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Pubblicato : 28-03-2010 | Autore : johnbirillo
Categoria : Incesto | Totale Visualizzazioni : 73257 | Votazione :


  
johnbirillo

INCESTO A COLAZIONE

 

 

Si svegliò tutto sudato dal sonnellino pomeridiano.

Non aveva dormito molto. D’altronde con il caldo che c’era era impossibile farsi un pisolino come si deve.

A quell’ora si rintanavano tutti, alla ricerca del fresco e dell’ombra. Era l’ora dei condizionatori a manetta. A casa sua erano stati vietati, la mamma proprio non voleva saperne di farlo istallare; diceva che era un modo per rovinarsi la salute.

Luca non soffriva particolarmente il caldo, ma durante quella settimana o due in cui l’estate dava il meglio di sé, diventava difficile resistere anche per lui.

Si buttava sul letto, e cominciava a girarsi e rigirarsi per trovare un po’ di refrigerio nel tessuto delle lenzuola. Ma in un attimo tutto scottava come un materasso termico.

Allora si snudava, scopriva ogni centimetro di pelle.

Lo faceva con una certa malizia, perché sperava sempre che per qualche motivo sua madre passasse da quelle parti, e che magari lo vedesse nel momento in cui si menava e sborrava.

 

Aveva uno bel rapporto con lei. Nessuno dei due aveva mai fatto caso alla nudità dell’altro, anche adesso che lui era cresciuto e… insomma… ogni tanto rizzava suo malgrado in sua presenza.

Non che se ne vergognasse, anzi, ne andava fiero, si sentiva gonfio d’orgoglio quando capitava che lei lo vedesse in tiro; vedeva che la mamma non nascondeva il fatto di essere in qualche modo affascinata dalle sue erezioni, vedeva che lo fissava apertamente, senza scrupoli di alcun genere, gli guardava il cazzo duro come in adorazione… e a lui piaceva.

Quando, parlando tra amici in modo più o meno volgare delle proprie madri, accennava a questi argomenti, qualcuno gli dava del bugiardo, qualcun altro si scandalizzava per nascondere l’invidia, e qualcun altro ancora lo stava a sentire con un laconico ‘BEATO TE’ in sottofondo.

Avevano fatto spesso il bagno insieme, anche se lui non aveva mai allungato le mani. Era sempre lei a prendere l’iniziativa.

Lui non poteva fare a meno di eccitarsi, soprattutto quando gli si toccavano certe zone. Era già grande, ma le piaceva ancora lavarlo come un bambino.

Qualche volta Luca si era sentito anche un dito di sua madre su per il culo… lei lo lavava, lo accarezzava intorno al pene e ai testicoli… godeva nel veder ingrossarsi istantaneamente la penzolante proboscide del figlio… gli toccava il culetto, gli scivolava tra le natiche sfregandogli l’ano e poi… ZAAAAAC!!!… gli piantava un dito nel retto, come niente fosse, per gustarsi l’estremo gonfiore che si ripercuoteva sul cazzo già ritto.

Luca godeva col dito della mamma nel culo, arrivava quasi a sborrare senza fare altro. Lei non lo aveva mai scopertamente masturbato, ma forse, con lo stratagemma del dito, sperava di vederlo schizzare.

 

E un giorno successe… sborrò di fronte alla mamma.

Durante uno di questi eccitanti lavaggi, lei gli violò l’ano e lui non poté resistere… venne, scosso dai tremiti.

Sua madre gli stava proprio davanti all’uccello.

Quando sentì le strette convulse dello sfintere anale del suo maschietto intorno alla falange del dito sottile, alzò lo sguardo verso di lui, come per chiedere spiegazioni.

Luca non poté ricambiarlo perché aveva gli occhi chiusi, perso nell’orgasmo che stava arrivando.

E proprio quando lei riabbassò gli occhi, con la bocca aperta per lo stupore, a pochi centimetri dal cazzo turgido e rosso, col glande sul punto di esplodere, lui godette, sprizzandole tutta la sborra in faccia… e qualche schizzo, presa così alla sprovvista, le finì pure in gola.

