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Pubblicato : 16-01-2014 | Autore : johnbirillo
Categoria : Lesbo | Totale Visualizzazioni : 4686 | Votazione :


  
johnbirillo

Finalmente il gran giorno era arrivato. Per Paola, una piacente professoressa di Italiano di quarant'anni, non c'era nulla che potesse essere lontanamente paragonabile al suo tanto atteso massaggio settimanale.

Uscite con le amiche, shopping nei negozi del centro, la palestra, la lettura di un buon libro – che pure era uno dei suoi passatempi preferiti – tutto passava in secondo piano se messo a confronto con il suo appuntamento fisso del giovedì sera. Il giovedì sera era sacro: un'ora di totale relax in balia delle mani esperte e sapienti di Carmen, la sua massaggiatrice di fiducia.

Per questo si era fatta mettere il giovedì come giorno libero, per poter godere di una giornata interamente dedicata a se stessa - senza pensare alle lezioni e ai compiti in classe da correggere, senza pensare al ricevimento dei genitori dei suoi alunni - una giornata che culminava in quei piacevoli e irrinunciabili sessanta minuti di massaggio, al termine dei quali si sentiva abbastanza leggera e in pace con il mondo da poter resistere durante i sette giorni che la separavano dal massaggio successivo.

Quella mattina Paola si era svegliata assieme ad Aldo, suo marito, gli aveva preparato la colazione e poi lui se n'era andato al lavoro come sempre. L'avrebbe rivisto la sera, quando verso le sei Aldo ritornava dall'ufficio, poco prima che lei uscisse per andare al Centro Massaggi.

All'una e mezza, i loro due figli, Andrea e Claudia, rientrarono da scuola, pranzarono e nel pomeriggio se ne persero le tracce. Era ormai una consolidata consuetudine che il giovedì cenassero insieme al padre. Poi Paola, da madre modello, fece un ultimo sforzo e preparò loro il necessario per la cena, in modo che trovassero tutto già pronto: bastava qualche minuto nel microonde e il gioco era fatto.

A quel punto poteva pensare a sé, alla cura della propria persona. Voleva essere perfetta nel momento in cui avrebbe dovuto spogliarsi al cospetto di Carmen. Benché fossero entrate in confidenza e tra loro si fosse instaurato un rapporto che si poteva considerare un'amicizia, Paola non accettava l'idea di presentarsi a Carmen senza sentirsi assolutamente a posto. E per 'assolutamente a posto' intendeva peli sulle gambe, sulle braccia, e anche intorno alla topina e in mezzo alle chiappe. Non sopportava che l'altra potesse vederla in quello stato per lei indecente. Non era mai successo e non sarebbe successo mai.

Così, verso le quattro del pomeriggio, quando né i figli né il marito erano a casa, si chiuse nel bagno a depilarsi. Non le ci volle molto, visto che lo faceva almeno una volta alla settimana.

Per prima cosa si fece una ceretta leggera a braccia e gambe. Poi aprì il rubinetto dell'acqua e armata di un rasoio usa e getta e della schiuma da barba del marito, passò alle ascelle, alla passera, e infine al solco delle natiche. Si sedette sul bordo della vasca facendo sporgere il culo in modo che rimanesse bello aperto, e cominciò a depilare il solco, stando bene attenta a quando arrivava nei dintorni dell'ano.

Portata a termine la rasatura, si passò un dito lungo tutto il solco per controllare se al tatto risultasse ancora la presenza di qualche pelo, poi ripassò un'ultima volta il rasoio e si fece un bel bagno caldo.

Uscita dalla vasca, per essere ancora più tranquilla, si mise di fronte allo specchio, di schiena, e con le mani si allargò le chiappe, godendo intimamente dello spettacolo del buchetto del culo che - ormai senza nemmeno l'ombra di un pelo a nasconderlo - sporgeva viziosamente tra le natiche, adornato da un esteso e provocante alone di pelle più scura.

Sorrise maliziosa guardando la sua immagine riflessa, si divaricò le chiappe al massimo e fece pulsare l'ano. Contraeva e rilassava lo sfintere, lo faceva palpitare come se stesse facendo l'occhiolino a qualcuno col buco del culo. Poi spinse con più forza e vide i bordi dell'ano separarsi gli uni dagli altri, vide il suo vorace bocciolo di carne aprirsi oscenamente, tanto da scorgere il buio che tentava di emergere dalle insondabili profondità del budello.

