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Pubblicato : 25-02-2010 | Autore : senzaveli
Categoria : Confessioni | Totale Visualizzazioni : 6171 | Votazione :

  
senzaveli
adoro i tradimenti, i piedi femminili ben curati, le donne viziose

Sono sempre stata un'amante del sesso. Adoro farlo in tutti i modi, con le mie piccole trasgressioni mentali. A 37 anni sento di piacere ancora agli uomini.
Anche col mio nuovo look: mi sono tinta i capelli di nero corvino, li ho tagliati con una frangetta sbarazzina, dicono che stanno bene con i miei occhi verdi marroni. Ho un corpo fortunatamente tonico, anche se sono pigra ed in palestra non ci vado mai. Sono piccolina, 1 metro e 56, e Dio sa quanto avrei voluto qualche cm in più; anche una misura di seno, magari, anche se col push up la mia seconda abbondante fa la sua figura.
Ma non posso lamentarmi: sono una professoressa stimata, allievi e colleghi mi corteggiano, ma io osservo una sola regola: niente relazioni al lavoro.
Per il resto, non mi sono fatta mancare nulla: amanti, fidanzati, uomini sposati; da 4 anni anni ho un compagno: Paolo è un giornalista, intelligente, molto colto, un pò noioso; col suo lavoro ha orari impossibili che mi consentono di prendermi le mie libertà senza scatenare sospetti.
Non sono mai stata fedele e da subito l'ho cornificato spesso: mi piace troppo scopare ed ho il vizio di mantenere buoni rapporti con i miei ex, che a turno rispuntano per rivangare i vecchi tempi.
Da qualche mese però ho rallentato i miei ritmi; forse comincio ad invecchiare; forse mi faccio condizionare dalle mie amiche più care: ragazze disinibite, allegre ed un pò troie come me, che sono diventate mamme e mogli integerrime, ingrassate e pantofolaie.
Io non voglio arrendermi; anche se una voce mi dice che diventerò così un giorno, spero lontano. Quindi ho deciso: capelli scuri, guardaroba nuovo ed uno strano desiderio che è nato l'inverno scorso ed è cresciuto lentamente.
E' successo che ho conosciuto il padre del mio compagno: si chiama Carlo, ha 64 anni, ma ne dimostra almeno dieci di meno; giovanile, alto, robusto, capelli brizzolati, sorriso smagliante, fisico sportivo, piacente ed allegro, sintomi di un uomo che si è goduto la vita.
Infatti Paolo mi ha raccontato che si era separato da sua madre, stufa dei mille tradimenti, e da tempo viveva in Francia con una bella signora parigina 50enne.
Carlo si sente cittadino del mondo, ma ama il nostro paese ed ha convinto la sua donna a rientrare in Italia, anche per riallacciare il rapporto col figlio.
Così ci siamo incontrati alcune volte; Paolo era imbarazzato, quasi intimorito da un genitore dal carattere forte e autoritario, una figura paterna a lungo assente dalla sua vita. Quando mi chiese un parere, lo incoraggiai ad essere più disponibile nei suoi confronti; Carlo si era dimostrato gentile ed affettuoso, con me era galante e mi riempiva di complimenti.
Piuttosto era la sua compagna Janette ad infastidirmi: si atteggiava da madame altezzosa, sempre ben vestita e truccata vistosamente, col suo accento francese snob non disdegnava commenti negativi sul nostro paese. Anche Paolo detestava la sua "matrigna", tutt'altro che simpatica, ed una sera dopo una cena in loro compagnia ha detto una frase che mi ha scatenato una strana reazione: "Vorrei tanto che mio padre avesse conosciuto una donna diversa." 
Nella mia mente zampillò un pensiero perverso che mi inseguì per molte notti. L'idea di mettermi in competizione con Janette mi stuzzicava e negli incontri successivi studiai la situazione: la confidenza aumentava ed ogni tanto la conversazione toccava argomenti più intimi. Carlo e Janette si scambiavano battute e allusioni sulla loro vita sessuale, dando l'impressione di essere molto attivi ed affiatati.
Paolo, molto serio ed introverso, si rabbuiava, subendo il carisma e la vivacità di suo padre; in me aumentava invece l'invidia ed il desiderio di una trasgressione per me nuova ed estrema.
Avevo notato che Carlo mi lanciava occhiate sfuggenti e lussuriose, diceva apertamente che suo figlio era fortunato ad avere una donna bella e sensuale, ma tutto si è sempre fermato ad una galanteria educata, appena sopra le righe.
