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Una settimana al mare; Silvana amava il lusso e sapevo che non si sarebbe accontentata di una vacanza normale; quando mi fece vedere il depliant si mise a cinguettare e mi convinse a prenotare quel resort sull'isola d'Elba, un posto da sogno.
Costava un occhio della testa ma non me la sentii di rinunciare. Stavo con lei da due anni e pur di farla contenta mi ero indebitato fino al collo: regali costosi, una bella macchina, i migliori ristoranti della città. Silvana era abituata a meritarsi tutto questo: aveva frequentato molti uomini, in maggioranza ricchi professionisti di mezza età, conquistati dal suo fascino e dalla sua sensualità. Con me aveva detto di voler mettere la testa a posto, di voler vivere una relazione normale.
A letto era impagabile: la sua bellezza si abbinava a fantasie e capacità inimagginabili; si curava in maniera maniacale: la sua preoccupazione principale era quella di invecchiare; ma a 32 anni era un fiore di donna; non era alta, raggiungeva a stento il metro e sessanta, ma il suo viso era perfetto: occhi azzurri espressivi, capelli lisci castani chiari, movenze da attrice americana, seno ben proporzionato, una terza con capezzoli sodi, gambe toniche e culo da cartellone pubblicitario.
Col tempo mi ero abituato all'idea che gli uomini per la strada si girassero a guardarla; mi ero adeguato all'idea di suscitare invidia e riuscivo a reprimere la mia gelosia.
Quando arrivammo sull'isola, notai che i clienti dell'albergo erano anziani: Silvana era di gran lunga la donna più giovane e bella, quando si metteva in costume a prendere il sole in piscina attirava gli sguardi di tutti, ma io decisi di rilassami e godermi le ferie.
La serenità durò due giorni: il tempo di ricevere una telefonata dal direttore della banca; il mio conto in rosso non gli piaceva; inutilmente cercai di prendere tempo; mi convocò d'urgenza e dovetti confessare a Silvana che la mia situazione economica era disastrosa.
"Devo tornare a casa domani, non ti preoccupare, risolverò la questione in poche ore, poi tornerò qui; tu resta, non voglio che ti rovini le vacanze."
Lei mi guardò in silenzio; sembrava delusa, affranta; mi accusò di averle nascosto i miei problemi; provai a rassicurarla, ma non credo di averla convinta. Tra noi cadde il gelo nonostante la temperatura estiva.
Alla sera cenammo in silenzio; gli animatori avevano organizzato una serata di ballo latino americano. Silvana si mise un vestito nero attillato e mi chiese il permesso di lanciarsi in pista. Adorava ballare. Io non ero capace di destreggiarmi nella salsa, inoltre non ero in vena, preso dai miei pensieri.
La vidi volteggiare allegra, attorniata dai maetri di ballo che avevano occhi solo per lei. Ritornò al nostro tavolo canticchiando euforica: "Questa musica è magnifica! Vieni, andiamo a bere qualcosa, ho una sete..."
Io rifiutai: mi ero scolato tre birre per vincere la malinconia ed ero già brillo; la seguii con lo sguardo mentre si avvicinava al bancone; un uomo la accostò per offrirle da bere.
Era sulla sessantina, più basso di Silvana che aveva i tacchi, brizzolato con pochi capelli, tarchiato e leggermente butterato in viso; invitò Silvana a ballare; nonostante l'età e l'aspetto poco atletico si dimostrò un provetto ballerino.
Arzillo il vecchietto, pensai senza malizia.
Danzarono per una ventina di minuti, poi presero un cocktail e si sedettero al tavolo; Silvana era euforica e leggermente ubriaca, mi presentò Maurizio che mi squadrò con aria seria.
Io sorrisi per educazione, conversammo per qualche minuto; mi costrinsero a bere con loro, reggo poco l'alcol e decisi di tornare in camera, con lo stomaco in rivolta. Maurizio mi apostrofò con sarcasmo: "Un giovanotto della tua età non dovrebbe andare a dormire così presto: la serata è appena cominciata."
Lo salutai freddamente; mentre mi avviavo percepii che stava chiedendo a Silvana se qualcosa non andasse.
Mi voltai ed ebbi il timore che lei stesse raccontando a Maurizio dei miei problemi.
La testa mi scoppiava, mi buttai sul letto e mi addormentai subito.
Erano quasi le due di notte quando sentii bussare; assonnato dissi che la porta era aperta; Silvana entrò in punta di piedi e cominciò a sussurrarmi qualcosa all'orecchio che faticai a comprendere.
"Sai, ho parlato con Maurizio della nostra situazione, lui è disposto ad aiutarci."
"Perchè? Non dovevi mettere in piazza le nostre cose!"
"Sai, lui ha due aziende, il denaro non gli manca, è disposto a farti un prestito."
Intontito, solo a quel punto intravidi la sua figura dietro la porta della nostra stanza.
Silvana lo fece entrare; mi ritrovai il vecchietto ad un passo dal letto; prima di rendermi conto, estrasse il libretto degli assegni. Con la sua voce roca mi bisbigliò qualche consiglio sul modo di gestire gli affari e sulle condizioni favorevoli del suo prestito.
Strabuzzai gli occhi: era una cifra pazzesca. "Incassalo domani, farai felice il direttore della banca."
Maurizio mi sorrise e lasciò sul comodino l'assegno. Lo fissai stupito. Silvana si era defilata in corridoio; non sapevo se e come ringraziarlo.
Uscì in silenzio, spegnendo la luce; in sottofondo giungeva l'eco della musica. Immaginai che stessero tornando a ballare; mi addormentai di nuovo in preda allla confusione.
Quando mi svegliai era buio pesto.
