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Pubblicato : 28-12-2009 | Autore : Jenni
Categoria : Etero | Totale Visualizzazioni : 5192 | Votazione :


  
Jenni
Mi chiamo Jennifer, sono una ragazza di 21 anni che studia medicina all'università di Bologna e nel tempo libero fa la modella. Mi piace viaggiare, divertirmi e scrivere per dare spazio alla fantasia. :D

01.
Gennaio. La neve cadeva leggera sul parcheggio della biblioteca comunale.

Come tutti i pomeriggi, dopo un'intensa e dura mattinata all'università fra una lezione e l'altra, andai a rifugiarmi nelle calde, afose aule della biblioteca per fare ordine su ciò che avevo appena appreso.

Era un periodo strano della mia vita. Presa dagli studi in medicina, avevo trascurato quella che si poteva definire la mia vita sociale e soprattutto me stessa.

Non avevo più tempo, la mia fissazione era studiare, studiare, studiare.

"Non facciamo l'amore da settimane. Ho voglia di te, ho bisogno di sentire che mi ami ancora, ho bisogno di ristabilire un contatto fisico con te. Voglio portarti fuori a cena, come facevamo tempo fa, farti sentire importante e ricevere lo stesso amore che ti dono io." Era tutto ciò che aveva detto Davide, il mio ragazzo.

"Non posso permettermi il lusso di stare con te tutte le sere, come abbiamo fatto quest'estate. Ho bisogno di concentrarmi sugli studi adesso." Rispondevo puntualmente io. Dopo un mese di telefonate ed incontri di questo tipo, Davide interpretò le mie parole come un modo diverso per troncare la relazione. A dire il vero un po’ lo erano. Mi ero stancata delle sue ossessioni e della sua gelosia, diventata ormai incontenibile. Da quel giorno non si fece più sentire.

Salii la antiche scale per raggiungere il piano superiore dell'edificio, ed entrai in una delle tante stanze con gli enormi tavoloni di legno intagliato. Presi posto nell'ultimo tavolo, l'unico nel quale nessuno si era ancora seduto, mi sfilai il cappotto e tirai fuori dalla borsa la miriade di appunti scombinati.

La sala era composta da due file di tre tavoli ciascuno, e una decina di ragazzi e ragazze erano chini sui loro libri alla fioca luce della lampada che, a distanze regolari, illuminava piccoli spazi.

Ero immersa nella lettura di muscoli e legamenti, quando improvvisamente sentì una voce maschile rivolgersi a me.

“Scusa, è libero questo posto?”

Era profonda, autoritaria e tremendamente sexy. Un brivido mi percorse tutta la schiena.

Alzai il viso ed incontrai un paio di occhi verdi che mi fissavano impazienti, in attesa di una risposta. Il suo sguardo mi penetrò, ed avvampai.

“Sì, certo, siediti pure.” Risposi, timida.

La sua presenza vicino mi rendeva nervosa, mi morsi il labbro e gli feci spazio. Lo sconosciuto appoggiò un enorme manuale sul tavolo e si sedette di fronte a me.

A prima occhiata sembrava essere più grande di me, ma non di molto. Gli diedi massimo 24 anni. Aveva i capelli neri spettinati, spalle larghe, mani grandi ed un corpo possente, ma non eccessivamente muscoloso.

Non ero stata mai attratta in quel modo da uno sconosciuto. Il suo sguardo sul mio corpo, le sue mani intente a sfogliare a vuoto l’enorme manuale, la sua bocca perfetta, mi eccitavano e a stento riuscì a resistere.

 

Dopo minuti di sguardi intensi, di occhiate maliziose scambiate silenziosamente e di sospiri infiniti, il suo piede accarezzò la mia gamba, e il ragazzo si avvicinò sempre più a me sussurrandomi all’orecchio: “Vieni con me..”

La sua voce ora, mi fece bagnare. Nell’avvicinarsi a me trasse un’enorme sospiro, annusando il profumo che avevo sul collo.

“Dove..?” Domandai, ad occhi chiusi.

Lo sconosciuto mi prese la mano e mi fece alzare, sforandomi con le dita il fianco destro. Solo in quel momento mi resi conto di quanto fosse più alto di me e di come la sua corporatura si contrapponesse al mio esile e piccolo corpo.

Mi portò in una stanza buia, dove l’unico raggio di luce proveniva da un enorme finestra sul muro posto di fronte all’entrata.

