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Pubblicato : 20-05-2009 | Autore : marco.1956
Categoria : Tradimenti | Totale Visualizzazioni : 16989 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Voglio raccontarvi come tradii per la prima volta mio marito. Ero stata sempre una moglie modello e fedelissima e lui era stato praticamente il mio unico uomo.Apprezzavo però gli sguardi interessati degli altri uomini. Qualche amico più intimo si era spinto in proposte indecenti tra lo scherzo e il serio e le avevo sempre respinte con fermezza, anche se la conseguenza di queste attenzioni mi provocavano poi uno stato interiore di eccitazione che placavo con stupende scopate con mio marito o in sua assenza con lunghe e disperate masturbazioni.
Avevo 46 anni quandi decisi dopo un lungo periodo di calo di desiderio e di attenzioni da parte di mio marito che era l'ora che mi dessi una smossa. Il mio corpo ancora piacente a detta delle amiche e delle occhiate degli uomini mostrava i primi segni di decadimento: un pò di cellulite, le prime manichette sui fianche e qualche piccola ruga. A fronte di ciò avevo ancora un bel seno abbondante ma sodo, due belle cosce dritte e un culo che ancora faceva girare gli uomini per strada.
Confidai alle mie amiche la volontà di riprendermi la vita e una di loro mi consigliò di frequentare le palestre; erano a suo dire una bella occasione per fare moto, per snellire e migliorare il corpo e "conoscere gente nuova" aggiunse maliziosamente un'altra amica che nel giro era nota per essersela spassata con diversi uomini oltre che col marito. Finsi una certa indifferenza ma scelsi una palestra di cui lei mi aveva magnificato i meriti dell'istruttore. Presi un appuntamento per telefono e mi presentai nel giorno e all'ora stabilita un pò curiosa ma preoccupata.
Mi venne incontro un ragazzone, poco più che trentenne, alto almeno un metro e ottanta, spalle larghe, torace e addominali scolpiti sotto una canottiera elastica madida di sudore. Sfoggiando un bellissimo sorriso mi disse: è lei la signora... che ha telefonato ieri ? Che sfacciato, non ricordava il nome eppure aveva capito che ero io. Forse i miei modi imbarazzati lo avevano aiutato. Dissi che il mio nome era Giuseppina e mi invitò a seguirlo nel suo ufficio dove registrò i miei dati personali, mi offrì un suo biglietto da visita completo di cellulare e sempre sorridendo mi disse che ero libera di non dargli il mio. Affascinata da tanta dolcezza e sicurezza glielo diedi subito. Mi chiese che abbigliamento avevo portato per l'attività fisica, visto che ero vestita più per shopping che per la palestra. Non feci in tempo ad indicare il borsone che tenevo vicino alla sedia che, fatto il giro della scrivania, aprì lo zip del borsone e rovistò tra la mia biancheria. Ero infastidita dalla confidenza che si era presa, ma non mi diede il tempo di reagire e rimproverandomi dolcemente mi consigliò in modo perentorio per il futuro di venie con tute di acetato attillate; avrebbero favorito l'eliminazione di tossine. Per i primi giorni mi avrebbe guidato per un uso migliore degli attrezzi e mi invitò ad entrare in uno spogliatoio annesso al suo ufficio. Obbedii ancora affascinata dal suo modo di fare: Sola nella stanza misi ordine ai miei pensieri e cominciai a spogliarmi; quando rimasi solo con slip e reggiseno sentii lievi rumori provenire dal suo ufficio; origliai dall aporta, guardai dal buco della serratura, ma  lui stava sistemando la mia cartella in un archivio che avevo visto dietro la sua scrivania. I miei timori erano stati eccessivi, o forse avevo sperato che mi spiasse. Lasciai nello spogliatoio borsone e tuta di felpa e uscii portando addosso solo pantaloncini di acetato e una maglietta attillata che metteva in risalto il mio seno. Mi guardò soddisfatto ma non mancò di cogliermi in fallo e disse: poteva anche tenere i pantaloni della tuta; mi giustificai dicendo che avevo capito che non avrei dovuto metterla. Gli confidai che mi vergognavo a fare i miei primi esercizi sotto lo sguardo di altri più esperti e con un fisico migliore. Sorrise e mi accompagnò in una piccola sala dove volevano stare le timide. Mi fece accomodare su un tapis roulant ancora spento, mi insegnò come prendere posizione e garbatamente corresse le mie posture con le sue mani sui miei polpacci, sulle spalle e sulla schiena: lo faceva con estrema naturalezza, ma su di me ebbero l'effetto di lievi scosse elettriche. Mascherai la mia reazione o così credetti, perchè mi guardò negli occhi e mi disse: ne avremo lavoro da fare. Quando accese il tapis sobbalzai e mi sostenne con le sue mani, sotto l'ascella e su un fianco: aveva mani forti e sicure: Lo ringraziai e ripresi l'esercizio, si scostò un pò ma sentivo i suoi occhi che mi facevano sentire nuda: Provai un sottile ma intenso piacere e un caldo tepore mi sfiorò tra le gambe; per fortuna non si intravedeva da fuori.
