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Pubblicato : 02-07-2010 | Autore : Biancaneve
Categoria : Incesto | Totale Visualizzazioni : 11582 | Votazione :

  
Biancaneve

Ilio (4): mia madre

 

Episodi Precedenti:
 

Ilio (1);

Ilio (2): Janine;

Ilio (3): il caffe dalla nonna e poi Lisa

 

 “Sì! C’è un’altra storia da te vissuta che mi piacerebbe conoscere. Da quanto tempo non vedi tua madre?” “Perché ti interessa mia madre?” “Perché credo, anzi sono convinta che tua madre è la vera causa della tua fuga. Mia madre, la tua ex moglie e mia nonna: non sono state le tue avventure con loro tre a farti scappare. Per un uomo è un motivo di vanto dimostrare di essere riuscito ad entrare nel letto di tre belle donne. Ti saresti pavoneggiato. Invece sparisci senza lasciare tracce. Perché? In un primo tempo ho fantasticato. Poi in questi giorni alcune tue frasi mi hanno fatto pensare e ho ricostruito un puzzle che aveva molti pezzi che non combaciavano. Tu sei scappato quando hai saputo che tua madre aspettava un bambino. Perché? Noi due dobbiamo vivere insieme. Io diventerò la tua donna. Che tu abbia amato mia madre, mia nonna e mia zia a me non importa. So che dovrò dividerti con loro e questo mi sta bene. Ho favorito e accettato anche la relazione che hai avuto con la mia amica Janine. Ma non devono esserci ombre tra noi. Devo sapere tutto di te.” “D’accordo. Ti racconterò una storia che ha dell’incredibile. Un giorno di cinque anni fa accompagno mia madre dal senologo. È una visita programmata. Quando giungiamo nell’ambulatorio l’addetta ci comunica che il titolare per motivi di salute è assente e che lo sostituisce un altro medico. All’istante mia madre pensa di rinviare la visita ma poi ci ripensa. Non le va di aspettare ancora qualche mese. Preferisce farsi visitare. Dopo circa un’ora di attesa viene il turno di mia madre. Io aspetto in sala d’attesa. 15 minuti e vedo mia madre, rossa in viso, uscire dallo studio. Ha la camicia parzialmente abbottonata ed il reggiseno tra le mani. “Serghej, vieni. Usciamo da questo bordello.” Sotto gli occhi sorpresi dell’addetta e di altre due clienti usciamo dall’ambulatorio. Entriamo in auto. Mia madre è seduta al volante. Mette in moto e partiamo. La guardo. Ha il viso rigato di lacrime. Il mio sguardo scende sulla camicia parzialmente sbottonata. Si intravede una tetta intera compreso il capezzolo. Devi sapere che mia madre ha un seno bellissimo. Sembra scolpito nel marmo. Liscio, tondo, bianco latte e con aureole caffellatte e capezzoli grossi come ciliegie. Ho già avuto occasioni di vedere le tette di mamma. Non l’ho spiata. È lei stessa a mostrasi nuda ai miei occhi. Non ha mai avuto pudore. Suo marito, mio padre, sapeva del comportamento e del modo di agire di sua moglie tra le mura domestiche. Di una cosa mamma non si rendeva conto che il suo modo di fare scatenava in me insani desideri. Fin dall’età di 11 anni non vedevo più madre come la mia genitrice, ma vedevo in lei una donna. Divenne l’oggetto delle mie polluzioni notturne. Ho fatto tante di quelle seghe pensando a lei che non puoi immaginare.” “Se è per questo non sei il solo.” “Cosa vuoi dire?” “Anch’io ho avuto il mio sogno segreto. Anche per me mio padre divenne l’incubo dei miei sogni erotici. Tutte le notti sognavo di fare lunghe galoppate sul suo cazzo e mi masturbavo come una pazza.” “Ma per te poi il sogno è finito.” “Non ho detto questo.” “Però hai detto di essere vergine.” “Lo sono ancora. Già ti ho detto che sarai tu a raccogliere il mio fiorellino e cosi sarà. Dai continua a raccontare.” “La tetta di mamma è come un magnete. I miei occhi si riempiono di tale bellezza. Mia madre continua a guidare singhiozzando. Non ho mai saputo se fu un caso, resta il fatto che imbocca una stradina sterrata laterale che dopo poche centinaia di metri ha termine. L’auto si ferma e mamma china la testa sul volante. Sono minuti lunghi. Il mio cervello elabora una idea pazzesca. Allungo una mano e la infilo nello spacco della camicia. Raggiungo la tetta e la palpo. Il calore che emana raggiunge la mia mano. Le dita vibrano e trasmettono strane sensazioni al mio basso ventre. Il cazzo si inturgidisce. Sto aspettando una pesante sberla. Non arriva. Mia madre scende dall’auto e si inoltra nel prato. Si distende sull’erba. La raggiungo. Mi stendo al suo fianco e le sbottono la camicia. Scosto i lembi e le grosse, tonde, lisce, magnifiche mammelle di mia madre si espongono agli ultimi raggi del sole che sta calando. Con una mano le accarezzo. Avverto i capezzoli flettersi in avanti. Stanno indurendosi. Una frase assurda mi esce dalla bocca. “Mamma, ti amo.” Quella frase è come una scossa. Mia madre balza a sedere. Veloce ho ritratto la mano dal suo seno. Non si accorge di avere la camicia sbottonata. “Cosa hai detto?” “Ti amo. Ecco cosa ho detto e lo ripeto. Mamma ti amo.” Fraintende. Mi passa un braccio intorno alle spalle e mi attira contro di se. La mia testa è sul suo petto. La mia bocca è ad un centimetro di distanza da un suo capezzolo. Non mi resta che tirare fuori la lingua e lambirlo. Il desiderio di baciare quel seno stupendo è più forte di qualsiasi altra cosa. Lo faccio. Con delicatezza avvicino la lingua al capezzolo e lo lambisco. È dolce. Una scossa percorre il corpo di mia madre. “Cosa stai facendo?” “Mamma, hai