Benvenuto !
Entra o Iscriviti gratuitamente.


Home | Archivi | Scrivi Racconti | I Più Votati | I Più Letti | Ricerca Avanzata | Contattaci/Segnalazioni Abusi | Rss Feeds

    Categorie Racconti
» Autoerotismo
» Bisex
» Confessioni
» Dominazione
» Esibizionismo
» Etero
» Feticismo
» Gay
» Incesto
» Lesbo
» Orgie/Gang Bang
» Prima Volta
» Scambio Coppia
» Tradimenti
» Travestirsi

  Siti Porno Consigliati
» Video Porno Gratis

» Tv Porno Gratis

» Porno Fetish

» VM18 Porno


  I migliori video porno gratis

titoli descrizione    ricerca avanzata



Pubblicato : 30-09-2009 | Autore : kratos67
Categoria : Etero | Totale Visualizzazioni : 10864 | Votazione :


  
kratos67

In treno.

 

In quel periodo della stagione il treno è spesso occupato da studenti che dal sud Italia raggiungono le sedi universitarie del nord. Quella mattina di fine settembre non era da meno, infatti l’ampio vagone dell’Eurostar era pieno di visi giovanili ed allegri e pieni di sogni e speranze, in viaggio verso il lungo anno accademico. Trovato libero senza problemi il posto che avevo prenotato, mi accomodai. I miei compagni di viaggio erano due ragazzi e una giovane donna, forse non tanto giovane da essere studente. Ognuno aveva qualcosa da fare, le tipiche cose di chi sta intraprendendo un lungo viaggio. Non fui da meno e mi immersi nella lettura del quotidiano che avevo comprato un attimo prima di salire sul treno.

Tra un articolo di giornale e un po’ di riposo ad occhi chiusi ogni tanto mi guardavo intorno, senza darne a vedere notavo i modi di vestire, di fare, di parlare, di gesticolare, di passare il tempo dei presenti nel vagone.

Chi mangia, chi mastica, chi guarda annoiato dal finestrino, chi legge, chi dorme, chi va in bagno una volta, chi dieci volte. Nei quattro posti al mio lato destro notai una ragazza. Era in compagnia di un ragazzo che bollai come il suo fidanzato ed un’altra coppia. Aveva la pelle olivastra, tipica del sud, ancora abbronzata, capelli neri corvino lunghi, occhi sporgenti e un bel naso importante ma piacevole nel contesto di quel viso meridionale. Tesi le orecchie e intesi che era del salento così come i suoi compagni di viaggio. Mi venne in mente Penelope Cruz, ma era solo la sua brutta copia.

Nel contesto mi piaceva, la vidi alzarsi ed andare in bagno, un corpicino niente male. I miei compagni di viaggio scesero quasi subito: i due ragazzi a Pescara insieme a molte altri ragazzi, la giovane donna scese a San Benedetto del Tronto. Tra Ancora e Rimini il vagone resto quasi vuoto. In tutto questo tempo tra me e la ragazza si era creato un gioco di sguardi. Li sentivo su di me mentre leggevo o dormivo, poi di colpo mi voltavo per averne la conferma: e conferma era. Poi toccava a me guardare lei e lei che mi beccava a guardarla.

Mi sbagliavo, non era il suo ragazzo, scese con gli altri a Bologna, si diedero un ciao veloce, senza bacio. Nell’importante nodo ferroviario scesero tutti. Restammo io e la ragazza. Mancavano solo 2 ore a Milano, meta del nostro viaggio, nessuna fermata. Era il momento di agire.

Appena ripartiti e assicuratomi che non avremmo avuto altri viaggiatori nel vagone lasciai il mio posto e mi sedetti di fianco a lei.

“Ciao” dissi. “Ciaaao” disse lei strascinando la ‘a’ più del dovuto fingendo la sorpresa ma sottolineando la soddisfrazionee.

Non c’era molto tempo, andai subito al sodo. O la va o la spacca, in ogni caso non l’avrei vista più.

“Ti notavo, sei molto bella, hai un fisico da sballo”. Per niente intimorita rispose “Grazie, fai sempre complimenti così espliciti?”. “Solo alle ragazze a cui ne vale la pena!” dissi.

“E cosa ti fa pensare che  con me ne valga la pena?” Ancora una domanda a tono, bene, avevo imboccato la strada giusta. ‘Devo affondare il colpo’ pensai. “Certo, ti ho già detto che hai un bel corpicino? Sai mi piacerebbe toccarlo per vedere se è davvero così formidabile come appare.”