Quando lui riaprì gli occhi vide il volto di sua madre trasfigurato, imbrattato di sperma… da lunghe strisce del suo seme denso e cremoso… e lei che sputava sul punto di strozzare, e cercava di ripulirsi in fretta con un asciugamano…

Non lo dimenticò mai… anche perché quella fu la prima e ultima volta. Da quel giorno cambiarono le cose: niente più bagni insieme e massaggi proibiti… da allora riuscì solo a godere del corpo nudo di lei… guardare, ma non toccare e, soprattutto, non essere toccato…

 

A Luca il cambiamento non piaceva granché, ma dovette rassegnarsi.

Mamma fu categorica, e qualche suo debole tentativo non servì a nulla.

E adesso era sveglio, nel bel mezzo di un atroce pomeriggio di mezza estate; saltò a sedere sul letto, sentendosi il sudore addosso.

Si guardava l’uccello che puntava verso l’alto: non si era ancora svuotato quel giorno e la voglia era tanta.

Come al solito sarà al sole, pensò, lei il caldo non lo soffre proprio.

A piedi nudi raggiunse la camera materna.

Era sul terrazzo, sdraiata ad abbronzarsi. Le vedeva i piedi e parte delle gambe che spuntavano dalla porta-finestra.

Come sempre, grandi lenzuola rivestivano la ringhiera di ferro del terrazzo, affinché i vicini non potessero sporgersi dalle finestre impunemente.

Tutto normale, pensò. Poi, un istante prima di tirarsi indietro per andare via, vide le dita dei piedi della mamma arricciarsi… arricciarsi e ridistendersi, arricciarsi e ridistendersi… vide i piedi che volevano come chiudersi a pugno per poi riaprirsi a ventaglio, con ogni dito che fremeva separato dagli altri, prima di tentare di nuovo di congiungersi, come le dita delle zampe di un pappagallo sul trespolo…

“Ah… ah… oh… mm… oh… mmm…”, la mamma mandava gridolini secchi e brevi.

Era davvero uno strano movimento dei piedi.

Che fosse una di quelle stupide ginnastiche all’ultima moda lanciate da qualche idiota televisivo, una stupida ginnastica rassodante per dita di piede?

Allungò il collo per saperne di più.

Risalì con lo sguardo lungo le gambe, come un salmone che ritorna nel luogo dove è nato, superando la corrente contraria, correndo rischi tremendi.

Giunse allo slip. Era stranamente rigonfio. E qualcosa ci si muoveva sotto, come un topo sotto un tappeto.

Era la mano di mamma, che frugava dentro le mutandine di pizzo bucherellato.

Cazzo, pensò lui, si sta scrollando.

Fu quasi per sgattaiolare via, per andare a prendere la video-camera, ma poi decise che non valeva la pena rischiare di perdersi anche un solo secondo di quello straordinario spettacolo.

Fu subito ricompensato, perché lei scostò le mutandine da una parte, scoprendo la fica, e diede inizio a un succulento ditalino.

 

“Ah… oh… ahii… mmm… uh… uh… uh… hhh…”

Lasciava partire questi rapidissimi mugolii, questi brividi di poca durata, sussurrati, assassinati in gola prima di nascere.

Luca sguainò l’uccello e cominciò a segarsi placidamente.

Si spostò lentamente per vedere ancora più su.

La mamma si teneva una tetta con una mano. La stringeva, la palpava, poi passava all’altra, in un andirivieni senza fine. Si prendeva i capezzoli, se li strizzava tra le dita, se li stiracchiava…

“Mmmm… oh… hhh… sì… sì… sììì…”

Era stupendo sentirla gemere a quel modo, così discretamente eppure così sconciamente.

A volte piegava le gambe; poi le allungava e ricominciava quell’arrapante movimento coi piedi.