un seno stupendo. Lascia che lo baci. Fammi succhiare le tue tette cosi come me lo lasciavi fare quando ero piccolo.” “Oh! Dio, anche tu? Sei mio figlio. Come puoi pensare che ti lasci trastullare con i miei capezzoli? Dopo quanto è successo dal medico ci mancano pure i desideri insani di mio figlio.” Con una spinta mi allontana da se. Si guarda e si accorge di avere la camicia completamente aperta e le tette al vento. Infuriata si alza e si avvia verso l’auto. “ Sei un piccolo pervertito. Meriteresti che ti lasciassi qui. Muoviti. Sali in auto. A casa facciamo i conti.” Arrivati a casa mi rifugio nella mia camera in attesa della tempesta. Ad una certa ora sento la voce di mia madre che mi chiama. Non è adirata. Mi sta chiamando per la cena. Raggiungo i miei che sono già seduti a tavola. Guardo mia madre. Il suo viso non tradisce alcuna emozione. Mia madre sta parlando con mio padre. “Allora siamo d’accordo. Ti prenderai tu l’onere di stilare la denuncia contro quel porco del medico per molestie sessuali. Io la firmerò e vedremo cosa accadrà.” Ecco spiegato il motivo delle sue lacrime e del perché della camicia sbottonata e del reggiseno nelle mani. Mamma stava scappando. “Un'altra cosa. Nella denuncia cerca di evitare di citare nostro figlio. Non voglio coinvolgerlo in questa vicenda.” Divento bianco. Anch’io l’ho molestata. Mia madre mi guarda. Ha negli occhi due fulmini pronti ad incenerirmi. La cena ha termine e andiamo in salotto a guardare la TV. Mamma vuole che mi sieda al suo fianco. Imbarazzato l’accontento. Lei mi cinge le spalle e mi attira a sé. Mi ritrovo con la testa nell’incavo della sua spalla. Lei china la testa verso di me e, sorpresa, mi da un bacio sulla fronte. Per una frazione di minuto resto senza respirare. Mamma se ne accorge e mi stringe ancora di più a sé. Vedo il suo seno che, seguendo il ritmo del suo respiro, si solleva e si abbassava. I primi quattro bottoni della camicia sono sbottonati. Il mio sguardo si inoltra nell’apertura della camicia. Non ha il reggiseno. Si notano le forme dei capezzoli che spingono contro la stoffa. Un profumo inebriante mi inonda le narici. I miei ormoni incominciano a danzare. Il mio cazzo si inalbera. Non ce la faccio a resistere. Mi divincolo dall’abbraccio e scappo in bagno. Mi masturbo e scarico nel cesso tutto il mio piacere. Mi pulisco e ritorno nel salone. Mia madre mi guarda con un sorriso beffardo dipinto sul volto. “Vai a letto? Passerò più tardi a darti il bacio della buona notte.” La guardo. Sono anni che non viene a darmi il bacio della buona notte. Vado in camera. Mi spoglio. Indosso il pigiama e mi stendo sul letto. Resto in attesa della visita di mia madre. L’attesa si protrae per un tempo  che sembra una eternità. È circa mezzanotte quando la porta della camera si apre e lei, avvolta in una vestaglia trasparente, appare nel vano luce della porta. In controluce le sue splendide forme risaltano. Lentamente si avvicina al letto. “Dormi?” “No. Ti sto aspettando.” Prende un cuscino e lo lascia cadere sul pavimento vicino al letto. Ci si siede sopra. Vedo i suoi occhi brillare. Stende un braccio e posa la mano sul mio torace. “E’ vero quello che mi hai detto sul prato oggi? Lo vuoi ripetere?” Non mi aspettavo quella domanda. Balbettando le rispondo. “Sì, mamma. È la verità. Io ti amo.” “Lo sai cosa è l’amore? L’amore è gioia; è sofferenza e tante altre cose. Tu sei un ragazzino cosa puoi saperne dell’amore. La tua è una infatuazione di cui sono colpiti tutti i tuoi coetanei. Quale ragazzo non ha nutrito sentimenti d’amore nei confronti della propria madre?” “Mamma per me è diverso. Tu sei nei miei sogni. Tutte le notti sogno che entro nel tuo letto e facciamo sesso.” “Tu sogni di fare sesso con me? Con tua madre?” “Non solo sogno ma la tua figura fa da sfondo alle mie masturbazioni. Mamma io desidero chiavarti.” “Sei uno sfacciato. Non si può dire che ti manchi il coraggio. Lo sai che il tuo desiderio non potrà mai realizzarsi.” “Mai dire Mai.” “Bravo, fai anche il filosofo. Mettiamo per un attimo da parte il fatto che sono tua madre. Lo sai quanti anni ci separano. Ho 29 anni e tu quindici. Non ti sembra che ci sia una grande differenza di età fra me e te?” “L’età non conta. Tu sei una donna bellissima. Hai il corpo di una quindicenne. Vuoi denunciare quel medico. La colpa è tua. Poverino. Si è visto davanti una donna di una bellezza mai vista prima. Ha perso la testa ed ha tentato. Gli è andata male. Cosa ti ha fatto?” “Mi ha palpato il seno non in modo professionale, ha giocato con i miei capezzoli strizzandoli e poi ha tentato di baciarmi. Gli ho dato due ceffoni che ricorderà per un bel pezzo.” “Ricorderà pure di aver accarezzato due splendide tette e giocato con due grossi capezzoli. Avrei voluto essere al suo posto.” “Anche tu hai fatto il porco. Hai approfittato del mio stato per lambire con la lingua il mio capezzolo.” “L’occasione fa l’uomo ladro. Dimmi ti è piaciuto?” Non risponde. Si alza in piedi. “Questo discorso va continuato. Ora dormi. Si china e mi poggia le sue labbra sulla fronte. Nel mentre mi bacia la vestaglia si apre e le tette mi piombano sul viso. È una vera provocazione. Non la lascio scappare. Con le labbra aggancio un capezzolo e lo lecco con la lingua. “Sei proprio incorreggibile.” Si gira ed esce dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle. È una lunga notte quella che mi accingo a trascorrere. Al mattino mia madre irrompe nella stanza. È  avvolta nella stessa vestaglia di merletto nero trasparente della sera precedente. Sotto è nuda. Si nota il triangolo di peli che le incornicia la vagina, l’ombelico, il ventre piatto, le stupende bianche tette con i grossi scuri capezzoli, le lunghe e ben tornite gambe, le bianche cosce senza un briciolo di cellulite e i tondi bianchi lisci glutei. Questa meraviglia che avanza verso di me è mia madre. “Che occhi che hai. Non hai dormito? Lo sai che è tardi. Tuo padre è già uscito. Su alzati. Il latte è pronto. Vuoi che te lo porti qui?” “Mamma il latte preferirei berlo direttamente alla fonte.” “Purtroppo figliolo in casa non abbiamo mucche da mungere.” “Però ci sei tu. Potresti tu darmi il latte necessario.” “Ci risiamo. Alzati e vieni in cucina a fare colazione.”  I giorni passano. Il mio desiderio per mia madre non scema. Più passa il tempo più si rafforza. Non faccio niente per nasconderlo. Le faccio una corte serrata. Le scrivo bigliettini d’amore che lei legge sorridendo. Le invio fiori in ufficio con un biglietto su cui è scritto il mio desiderio per lei. Non li respinge. Li accetta. Mi fa capire che le fa piacere. Uno dei tanti giorni mi chiama nella sua stanza. È a letto. Come è sua abitudine è nuda e indossa una camicia aperta sul davanti.  Mi avvicino al letto. Lei mi invita a sedermi. “Ho parlato con tuo padre del tuo insano desiderio di avermi nel tuo letto.” Mia madre è matta. Parlare del mio amore per lei con mio padre. “Sei per caso impazzita?” “Lasciami parlare. Quando gli ho raccontato della corte spietata che mi fai e delle avance oscene è scoppiato a ridere. Sapeva. Si, tuo padre se ne è accorto della tua corte. Chi non se ne sarebbe accorto. Non hai mai tentato di nascondere i tuoi desideri. Come è stato per me anche lui ha pensato ad una infatuazione giovanile. Sai cosa ha detto? Che non si meravigliava affatto che la mente di suo figlio è preda di pensieri osceni nei miei confronti. Avere in casa una donna bella come me che gironzola in abbigliamento provocatorio non può non suscitare brame in un puledro anche se questo è mio figlio. Ha detto che i fatti sono andati troppo avanti e che il problema devo risolverlo io. Lui non può intervenire. Se lo facesse il suo sarebbe un intervento violento e drastico. Mi ha fatto capire che ti allontanerebbe da casa fino a quanto i bollori non ti sarebbero passati. È una cosa che non voglio. Dopotutto sei mio figlio.” “Ti ringrazio. Ma tu non vuoi fare sesso con me quindi preferisco la soluzione drastica prospettata da mio padre.” “Però soffriresti molto. Io invece ho pensato ad un’altra soluzione e l’ho prospettata a tuo padre il quale l’ha accettata favorevolmente.” “Sarebbe?” “Noi due. Io e te soli ci prenderemmo un lungo periodo di vacanza durante il quale io ti farò desistere dal tuo insano proposito. Se così non sarà vuol dire che è accaduto il peggio e tuo padre lo accetterà senza creare problemi.” “Mamma sei un genio. Quando partiamo? Dove andiamo?” “Il posto dove andiamo è una sorpresa. Partiamo dopodomani.” “Mamma posso chiederti una cosa?” “Certo. Cosa vuoi chiedermi?.” “Tu trovi che sia un ragazzo che potrebbe far perdere la testa ad una ragazza?” “Figlio mio le ragazzine della tua età farebbero a gara per essere tue compagne.” “E le donne come te?” Mia madre mi guarda. Resta per lunghi istanti in silenzio. “Vuoi sapere se io verrei a letto con te nel caso non fossi mio figlio? Sì, ci verrei.” “Nonostante la differenza d’età?” “Sei ancora un cucciolo. Per una donna della mia età portare a letto un giovane puledro è esilarante. La natura è bizzarra. Le ragazzine sognano di farsi scopare da uomini maturi. Le donne più vanno avanti negli anni e più preferiscono farsi cavalcare da giovani stalloni. Lo stesso discorso vale per gli uomini.” “Io per te sarei un giovane puledro che porteresti con piacere a letto. Perché non lo fai?” “Monellaccio! Non fare il furbo. Il tuo coso non avrà il piacere di visitare la mia cosina. Ora vattene. Esci da questa stanza.” Quella mattina ho l’impressione che mia madre un pensierino sulla possibilità di accogliermi fra le sue bianche cosce l’abbia fatto. Non mi resta che battere il ferro finché è caldo. Il viaggio è quello che ci vuole. Partiamo. Dopo aver cambiato due volte l’aereo e dopo 48 ore di viaggio giungiamo a destinazione. All’aeroporto vengo a conoscenza che siamo giunti in Polinesia. Siamo su uno delle tante isole che la compongono. Mia madre si fa accompagnare ad un villaggio dove all’entrata vi sono due disegni di due figure, un uomo ed una donna nudi e coperti nelle parti basse da foglie. Una scritta troneggia sulla testa delle figure. “Oasi dei naturisti”  Ci presentiamo al banco della reception e ci registriamo. Ci assegnano un bungalow. Una bellissima  ragazza dalla carnagione scura con lunghi capelli neri e lisci e grandi occhi neri avvolta in un pareo di seta gialla trasparente ci accompagna a prenderne possesso. Appena entrati la ragazza ci informa, in un perfetto francese, che per tutto il periodo del nostro soggiorno, lei ed un’altra sua collega saranno a nostra disposizione. Poi ci aggiornano sulle abitudini del posto e delle regole che vigono e