Allora corse in camera sua in preda a un'eccitazione incontrollabile – "Oddio che porca che sono!… Che porca che sono!…" ripeteva tra sé - e in fondo a un cassetto trovò il plug anale con cui, per una sorta di necessità di cui ormai non poteva privarsi, si penetrava sempre prima di un massaggio da Carmen. Se lo infilò nel retto e se lo tenne lì per almeno due ore…

 

*     *     *

 

Paola arrivò al Centro Massaggi un po' in anticipo. Aveva talmente voglia di venire manipolata dalle abili mani di Carmen, che era uscita di casa troppo presto.

Salutò Cinzia, l'altra ragazza che lavorava lì e che era la titolare del Centro.

"Ne avrò almeno per un'altra mezz'oretta… ho una cliente già sul lettino…" le disse Carmen.

"Non c'è problema…" disse Paola.

"Se hai fretta, puoi farti fare il massaggio da Cinzia… è libera…"

"No, no… " si affrettò a dire Paola, "ti ringrazio, non ho fretta…", poi si accomodò nella sala d'aspetto, pescò a caso una rivista in mezzo al mucchio sul basso tavolino alla sua destra e si tuffò nella lettura.

Dopo quasi tre quarti d'ora, Carmen riemerse dal retro insieme a una donna di mezza età, una bionda di una cinquantina d'anni vestita elegantemente.

"Allora, signora Corsi, ci vediamo sabato come al solito?" chiese Carmen alla bionda.

"Sì, cara…" disse la signora, "alla stessa ora di oggi."

Quindi la bionda pagò, diede un bacetto sulla guancia di Carmen e se ne andò.

"Sono stanca morta!" disse Carmen.

Carmen era una mulatta di Santo Domingo, di ventinove anni, capelli scuri e occhi scuri, con poche tette e molto culo, e con la bella carnagione caffellatte tipica delle mulatte.

"Quella donna viene tre volte a settimana… martedì, giovedì e sabato…" continuò Carmen, "non salta mai un appuntamento…"

"È piena di soldi…" intervenne Cinzia, "se lo può permettere."

"È la moglie di quel Corsi?…" chiese Paola, "Il sindaco?"

"Proprio lei" confermò Cinzia.

"Fortunate voi ad averla come cliente" disse Paola.

"Tu sei pronta per il massaggio?… Andiamo?…" chiese Carmen a Paola, "Sono stanca morta ma per te farò un'eccezione…" le sorrise.

"Io allora vado…" disse Cinzia, "non credo che verrà qualcun altro, sono quasi le otto… ti lascio le chiavi per chiudere… ci vediamo domattina, ok, Carmen?"

"Ok" disse Carmen.

"Ciao, Paola… e buon massaggio…" disse Cinzia uscendo.

"Grazie, ciao" disse Paola.

"Dammi cinque minuti e sono da te…" disse Carmen, "intanto spogliati pure e mettiti comoda sul lettino…"

Paola raggiunse la stanza sul retro, si spogliò, si slacciò il reggiseno, si guardò rapidamente in uno specchio e si sdraiò sul lettino avendo addosso soltanto un microscopico tanga. Pochi minuti dopo arrivò Carmen.

"È stata una giornata massacrante…" disse la mulatta, "non ho avuto un attimo di tregua…"

"Sei molto carina a non cacciarmi…" disse Paola sorridendo, "ti faccio fare sempre tardi…"

"Ma che dici?!… Tu non sei come le altre clienti… noi siamo amiche…"

E poi iniziò il massaggio

Paola chiuse gli occhi assaporando la maestria di quelle mani che dalle cosce le scendevano fino ai piedi, per poi risalire fino al ventre, alle tette, alle spalle e giù lungo le braccia, e di nuovo alle spalle, alle tette, al ventre e alle cosce… si abbandonò completamente a quel tocco quasi magico, nello stesso tempo energico e delicato.

Dopo una ventina di minuti in cui si rilassò a tal punto da rischiare di addormentarsi, Paola sentì Carmen che le afferrava i laccetti del tanga per sfilarglielo. Era il momento che aspettava con ansia: ritrovarsi nuda, con le parti intime in balia degli sguardi della ragazza dominicana la faceva arrapare da matti.

Sollevò leggermente il culo per facilitare quell'operazione.

"Dovevi vedere la signora Corsi…" le confidò Carmen, "una foresta…"

"Dici sul serio?"

"Te lo giuro… una donna tanto raffinata… eppure…"

"Anche a lei togli le mutandine?"