Si vedeva bene la fica dischiusa. Poi mamma allargò un po’ le cosce, e rimise al suo posto la stoffa degli slip.

È stato bello finché è durato, pensò lui.

Ma non era ancora finita.

Lei afferrò i bordi sottili delle mutandine e, sollevando il culo, li tirò in basso di brutto, quasi fino alle ginocchia.

Luca si rianimò…

La madre prese ad accarezzarsi con maggior impeto, librando la mano nel cespuglietto di peli.

Aveva teso le gambe, e agitava i fianchi con un certo languore, che tra poco sarebbe divenuto fame vorace.

“Oooddioooo… mmm… aaah… aaaaah… sììì… sììììì…”

I sussurri stavano prendendo corpo e sembravano diventare vere e proprie grida di piacere. I piedi continuavano ad aggranchirsi, ad aprirsi e chiudersi.

La donna parve accorgersi di stare esagerando e abbassò la voce.

Luca credé che si fosse accorta di qualcosa e fece per defilarsi, ma poi…

“Mmmm… hhhhh… hhh… dov’è… dove sei… dove seiiiii…” diceva, come preoccupata, rovistando frenetica nella borsa lì accanto.

Poi lui la vide mettersi su un fianco; si mise sul fianco che consentì al figlio di vederle il culo.

 

Fu un altro grande momento.

Con una mano si tirò la natica da sopra e scoprì l’ano.

Con l’altra si fece scivolare nel retto umido una boccetta di profumo vuota, di plastica trasparente, dalla forma oblunga, tutt’altro che innocente. Sparì quasi tutta dentro, il buco del culo si dilatò facilmente e se la mangiò in un boccone.

“Ah… ah… brava… entraaa… bravaaaa… hhh… hhhhh…” fu quello che riuscì a mugolare la donna mentre si prendeva la boccetta nel culo, prima di riprendere la posizione supina.

“Aaaah… ora sììì… ora sì che va bene… mm… hhhhhh…”, e tornò a scrollarsi con vigore la passera.

Adesso si dimenava, si dimenava come un’ossessa, in una spudorata danza oscena che fece scendere le mutandine fino alle caviglie.

Con un veloce scarto se ne liberò, le lanciò con il piede dalla parte di Luca.

Si spingeva l’oggetto più a fondo nelle viscere, e intanto si eccitava la fica, si stuzzicava i capezzoli, e faceva fremere le dita dei piedi.

Il ragazzo raccolse gli slip e dopo averli annusati li usò per menarsi l’uccello.

Voglio vederle il viso, almeno la bocca, pensò.

Ce l’aveva socchiusa, con la lingua di fuori, che passava e ripassava sulle labbra.

 

Poi dei rumori stranissimi le uscirono dalla gola.

“Ggg… hhhrrr… ggggrrr… gggllll… ggggllllrrrr… aaaagghhhlllrr…”

Non aveva mai sentito niente di simile, ma capì… capì quasi subito… sua madre stava godendo… era sul punto di godere.

Avanzò ancora quel tanto che bastava per vederle tutto il volto, cercando di rimanere nell’ombra della stanza, favorito dal sole accecante che inondava di luce il terrazzo.

“Gggglllhhh… ggghhhhrrrrlll… hhhhhhrrrr… hhhhhhhrrrrllll… hhhllllgggggrrrrr…”, era un delirio: rumori gutturali si mescolavano a gemiti e sospiri, volutamente strozzati nella gola dalla mamma per non gridare ai cieli il suo folle piacere, la sua estasi animalesca.

Era percorsa da scosse violente, i piedi si arricciavano furiosamente, si accartocciavano e si stiravano come piedi di papera, con le dita vibranti.