guidano l’Oasi. Vengo a conoscenza che quello è un campo per gli amanti del nudismo integrale e che è assolutamente vietato girare vestiti, anche parzialmente, per il campo. Detto questo si libera del pareo ed un corpo stupendo color ambra si mostra ai miei occhi. Gambe lunghe e affusolate sorreggono un corpo da sogno. Un culetto tondo completamente liscio; fianchi larghi e vita stretta; due splendide tette con due ciliegie come capezzoli ed una bocca con labbra carnose. Il mio alieno ha un guizzo e comincia ad indurirsi. Mia madre mi guarda e si accorge della mia iniziale eccitazione. Il suo viso si allarga in un sorriso di soddisfazione. Quindi anche lei imita la ragazza e si libera dei vestiti. L’ho più volte vista nuda gironzolare per casa ma quel giorno la sua nudità è particolarmente splendida. Insieme si siedono sulle poltroncine di vimini. Poggiano le braccia sui braccioli ed accavallano le gambe. Mi guardano. È mia madre a parlare. “Cosa stai aspettando? Spogliati.”  “Non posso. Non sono in condizioni di farlo. Mi vergogno.” Mamma ride. La ragazza si alza e si avvicina. “E’ la prima volta che vieni in un campo per nudisti?” Allunga le mani e mi sbottona la camicia. La sfila e la lascia cadere sul pavimento di legno. Si piega sulle gambe e, sotto lo sguardo divertito di mia madre, mi sgancia la cinghia dei pantaloni e fa scorrere la zip. Infila le dita nella cinta e tira giù, in un colpo solo. pantaloni e slip. Il mio cazzo balza fuori come un dardo. Grosso e duro si inalbera come l’albero maestro di una nave. Quasi va a sbattere sul viso della ragazza che lancia un grido di stupore. “Oh. Mon dieu! Non ho mai visto un pene di queste dimensioni. Eppure qui ve ne sono di diversi tipi. Il ragazzo non può circolare per il campo con un affare simile tra le gambe.” Mia  madre smette di ridere. Si alza e viene ad inginocchiarsi vicino alla ragazza. Il suo sguardo è puntato sul mio cazzo. “Dio! Serghei! Non mi hai mai detto di avere una tale meraviglia tra le gambe. È più grosso di quello di tuo padre. È stupendo. La ragazza ha ragione. Nonostante questo sia un campo di nudisti farti circolare con questo meraviglia fra le gambe saresti un pericolo pubblico, daresti scandalo.” Io resto immobile. Più le sento magnificare il mio pene più mi eccito. In modo particolare vado in visibilio quando a magnificare è mia madre.  Mi rendo conto che mia madre è un bel po’ di anni che non mi vede nudo. Di colpo interrompe la contemplazione del mio cazzo e riprende il controllo di se stessa. “Sei osceno. Copriti. Signorina non abbiamo più bisogno di lei. Può andare. Mi raccomando non faccia parola di quanto ha visto.” “Non si preoccupi signora. Sono molto discreta. Mi lasci dire che lei ha un bel figlio. Se lo tenga ben stretto. Qui ci sono molte donne che lo ghermirebbero. Ed io sono una di queste.” Esce e chiude la porta alle sue spalle. Mia madre si siede su una poltrona. Dio, com’è bella. Quelle sue poppe sono un invito costante. “Avvicinati.” La raggiungo. “Fammelo guardare.” Tolgo l’asciugamano ed il fallo si erge imperioso. I suoi occhi sono fissi sul mio pene. Ne è ammaliata. “Tu vuoi mettere questo mostro nella mia caverna? Allora non è vero che mi ami? Quello che hai tra le gambe non è un normale cazzo. È un ariete. Tu vuoi che ti dia il consenso a farmi sfondare. Non lo avrai mai.” “Mamma, proviamo. Vedrai ti piacerà.” “In quanto a piacermi ne sono certa. Lascia che lo tocchi.” Allunga una mano e afferra il mio pene. Lo circonda con le dita e lo stringe.”Dio, come è grosso. È duro come la roccia. È bollente. Lo sento pulsare. Ha bisogno di essere raffreddato.” Allunga l’altra mano e la porta su una mia natica. Mi attira a se. “Al diavolo la morale.” China la testa e poggia la bocca sul mio glande. Sento uno schiocco. Lo sta baciando. Non posso crederci mia madre mi sta baciando il glande. La sua labbra si dischiudono e la lingua guizza fuori dalla bocca. La fa vorticare intorno al glande. La guardo. Sta leccando il mio cazzo. Le metto le mani sulla testa e le scompiglio i capelli. Mamma fa scorrere la lingua lungo tutta la lunghezza del fallo. Giunge sui testicoli. Li ho gonfi. Li avvolge con le labbra e li succhia. Risale leccando lungo la dura asta di carne  Arriva in cima. Avvolge il glande con le labbra e fa scorrere il mio cazzo nella sua bocca. Lo succhia. Non riesco a capacitarmi. Ho penato tanto per avere un rapporto con mia madre ed ora eccomi qui, con il cazzo nella sua bocca e lei che lo sta succhiando. Mi sta facendo un pompino. Non riesco a trattenere un nitrito e subito dopo eiaculo. Il mio sperma raggiunge la sua bocca. È tanto lo sperma che le scarico in bocca che ha difficoltà a riceverlo. Con la lingua lo convoglia verso la sua gola. Lo ingoia. Mi pulisce facendo scorrere la lingua sulla superficie del glande. Allontana la testa e mi guarda. “Si vede che sei un cucciolo d’uomo. Non sei riuscito a trattenerti. È la prima volta che una donna ti succhia il cazzo?” “Sì, mamma e sono contento che sia stata tu. Mi è piaciuto molto. Mi auguro che non sia finita qui.” Lei mi guarda con occhi carichi di desiderio. “Oh! No! Oramai il dado è tratto. Queste saranno vacanze in cui io e te ci divertiremo molto. Ti insegnerò tutto quello che so sul sesso. Sarai il mio giovane stallone ed io sarò la tua giumenta. Sarai il mio amante. Non è questo che hai sempre voluto? Giacere con tua madre? Chiavarmi?” “Oh! Mamma! Ti amo.” “Vieni, andiamo a letto.”  