"No, certo che no… ma ha i peli che le escono da tutte le parti, una roba oscena… non puoi non notarlo…"

"Si vede che al sindaco piace così…"

"Sarà, ma a me piace molto di più una passerina tutta pulita come la tua… non capisco come certi uomini possano gradire tutti quei peli…" disse Carmen saggiando appena con le dita la pelle liscia e leggermente arrossata dell'inguine di Paola, "ti depili sempre prima di venire qui… se tutte facessero come te, sarebbe molto più piacevole fare massaggi… dai, adesso voltati…"

Paola si mise bocconi e Carmen riprese a manipolarla. Dal collo alla schiena, giù fino ai glutei, ai polpacci… l'energia della ragazza si trasmetteva al suo corpo, sciogliendo i nodi e la tensione che le irrigidivano i muscoli.

"La Corsi ha i peli anche in mezzo al culo…" disse poi Carmen, "be'… non dovrei dirtelo perché non si sparla delle clienti… ma… con te posso stare tranquilla, vero?"

"Ma certo, tesoro… non andrò di certo a raccontarlo in giro… tranquilla…"

"Proprio qui… lungo tutto il solco… dall'inizio alla fine…" continuò Carmen facendo scorrere un dito lungo tutta la spaccatura tra le natiche di Paola.

Paola fremette dentro di sé nel sentire quel dito che le frugava tra le chiappe, che si soffermava sul buchino umido. Istintivamente spinse un po', come per defecare, in modo che l'ano le si dilatasse quel tanto che non sarebbe passato inosservato agli occhi di Carmen. Si sentiva la passera grondante di umori.

"Preferisci il mio culetto?" ebbe il coraggio di dire.

"È un piacere massaggiare il tuo sedere…" le rispose l'altra, "posso dirti una cosa?"

"Certo…"

"Hai… hai proprio un gran culo…"

"Grazie… detto da una ragazza così giovane è un bel complimento…"

"Non si vedono tanto spesso culi ben fatti come il tuo…"

"Sei gentile…"

"Mi attrae molto… mmm… mi attrae il tuo…"

"Sì?…"

"Mi piace molto il tuo buco… è molto distanziato dall'ingresso della vagina…"

"Cosa?… Distanziato?"

"Sì… voglio dire… ne vedo tanti, lo sai… ci sono donne che hanno l'ano vicinissimo alla vagina… il tuo invece… be', hai il buco molto più lontano dalla vagina di quelli che vedo di solito… e poi…"

"E poi?"

"E poi è così sporgente… cioè, ce l'ho davanti agli occhi… hai l'orifizio tutto gonfio… sembra… sembra quasi infiammato… mi eccita solo a guardarlo… sembra che t'abbiano appena inculata…"

"Ma… Carmen… cosa dici?!"

"Dai, Paola, lo so che vieni qui anche per metterti in mostra… non n'è niente di male… sei una bellissima signora… e hai un debole per me…"

"Un debole per te?!"

"Vuoi negare l'evidenza?"

"Be', io…"

"E a essere sincera anch'io ho un debole per te…"

"Davvero?… Ti piaccio?" sussurrò Paola sentendosi avvampare.

"Sei una donna molto affascinante… mi metti addosso una voglia!… Ma perché mentre ti massaggio le natiche spingi sempre col buco?"

"Io… io non spingo…"

"Credi che non me ne sia mai accorta?"

"Io… non…"

"Vuoi che te lo veda aperto?"

"Io… io…"

"Vuoi che mi accorga della tua fica tutta bagnata?"

"Carmen…"

"Eh?… Vuoi farmi sentire l'odore della tua fichetta bagnata?… Ho indovinato, vero?" domandò Carmen spingendo un dito a fondo nel retto di Paola.

"Uuuuuuh… mmmmm… uuuuuuuh…"

"Ho indovinato, eh?… Non vedevi l'ora che ti mettessi un dito in culo…"

Paola venne scossa dall'orgasmo, dai capelli fino alle dita dei piedi. Senza rendersene conto si ritrovò a quattro zampe, a offrire senza vergogna il culo dischiuso alla mulatta.

"Oddiooooo… sììììììì… non vedevo l'ora…. mmmmmm… ooooooooh… mmmmmm…"

E Carmen continuò a fare andare avanti e indietro il dito in quel retto fradicio d'eccitazione, mentre con due dita dell'altra mano penetrava la fica.

"Pensa se i tuoi alunni ti vedessero adesso!… Cosa direbbero?…"

"Mmmmm… mmmmm… che sono una vacca… una… una troia…" balbettava Paola.

Cosa direbbero a vedere la loro professoressa, quella che li bacchetta per un congiuntivo sbagliato o per una virgola di troppo, messa a pecorina con un dito piantato nel culo e che gode senza ritegno?"

