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Pubblicato : 11-07-2011 | Autore : CornutoSottomesso
Categoria : Scambio Coppia | Totale Visualizzazioni : 23593 | Votazione :


  
CornutoSottomesso
Amo la letteratura ed i racconti erotici. Cosa ne pensi?

La mia carriera di cornuto è ufficialmente iniziata nell’estate del 2003.
Mi trovavo a Kos, in Grecia, in vacanza con mia moglie Francesca ed un’altra coppia di amici. Io avevo appena compiuto 38 anni e Francesca ne aveva 34.

Devo dire che Francesca, prima che ci sposassimo, non era certo stata una santa; tuttavia, dopo il matrimonio, si era dimostrata estremamente misurata nei rapporti sessuali, quasi una suora; almeno con me. Ci limitavamo a qualche scopatina tradizionale, sempre rigorosamente con il preservativo, vista la nostra intenzione di non procreare.

Sulla spiaggia del nostro albergo, c’erano alcuni tipi tuttofare, che si occupavano di affittare le imbarcazioni, le sdraio e facevano pure i bagnini. Uno si chiamava Dimitri ed era un tipo sui 40, molto peloso e con un bello stomaco, che sfoggiava un succinto costume attillato che metteva in evidenza degli attributi virili di notevoli dimensioni; l’altro, Alexatos, un ragazzo palestrato più giovane, molto attraente. 

La loro selvatica virilità, li rendeva estremamente allettanti per le turiste e loro, non si tiravano certo indietro per farle felici; sia che la cosa fosse di loro gradimento, sia che non lo fosse, naturalmente dietro compenso.

Che Francesca di tanto in tanto guardasse quei due non è che non me ne fossi accorto, né che quei due, come con tutte le donne della spiaggia, facessero i cascamorti con lei; ma presi la cosa con animo leggero, come fosse una semplice distrazione estiva. Fu la mia rovina.

Normalmente la sera Francesca e la moglie del mio amico, se ne andavano a passeggio per il centro, mentre noi ce ne stavamo al bar a bere qualcosa. Quella sera però, quella maledetta sera, non fu così. Ci sedemmo tutti al bar, mogli comprese, quando Francesca ci disse che aveva dimenticato il suo portafoglio presso un negozietto, dove la mattina prima aveva comprato un souvenir; sarebbe andata a riprenderlo e noi, potevamo aspettarla lì.

Fu il caso che volle che dovetti salire un attimo in camera, perché avevo bisogno di prendere delle foto cha avevo stampato per farle vedere ai miei amici. Infilai la chiave nella serratura ed aprii senza fare molto rumore, allungai la mano verso l’interruttore della luce e quello che vidi mi lasciò di stucco.

Seduto sul letto, con addosso la sola canottiera tutta sudicia, c’era Alexatos. Stava a gambe larghe, con il viso rivolto verso il soffitto, gli occhi chiusi, completamente preso da un intenso piacere; tra le sue gambe, c’era la testa di Francesca, che andava su e giù. Indossava le sole mutandine ed hai piedi aveva ancora i sandali legati alle caviglie.

Nella stanza ci fu un attimo di panico. La luce li fece sobbalzare, Francesca si sollevò dal pene di Alexatos e si voltò verso di me sorpresa, lui fece come il gesto di tirarsi su i pantaloni che non aveva, e con la faccia di chi vorrebbe scusarsi mi fece una specie di sorrisetto; aveva il cazzo così duro e dritto che si sentiva quasi in imbarazzo.
Sbattei la porta e me ne andai. Ero sconvolto. Quel bastardo, quella troia. Come avevano potuto, magari non era nemmeno la prima volta. Quella stronza gli aveva fatto venire un cazzo come un paletto ed in quel modo, con la bocca; gli stava facendo quella cosa che a me aveva sempre negato, perché mi aveva detto che la considerava umiliante, bestiale.

Scesi di nuovo al bar. I miei amici se ne erano andati a dormire; tracannai un wisky, fumai una decina di sigarette e fialmente vidi Francesca scendere. Si sedette davanti a me; sul suo lungo collo spiccava un livido nero enorme, un succhiotto che io non le avevo fatto.
Disse che era stato un errore, una debolezza, non sarebbe più accaduto, in fondo non era la fine del mondo. Non sapevo cosa rispondere, non vedevo che il cazzo di Alexatos nella sua bocca e, ragionai, visto il tempo che ci aveva messo a scendere, che non si era fatto nemmeno scrupolo di finire il suo lavoretto.

Decidemmo per la classica pausa di riflessione e, gli ultimi dieci giorni di vacanza, li passammo in due stanze separate ma confinanti.
Mentre però la mia pausa fu di riflessione mentale, per lei la pausa fu da me e, non si fece alcun problema a portarsi al letto ogni sera Alexatos, né a far giungere rumori osceni nella mia stanza. Se è pausa è pausa, ognuno è libero, poi ci si rincontra, mi disse. E poi, ne aveva diritto di un po’ di divertimento no? Aveva diritto di sentirsi donna no? In vacanza… che doveva fare?

Una sera, accostai l’orecchio al muro e cominciai a concentrarmi su quello che succedeva nella stanza. Quella che smaniava era mia moglie, e quel maiale che stava godendo lo faceva con lei. Era tutto molto strano, mi faceva incazzare, mi umiliava, ma nello stesso tempo mi faceva eccitare. Non volevo ammetterlo, ma mi eccitavo a sentire quei due; quell’animale che possedeva la mia donna, lei che acconsentiva a tale turpitudine…

Fu una sera Dimitri, l’amico di Alexatos a fermarmi al bar. Se volevo poteva far cessare la cosa, non c’era problema. Gli risposi che fra un giorno saremmo partiti, ormai era finita, non mi importava più. Mi chiese allora se avevo bisogno di una ragazza, magari una giovane, per dimenticare. Sarebbe costata poco, non mi dovevo preoccupare. Al mio rifiuto, sorrise, mi disse che se volevo poteva farmi divertire lui, non era un problema.

Mi portò in una capanna di legno sul mare, uno spogliatoio da spiaggia di pochi metri quadri senza il tetto. Mi disse subito che mi sarebbe costato 50 euro, ma nemmeno gli risposi. Aveva la maglietta ed indossava ancora il costume, con quel bozzo a rilevo che dava così nell’occhio.

Il suo pene assomigliava ad una grossa lumaca rugosa, scuro, penzolante tra le sue gambe, illuminato dalla luce azzurrina della luna. Sapeva di salsedine, di sudore; si ingrossò velocemente nella mia bocca. Come Francesca, stavo facendo come lei; ora capivo cosa si provava, cosa gli era mancato in quegli anni con me. Uno come me, come aveva potuto pensare di poterla soddisfare?

Dimitri venne due volte, una volta sul viso, l’altra sulle mie chiappe; poi facemmo un lungo bagno nel mare, nella terra degli dei. Un piacere divino. Il giorno dopo, io e Francesca, tornammo a casa. 





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