Mamma si siede sul letto e appoggia le spalle alla testata di legno. Tira su le gambe facendole combaciare sulle sue cosce che allarga a dismisura. È una posizione che ho visto sul web. È una foto di una attrice di grido che si è fatta ritrarre in quella posa. Gambe e cosce cosi dilatate sembrano essere una W capovolta. Una folta foresta di peli neri incornicia e copre la sua vagina. Dire che è arrapante è poca cosa. Resta il fatto che quello che vedono i miei occhi si trasmette al mio pene che incomincia ad uscire dal torpore in cui era caduto dopo il favoloso pompino fattomi da mia madre. “Tocca a te. Fammi vedere di cosa sei capace. Vieni a baciarmi la micina. Falla miagolare.” Mia madre vuole che la faccia godere. “Mamma non l’ho mai fatto. È la prima volta che una donna mi invita a baciarle la figa. Quello che so è solo teoria appresa navigando su internet o da film porno.” “Cerca di imitare quello che hai visto. So che è la tua prima volta. Questo mi eccita di più perché sei un verginello e perché sei mio figlio. Dai. Datti da fare. La mia micina ti reclama.”  Mi metto carponi fra le sue cosce e avvicino la testa alla foresta di peli. Lei ha portato le dita sulle grandi labbra e le ha dilatate portando allo scoperto: le piccole labbra che sono due ali di farfalla gonfie di sangue; il roseo orifizio vaginale; l’uretra ed il clitoride. L’insieme da corpo ad una meravigliosa conchiglia. Non ho mai visto niente di più bello. Tutte le vagine che ho visto su internet non sono niente di fronte al superbo spettacolo che mia madre sta fornendo mettendo in mostra la sua favolosa vagina. “Mamma è bellissima.” “Lo so. Ne vado fiera. Tu e tuo padre siete le uniche persone ad averla vista. Ti prego, la mia micina sta aspettando la tua lingua. Vieni a baciarla.” Fiondo la testa su quello splendore e: bacio, mordo, lecco. Mia madre lancia continui nitriti e miagolii. “Sì. Così. Bravo. Continua. Non ti fermare. Dio, come lecchi bene. Mi fai morire. Ecco. Sì. Si. Si.” La mia lingua scorre veloce su quella meraviglia. Il corpo di mamma comincia a tremare. Un urlo mi avvisa che sta per godere. Un secondo dopo un primo orgasmo la invade. Viene e scarica nella mia bocca i suoi umori. Li ingoio. Hanno un sapore salmastro ma sono gradevoli. Non smetto di far vorticare la lingua fuori e dentro la vagina che nel suo percorso incontra il clitoride che è tutto inturgidito ed e completamente uscito dal suo guscio. Il cappuccio del clitoride si è retratto ed il glande è uscito allo scoperto. Lo circondo con le labbra e lo strizzo. Lo mordo. Mia madre lancia un urlo di piacere. Con la punta della lingua lo titillo strappando altri nitriti alla mia dolce mammina. Incomincio a succhiarlo. il clitoride si indurisce ancora di più. Le faccio un pompino. Mamma va in estasi. Lancia grida una dietro l’altra. Meno male che il nostro bungalow è in fondo al campo, in un posto molto isolato. Le sue mani spingono la mia testa contro la sua vagina. Avvicino una mano all’orifizio vaginale e con due dita la penetro. La sua vagina è piena di umori. Le mie dita scivolano verso l’interno e la fotto. Solleva il bacino venendo incontro alla mia bocca ed alle mie dita. Un tremore l’assale. È lei stessa a prendere un cuscino e portarlo sulla sua bocca. Lo morde. Così facendo soffoca le sue grida. Dalla uretra fuoriesce un liquido giallognolo e denso. Sembra magma che esce da una fenditura della terra. Prima che vada disperso mi precipito a lapparlo ed ad ingoiarlo. Ha un odore eccitante ed un buon sapore. È pappa reale. Sono riuscito a far godere una donna: mia madre. “Oh. Mio piccolo Serghej, figlio mio. Per essere la prima volta che lecchi una fica sei stato straordinario. Mi hai fatto un pompino superlativo. Non ho mai goduto tanto. Dai completa l’opera. Vieni fra le mie cosce. Chiavami.”  Non credo alle mie orecchie. Mia madre, la mia dea, mi chiede di chiavarla. Il sogno sta diventando realtà. “Cosa stai aspettando? Non è questo quello che hai sempre desiderato? Eccomi. Sono qui pronta a riceverti.” Come un automa, senza distogliere gli occhi dai suoi, porto il mio corpo in mezzo alle sue cosce. Lei allunga una mano e afferra il mio cazzo. Lo guida fra le sue grandi labbra. “Spingi.” Fletto il bacino in avanti ed il glande si fa strada fra le grandi labbra. Favorito dagli umori vaginali di cui è piena, il mio cazzo scivola nel ventre materno. Pongo fine alla spinta quanto il glande incontra l’utero. Mia madre mi stringe i fianchi con le cosce e porta le gambe sulla mia schiena stringendomi in un dolce abbraccio. “Mamma non riesco a crederci. Sono dentro di te. Ti sto chiavando.” “Figlio mio, anche per me sembra vivere un sogno. Non riesco a rendermi conto di averti permesso di porre il tuo cazzo nella mia fica e la cosa che mi infastidisce è che mi piace. Dimostrami di essere bravo cosi come lo sei stato quando mi hai fatto godere facendo vorticare la tua lingua sulla e dentro la mia fica e in particolare quando hai succhiato il mio clitoride. Su, datti da fare. Pompa il tuo pistone nel mio cilindro. Fammi andare in fuori giro.” Pur non avendo mai avuto un rapporto sessuale mi viene naturale sollevare il bacino per poi abbassarlo. “Piano. Fai piano. Non avere fretta. Nessuno ti corre dietro.” L’ascolto. Metto da parte l’irruenza giovanile che mi pervade per avere mia madre distesa sotto di me e con il mio cazzo nella sua vagina e, lentamente, comincio a chiavarla. Una serie di miagolii e di nitriti mi dicono che il mio modo di fotterla le piace. Il mio cazzo entra ed esce da quella polposa vagina con una lentezza che può sembrare esasperante ma che per mia madre è fonte di piacere. “Non immaginavo fossi così bravo. Mi stai facendo entrare nello spazio infinito.  