | Totale Visualizzazioni : 9404 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Da due anni circa è venuta ad abitare all'ultimo piano del condominio in cui vivo una famiglia formata da una coppia cinquantenne e da due figli quasi sempre fuori per motivi di studio universitario. Il marito dimostra in pieno la sua età e forse ancor di più degli anni effettivi; la moglie invece ha un bel fisico asciutto, una bocca estremamente sensuale e carnosa, due grandi occhioni scuri, e soprattutto un sedere che ama evidenziare con attillatissi pantaloni di varia foggia o, più raramente con fascianti gonne corte eccitantissime. Fa loro compagnia un cagnolino di lungo pelo bianco chiazzato, allegro e simpaticone a cui riservo qualche rapida attenzione quando lo incontro nelle scale o nell'atrio condominiale, dove lo accompagnano alternandosi marito e moglie.
Ormai anche Virgola, è questo il suo nome, mi riconosce e mi esprime voglia di giocare. Con la scusa del cagnolino ho spesso scambiato qualche parola con la signora, un pò meno con il marito perchè è un tipo scontroso e poi perchè ho sempre preferito le donne. La signora si è rivelata avere un bel carattere, gioviale e cordiale, specie in assenza del marito.
Un giorno incontrandola al supermercato abbiamo scambiato poche battute; si meravigliava del fatto che provvedessi io agli acquisti alimentari e le confessai candidamente che era la sola cosa "femminile" che mi piaceva fare. Rise di cuore e allegramente, mi strinse in modo complice l'avambraccio e si accostò simpaticamente addosso a me facendomi sentire il peso notevole dei suoi seni, abbondanti e duri, sul mio braccio. Condivisi la sua botta di allegria e le ricambiai una carezza di simpatia sul suo braccio che a a causa del suo movimento improvviso cadde sul suo seno sinistro. Mi guardò di sottecchi, mi sorrise con gli occhi più che con la bocca, si guardò un pò preoccupata intorno e, quando si accorse che nessuno sembrava essersi accorto dei nostri gesti, mi confessò: mi stupisce conoscerla meglio, è un piuacere parlare con lei.
Nelle settimane successive non successe nulla di particolare se non rapidi scambi di saluti, accompagnati però da occhiate molto espressive. Un caldo pomeriggio d'estate stavo rientrando a casa dall'ufficio, mia moglie si sarebbe attardata sino all'ora di cena dai suoi, e nell'atrio incontrai la signora con l'immancabile cagnolino che mi fece subito festa e, libero dal guinzaglio, mi seguì velocemente. Salii le scale, non senza aver dato la solita occhiata indagatrice al culo della signora e alla sua scolatura, molto abbondante per via del caldo. Entrai in casa e mi misi in libertà per una doccia rinfrescante; ero appena entrato nel box sotto i primi getti quando sentii bussare alla porta seguito da un breve abbaiare che mi parve venire dall'interno della casa. Chiusi il rubinetto e il campanello trillò di nuovo seguito dal solito abbaiare. Indossai un asciugamani che avvolsi e legai in vita e recandomi all'ingresso per aprire vidi il cagnolino che era entrato di soppiatto dietro di me, a mia insaputa, e mi faceva grandi feste. Mezzo stordito apri la porta senza sapere chi stava dall'altra parte e fui molto sorpreso nel vedermi davanti la vicina di casa. Lei rimase stupita a guardarmi mezzo bagnato e seminudo mentre il cagnolino continuava a  scodinzolarmi attorno, felice anche della presenza della padroncina. Imbarazzatissimo dissi alla signora di entrare, scusandomi di non essermi accorto dell'ingresso furtivo del cane; lei ricusava gentilmente ed esitava, ma quando capì che non potevo restare ancora di più in quella condizione, entrò e si accomodò nel salotto per riprendere il suo cane, mentre si scusava per il fastidio arrecatomi. Le dissi che non era niente di male e le chiesi se gradiva qualcosa: Rifiutò gentilmente non smettendo di frugare con i suoi occhioni neri il mio corpo che, ancora bagnato, le offrivo quasi interamente nudo; e intanto in un ulteriore tentativo di riprendere il suo cagnolino che aveva tutt'altre intenzioni che farsi prendere e smettere il suo gioco di nascondersi sotto il tavolo e dietro il divano la signora inciampò contro un piede del tavolo e rovinò addosso a me, provocando senza volerlo la caduta dell'asciugamani che debolmente copriva le mie parti basse.