"Ooooooooooh… oooooooooooh… non ti fermareeee… vengoooooo… godoooooooo…" continuava Paola menandosi il clitoride.

"A vedere la loro insegnante di italiano che si sgrilletta con il buco all'aria?… Eh?… Cosa farebbero?"

"Mmmmmm… mmmmmmm… sììììììì… ancoraaaaaa…"

"Tirerebbero fuori gli uccelli e ti sborrerebbero addosso…"

"Mmmmm… sììììììììì… sììììììììììì… tutta sborrata dai cazzi dei miei alunni… sìììììììì…"

"Ti riempirebbero il culo e la fica di sborra…"

"Sìììììì… mmmmmmm… tutta piena di sborra di cazzi giovani… mmmmmm… oooooooh… oddioooooo… vengooooooo… godo come una porca… mmmmmmm… godo col culooooo…"

"Sei proprio una vacca… mi hai imbrattato la mano di succhi… hai goduto così tanto che hai schizzato sul lettino anche qualche goccia di piscia… che zozzona…"

Un secondo orgasmo devastante travolse Paola, lasciandola quasi priva di sensi…

 

*     *     *

 

"Ma che succede qui?!" esclamò Cinzia entrando all'improvviso nella stanza.

Si trovò di fronte alla nudità di un sontuoso culo aperto.

Paola scattò e si mise a sedere sul lettino, raggomitolandosi per cercare di coprirsi.

"Ve la stavate spassando, eh?…" riprese Cinzia, "Passavo in macchina con Fernando e ho visto le luci del negozio ancora accese… così sono entrata e ho sentito delle grida… pensavo steste sgozzando qualcuno e invece…"

"E invece era questa troia che godeva…" disse Carmen.

"Ma… Carmen… come ti permetti?!" le si rivolse Paola.

"Come mi permetto?!… Vuoi far credere a Cinzia che un minuto fa questo dito non era in fondo al tuo culo?…" disse Carmen alzando il medio della mano destra, "Senti l'odore, Cinzia… questa puttana ha goduto anche col culo…"

Paola ammutolì.

"Me l'avevi detto che prima o poi te la saresti fatta…" disse Cinzia.

"Non è stato difficile…" disse Carmen, "oggi era più aperta e vogliosa che mai…"

"Sei il mio amore… non mi deludi mai…"

Poi Cinzia si avvicinò a Carmen e le due si scambiarono un lungo bacio saffico, facendo guizzare le lingue.

Paola le guardava senza riuscire a spiccicare una parola. Era sbalordita. Non ci capiva più niente. Se ne stava lì, in silenzio, mentre la sua massaggiatrice e la titolare si slinguavano senza pudore.

"E adesso che ne facciamo di lei?" domandò poi Cinzia.

"Non so… ce l'abbiamo in pugno…" disse Carmen, "puoi farti leccare la fica anche adesso…"

"Mmm… così mi fai venire voglia, porcellina…"

"VOGLIO DELLE SPIEGAZIONI!…" esplose Paola, "SUBITO!"

Cinzia fece qualche passo verso di lei, e quando le fu vicina la schiaffeggiò.

"PIANTALA DI URLARE, TROIA!…" le gridò in faccia, e poi cominciò a spogliarsi finché rimase nuda, "E scendi dal lettino… sbrigati…"

"Certo che scendo…" disse Paola tenendosi la guancia in fiamme e facendo ricorso a tutta la sua forza d'animo, "scendo e me ne vado immediatamente…"

"Non credo proprio…" disse Carmen.

"Non prima di aver infilato la tua lingua nella mia passera…" disse Cinzia.

"Voi due siete matte!"

"E tu sei una puttana che vuole farsi la mia ragazza…" disse Cinzia.

"La tua ragazza?!" esclamò Paola.

"Non l'hai ancora capito…" riprese Cinzia, "io e Carmen stiamo insieme…"

"Be'… allora… io… credo di aver frainteso… io… io… credevo… non tornerò mai più…"

"Oh, sì che tornerai… il mio piano è riuscito… avevo promesso a Cinzia che ti avrei sedotta…" disse Carmen, "e adesso le leccherai la passera e la farai godere… e domani tornerai… eccome se tornerai…"

"Carmen!…" disse Paola, "Sei una stronza!"

"Mi dispiace, signora Trezzi…" disse la mulatta in tono canzonatorio, "mi dispiace tanto…"

Intanto Cinzia si era distesa sul lettino.

"Ma cosa vi salta in mente!… Non potete costringermi!… Ora mi rivesto e me ne vado…" continuò Paola.