Continua così.” “Mamma sei bella e ti amo.” “Non pensare ad amarmi pensa a chiavarmi.” Il corpo di mia madre è continuamente attraversato da piacevoli scosse. Dalla sua gola prorompono grida ed ululati. Solleva il bacino e schiaccia il suo pube contro il mio. Sento le unghia graffiarmi la schiena. Sta avendo un orgasmo. Mi morde la spalla. Viene. Il mio cazzo affonda in un mare di umori. “Dai, cucciolo, non trattenerti. Dai libero sfogo alla tua libidine. Galoppa.” I miei affondi nella vagina di mia madre si fanno più veloci. Non duro molto. Sento lo sperma salire lungo il condotto uretrale, uscire dall’uretra e invadere la vagina materna. “Maaaaammaaaaaa, godoooo!” “Sì! Vieni pure dentro il mio ventre. Innafiami. Riempimi del tuo dolce sperma.” Scarico nella sua fica sogni e desideri. Esaurita la carica mi abbatto di schiena sul letto. Mamma si gira su di un fianco. Prima mi accarezza il viso e poi fa scorrere la sua mano sul mio torace. “Ti è piaciuto?” “Oh! Mamma. È stato favoloso.” “Riposati. Vedrai che il seguito sarà ancora più bello. Ti farò pentire di avermi desiderata. Rimpiangerai le tue seghe. Sappi che hai scatenato la bestia che è in me. Ti divorerò.” Mantiene la parola. Ogni mattina ci rechiamo, nudi, nel posto assegnatoci. La voce delle dimensioni del mio cazzo è già corsa per il campo. Diverse donne e diverse ragazze, con la scusa di passeggiare vengono a rendersi conto della diceria che circola. Mamma si diverte. La vedo gioire nel vedermi oggetto di desiderio di altre donne. Allo stesso tempo esercita una guardia spietata. Lei è una belva in calore è non permette a nessun’altra di avvicinarsi a meno di un metro dal mio lettino. La ragazza che ci è stata assegnata tenta di convincere mia madre a lasciarmi solo con lei per un solo pomeriggio. “Signora. Me lo lasci cavalcare. Le prometto che glielo restituirò.” Niente da fare. Una volta dentro il bungalow chiude la porta e fino al mattino dopo non ci vede più nessuno. I pranzi ce li servono a destinazione. Il letto del bungalow è il campo di battaglia preferito da mia madre. Gli amplessi si sa quando iniziano e non si sa quando finiscono. Pur essendo un ragazzo non riesco a stare dietro al suo bisogno di sesso. È come una mantide.  Mi sta divorando. Le posizioni del kamasutra non hanno più segreti. Le abbiamo sperimentate tutte. La posizione che le piace di più è quando la chiavo standole dietro. Non importa se piegata in avanti su di un tavolo o alla pecorina o stando completamente distesa. L’importante è che io sia dietro di lei. La permanenza nel campo nudisti si protrae fino ad inizio autunno. Sembriamo due scimpanzé bonomo in vacanza. Ogni occasione è buona per accoppiarci. Trascorriamo il tempo giocando con i nostri corpi. Ogni cosa bella ha una sua fine. La fine della vacanza si avvicina. Il giorno prima di partire mia madre mi dice che è necessario che mi parli. Siamo seduti vicino al tavolo. Abbiamo finito di cenare. “Serghej, fra circa tre giorni saremo a casa. Questo per me è stato un periodo meraviglioso. Ho stretto fra le braccia il più bel ragazzo che abbia mai conosciuto. Mi sono concessa con tutta me stessa. Mi hai chiavato ed io te l’ho lasciato fare perché avevo desiderio di farlo. Mi è piaciuto. Ma finisce qui. Quando saremo a casa non vi saranno prosiegui. Tutto quello che è accaduto fra noi in questi giorni deve essere dimenticato e nessuno dovrà mai conoscere quanto è successo. Torneremo ad essere madre e figlio. L’unica persona che lo saprà sarà tuo padre. Lo metterò al corrente di quello che c’è stato fra noi. Glielo devo. È il mio uomo e lo amo. Non l’ho mai tradito e nemmeno questa volta l’ho fatto. Lui sa che sarebbe potuto accadere. Ne abbiamo parlato prima di partire.” “Mamma, come puoi chiedermi di dimenticare quello che c’è stato fra noi?” “E’ facile. Ogni volta che ti sentirai attizzito per la mia presenza sparati una sega.” “Sei crudele.” All’aeroporto troviamo mio padre che ci attende. Una volta arrivati a casa, mia madre si ritira in camera dicendo di essere stanca. Nel salone restiamo io e mio padre. “La vacanza è andata bene? Sei rimasto soddisfatto?. Ti è piaciuta?” “Siamo stati per tutto il tempo in un campo per amanti della natura. Cosa mi sarebbe dovuto piacere?” “Tua madre, chi altri? Eravate voi due soli. Non è questo che desideravi. Restare solo con lei. Vi siete amati? L’hai chiavata?” Mio padre sa. Mamma l’aveva detto. Dall’espressione del mio viso babbo capisce di aver colpito nel segno. “Non avere timore di parlare. Io e tua madre eravamo d’accordo. Lei mi ha detto che tu desideravi accoppiarti con lei. E così abbiamo concordato questa vostra vacanza. Il tuo viso è un libro aperto. È brava a letto? E tu sei riuscito a soddisfare il suo bisogno di godere?” Non sono io