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Dovevo andarmene. Trovare un modo.
Mi girò a pancia in giù. Ero nudo. Le
mie braccia legate alla testata del letto. La mia testa affondata nel
cuscino. Sentii una mano calda e lenta passarmi sulla schiena. Dalle
scapole scese fino ad arrivare alla natica sinistra, che mi strinse
con forza. Poi sentii un contatto umido nello stesso punto… una
lingua… seguita dal morso… strinse piano, ma il respiro sulla mia
pelle era forte ed eccitato. Riprese a leccarmi… con un brivido
sentii la sua lingua umida passarmi sulla schiena, lenta ma
inesorabile, fino alla nuca. Poi si staccò.
“Mmmh… che buon sapore che hai…”
Me lo diceva sempre, ogni volta che mi
leccava. Mi assaporava, era affamata. Come ogni sera. E la cosa, mio
malgrado, mi eccitava da impazzire.
Salì sul letto. Era quello il momento
che temevo. Il momento in cui mi avrebbe fatto a poco a poco perdere
il controllo. E lei lo sapeva.
Si sdraiò lentamente su di me. Sentii
il suo corpo caldo premere con il suo peso. Era almeno il doppio del
mio, già piuttosto gracile. Mi pressava con morbidezza, sentii il
suo ventre caldo, la sua pelle. Ma soprattutto sentii i suoi seni. I
suoi grandi, enormi seni gonfi di latte. Mi sfuggì un gemito di
piacere.
“Shhhh…”
Cominciò a succhiarmi il lobo
dell'orecchio. Dalla mia posizione non riuscivo a guardarla, sentivo
solo il contatto delle sue grandi labbra carnose. Chiusi gli occhi.
Le sentii schiudersi e rilasciare il suo respiro voglioso all'interno
del mio orecchio, accompagnato dalla lenta lingua.
Mi mossi, ma lei mi bloccò premendomi
ancora di più contro il letto con il suo corpo, sottolineando l'atto
con un dolce “no” di rimprovero. Mi possedeva, ero suo, volente o
nolente. Continuò a divertirsi con il mio orecchio, mentre io
sentivo la mia erezione pulsare dolorosamente contro la superficie
soffice sotto di me.
Ad un certo punto l'orecchio dovette
perdere di attrattiva. Alzò la testa e si puntellò con i gomiti ai
lati del mio corpo. Sentii la pressione dei suoi seni sulla mia
schiena diminuire un po'... e poi aumentare pesantemente e senza
pietà. Scesero premendo lungo il mio corpo fino alle natiche, e poi
tornarono su. Poi me li ripassò sulle scapole, schiacciandoli e
scese di nuovo. Poi di nuovo su...
“Ah... Ti piace, vero Andrew...? Ti
sono sempre piaciute le mie mozzarelle...”
Si, mi piaceva da impazzire. Mi stava
spalmando sulla schiena le sue grasse tette piene di latte... Ero lì,
nella sua camera, nudo e legato al suo letto, alla sua mercé, la sua
preda... e lei mi passava le sue enormi mammelle lungo tutto il
corpo, premendo, affermando il suo possesso, la sua superiorità. Le
sentivo, calde, morbide, grasse, grandi, pressarmi lente e
inesorabili sulla schiena. Su e giù. Avanti e indietro.
Dovevano essere davvero gonfie, perché
cominciai a sentire un liquido caldo distendersi sulla mia pelle.. la
pressione aveva fatto uscire il latte, ed ora sia la mia schiena che
le sue tette erano umide ed odorose... Potevo impazzire... Non avrei
resistito a lungo...
All'improvviso si fermò. Annusò il
mio corpo e iniziò a leccare, lentamente, mugolando di piacere. Ogni
tanto cantilenava dolcemente:
“mmh... latte latte latte... mmh...”
Già, il latte... il suo latte... era
colpa di quello se adesso mi trovavo lì... |