Cademmo entrambi a terra, lei su di me mentre il cagnolina saltellava feilice quasi fosse un gioco inventato per lui. Ci guardammo per un lunghissimo attimo negli occhi, poi posò lo sguardo sulle mie nudità che tentai di coprire con le mani ed espresse con il viso e con le parole apprezzamento per il mio fisico. Poi si alzò e mi porse la mano per farmi alzare, continuando ancora a puntare gli occhi sul mio cazzo che in segno di apprezzamento delle lodi ricevute cominciava ad alzarsi; mi chinai per prendere l'asciugamani e i miei occhi si puntarono sulla sua scollatura e sui seni che dalla caduta mostravano ancora meglio le nude rotondità.
Fu un attimo di imbarazzo, ma capii che un'occasione del genere non mi sarebbe più capitata; osai e fui premiato. Accostai la mia bocca alla sua e la baciai; lasciò fare e corrispose al mio bacio aprendo la sua bocca alla mia lingua che la frugava ansiosamente. Lasciai cadere l'asciugamani e la strinsi a me premendo con il mio cazzo ormai divenuto durissimo contro il suo ventre. Apprezzò e disse solo: però !
Le sfilai velocemente la maglietta che indossava; il suo reggiseno che a stento teneva fermi due seni di una quarta abbondante, a causa della caduta lasciavano scoperta molta superficie di quelle splendide tettone. Subito la liberai anche del reggiseno mentre i miei baci solleticavano il suo collo, le spalle e i seni. I suoi capezzoli si inturgidirono prepotentemente rivelando doti di sensibilità enorme. Mi inginocchiai ai suoi piedi e abbassai lo zip della sua corta gonna: un poderoso culo all'insù svettò tra le mie avide mani. Strinsi forte i suoi glutei, sfiorai con la punta delle dita il solco del culo e il buchetto che sembrò gradire le mie attenzioni: si muoveva come un muscolo provocato dal piacere della novità.
Le sussurrai parole dolcissime che dal basso, ammirandole la fica che intanto avevo scoperto da un tanga molto arrapante, suonavano così: sei la mia dea, la mia scoperta più grande e bella, e intanto cominciai a rivolgere le attenzioni della mia lingua al suo ventre primae alla sua fica poi; le leccai ardentemente le grandi labbra, penetrai con forza nella vagina che insalivai abbondantemente e con lentezza senza stancarmi: gemeva, fremeva, mi diceva basta e intanto spingeva sempre più forte la mia testa contro la sua fica; poi implorò pietà, le sue ginocchia si piegavano per il piacere e si spostò verso il divano dove si gettò esausta e vogliosa. Allargò oscenamente le cosce e ripresi sempre in ginocchio a leccarla con insistenza incurante delle sue implorazioni: basta ti prego, voglio il tuo cazzo, penetrami, sfondami, ho troppo desiderio, non voglio resistere ancora. Finalmente mi alzai, la osservai nella sua totale nudità mentre lei distesa sul divano ammirava con occhi vogliosissimi il mio cazzo che vibrava spontaneamente di piacere; mi piegai su lei, poggiai il mio cazzo senza guidarlo con le mani sulla sua fica, bagnatissima e avida. La cappella, immensa e bagnata, come la sua fica si incontrarono per la gioia di entrambi. Penetrala fu un gioco, frugare la sua vagina fu un piacere intenso; mi accolse con grande avidità: le pareti interne accolsero il mio cazzo stringendolo in un abbraccio forte e continuo. Per aumentere il piacere reciproco cominciai ad affindare con più forza alternando a brevi ritirate che aumentavano il livello della reciproca goduria. Mi implorò ancora una volta di affrettare lil godimento metre la sua gola roca di piacere mormorava parole irripetibili: voglio essere la tua troia, fammelo sentire ancora di più, scassami violentemente. Rallentai il ritmo, tirai indietro quasi per intero il mio cazzo, roteai con una cappella gonfia come non mai sull'ingresso della sua splendida e fradicia fica e infine affondai con ancora più forza gridano alle sue orecchie: mia dea, quando ti ho desiderata, finalmente sei mia e io sono tuo. Sborrai un'incredibile quantità di sborra caldissima nella sua caldissima fica, mi strinsi i fianche con le sue ginocchia, mi accolse per intero in un ultimo irrefrenabile fremito: no, sono solo la tua troia.
I nostri liquidi si fusero; ci staccammo solo quando il cagnolino di cui c'eravamo dimenticati accenno brevemente a piccoli guaiti che noi interpretammo per compiacimento per la nostra scopata; ci abbandonammo in una risata liberatoria mentre i nostri ventri si mostravano appiccicaticci per sborra che si era asciugata.
Ci rivestimmo dopo una rapida doccia durante la quale rifiutò con fatica un nuovo tentativo di scoparla, ma mi promise che il cagnolino sarebbe stato un utile motivo per ripetere ancora altre esperienze. Mi salutò con un lungo bacio e disse un  "finalmente" liberatorio.
Da allora amo ancor di più i cani, specie se piccoli.        



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