che gli rispondo. È il mio subconscio come se volessi ferirlo. “Sì, papà. Ho chiavato tua moglie, mia madre. Mi è piaciuto molto. Dovresti chiedere a lei se sono stato capace di soddisfarla. Posso solo dirti che a letto è una belva scatenata.” “Sì, è proprio tua madre la donna con cui sei andato a letto. Per il futuro cosa conti di fare?” “Papà io amo mamma e vorrei continuare a frequentarla. Purtroppo lei mi ha detto che una volta a casa tutto sarebbe finito. Lei tornerà ad essere mia madre ed io tornerò ad essere vostro figlio.” “Non ti sono bastati circa quattro mesi. Vuoi continuare? Sai che dovresti dividerla con me? Vuoi questo?” “Sì. Pur di continuare a stringerla tra le braccia accetto di dividerla con te.” “Per tua madre non sarà facile fare finta che niente è accaduto fra voi due. Non credo che tua madre riuscirà a stare lontana dal tuo letto. Quando prima verrà a trovarti. Ti faccio una raccomandazione. Tutto quanto è stato tra voi e tutto quello che in seguito accadrà dovrà restare circoscritto a noi tre e non dovrà mai valicare i confini della nostra tenuta anzi della nostra casa. Ora va a dormire. Sarai stanco. Io raggiungo tua madre.” lo guardo con occhi carichi di odio. “Cominciamo male. Se vuoi continuare ad avere tua madre nel tuo letto il sentimento che hai negli occhi deve sparire. Lei è mia moglie. Hai accettato di dividerla con me.” “Scusami papà. Non accadrà più.” I giorni trascorrono tranquilli. Il menage familiare ha ripreso la sua routine. Al mattino mio padre e mia madre vanno al lavoro ed io a scuola. Frequento il liceo scientifico. L’atteggiamento di mia madre è quello di una amorevole genitrice. Niente nel suo comportamento denuncia quanto è accaduto fra noi due. Io non faccio che spararmi delle megagalattiche seghe pensando a lei. L’inverno giunge improvviso ed il freddo dilaga sul paese. È venerdì sera. Sono a letto. Fa un freddo cane. Il riscaldamento non viene risparmiato. La porta della camera si apre e mia madre fa il suo ingresso. È da quando siamo tornati dalle vacanze che mamma non viene a trovarmi nella mia stanza. Si avvicina al letto. Indossa una lunga e pesante camicia da notte. “Dormi?” “No!” “Mi fai un po’ di posto. Il freddo non riesce a farmi dormire. Spero che standoti vicina tu riesca a riscaldarmi.” Certamente sto sognando. Mi sposto e lei entra nel letto. Mi da le spalle e preme il suo corpo contro il mio. “E papà?” “E di là. Sa che sono qui con te.” “Mamma, perché sei venuta?” “Te l’ho detto. Sento freddo.” “Non ti credo. Potevi restare a letto con babbo. Lui sa come riscaldarti. Cosa vuoi?” Mamma sposta il suo bacino e lo porta contro il mio ventre. “Perché non mi rispondi?” “Cosa vuoi che ti dica?” “Lo sai. Sono mesi che aspetto questo momento. Dai, dimmelo.” “E va bene. Ho voglia di fare l’amore con te. Ti basta come risposta?” “No! Voglio sentire altro dalla tua bocca.” “Sei un piccolo bastardo. Sì, ti amo. Ti ho sempre amato. E voglio che tu sia il mio amante Oggi e sempre.” Una mia mano si intrufola sotto la camicia da notte e sale fino a raggiungere una tetta. La stringo. “Finalmente. L’hai detto. Lo sai che niente sarà come prima?” “Lo so. Tu sarai il mio amante in casa; lo sarai quando andremo in vacanza io e te da soli; come pure quando, insieme a tuo padre, andremo in posti dove nessuno ci conosce, ma in città o in luoghi pubblici tu sei mio figlio ed io sono tua madre.” “Così sarà. Lo sai che ho fantasticato di venire nel tuo ufficio; ti costringevo a piegarti sulla scrivania e ti prendevo standoti dietro.” “Mi avresti violentata? Perché non lo hai fatto?” “Ho avuto timore di perderti per sempre.” “Povero il mio cucciolo. Invece mi avresti trovata pronta a riceverti.” “Mamma quando è che hai cominciato ad amarmi?” “Da quando siamo tornati. Prima era solo desiderio dettato dalla libidine. Ero e sono innamorata del tuo fantastico pene.” “Ti faresti ingravidare?” Sento il suo corpo irrigidirsi. “Vuoi mettermi incinta? Vuoi che il tuo seme mi fecondi? Siamo madre e figlio ed è geneticamente sbagliato avere figli tra consanguinei? No, non posso darti un figlio. Se mi vuoi bene come dici e mi ami ti prego di non affrontare più questo argomento. Ora pensa a riscaldarmi. Ho freddo.” “Spogliati. Per riscaldarci dobbiamo essere entrambi nudi.” Mia madre si sfila la camicia da notte e riprende la posizione di prima. Il mio pene trova ricovero fra le sue bianche e calde natiche e incomincia a indurirsi. La penetro. La chiavo. Da quella sera sono diventato l’amante di mia madre e lo sono stato fino a quando non sono venuto via.” Ilio resta in silenzio per diversi minuti. “C’è qualcosa che non torna. Mi dici perché ti sei sposato?” “Io non volevo. Fu mio padre a consigliarmi di farlo. Disse che era necessario trovare una ragazza e sposarla. La gente in paese cominciava a mormorare. Scelsi tua zia. Lei era la più bella ragazza del liceo. Incominciai a corteggiarla. Le chiesi di sposarmi. Accettò. Non sapevo che avesse una sorella ed una mamma altrettanto belle e vogliose. Il resto della storia la conosci.” “Rompesti i rapporti con tua madre?” “No. l’amavo troppo. Ti ho mentito quando ti ho detto che non l’ho più vista. Continuammo a frequentarci. Non c’incontrammo più nel nostro paese. Prendevamo appuntamento sempre in città diverse dove ci incontravamo in alberghi