Poi il corpo ebbe un mostruoso sussulto… lei aveva appoggiato le mani a terra… si inarcò verso il cielo… tremò… vacillò… ondeggiò squassata dal godimento, la schiena incurvata come un arco voltaico…

“Aaaaaaahgggllllllrrr… ooooogooggrlloghhhhoh… ggghhhmmmhhh… uuhhuuugggggrrrrrguuull… sssssììììììggìrlrlr… ghllllrrrrmmhhh… mmmmmmhhhhgggrrgrllggmmmmm…”

Luca venne nelle mutande di mamma, in silenzio, trattenendo il respiro, le impiastricciò completamente di sperma.

La vide, la bocca spalancata che mostrava la lingua, con fili di bava che colavano dagli angoli delle labbra… la vide flettersi come un giunco, piegare la testa all’indietro più che poteva, ansimando… vide uno spruzzo d’orina dorata partirle dalla fica, zampillare incontenibile… tracciare una parabola di gocce d’oro… poi un altro spruzzo… un altro ancora… e un altro… un altro… mentre un liquido biancastro grondava sulle mattonelle sotto la fica… e la boccetta di profumo le schizzava fuori dal culo rotolando, seguita da un rumoroso e triviale peto di gioia.

“Hhhhhh… ggggghhhhhhh… mmmmmhhhhhh… hhhhhhh… hhhhhhh… hhhhh… hhh…”

L’onda del piacere si stava attenuando.

La mamma si adagiò come morta, stecchita, percorsa solo da qualche vago rigurgito di goduria, da qualche isolato tremore; le gambe tese e gli occhi chiusi, le braccia lungo i fianchi, i piedi finalmente immobili.

Si sentiva il suo respiro affannoso; i seni si alzavano e si abbassavano, il viso era arrossato e imperlato da goccioline di sudore.

Fu allora che si girò su un fianco, come quando s’era infilata nel culo la boccetta, e si raggomitolò in posizione fetale.

Ma stavolta il culo era orfano.

Luca lo guardò a lungo, per imprimerselo nella mente.

L’ano della mamma spiccava in mezzo alle chiappe, ancora aperto e pulsante; pulsava visibilmente mentre lei si addormentava.

Lanciò gli slip appiccicosi nella chiazza di sborra e piscia materne, e se ne andò quatto quatto.

 

Quell’inatteso avvenimento risvegliò nel ragazzo gli antichi ardori assopiti.

Credeva che ormai la questione fosse chiusa, e aveva indirizzato l’interesse verso le sue coetanee. Una cosa naturale, pensava. La mamma era stata una piacevole parentesi, come accade un po’ per tutti, che però non poteva durare all’infinito.

Ma la mattina dopo si alzò con le immagini e i suoni del giorno prima che gli ronzavano forte nella testa.

Gli pareva d’aver fatto un lunghissimo sogno, un sogno estenuante durato tutta la notte… si sentiva come uno che non avesse dormito e nello stesso tempo non fosse ancora sveglio.

Si avviò in bagno e ci trovò sua madre, in mutande e reggiseno, in piedi davanti allo specchio. Lui doveva assolutamente pisciare o sarebbe scoppiato. Aveva il cazzo ritto attaccato al ventre… anzi, non si era accorto che un pezzetto della punta gli era sgusciata fuori dalle mutande e spuntava appena dai pantaloncini corti.

Quella vista lo arrapò ulteriormente.

“Ooi, ciao… già sveglio?”

“Ciao ma’, devo vedere Giulia… si va con Renato e gli altri a fare un giro sulle colline”

“Che bella idea. Anche a me piaceva un sacco alla tua età” disse lei.

“Forse restiamo fuori a mangiare… comunque tu non preoccuparti”

“Va bene, ma state attenti… aspetta… aspetta…” e corse in camera.

Dopo poco tornò: “Tieni, questi sono per te” disse, mettendogli in mano duecento euro, “non si sa mai, ti saranno utili di sicuro… meglio tu abbia qualche soldo quando sei in giro”

“Oooh… grazie mamma, sei stupenda… come sempre…” disse lui, e le saltò al collo, abbracciandola con slancio.

La strinse a sé, prima di accorgersi che mezzo uccello gli era uscito dai calzoncini.