Poi volle che provassi la cyclette; mi aiutò a salire e si fece più audace:con la scusa di evitarmi posture errate teneva sempre le mani appoggiate al mio culo. Mi girai di scatto per un'occhiataccia o un rimprovero, ma il suo sorriso complice mi disarmò, ricambiai il sorriso e fu la mia sconfitta o la mia vittoria, giudicate voi. Le sue presero a salire sui fianchi, mi palpò i seni e intuendo dalla mia immobilità un'intima complicità mi sfiorò l'orecchio con il suo alito, prese a darmi piccoli ripetuti baci sull'orecchio, ero rossa di vergogna o forse di piacere. La mia recente insoddisfazione gli aprì una larga strada per avermi; mi baciò sulle labbra carnose e mi penetrò con una lingua abilissima. Mi tenne la nuca con una mano e forzò la mia bocca con passione; i miei movimenti si scomposero seduta com'ero ancora sul sellino e col ginocchio sfioraiil suo cazzo che mi sembrò a quel primo contatto oltre che duro, anche grosso e lungo. Scambiò quel contatto per un invito, mi prese tra le braccia e mi distese su un materassino da ginnastica. Le sue mani divennero frementi, senza smettere di cercare la mia lingua, mi tolse la maglietta e il reggiseno: i seni balzarono fuori prepotentemente in tutto il loro splendore, ne rimase folgorato, abbandonò la mia bocca e si gettò sui capezzoli, subito duri e grossi, poi scivolò con le lalabbra sul ventre e sfilò i pantaloncini, continuò a baciarmi le cosce e l'inguine, forzò con la lingua l'elastico laterale e sfiorò la peluria della mia fica che era già molto bagnata. Rimpiansi di non avere indossato il perizoma, ma la sua eccitazione era lo stesso tantissima; afferrò con i denti l'elastico superiore delle mutandine che abbassò lentissimamente: era una dolcissima tortura. Un sottile rivolo dei miei umori scendeva dalla fica, sentivo scoppiarmi il clitoride, improvvisamente e rudemente allargò le mie cosce, affondò la bocca sulla mia fica da cui bevve avidamente, tormentandomi e torturandomi. MI sussurrava parole che non capivo: ero stordita, fremente agitavo le mani in preda asd un orgasmo incontenibile, lui lo scambiò per la ricerca del cazzo che mi mise nel palmo della mano destra. muovevo la mia mano per coglierne durezza calore e dimensione, sembrava non finire mai !
Si liberò della sua canotta, dei pantaloncini e dello slip; allora volli godere con tutti i sensi quel corpo meraviglioso che avevo apprezzato sin dal primo sguardo: era un paradiso di piacere anche per gli occhi. Si pose su di me mi baciò sulla bocca senza la lingua e con grande dolcezza mi chiese se ero pronta. Gli dissi solo stupido e aggrappai con forza le mie mani sul suo culo, duro e forte; bagnai le dita sulla fica e feci un gioco che faceva impazzire mio marito: carezzavo con la punta delle dita il solco del suo culo e il suo buchetto, poi strinsi fortemente i suoi glutei e lo avvicinai prepotentemente a me. Mi penetrò con forza e un pò di cattiveria, ora sentii le parole che mi aveva sussurrato prima: dolcissima troia, puttana ti piace il cazzo di uno più giovane di tuo marito ! avrei dovuto arrabbiarmi o offendermi, invece lo strinsi più forte e mentre i movimenti dei suoi glutei aiutavano il suo enorme cazzo ad esplorarmi gli sussurrai all'orecchio che leccavo: sì scopami con forza, voglio sentirmi troia e godere come non mai. La sua cappella mi sembrava una bomba pronta ad esplodere edopo tanti miei fremiti, brividi e orgasmi mi allagò la vagina con lunghi ecaldi fiotti di sperma che uniti ai miei abbondanti umori scivolavano come un ruscello sul materassino. Quando ci alzammo per andare in bagno per lavarci insieme, ormai mi aveva conquistato tanto da mostrargli le mie intimità anche in bagno, non l'avevo mai permesso neppure a mio marito, giurai a me stessa che avrei continuato per molto l'attività di palestra.         



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