Detto questo le passai un braccio intorno alla vita e le accarezzai il fianco toccandole anche il seno.

“Però qui potrebbero vederci” disse. “Andiamo in bagno” dissi io. Mi alzai la presi per mano. Sentii una leggera resistenza, ma appena la tirai un po’ di più si alzò. Avanzammo veloci verso il bagno aprii la porta a soffietto, la spinsi dentro spingendola con la mano sul culo, entrai e chiusi a chiave.

Mi avventai sulla sua bocca, la baciai con forza spingedole la lingua più che potevo, vincendo la sua resistenza. Le mie mani tenevano stretto il suo culo sodo e rotondo. Si lasciò andare, inizio a muovere vorticosamente la lingua, le tirai su la maglietta, le slacciai il reggiseno, strinsi tra le mani il suo seno morbido, mi liberai della sua bocca e leccai i suoi capezzoli, li succhiai forte, li morsi. Sentivo il suo ansimare aumentare, le sue mani ora mi tenevano stretta la testa che affondava tra le sue calde protuberanze mammarie, con le mani ormai libere inizia a farmi largo tra i pantaloni. Sbottonai la cinturta, il bottone, aprii la lampo, il jeans scese, infilai le mani da dietro e di nuovo afferai entrambe le natiche, ma questa volta erano nude e calde. Spostai il sottile strato di stoffa del perizoma, affondai la mia mano nella sua intimità, calda e bagnatissima. La toccai per un po, infilando due dita nella vagina aperta e vogliosa e di tanto in tanto affondavo il dito medio nell’ano senza però andare più in dentro della prima falange.

“Aspetta” disse. Si discostò, si tolse le scarpe fece scivolare giù jeans e perizoma restando completamente nuda. Nel frattempo mi ero abbassato i jeans e le mutande presentandole il mio attrezzo. Restò qualche attimo a guardarlo mentre io mi godevo lo spettacolo di una giovane troietta, calda e soda come una pescha acerba, tutta nuda davanti a me.

Le accarezzai una guancia, poi le misi una mano dietro la nuca, capì al volo, si piegò sulle ginocchia. Il suo viso finì a pochi millimetri dal mio cazzo. Aprì le bocca e lo fece scivolare dentro.

Succhiò e leccò, lo infilava tutto dentro, lo alzava e leccava le palle. La sollevai pago di questo gioco, la baciai ancora in bocca. Aveva il sapore del mio cazzo. La piegai verso il lavabo, mi chinai io questa volta e affondai la lingua nella vagina. Dopo più di 8 ore di viaggio sarebbe stato più salutare darsi una lavata prima, ma l’eccitazione era talmente tanta che trovai addirittura gustovo farlo così. Del resto avrà pensato la stessa cosa anche lei prima, forse.

Leccavo e le stimolavo la clitoride, crondava di piacere, ululava, urla che il rumore del treno poteva coprire facilmente. Sentii muovere tutto all’interno della sua vagina, era un orgasmo. Mi alzai e la penetrai. Il cazzo scivolò all’interno della vagina con fermezza e sicurezza. Iniziai un movimento rapido e violento. Sbattevo i miei fianchi contro il suo culo facendo un sordo rumore. Le sue urla erano diventate parole infuocate. “Si, si, si, sbattimi porco, ficcamelo tutto.”

“Si, ti piace troia? Ti piace fare la troia con gli sconosciuti?” dissi adeguandomi alla situazione. “Siiii” facendo sibilare quella ‘i’ come il fischio del treno. “Scopami più forte, sono la tua troia” continuava come impazzita con la testa che sbatteva a ritmo dei miei colpi contro lo specchio situato dietro il lavabo.

Driiiiinnnn, Driiiiinnnnn “Cazzo, fermati” disse non troppo convinta. Drìiiiinnnn “Dai fermati, lasciami rispondere.” Driiiiinnnn “E fermati, cazzo!” Con un colpo si divincolò dalla mia stretta ai fianchi, fece un rapido movimento laterale e si piego sulle ginocchia. Driiiinnnnnn. Rovistò nelle tasche dei jeans, driiiiinnnnn, guardò il numero respirando profondamente, driiiinnnnn, “Cazzo” disse, driiii “Pronto, ehi, amore, si, quasi, si si credo, in orario, no è che sono in bagno e non riesco a vedere fuori,” Era piegata sempre sulle ginocchia e parlava con il suo ragazzo che evidentemente l’aspettava a destinazione. Giocherellai colpendola la fronte e la testa con il mio cazzo duro e liquido dei suoi umori. Per farmi stare fermo me lo strinse con una mano. “ però è già quasi notte, si si, è da un po’ che, ma no no, tutto bene, no, è il rumore del treno, si, è da un po’ che abbiamo lasciato Bologna, si, dai, ascolta sono in bagno, esco e ti richiamo. Si, a presto. Ti amo anch’io”.