Sentì la pancia di lei calda contro la verga dura ed eretta.

Anche lei lo abbracciò, come aveva fatto mille altre volte.

Fu un attimo dare due o tre colpi alla mamma, strusciandole il cazzo sopra l’addome, senza che lei sospettasse di nulla, sfregarglielo contro assecondando l’euforia del momento, e venire…

Sì, perché bastarono tre colpi di reni ben piazzati per farlo sborrare addosso a lei per la seconda volta in vita sua…

A dire il vero la donna si era accorta di un insolito calore, di una sensazione molto particolare. Quando sentì i getti bollenti sulla pelle era ormai troppo tardi.

Luca si staccò in fretta, rosso e tremante per l’emozione, e corse via. Fece solo in tempo a scorgere una macchia biancastra intorno all’ombelico di lei… lunghe schizzate di vernice che colavano in basso…

La mamma passò da un’iniziale meraviglia a - quando il figlio se n’era già andato – sollevarsi il bordo delle mutandine sopra la fica, per vedersi scorrere la sborra di lui sul sesso appena rasato. Ebbe un orgasmo fortissimo e silenzioso quando lo sperma le bagnò le labbra della passera, quando con un dito si sfiorò il clitoride reso viscido da quel liquido cremoso… godette e si portò alla bocca le dita, inzaccherate dalla sua goduta e da quella di lui, leccandole e succhiandole avidamente… non aveva mai dimenticato il sapore di quella giovane sborra, da quella volta della vasca…

 

Chissà cosa aveva pensato la mamma, si chiedeva Luca.

Durante il resto della giornata non l’aveva rivista, e temeva un po’ l’inevitabile approssimarsi dell’incontro.

La notte appena trascorsa era stata più penosa della precedente: non riusciva a liberarsi di quello che era successo, era perseguitato dalle immagini di lei, gli si erano conficcate nel cervello come lunghi chiodi.

Aveva dormito solo qualche ora.

Sperava che una bella e ricca colazione avrebbe dissipato la spossatezza, e che il sole avrebbe fatto altrettanto disperdendo le nebbie di quella notte agitata.

Quando all’improvviso la madre gli apparve davanti in una corta canottiera e senza mutande, con la fica depilata e la fessura in bella vista, vergognoso abbassò gli occhi sul latte che stava bevendo.

“Buongiorno” disse lei.

“Ciao mamma”

“Avete fatto tardi ieri sera. È andato tutto bene?”

“Sì, tutto bene”

“E i tuoi amici? Vi siete divertiti?”

“Altroché, ci siamo divertiti moltissimo”, e la guardò timidamente, e l’uccello cominciò a fare i capricci.

Lei si sedette a fare colazione con lui.

Si scambiarono poche parole, ma era sempre la mamma a riaprire il discorso. Nessun accenno però all’accaduto.

Meno male, pensò lui, allora è già pace fatta, ha già dimenticato… non dicendomi nulla vuol dire che per lei è tutto come prima…

 

Poi la donna prese le tazze e i bicchieri, e si mise all’acquaio a lavarli.

Che culo incredibile gli metteva sotto il naso… un grande culo morbido e abbronzato. La canottiera non arrivava all’inizio del solco delle natiche.

Vittima di un richiamo irresistibile, Luca scattò sulla sedia e la raggiunse.

“Scusami mamma… per ieri…” disse appoggiando la mano su una chiappa scoperta. Vi scivolò sopra delicatamente, come per non bruciarsi al contatto con un globo arroventato.

“Per cosa, caro?”

“Per… insomma… per quel… per… mmm…”

“Ah” fece lei, “per quello. Non fa niente. A volte succede ai bei ragazzi pieni di vita… un sovraccarico, un esubero… capita ai bei ragazzi pieni di energia…”, e lo guardò da sotto in su, con degli occhioni languidi e bellissimi.