"Vuoi che tuo marito venga a sapere tutta la storia?…" disse Cinzia, "Che la vengano a sapere anche i tuoi figli?… O magari il preside del liceo dove insegni?… Sarà un bello scandalo…"

"Credete davvero che vi crederanno?… Che crederanno a voi invece che a me?… Ho una reputazione, io…" disse Paola.

"Forse non crederanno a noi…" intervenne Carmen indicando con la mano, "ma alle telecamere lassù… chissà… potremmo mettere i filmati su Internet… abbiamo l'imbarazzo della scelta…"

Paola vide due telecamere che puntavano il lettino da due angoli della stanza.

"Non lo farete" disse.

"Dipende da te" disse Cinzia.

"Anche delle tue colleghe vengono qui al Centro…" riprese Carmen, "la settimana scorsa c'erano la signora De Biasi e suo figlio… un bel ragazzo muscoloso… se non sbaglio è un tuo alunno… potremmo fargli avere il video in qualche modo… che ne pensi, Cinzia?"

"Potrei denunciarvi…"

"Oh, quanto la fai lunga!… Possiamo far sparire quelle telecamere in dieci minuti… dai, vieni a leccarmi la passera… vedrai che ti piacerà…" disse Cinzia.

Paola, scoraggiata, avvilita, vittima delle sue stesse debolezze, smise di rivestirsi. Andò verso il lettino, affondò il viso in mezzo alle gambe di Cinzia e diede qualche timido colpo di lingua.

"Così, brava…" diceva Cinzia, "tira bene fuori la lingua… tirala fuori… di più… lecca bene a fondo… brava… così… cosììììì… mmmmmmm… anche il grilletto… mmmmmm…"

La dominicana passò dietro a Paola e iniziò a leccarle l'ano.

"Ha il buco del culo che prende fuoco…" disse Carmen, "è aperto da far paura… deve essersi fatta inculare dal marito prima di venire qua…"

"Mmmmmm… mmmmm…" disse Cinzia, "le piace anche prendere il cazzo nel culo a 'sta troia?"

"Deve averne presi parecchi di cazzi in culo…" disse Carmen.

"Mmmmmmm… che rotta in culo… mmmmmmm… però ci sa fare con la lingua… mmmmmmmm… non mi sembra che le faccia tanto schifo leccarmi la passera…" disse Cinzia, "mmmmm… oooooh… ti meriti un premio…"

"Mi lascerete andare?…" disse Paola sollevando il viso dalla passera di Cinzia, "Vi prego… non dite nulla a nessuno… per me sarebbe la fine… vi darò dei soldi…"

"Il premio non è per te…" riprese Cinzia, "ma per il mio amore… Carmen, vai di là e prendi la cintura… e tu continua a leccare, troia…"

Carmen saltellando di gioia raggiunge un'altra stanza. Ritornò completamente nuda, con una cintura allacciata intorno ai fianchi. Una cintura da cui spuntava un grosso cazzo di gomma.

"Sei splendida, tesoro…" le disse Cinzia, "adesso incula la tua cliente… e mentre la inculi, pensa a tutte le volte che ti ha fatto fare tardi la sera, quando esausta dopo una dura giornata di lavoro dovevi farle sorrisi e sorrisetti e sorbirti il suo buco di culo sfondato dal marito…"

Paola sentì il grosso uccello di gomma che si faceva largo nel suo retto, che cominciava a pomparla con vigore, a dilaniarle i bordi dell'ano.

"Aaaaaah… ooooooh… aaaaaaaaaaaaah…" gemeva la Trezzi, inondata da un misto di dolore e piacere, "Così mi sfondi…"

"Sei già sfondata…" le disse Carmen, "prendi questo cazzo come fosse una supposta… è entrato tutto subito…"

"Oh, sì… sfondala, Carmen… sfondala… mmmmm… sììììì… sfonda questa troia mentre mi lecca… leccami anche il buco del culo… sìììììììì… dai, troia… leccami anche il buco che sto per venire… mmmmmm…" diceva Cinzia.

"Che ne dici se la facciamo inculare da tuo fratello Fernando?" domandò Carmen.

"Ooooooooh… sììììììì… facciamola inculare da Fernando… è in macchina che mi aspetta… mmmmmm… gli piacerà un sacco sborrarle nel culo… mmmmmmm…"

"Vi scongiuro…" supplicava Paola, "questo no… vi scongiuro…"

     "Domani… magari domani… mmmmm…" continuava Cinzia, "mmmmm… magari domani facciamo inculare questa troia da Fernando…"



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