Eravamo uno di fronte all’altro, e potevo percepire i fremiti del suo corpo, che era come attratto al mio.

Con un’improvvisa e veloce mossa mi prese per i fianchi e mi spinse contro di sé, baciandomi con fin troppa ed evidente passione. Ci spostammo contro il muro, ed avvinghiai le braccia intorno sul collo, lui mi sollevò con facilità, contraendo i bicipiti, mentre gli accerchiai il bacino con le gambe.

Le sue mani si muovevano veloci sotto il mio maglioncino nero, accarezzandomi la schiena, il ventre ed arrivando a sfiorare il reggiseno.

I nostri respiri si fecero sempre più irregolari, e la sua eccitazione fu ad un tratto evidente dal gonfiore che emerse sotto i suoi jeans.

Il ragazzo mi issò salda a sé e mi portò su uno dei tanti tavoli che arredavano la stanza. Sedutami su uno di essi, mi tolse velocemente il maglione, e mise le sue mani sotto il reggiseno, che fu rimosso poco dopo.

Con le dita mi strinse cautamente i capezzoli che diventarono sempre più turgidi ed eccitati. La sua bocca mi baciò il collo con avidità, e raggiunse il seno, su cui si soffermò a lungo.

“Che seno fantastico che hai..” sussurrò, tra un bacio e l’altro.

Sentivo la sua lingua giocare con i miei capezzoli, e le sue dita che cercavano impazienti la cerniera dei pantaloni.

Gli presi con le mani il volto e lo riportai alla mia bocca. Non era ancora il momento per arrivare dove tutti e due volevamo arrivare.

Gli tolsi la maglietta e potei finalmente godere dei pettorali che si intravedevano da vestito. Le sue mani continuavano a muoversi sui miei fianchi, a stringerli, ed accarezzarmi la schiena.

Gli baciai il lobo dell’orecchio, cosa che gradì notevolmente, poiché potei percepire i brividi sulla sua schiena. La mia lingua si muoveva alternando momenti di velocità a momenti di lentezza sulle sue spalle, sul suo viso profumato di dopobarba ( nonostante probabilmente non si facesse la barba da un paio di giorni ) e sul resto del suo corpo.

Finalmente le sue mani raggiunsero la cerniera dei miei jeans che aprì con aria da esperto. Mi sollevò appena per farmeli togliere e mi fece stendere sul tavolo.

Ero già bagnata da quando lo avevo visto, e lui lo capì.

Mi baciò le cosce lisce, potevo sentire la sua lingua leccare per assaporarmi, ed arrivò vicino all’orlo degli slip.

In un primo momento mi baciò in mezzo alle gambe senza togliermeli e, sentendo la mia figa già bagnata, procedette a svestirmi del tutto.

Mi mise le gambe sulle sue spalle e mi sollevo leggermente, in modo da avere una visuale più ampia della mia figa. Il suo sguardo era famelico, ed i miei gemiti contribuirono ad eccitarlo.

Cominciò a leccarmi il clitoride, con la barba che sfregava contro la mia figa rasata e ciò risvegliò in me sensazioni che non provavo da settimane. Gli accarezzavo i capelli, e gli guidavo la lingua tenendolo per la nuca.

Le sue dita passarono dall’accarezzare il piercing che avevo all’ombelico, a stuzzicarmi il clitoride, mentre lui procedeva a penetrarmi con la lingua. Non ero mai stata bagnata così prima di allora, la mia figa era un misto di umori e saliva, ed aveva voglia di essere scopata violentemente.

Le sue dita mi penetrarono in profondità e la mia eccitazione fu tale da cominciare a masturbarmi aiutandolo, accarezzandomi il clitoride e bagnandolo dei miei umori.

Ero sul punto di venire, quando si fermò.

Mi rimisi a sedere sul tavolo, completamente nuda, bagnata ed eccitata e lo baciai con fragore.

Lui mi fece leccare le sue dita, bagnate degli umori della mia figa, mentre con le mani procedevo ad aprirgli i jeans.

Dopo averlo stimolato ancora di più, accarezzando il palo che i boxer nascondevano, mi inginocchiai e lo spogliai del tutto.

Il suo cazzo era già duro e sul punto di venire, con le vene che pulsavano e la cappella arrossata.

Lo baciai piano, facendolo impazzire, dai testicoli fino alla punta. La mia lingua risultava fredda a contatto con il cazzo bollente ed eccitato.