“Oh, mamma, mi dispiace… mi dispiace davvero… io non vole…”

“Ti ho detto di non preoccuparti, caro… non è mica morto nessuno… cosa sarà mai un po’ di sborra schizzata addosso alla tua mamma…”

Intanto lui le accarezzava le natiche a piene mani, gliele palpava dolcemente. Quelle parole dette in modo così naturale lo infiammarono ulteriormente.

“È che io… io non ho resistito… sei troppo bella, mamma… io… io… io… vo… vo… vo… vor… vor… vorrei…” prese a balbettare, mentre insinuava un dito nel solco tra le chiappe.

“Cosa c’è, caro… che cosa hai?…”

“Io… ma… ma… mam… mamma… vor… vorrei…”, e si avventurò nelle profondità della infuocata spaccatura.

“Caro… povero caro… pov… mmm… mmmmm… hhhhh…” diceva e gemeva sua madre, reagendo visibilmente a quelle ispezioni.

Lui continuò a ispezionare, finché il suo dito incontrò un ostacolo… del tutto inaspettato.

“Ma cosa… cosa… cosa c’è qui?… mamma cosa… cosa hai nel…”

“Sì, caro… mmm… toglilo… toglilo pure che non serve più… mmmmm…” disse lei, tirandogli l’uccello fuori dai calzoni e prendendo a menarglielo.

Luca afferrò quello che le sbucava dal retto e lo tirò via, glielo fece uscire dal culo… era… era… la boccetta oblunga… la boccetta vuota di profumo… la mamma ce l’aveva tutta nel culo, chissà da quanto… e adesso non era più tanto trasparente… era tutta sporca…

“Aaaaah… oooooooooh…” gemette lei durante quella lunga estrazione.

Lui si chinò a osservare l’ano boccheggiante: era tondo, proprio un cerchietto perfetto, aperto e definito… aveva tutta l’aria di essere l’inizio di una buia e tortuosa e rovente galleria di carne…

 

Non aspettò che la mamma glielo chiedesse.

Appoggiò il glande gonfio all’orifizio e spinse con decisione.

Entrò tutto di colpo, come chi entra in un vasto salone oltrepassando una porta piccolissima… la boccetta aveva fatto il suo dovere, gli aveva preparato il terreno.

“Sììì… bravo, caro… entra, entraaa… così… cosìììì… bravo, cosìììììì…” mugolava lei, “ora spingi, dai… spingii… spingiiiiii… entra tutto…”

E lui spinse, prese a dare spinte sempre più forti e profonde, sempre più rapide.

“Oddiooo… che goduriaaa… che goduriaaaaa…” diceva la donna.

“Oooh, mamma… da quanto lo volevo… non sai da quanto volevo sfon…” e si interruppe.

“Dillo, caro, dillo… dillo che volevi sfondare il culo alla tua mamma… mmmmm… uuuuuuuh… aaaahiiiii… aaaahhhiiii…”

“Sì, mamma, volevo romperti il culo non sai da quanto, volevo incularti da un secolo… mi senti, mamma, ti faccio godere?… sei tutta calda… come si scivola bene…” e la inculava con foga sempre maggiore.

“Fai più piano, caro… mi fai male… oooooh… aaaahhhiiii… uuuuuh…”

“Scrollati… scrollati come l’altro giorno… sgrillettati, dai… lo sai come fare a godere con un cazzo piantato nel culo…” le disse lui, fottendola infoiato.

“Oooh, caro… carooo… cosa dici… mmmm… fai più piano… hhh… per favore… fai più piano… ooooooh…”

“Ma cosa… che cosa hai ancora dentro al culo… un’altra boccetta di profumo…” disse poi Luca estraendo il cazzo di un altro colore, “cazzo, ma è… è… è…”

“È per quello… per quello che ti chiedevo di fare più piano, caro… stamattina non sono ancora andata di cor… uuuuuuuuuuh…”, ma non riuscì a terminare la frase perché il figlio le silurò di nuovo il cazzo nelle viscere, come posseduto da un nuovo demone.