Ho passato settimane a studiare un piano per creare un contatto meno formale con lui, conscia che difficilmente si sarebbe creata un'occasione per stare da sola in sua compagnia.
Finalmente mi è venuta l'idea: sapevo che Carlo era diventato ricco con la compravendita di immobili, così ho deciso di chiedergli una consulenza su un piccolo appartamento in centro che avevo ereditato anni fa.
Tirai fuori l'argomento durante un pranzo domenicale, fingendo si trattasse di una scocciatura: "La studentessa universitaria alla quale lo avevo affittato se n'è andata, adesso non so se è il caso di tenerlo oppure ristrutturarlo e cercare di venderlo."
Carlo abboccò all'amo: mi disse che era disposto a dargli un'occhiata per valutarlo e suggerirmi l'opzione migliore. Paolo e Janette fortunatamente si disinteressarono alle nostre chiacchiere, così qualche giorno dopo ottenni il primo appuntamento con Carlo.
Era un pomeriggio di giugno, una splendida giornata di inizio estate, la scuola era appena finita; passai la mattina a studiare l'abbigliamento adatto; mi cambiai una dozzina di volta, poi decisi di mettermi un tailleur nero elegante, attillato al punto giusto, con un decoltè appena accennato, scarpe Chanel con tacco 10 e borsetta firmata. Mi truccai in maniera vivace, con fard e mascara, poi misi un rossetto color cremisi che evidenziava bene le mie labbra carnose.
Ero emozionata come una ragazzina e stentavo a ricordare una tensione simile; ho sempre saputo gestire con razionalità i miei sentimenti, la mia passionalità, ma quella situazione anomala ed inusuale mi mise una tensione pazzesca.
Arrivai all'appuntamento in preda al panico, rimuginando sugli sviluppi imprevedibili e rischiosi di un eventuale approccio, che non si verificò: Carlo si presentò con un completo blu molto elegante con cravatta chiara, da vero manager, e mantenne un comportamento irreprensibile.
Gli mostrai l'appartamento, inondandolo di domandine stupide sulle possibili migliorie all'arredamento, lui osservò con cura ogni dettaglio della camera, della piccola cucina e del bagno, senza degnarmi di uno sguardo, almeno all'apparenza. Gli offrii un bicchiere d'acqua, il frigo era vuoto. Ci sedemmo al tavolo e solo allora mi disse sorridendo: "Come ti è venuto in mente di farti i capelli neri?" Io feci un pò la civetta, risposi che mi piaceva rinnovarmi e cambiare aspetto per sentirmi giovane.
Vinsi l'imbarazzo e giocai con la mia frangetta spettinandomi sensualmente.
Di solito è un atteggiamento che funziona, invece Carlo non fece una piega, poi si alzò e mi disse che doveva andare a prendere Janette dal parrucchiere.
Il mio entusiasmo svanì: mi zittii, pensando che avevo fatto la figura della scema, esagerando col mio modo di fare provocante. Uscimmo dall'appartamento e al momento dei saluti Carlo mi baciò sulla guancia in maniera paterna, dicendomi che ero bellissima con qualunque tinta, bruna, bionda o castana.
Provai una doppia sensazione: un impeto di desiderio e nel contempo la presa di coscienza che per Carlo ero una giovane donna attraente, col difetto di essere la fidanzata di suo figlio.
Tornai a casa piena di amarezza, per nulla confortata dalla sua proposta di rivederci la settimana seguente per dare un'altra occhiata e decidere come ristrutturare il monolocale.
Cercai di reprimere i miei pensieri su Carlo e nel week end, approfittando dell'assenza di Paolo, decisi di reagire: accettai gli inviti di due miei ex, scopando piacevolmente il sabato con uno e la domenica con l'altro; entrambi rimasero molto soddisfatti, sostenendo che il mio nuovo look coi capelli scuri mi rendeva ancora più porca.
Avevo preso una bella dose di cazzo, quanto bastava ad affrontare il nuovo incontro con Carlo in maniera rilassata. Cercavo di convincermi che era inutile avere aspettative, anzi, era meglio evitare qualsiasi minimo coinvolgimento, anche se nella mia mente il tarlo di un insuccesso era rimasto e mi faceva soffrire.
Stavolta mi preparai all'appuntamento con un atteggiamento diverso; mi vestii rapidamente: jeans, scarpe da tennis e canotta chiara, nessuna concessione al sexy, niente rossetto, solo un briciolo di trucco, la necessità di stare comoda in una delle prime giornate afose estive.