Lo sconosciuto era sul punto di urlare dal piacere, quando mi alzai in piedi di fronte a lui, entrambi con il fiatone e l’eccitazione di essere scoperti.

Lui mi prese violentemente sollevandomi e sbattendomi nuovamente contro il muro, il mio seno si appoggiò contro di lui e la mia figa si aprì facendo posto al suo cazzo in tiro.

Mi penetrò muovendosi piano, facendo abituare il mio buco ancora stretto al suo palo duro.

“Mmmh, sì.. Fai piano.. Aaaah..” Sussurrai, la mia bocca vicino al suo orecchio.

Quando fui pronta ad accoglierlo tutto iniziò a muoversi più velocemente, ed il dolore iniziale sparì lasciando posto al piacere e alla voglia di essere sbattuta come una troia.

Il suo cazzo lubrificato dei miei umori riuscì a penetrarmi fino alle palle, sembrando diventare sempre più grosso ad ogni mio gemito.

Stavamo per venire tutti e due, quando lui smise di sbattermi e mi appoggiò a terra, andando verso il tavolo e sdraiandosi, col cazzo sempre più in tiro.

“Vieni sopra di me..” mi invitò.

Era come se avessi perso il senso della ragione e lo raggiunsi sul tavolo, spompinando il suo cazzo e facendomi leccare e chiavare. Mi misi a cavalcioni sopra di lui e mi aiutai con le mani per mettermi di nuovo dentro quel palo enorme. Ora che ero io a comandare, mi teneva stretta per i fianchi, muovendomi avanti e indietro per godere di più.

Eravamo sudati, i nostri respiri accelerarono sempre di più, i nostri gemiti di piacere diventarono sempre più intensi, le mie mani continuavano ad esplorare il suo corpo, le nostre lingue si intrecciarono e ad intervalli le mie spinte erano sempre più lente e profonde.

“Mmmh, sto per venire.. aaaah..” gemette lui.

Il suo sperma caldo invase la mia figa ormai stremata, facendola venire a sua volta.

Mi accoccolai sopra di lui, con il cazzo ancora dentro, e lo baciai lentamente. Le sue mani sudate mi accarezzarono la schiena e mi stinsero a sé.

 

“Signorina? La biblioteca sta per chiudere, è pregata di prendere i suoi libri e di restituire quelli presi in prestito.”

Una mano fredda mi toccò la spalla. Il custode della biblioteca, un pensionato che si era offerto di tenere ordine nelle stanze, mi guardava con aria interrogativa.

Guardai l’orologio. Erano le 18 passate, mi ero addormentata e non avevo concluso niente. Avevo il viso arrossato, e le mani bagnate. Improvvisamente capì che era stato tutto un sogno.

Tutti nella stanza se n’erano già andati, compreso lo sconosciuto.

Presi i miei fogli e li rimisi nella borsa, alzandomi e rimettendomi il cappotto, anche se avevo notevolmente caldo. Me ne andai di corsa, avevo fatto tardi e rischiavo di perdere l’autobus.

“Scusi signorina? Le è caduto questo.” Mi rimproverò il custode, guardando il foglio con aria strana e porgendomelo, scuotendo la testa.

Lo presi frettolosamente e, correndo verso l’uscita, notai che non era un mio appunto. Era un disegno rappresentante una ragazza che dormiva, dalla cui testa usciva una nuvoletta raffigurante due ragazzi che facevano l’amore sopra uno dei tavoloni di legno della biblioteca. E dietro il foglio era incisa una scritta.

“Da settimane ti osservo. Vediamoci domani pomeriggio allo stesso tavolo, ti prego. Ho bisogno di parlarti. F.”

Il cuore mi batteva all’impazzata.

Guardando meglio il disegno, in autobus, mi accorsi che la ragazza aveva le fossette; quella ragazza ero io. Mentre il ragazzo aveva un enorme lupo tatuato sul bicipite, elemento in più che affermava il fatto che stavo solo sognando. E nel mio sogno, lo sconosciuto non aveva tatuaggi.

Arrivata a casa preparai la vasca con acqua calda e mi ci immersi per ore, ripensando a quello strano pomeriggio e coccolandomi come da settimane non facevo.

Mi eccitai rivivendo il sogno, e molto di più immaginando come sarebbe stato il giorno dopo, se fossi andata in biblioteca.
 
 
Per sapere il seguito del racconto, per commenti, o per altro potete contattarmi alla mia mail: maybetonight@hotmail.it oppure jenmaybetonight@yahoo.com
Grazie. : )




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