“Uff.”, sospirò. Non volli incrociare il suo sguardo, avevo ancora una missione da compiere, io non ero ancora venuto. La sollevai e la riposi nella stessa situazione di prima. Ricominciai ma la magia si era estinta. Non parlava più, sentivo solo il suo respiro affannoso. Simulò un orgasmo, pensai che ne avesse abbastanza. Mi staccai da lei, cominciai a masturbarmi, lei capì, si piegò sulle ginocchia offrendomi la sua bocca aperta e venni copiosamente sul viso, in bocca, sui seni.

Mi appoggiai alla parete, lei si alzò e si sedette sul lavabo. Restammo qualche minuto senza parlare. Noncurante della sua presenza mi avvicinai al water e pisciai. Lei si alzò si voltò verso il lavabo, si lavò il viso, si guardò allo specchio sistemandosi i capelli e disse a se stessa ma ad alta voce “Sono una puttana”. Nel frattempo mi ero vestito, l’abbracciai da dietro, la baciai sul collo e le sussurai nell’orecchio “Si, una bellissima puttana”. Sorrire, lo prese come un dolce complimento, detto in quel momento ci stava anche se era un po’ azzardato. L’aiutai a rivestirsi e uscimmo dal bagno.

Il vagone non era più vuoto. Una coppia di signori si era andata  a sedere poco distante dai nostri posti. Lui leggeva, lei si accorse di noi che uscimmo dal bagno insieme. Forse notò anche il tempo che ci siamo stati, sorrise maliziosa poi rivolse lo sguardo verso il buio fuori dal finestrino.

Ci sedemmo, tirò fuori delle gomme da masticare, ne mangiò una velocemente e me ne offrì. Rifiutai. “Preferisco il tuo sapore” le sussurrai nell’orecchio. Sorrise ma non disse nulla. “Come ti chiami?” Le chiesi. “Silvia”. Si fece scura in volto. La città si stava avvicinando. Le luci al di fuori del finestrino erano sempre più numerose. Si irrigidì, assunse un atteggiamento distaccato. Capii e tornari la mio posto. La vidi ordinare le sue cose, chiuse il pc portatile nella borsa, tirò fuori dalla valigia piccola un maglioncino di lana leggero, color glicine, che indossò, mise via acqua, giornali e gettò le cartacce nel portarifiuti. Io feci lo stesso. Il treno rallentò. Silenzio tra di noi. Stazione. Mi avvicinai alla porta di uscita, lei era dietro di me. “Non mi pento di niente, ma ora, ti prego, sparisci per sempre!” mi disse. Non mi girai e non risposi nemmeno. ‘Ho capito!’ pensai. Fermi. La porta si aprì. Scesi per primo e accesi una sigaretta. Lei scese dopo di me e si avviò velocemente verso l’uscita. La seguii a distanza. La vidi accellerare verso il suo ragazzo che le correva incontro. Si baciarono e si abbracciarono. Lui le prese la valigia grande, l’abbracciò e insieme si diressero verso la scala mobile della metropolitana. La mia direzione era diversa. Li vidi sparire ingoiati dalle viscere della città.





1 2 3 4 5
Vota questo racconto!     Insufficente
Eccellente    
Racconti più letti nella categoria Etero

Paola e sua madre Graziella
La zia di mia moglie
La mamma del mio amico
esperienza eccitante
autostop
Ultimi racconti nella categoria Etero

La storia di Iole 5
Il macellaio
La commessa.
ritorno di una passione
I vantaggi di fare l'allenatore di calcio.


    Racconto a Caso
Autore : scopatoredasogno
UNA SCOPATA DA FAVOLA CON MIA CLIENTE

    Solo Gratis

    Statistiche
» Totale Racconti
937
» Totale Autori
1721

Top   

Copyright 2012 - confessioniporno.com. Tutti i diritti riservati.
Questo sito è vietato ai minori di anni 18