In attesa dell'arrivo di Carlo, comprai delle bibite e diedi una sistemata alla casa: in fondo poteva tornare utile per qualche altra scopata coi miei amanti; mi ero portata della biancheria, che nascosi in bagno. Feci un pò di pulizie, controllando spesso l'orologio: Carlo era in ritardo; di solito sono io a fare aspettare gli uomini, quella situazione era proprio all'incontrario.
Venti minuti, mezz'ora, poi un'ora: ero delusa e incazzata, alla fine presi il telefono, ma il suo cellulare era spento. Pensai che era uno stronzo, che forse con l'età faticava a ricordarsi gli appuntamenti presi.
Il caldo e la rabbia mi facevano sudare; mi buttai sotto la doccia per rinfrescarmi; rimasi sotto il getto tiepido a lungo, cercando di rimuovere tutta la vicenda. Per fortuna mi ero portata un paio di asciugamani puliti, quando li presi mi sembrò di sentire il campanello.
Un trillo, due, tre; mi spaventai; ero tentata di non muovermi, poi lentamente mi avvicinai allo spioncino della porta; Carlo era lì.
Aprii senza riflettere: ero a piedi nudi, gocciolante, un asciugamano in testa e l'altra che mi copriva a stento dal seno sino all'inguine. Lui mi squadrò stupito, poi si aprì in un sorriso.
Di botto gli rovesciai la mia rabbia: "Sei in ritardo di un'ora e mezza, non è carino da parte tua, stavo morendo di caldo e mi sono fatta una doccia prima di andarmene; ho provato a chiamarti..."
"Lo so; non potevo risponderti subito: ho dovuto accompagnare Janette da una sua amica, ha spostato l'orario del suo incontro all'ultimo momento; ma ti ho mandato un messaggio, controlla."
Meccanicamente presi il cellulare nella borsa; Carlo era alle mie spalle, avvertivo che mi stava ammirando.
Si scusò: "Sai, non volevo dirle che ci incontravamo ancora, la scorsa settimana mi è sembrata infastidita e penso che lo sarebbe molto di più se vedesse come sei svestita adesso." Fece una delle sue risate, mentre io arrossii bruscamente.
Mi voltai: era vicinissimo, notai che era affascinante con una polo chiara e pantaloni scuri.
"Mi spiace, non volevo metterti in difficoltà con lei."
"Non ti preoccupare: so gestire certe situazioni, sono un vecchietto ormai."
Mi fece capire che non era lei il problema.
"Come sta Paolo?"
Il problema era suo figlio.
Parlammo di lui per qualche minuto interminabile; gli feci capire che mi sentivo trascurata, che ero delusa.
"E' sempre impegnato, il lavoro è importante per lui."
"Lo tradisci?"
Ero impreparata a quella domanda così diretta. "No." mentii; non mi ha creduto.
"Sei molto bella; avrai tante occasioni."
Carlo era diventato serio; eravamo rimasti vicinissimi, quasi a contatto; mi sentivo a disagio, con quegli asciugamani che mi coprivano a malapena; ma avevo una voglia di lui pazzesca.
Senza accorgerci, eravamo finiti sul divano letto; lo sguardo mi cadde sul suo pacco, che rigonfiava abbondantemente i pantaloni; tenendo gli occhi bassi, gli susurrai che non mi mancavano i corteggiatori, ma col tempo ero diventata esigente, che sentivo il bisogno di un uomo maturo, esperto.
Con uno scatto mi fu addosso; i freni inibitori erano svaniti di colpo.
Sentii la sua lingua farsi largo nella mia bocca, dopo un attimo risposi con la mia, mentre già la sua mano si muoveva tra le mie gambe sotto l'asciugamano.
Ci baciammo a lungo, con le lingue a scambiarsi e ad avvolgersi, per un tempo che serviva a provare il desiderio reciproco e a vincere la paura: la sua mano avanzava lentissima tra le mie cosce, alla fine trovò la mie peluria fradicia; quando mi toccò, ricambiai con la mia sui suoi pantaloni.
Lente carezze, mentre le lingue contivuano a giocare, ora fuori dalle bocche; scostò la mano per un attimo dalla mia figa ormai bollente, per slacciarsi cintura e pantaloni: un invito a infilare la mia dentro i suoi boxer, per conoscere il suo cazzo.
Lo tirai fuori, accarezzando pianissimo, dalle palle in su: lo sentii già tosto, nodoso, lungo ma soprattutto grosso di circonferenza, con una cappella voluminosa.
Faticavo ad impugnarlo e calcolai che era all'altezza dei più dotati che avevo preso.
Volevo sentirlo dentro di me, così rapidamente sfilai l'asciugamano e rimasi nuda.