precedentemente prenotati. La storia con mia madre è continuata fino a quando un bel giorno mio padre mi telefona e chiede di parlarmi. Lo raggiungo nel suo studio. Mi fa accomodare in una poltrona. “Serghej, figliolo. Tu devi lasciare questa città. Per il bene di tua madre non devi più vederla. La vostra storia deve avere fine.” Quelle parole mi caddero addosso come un macigno. Doveva essere accaduto qualcosa di grosso per portare mio padre a chiedermi di allontanarmi da mia madre. Lui sapeva del mio rapporto con mamma. Lo aveva sempre favorito e coperto. “Babbo cosa è successo?” “Serghej, tua madre è incinta ed il figlio che porta in grembo è tuo.” Svenni. Quando ripresi i sensi mio padre mi stava schiaffeggiando. “Non può essere. La mamma ha sempre preso tutte le precauzioni per non farsi ingravidare. Ha sempre detto che è sbagliato farsi fecondare dal proprio figlio. Com’è potuto accadere?” “Tenuto conto che tua madre prende la pillola, non so spiegartelo. Non ho idea di come possa essere accaduto. Resta il fatto che è gravida.” “Potrebbe abortire.” “Non vuole. Ha detto che questo figlio lo vuole.” “Posso vederla?” “No. E’ lei a volerlo. Devi andare via. Mi prenderò cura io, insieme a tua madre, del futuro nascituro. Porterà il tuo cognome che poi è anche il mio. Agli occhi della gente sarà mio figlio. Quando sarà in grado di capire gli diremo la verità. Anche noi andremo via da questa città. Abbiamo già acquistato una tenuta in una campagna ai piedi di una catena montuosa. Non ti dirò dove per i motivi che tu conosci. Abbiamo provveduto anche ad acquistare, a nome tuo, una tenuta nella Britannia francese dove, ci auguriamo, tu voglia trasferirti. Io e tua madre crediamo che quanto deciso è per il bene comune.” Nonostante i miei tentativi di vederla mia madre si è sempre negata. Partii. Non ebbi più sue notizie. Ed ora, dopo cinque anni, eccomi a rinvangare ricordi di un periodo meraviglioso.” “L’ami ancora?” “Non ho mai potuto dimenticarla.” “Perché non le telefoni?” Non so dove stanno e nemmeno conosco il numero dove chiamare.” “Il numero te lo do io.” “Tu conosci il suo numero di telefono e sai dove stanno?” “Sì. È stata la mia ricerca di te che mi ha fatto scoprire dove abitano i tuoi. Ti ho già detto che tua madre non ha mai voluto dirmi dove stavi.” “E hai visto ….” “Si. È una bella bambina. Tua figlia ti somiglia molto.” “Perché vuoi aiutarmi a rivederla?”  “Perché voglio che sia presente al nostro matrimonio e insieme a lei anche mia nonna, mia madre e la tua ex moglie ovvero mia zia nonché  la tua numerosa prole. La famiglia deve essere al completo alla mia festa.” “Se sentirà la mia voce al telefono non mi risponderà.” “Tu prova e vedremo. Eccoti il numero.” La guardo. Ha gli occhi che le brillano. È eccitata per quello che sta per accadere. Compongo il numero. È la voce di mia madre che mi risponde. “Pronto. Con chi desiderate parlare.” L’emozione è troppo forte. Non ho il coraggio di rispondere. Dall’altro capo del telefono più volte sento la voce di mamma che chiede di conoscere chi io sia. Poi scende il silenzio. Sento il suo respiro. D’un tratto di nuovo la sua voce. “Amore sei tu?” Come avrà fatto a capire è per me un mistero. “Sì. Mamma. Sono io. Come stai. Mi sei mancata e mi manchi ancora. Nostra figlia come sta?” “Anche tu mi manchi. La bimba sta bene. Chi ti ha dato il numero di telefono?” “Me l’ha dato Ilio. La nipote della mia ex moglie.” “Ricordo. È una bella ragazza. È venuta a trovarmi. Non so come abbia fatto a rintracciarmi. Ha Insistito affinché le dessi il tuo recapito. Non gliel’ho dato. Mi ha pressato molto. Ho capito che le piaci molto, ma non me la sono sentita di rivelarle il tuo rifugio. È lì da te? Come ha fatto a trovarti?” “È stato un caso a farci incontrare. Mamma perché non vieni a trovarmi. Tu sai dove abito. Porta anche nostra figlia. Ho tante cose da raccontarti.” Silenzio. “Non te lo prometto. Devo parlarne con tuo padre. Lo sai. Tutto quello che riguarda noi due è d’obbligo tenerlo informato. Senza il suo consenso non verrò.” “Mamma convincilo a farti accompagnare. Venite insieme. Qui c’è posto per una intera tribù.” “Vedremo. Farò il possibile. Non mi hai detto se Ilio è lì con te.” “Sì. È qui. Sta ascoltando la nostra telefonata. Sei gelosa?” “Un pochino. Sa di noi due?” “Sì. Ho deciso io di informarla. È stata lei ad incitarmi a telefonarti.” “Tuo padre si arrabbierà sapendo che un’altra persona è al corrente di quello che c’è stato tra noi.” “Tu non dirgli niente. Quando sarete qui lo metteremo al corrente.” “Farò come dici. Spero per il meglio. Oh amore. Non vedo l’ora di stringerti fra le mie braccia. Ti amo.” “Starò in ansia sapendo del tuo arrivo. Ti aspetto.” Attacco il telefono. Ilio mi guarda e ride. “Il primo passo è fatto. Ed ora chiama, una alla volta le altre tue donne. Dovranno trovarsi tutte qui quando tua madre arriverà. Vorrei che anche Janine fosse qui con noi.”                

 

continua

 

P.S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi è puramente casuale.




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    Racconto a Caso
Autore : Biancaneve
Il rapporto che ci unisce va oltre il rapporto che può esserci fra madre e figlia. Siamo amiche. Anzi fra noi c’è più che amicizia.

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