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Ormai eravamo arrivati al punto che potevo permettermi di chiedere a mia madre di andare a prendere la posta senza mutande.
Il campanello suonava e “Mamma, è il postino” le dicevo, “c’è un pacco da ritirare… c’è da firmare, vai tu?”
“Certo, Marco…”
“Però prima cambiati il vestito.”
“Come?”
“Questo non mi piace… è troppo lungo, non ti fascia abbastanza e non è per niente trasparente…”
Lei correva in camera sua e tornava dopo qualche secondo indossando un impalpabile e aderente vestitino azzurro chiaro che le arrivava a malapena a metà coscia e che le metteva in risalto il culo in modo assurdo.
“Così va bene?” mi chiedeva un po’ scocciata.
“Sì… ma togliti il reggiseno…”
“Ma… ma, Marco…”
“E gli slip…”
“Ma mi si vedrà tutto… mi farai fare una figura da…”
“Forse… ma che sarà mai se il postino ti vede un po’ di tette… tanto sarà così impegnato a guardarti i capezzoli che magari non si accorgerà che hai la fica e il culo nudi…”
Così lei senza protestare oltre si slacciava il reggiseno, si faceva scivolare le mutandine lungo le gambe, alzava un piede, alzava quell’altro e “Adesso posso andare?” domandava.
Poi, mentre mia madre scendeva le scale, io mi affacciavo dalla finestra quel tanto che bastava per godermi la scena.
Era uno spettacolo vederla uscire dal portone conciata in quel modo, con quell’abitino cortissimo che esasperava oscenamente la pienezza matura delle sue forme.
E lei con gli occhi bassi, praticamente nuda, che cercava in ogni modo di tenersi una mano davanti alla fica. E il postino che non le staccava un attimo gli occhi di dosso e che, per guardarle il culo, si dilungava nervosamente a sistemare le lettere dentro la borsa per aspettare che mia mamma si voltasse per rientrare.
“Sei uno stronzo!” mi disse lei una volta in casa, “Chissà quello cosa penserà adesso…”
“Penserà che sei un vaccone” le dissi mordicchiandole l’orecchio e abbracciandola, “una gran vaccone che si diverte a stuzzicare le fantasie altrui, a far diventare i cazzi duri… non ti piace che gli altri pensino che tu sia un po’ troia?”
“Potevi risparmiarmela questa…”
“Dai che lo so che ti è piaciuto!” dissi io rialzandole il vestito sul dietro, “Fammi sentire se ti è piaciuto…”, e le infilai una mano tra le chiappe indugiando con un dito sull’ano.
“Mmm… è stupendo avere una madre che adora farsi inculare… non mi stancherò mai di sentire il tuo buco di culo sotto le mie dita…”
“Piantala, Marco, non mi è piaciuta affatto questa cosa… non puoi trattarmi in questo modo… stai superando il limite…”
“Mi sembra che il tuo grosso buchetto rotto dica il contrario… è umido e aperto… voltati…”
Lei si voltò, io mi piegai un po’ sulle gambe, le allargai le natiche, le annusai l’ano e glielo slinguai per bene. Provavo sempre un piacere immenso ad annusarle il culo e a sentirmi in bocca il sapore del suo buco.
“Spingi un pochino… così si apre…”
Lei fece come le avevo detto e l’orifizio sporgente e carnoso le si dilatò all’istante.
“Ancora un po’” insistei.
“Hhhh… hhhhh… hhhhhh…”
“Brava… così… apriti tutta…”
L’ano emerse nel solco ancor più oscenamente e le si dilatò a tal punto che mi ritrovai davanti agli occhi un cerchietto spanato di almeno tre centimetri di diametro.
Le buttai il più possibile la lingua in culo e le rovistai un po’ dentro sentendola guaire come una cagnetta.
Quindi mi rialzai, la girai di nuovo verso di me e la baciai sulle labbra.
“Questo è il sapore del tuo culo” le dissi.
“Sei veramente un porco…”
Poi le arrotolai il vestitino fino alla vita anche sul davanti.