La musica non si sentiva più; guardai l'orologio; erano le tre e mezza.
Pensai che Maurizio e Silvana forse erano in giro per altri locali; attesi una decina di minuti; il mal di testa era ancora forte, ma ero più lucido. Un sospetto si stava facendo strada.
Decisi di rivestirmi e andarli a cercare; non sapevo dove dirigermi; poi all'improvviso mi ricordai di aver visto uscire Maurizio da una delle stanze a piano terra nei giorni precedenti.
Non ero sicuro, ma sono fisionomista ed ho buona memoria; attraversai il cortile e furtivamente mi avvicinai ai balconi sul retro; le finestre erano basse e quasi tutte spalancate per il caldo.
Al terzo tentativo feci centro: nell'oscurità vidi movimento in una camera da letto; scavalcai e mi ritrovai ad un passo dal vetro; mi acquattai e trovai uno spiraglio di visuale tra le tende.
Riconobbi i capelli di Silvana, che si muovevano con frenesia; Maurizio era sopra di lei, col busto eretto, teneva i suoi piedi sulle spalle e la inforcava con forza e lentezza.
Sapevo che era una delle sue posizioni preferite, così sentiva al massimo la penetrazione; sperai che si tattasse di un incubo; di un'allucinazione.
Ma la sentii gemere e riconobbi la sua voce: "Siii, siii, così, Mauri sei fantastico, scopami, sbattimi ancora." Vidi la sagoma delle sue gambe allungarsi in verticale, con colpi secchi Maurizio la faceva fremere e ululare, intanto le leccava voracemente le dita dei piedi."
Abbassai lo sguardo: ai piedi del letto, il vestitino nero di Silvana stropicciato, il suo tanga, le sue scarpe coi tacchi.
Impazzii, la testami stava scoppiando, cominciai a battere sul vetro.
Sorpresi, i due amnti sobbalzarono; Silvana con uno scatto si ritrovò i piedi, nuda, bellissima, stravolta di fronte a me, separati da un vetro.
"Cosa ci fai qui?"
"E me lo chiedi?? Tu cosa stai facendo???" urlai.
"Beh, credo che tu lo abbia capito; non ci eri arrivato? Come pensavi che avessi convinto Murizio a prestarti i soldi?"
"Non dovevi farlo!!! Non dovevi!!"
Maurizio che sino a quel punto era rimasto nel letto, si alzò invitandomi a non alzare la voce. Non voleva fare brutte figure. Il suo tono mi intimorì; a livello inconscio qualcosa mi fece bloccare. Maurizio era nudo ad un metro da me, piccolo, irsuto e villoso, con un membro in erezione di enormi dimensioni.
Feci finta di non sentirlo. Implorai Silvana di venire via, che dei soldi non me ne fregava niente.
Lei mi guardò con aria fredda, distaccata.
"Non vuoi proprio capire: i soldi sono il mio regalo d'addio, ormai sono sua, non tornerò da te."
Una fucilata mi aavrebbe fatto meno male. Ero sull'orlo di uno svenimento. Balbettai qualcosa.
Silvana per rendermi meglio l'idea si strinse al petto di Maurizio, che mentre la abbracciava mi salutò con ironia: "Vai a letto, che domani ti devi svegliare presto se vuoi incassare l'assegno. Noi abbiamo altro da fare."
Avvilito, volevo scappare via; ma vidi Silvana scivolare lentamente in ginocchio, nell'atto di baciare il grande cazzo turgido di Maurizio.
La sentii sussurrare: "Scusa, non ci disturberà più".
Accecato dalla rabbia, tornai indietro, aprii d forza la finestra, ma caddi malamente stortandomi una caviglia.
Maurizio reagì immediatamente; mi schiaffeggiò, mi urlò qualcosa; per il dolore e per la tensione svenni; mi ritrovai legato alla poltrona di fianco al letto; Maurizio mi risvegliò lanciandomi un bicchiere d'acqua sul viso.
"E va bene, visto che vuoi restare qui ti accontentiamo; anche se in realtà non hai i soldi per il biglietto, ma fa niente. Promettimi di fare il bravo."
Volevo urlare, ma avevo un bavaglio alla bocca; sentivo dolore dappertutto. Silvana mi guardava con disprezzo. Maurizio ostentò di fronte a me un'erezione notevole; si avvicinò alla bocca di lei che cominciò a leccarlo prima lentamente, poi con avidità. Lo succhiava con la maestria che conoscevo, ma dovevo riconoscere che con me non era mai stata così porca.
"Scommeto che il tuo ex fidanzatino non ce l'ha così grosso." disse Maurizio col respiro affannoso.
Silvana squittì di piacere. Poi si rivolse a me.
"Ora ti faccio vedere come faccio venire un uomo vero."
Riprese a leccarlo con forza, tutta l'asta sino alle palle. Maurizio le esplose sul viso, schizzandola di sperma.
Il resto si svolse lentamente, quando ormai non sapevo piu reagire: accarezzandolo su lmembro con mani e piedi, Silvana ottenne una nuova erezione dal suo vecchio amante.
Poi si mise di fronte a me, alla pecorina, per farmi vedere da vicino la sua espressione mentre Mauriziò le preparava il buchetto. Pssò del tempo prima che riuscirre a sodomizzarla col suo cazzo nodoso ed ancora possente. Silvana mi urlava di piacere e dolore ad un metro di distanza, soverchiata dai colpi secchi e continui di Maurizio.
Mi gridò che lo sentiva venire dentro, sino all'intesino; finalmente si placarono; sparirono nel bagno per lavarsi sotto la doccia. Io crollai.
Al mattino,distrutto, lasciai il resort con un assegno in mano e la certezza che non li avrei più rivisti.
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