Vidi i suoi occhi accendersi di libidine; mi sdraiai, sperando di averlo sopra di me, ma lui si abbassò, infilando la sua testa tra le mie gambe.
Le divaricai per accoglierlo: la sua lingua si infilò nella vagina, come prima in bocca; scavò dentro di me con lenta voracità.
Titillando il clitoride, cominciai a gemere, sempre più forte, seguendo le mie contrazioni.
Carlo rotevava la sua lingua e mi mordicchiava con grande abilità; io ho sempre faticato a venire in questo modo, anche in quel caso riuscii a godere solo leggermente.
Un orgasmo rapido, figlio anche della tensione; Carlo si sollevò e di nuovo la sua lingua trovò la mia bocca; impazzii sentendo i miei umori sulle sue labbra; fremente attendevo che mi penetrasse, invece riprese a scendere e per almeno un quarto d'ora  mi leccò su tutto il corpo: dai capezzoli, duri e sensibili, poi di nuovo tra le cosce, alternando culetto e figa, sino ad andar giù per le gambe, persino tra le dita dei piedi, stimolandomi con un solletico lieve che mi fece urlare.
Mi aveva ormai cosparsa di saliva. Sorridendo mi disse che ero splendida dappertutto, compreso lo smalto sulle dita dei piedi.
Avevo il respiro affannoso, ero pronta ad accoglierlo: ci guardammo e capii che voleva essere ricambiato; si tolse finalmente i vestiti, mi inginocchiai sul divano e cominciai a leccarlo sul petto.
Sentii il profumo dei suoi peli bianchi e sudati, mi piacque il suo afrore, notai le spalle robuste, il torace tonico, poi scesi e finalmente il suo cazzo fu tra le mie labbra; sentii la sua mano spingermi, succhiai con sempre maggior foga, guidata dal suo movimento.
Ebbi il tempo di capire dalla pressione alle mascelle che le dimensioni erano ragguardevoli.
Impazzisco a sentire il cazzo duro in bocca, il suo odore e quello di Carlo era sublime; mi scopava la bocca, spingendo sino in gola quasi a soffocarmi, poi lo sentiii rallentare, rantolando.
Il primo fiotto arrivò a sorpresa, poi un secondo, un terzo: strinsi le labbra per tenere tutto lo sperma dentro, Carlo gridava il suo piacere con rabbia, io raccolsi le ultime gocce con delicata avidità.
Rimanemmo sdraiati in silenzio per qualche minuto; sul suo volto notai un espressione assorta, forse colpevole.
Rimorso? Avevo paura che potessimo razionalizzare, poi per fortuna sentii la sua mano di nuovo tra le mie gambe; risposi sfiorando il suo cazzo.
Non riuscivo però a provocare una nuova erezione; con un sorriso leggermente imbarazzato Carlo si scusò: problemi di età; lo rassicurai e stavo per chinarmi per usare la bocca. Lui mi bloccò e mi chiese di farlo coi piedi.
"Sono splendidi: piccoli e ben curati, come piacciono a me."
Obbedii, sperando di non essere maldestra; usai le piante come fossero i palmi delle mani: in breve, sentii crescere il suo membro con soddisfazione.
Allargai le gambe: "Ora ti voglio dentro."
Carlo partì alla grande; fu sopra di me in un istante, e l'attimo dopo sentii la mia figa invasa dal suo cazzo grosso; prese a sbattermi voglioso, dopo pochi colpi cominciai a contrarmi furiosamente, mugolando di piacere.
"Sei stupendo!!! Ti voglio Carlo, sbattimi così, fino in fondo, riempimiiii."
Stavo per venire,lui rallentò bruscamente, chiedendomi se servissero precauzioni.
"Ho il diaframma, non ti fermareee." riuscii a esalare le mie ultime parole prima di aggrapparmi alla sua schiena per spingerlo ancora piu in fondo.
Un orgasmo magnifico, seguito dalla sua eiaculazione che si mischiò ai miei umori.
Carlo mi crollò addosso, eravamo stravolti di piacere e di passione.
Ci riposammo per una mezz'ora abbracciati, poi arrivò il momento di rivestirsi e di riflettere; ci lasciammo in silenzio, senza sapere cosa sarebbe stato di noi.
Lo scoprirete alla prossima puntata.
 
 
 
 
 
   
 
   



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    Racconto a Caso
Autore : roar69
arrivai al lavoro alle 8,30 mi chiusi in ufficio per finire di visionare, le carte, ero stanco morto, quella cavalcata notturna mi aveva lasciato tutti i segni, avevo i muscoli delle gambe indolenziti, i glutei pure, in più mi facevano male per le sberle che mi avevano dato, il buchino mi bruciava, era quasi fuori uso,

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