“Resta così, anche la fica ce l’hai tutta aperta…”
“Non se ne parla!”
“E perché?”
“Tra poco arriva tuo padre.”
“Be’, resta così finché non arriva… così sei ancora più troia… lo sai che mi eccito da matti a vederti fare i lavori di casa a culo all’aria…”
“Maiale!” disse lei andandosene.
Poi ritornò e cominciò a passare l’aspirapolvere. E aveva il vestito azzurro ben arrotolato fino alla vita…
Tutto era cominciato quasi un anno prima, quando mia cugina Sonia – che loro credevano in camera sua con la musica a palla nelle orecchie - sentì sua madre e mia madre, cioè sua zia, parlare delle vacanze trascorse in Croazia un po’ di tempo prima.
Dai loro discorsi e da certe allusioni e risatine, Sonia riuscì a capire che doveva esserci un filmato, un video tenuto nascosto da qualche parte che riguardava quelle vacanze e in cui le due sorelle non si comportavano proprio come quelle sante che volevano sempre apparire.
Mio padre, uomo su certi argomenti intransigente e moralmente ineccepibile, aveva dovuto rinunciare alla Croazia all’ultimo momento per un importante impegno di lavoro, e alla fine erano partiti mia madre, mia zia e il marito della zia.
Così un giorno sono fuori in giardino che aiuto la mamma e mi vedo arrivare mia cugina con un pacco di libri sotto un braccio.
“Ciao, zia” fa mia cugina.
“Ciao, cara” fa mamma.
“Devi spiegarmi delle cose per un esame” continua Sonia rivolta a me, “subito…”
“Va bene, va bene” faccio io, “finisco qui e andiamo…”
“No, no, subito…”
“Accidenti, è una montagna di roba!”
“Sì, ma non ci vorrà molto, ci sono solo alcuni concetti di matematica che non mi sono chiari…”
Una volta in camera mia, Sonia posa tutto sulla scrivania e dalla pila di libri estrae magicamente una vecchia cassetta VHS.
“Hai ancora un videoregistratore?” mi chiede guardandosi intorno.
Nonostante le cassette fossero ormai quasi scomparse, sotto il lettore DVD avevo un videoregistratore perfettamente funzionante.
“Accendilo e metti dentro questa… non l’ho ancora guardata nemmeno io… ah, aspetta…”
Poi Sonia va verso la porta, la chiude a chiave e mi passa la cassetta. Il titolo del filmato è ‘Compleanno in Croazia’.
Ci sediamo sui bordi del letto e schiaccio ‘play’ sul telecomando.
Nel video c’erano a rotazione il padre e la madre di Sonia insieme a mia madre. Sembravano normali riprese che si fanno durante una vacanza: il mare, la spiaggia, le caratteristiche località turistiche della Croazia, ristoranti, inquadrature effettuate dal finestrino della macchina, da una barca, loro tre che salutano ironicamente mio padre che era rimasto a casa.
Fin qui tutto a posto. Mi ricordavo vagamente che a suo tempo avevo visto anch’io quei filmati. Ma dalle registrazioni ufficiali della vacanza era stato tagliato quello che io e Sonia stavamo per vedere.
Una camera da letto bene illuminata. Sul letto ci sono mia madre Rita e mia zia Paola in reggiseno, mutande e autoreggenti.
Sono a gambe aperte e si sfregano le mani sulle passere. Cominciano a toccarsi, ad accarezzarsi a vicenda, a intrecciare le lingue, e poi l’una spoglia l’altra fino a farla rimanere nuda.
Non vi dico quanto si sono leccate le passere e come si sono fottute in ogni modo fica e culo… e a un certo punto è entrato in scena Dario, il marito di mia zia, e lei e la mamma lì sul letto a smanettargli l’uccello e a pupparglielo e a contenderselo come troie affamate, e il cazzo di mio zio che sparisce in una bocca e poi nell’altra…
Ma il bello è che dopo essersele scopate e inculate, lo zio Dario lascia il suo posto a un nero tutto muscoli.