Inculò la madre con violenza inaudita.

“Piano… fai piano… ti prego… Luca… fai pianooooooh…” lo supplicava lei, gemendo di piacere.

“È più bello, mamma, mmmmmm…” gridava lui, “è più bello se sei piena di merda…”

“Oddiooo… Luca, non dire così… fai piano… mmm… più piano…”

Per tutta risposta lui estrasse di botto la verga dal culo, tra peti e rumori eccitanti. E un attimo dopo gliela sbatté di nuovo dentro, fino alle palle. E così via… tutta fuori e tutta dentro… tutta fuori e tutta dentro…

“AAAAAAAAH… LUCAAAA… LUCAAAAAA… BASTAAA… BASTAAAAAA…” urlava lei disperata, “FERMATI… FERMATIII… TI SCONGIUROOOO… NON NE POSSO PIUUUU’… OOOOOOOOOOOH… FERMATIIIIIII…”, e cercava di sottrarsi all’abbraccio del figlio.

“Scrollati… scrollati e godi, vacca… godi, troia, che sto per venire anch’io… godiamo insieme…”

“LUCAAAAAAA… LUCAAAAAAAA… BASTAAAAAAA… NON RESISTO PIUUUUUUUU’… FERMATIIIII… SENTO CHE… SENTO CHEEEEE… ODDIOOO… ODDIOOOOOOO… CHE VERGOGNAAAA… NOOOOO… NOOOOOOOO… NOOOOOOOOOOOOOOOOO…” strillava la poveretta.

Lui continuò senza pietà con il gioco del tutto-fuori-tutto-dentro… ma quando vide quello che usciva dal culo della madre… quello che ne stava tirando fuori… DIVENNE UNA FURIA INCONTROLLABILE.

Diede l’ultima fatale accelerazione agli affondi.

“TROIA… TROIAAA… TROIAAAAA… GODI ANCHE DAL CULO… ECCOMI… ECCOMIII… VENGO… VENGOOOO… TI SBORRO DENTROOO… TI SBORRO NEL CULOOO… NEL CULOOOOOOOO… MMMMM… MMMMMMMMMMMM… GGGGGGGRRRRR… GGGGGGGRRRRR… GGGGGGGGGGGRRRRRRRRRRR… TI STURO COME UN CESSO ATTAPPATO… TI STUROOO… TI STUROOOOOOOOOO…”, e venne come un maiale, grugnendo e ruggendo di bestiale soddisfazione.

 

Retrocedette, guardando la madre appoggiata all’acquaio.

Cazzo, che goduta, pensò.

Mai fatta una goduta simile.

Le avrò sifonato nel culo un litro di sborra.

Fissò il culo così a lungo maltrattato.

Aveva tutte le caratteristiche di un meraviglioso culo rotto.

Tra le natiche si apriva uno squarcio, rosso tutt’intorno e scuro al centro. Il cerchietto dell’ano sporgeva in fuori e pulsava ancora ritmicamente. La mamma, piegata un po’ sulle gambe, ci passava sopra un dito, come per verificare l’operato del figlio.

La sborra colava dall’orifizio spalancato e cadeva sul pavimento.

Luca si avviò in bagno senza dirle niente.

Questa sì che sarebbe stata una scena da immortalare.

Lui che si incula la madre a quel modo selvaggio… sturandola… aveva sentito il culo di lei dargli delle strette atroci alla base del cazzo… era sicuro che nonostante tutto avesse goduto come una vacca…

Fece scorrere l’acqua e vi passò sotto l’uccello.

Poi qualcuno gli schiaffò un dito nel culo.

Era lei, nuda e bellissima.

“Rivoglio il mio anello…”

“MA CHE DICI…”

“Il mio anello di diamanti… prima ti ho messo un dito nel culo per farti godere di più… quando hai goduto come un porco hai stretto così forte che me lo hai sfilato e l’anello è rimasto qui dentro…”




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