E l’unica cosa che fa il nero è di mettere subito a pecora mia madre e la zia Paola e di sturare i loro culi molto più di quanto non avesse già fatto lo zietto… che tra l’altro si dilettava abilmente nella regia a riprendere da vicino i culetti sfondati e rigurgitanti sborra nigeriana di sua moglie e della sorella di sua moglie…
Da lì ad avere mia madre e mia zia completamente in nostro potere il passo fu breve.
Ci implorarono in ginocchio di non far sapere niente a mio padre, e io e mia cugina fummo felicissimi di evitare lo scandalo in cambio di qualche piccolo favore.
Mentre loro erano ancora lì in ginocchio imploranti, io mi feci spompinare da mia madre e Sonia si fece leccare il culo dalla sua: due cose che sognavamo da tempo.
Nei mesi seguenti, io e mia cugina – di cui una volta o l’altra vi racconterò di come se la spassava con la zia Paola - non avemmo nessuna difficoltà a inventare svaghi per trascorrere allegramente i lunghi e afosi pomeriggi estivi.
Fu in quel periodo che mi innamorai del buco rotto del culo di mia madre, della sua escrescenza anale, del magnifico bitorzolo di carne che aveva tra le chiappe. La inculavo regolarmente due, tre volte al giorno silurandole il retto di sborra. La obbligavo a depilarsi l’ano e le permettevo di tenere qualche pelo sulla fica solo perché a mio padre piaceva così e perché era un modo per non farlo insospettire.
Ma per l’ano non facevo concessioni. Passavo indimenticabili momenti estatici a farla mettere a pecorina e a contemplare il largo alone scuro dei peli rasati intorno alla gonfia protuberanza anale della mamma. La leccavo, quella protuberanza, ci sputavo sopra prima che lei uscisse, la titillavo, la fottevo con le dita, con delle carote, con delle zucchine che poi lei cucinava a mio padre. Gliela spalmavo di sperma e poi mandavo mamma a comprare il pane, nel negozio davanti casa nostra, con in mezzo alle chiappe l’odore della mia sborra.
Mi divertivo a infilarle il cazzo in culo e poi restavo fermo.
“Fammi una pompa col culo” le dicevo.
Allora lei iniziava lentamente a stringere e a rilasciare lo sfintere come fosse una bocca che succhiava. Era stupendo.
“Più forte” facevo io, “adesso accelera, accelera che ti riempio di sborra…”
E lei che ubbidiente ce la metteva tutta a stringere al massimo e a mollare di colpo. Sentivo il suo caldo buco di culo serrarsi intorno al mio uccello e poi lasciarlo libero per poi attanagliarlo di nuovo… finché il ritmo delle contrazioni anali di mamma diventava così convulso e frenetico che le inondavo il retto con tutto lo sperma che avevo nelle palle…
Sentite questa. Più o meno due mesi fa stavo preparando un esame di Storia insieme a Giorgio, un mio compagno di università.
Siccome lui abitava in un’altra città, vedevo Giorgio tre o quattro volte all’anno, non di più, solo nei periodi in cui c’era qualche ostico esame da superare, e quindi lui e mia madre non si conoscevano granché.
E insomma, eravamo chini sui libri di storia, quando la mamma rientra carica di borse della spesa.
“Ciao, ragazzi” ci fa.
Giorgio si alza per salutarla.
“Buongiorno, signora, come sta?”
“Bene, grazie, Giorgio, e i tuoi?”
“Tutto, bene.”
“Ok… continuate pure a studiare” fa mamma, “io devo assolutamente farmi una doccia… poi magari vi preparo qualcosa da mangiare…”
“Aspetta, mamma” le dissi io, “priva vado in bagno io…”
Così lasciammo Giorgio in soggiorno, mamma andò a cambiarsi e io in bagno.
Poi io uscii dal bagno e trovai mia madre nuda in camera sua.
“Non voglio che fai la doccia” le dissi.
“Sono tutta sudata, Marco, per favore…”
“No, voglio che Giorgio senta il tuo odore da troia… anzi, butta il busto in avanti, mettiti a novanta…”
“Ma cosa fai? Se viene il tuo amico…”
“Non preoccuparti, è di là…”
Con mia madre messa in quel modo, io mi piegai sulle gambe e quando ebbi gli occhi all’altezza del culo le divaricai le natiche.
“Meno male che c’hai il buco depilato” dissi passando un dito nel solco umido.
“Mmm… mmm…” faceva lei, “oooooh… mmmmm…”
“Mi piace troppo il tuo bucone di culo…”
“Mmmmmm… ooooooh… aaaaaaah…”
“Basta vederlo per sapere da quanti cazzi ti sei fatta inculare…”
“Mmmmm… mmmm…”
“Così fatto… così rugoso e senza un pelo…”
“Lo depi… mmm… mmm… lo depilo tutte le mattine… mmm… co… mmmm… come vuoi tu… mmm… ooooh…”
“Bene, brava, perché adesso vieni di là e ti metti a quattro zampe a lucidare una per una le mattonelle del pavimento del soggiorno…”
“Neanche per sogno!” reagì mamma rimettendosi dritta di colpo e voltandosi verso di me.
“A meno che tu non voglia che Giorgio veda le tue prodezze in Croazia…”
“Non puoi farmi questo, Marco!”
“E non mettere il reggiseno, solo il filetto in mezzo al culo… sei fortunata che ti concedo almeno quello…”
“Marco!”
“Ovviamente indosserai il tuo splendido abitino azzurro…”
“Oooh mio dio!”
“Che in quella posizione a quattro zampe non ci metterà molto a risalire fino a lasciarti il culo scoperto…”
“Ti prego, Marco!”
“Ma ci sarà il sottile filo del perizoma a evitarti almeno la vergogna del buco di culo in vista… dovresti ringraziarmi…”
“Ti scongiuro!”
“Anche se per l’alone scuro intorno all’ano credo non ci siano speranze… credo che quello Giorgio non potrà proprio fare a meno di notarlo…”
“Bastardo!”
Tempo dieci minuti e mia madre scodinzolava gattonando per il soggiorno.
“Scusate se vi disturbo ma devo assolutamente fare questa cosa” diceva mamma, “ieri ho pulito tutti i pavimenti e oggi devo per forza passarci questo prodotto che ho appena comprato per farli rimanere lucidi più a lungo… altrimenti quello che ho fatto sarà stato inutile e…”
“Fai pure, mamma” dissi io, “non ci dai affatto fastidio… vero, Giorgio?”
“No, nessun fastidio” disse Giorgio, “faccia pure, signora.”
Ed ero sicuro che Giorgio la pensasse come me, visto che il suo sguardo si perdeva spesso in direzione di mia madre.
Vedevo che il mio amico, anche se da un lato gradiva eccome quella situazione, dall’altro provava comunque un grande imbarazzo, sia per sé che per mia madre, e forse anche per me, e cercava suo malgrado di distogliere lo sguardo.
E potevo immaginare l’imbarazzo ma anche l’eccitazione di mamma nel mettere il culo in mostra come se niente fosse.
Il vestitino azzurro le risalì quasi immediatamente sopra le natiche, cosicché Giorgio poté godere del filo del tanga che spariva tra le rotonde chiappe di mamma.
Il mio amico era sempre più agitato, e nel momento in cui mia madre gli passò accanto a quattro zampe e rimase lì a passare e ripassare il panno su una mattonella avvicinando il viso al pavimento e le natiche le si spalancarono mostrando la striscetta di tessuto che non nascondeva minimamente il largo e soffuso cerchio scuro dei peli rasati intorno all’ano… notai che Giorgio mi guardava disperato.
Ma io feci finta di niente. Da vero infame mi gustavo l’imbarazzo di entrambi, godevo del disagio del mio amico che era completamente muto e paralizzato e quasi rapito da quella visione. E non so se mia madre se ne accorse, ma a un certo punto, come per magia e per la gioia e l’ulteriore imbarazzo di Giorgio, il suo troppo sporgente e carnoso ed esagerato orifizio anale sgusciò da una parte del filetto del tanga e divenne perfettamente visibile… |