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All'età di 39 anni mi successe un fatto sconvolgente che non immaginavo potesse accadermi: Ero vedova da tre anni per un incidente sul lavoro che mi privò della gioia dei miei occhi, mio marito. Era un uomo stupendo e dolcissimo: moro, occhi scuri e sguardo intenso, alto e muscoloso. suo padre aveva sposato una donna etiope e dalla madre aveva ereditato la lucentezza della pelle e un attributo non propriamente femminile: un pene parecchio più lungo e grosso del normale. Fu subito amore tra noi, ma i rapporti sessuali tardarono perchè essendo vergine avevo paura di quelle dimensioni. Lui ebbe molta pazienza, fu dolcissimo e piano piano mi convinse: fu stupendo e per quasi vent'anni ci fu un'intesa appagante e perfetta per entrambi.
Dopo la sua morte caddi in un grave stato di depressione; mia madre e le amiche mi consigliavano di guardarmi in giro perchè ero e sono bella, non ho prole e potevo trovarmi un nuovo compagno. Non ne volevo sapere; il parroco, conoscendo la mia fede e la mia generosità mi consigliò di utilizzare il mio tempo e le mie energie a favore dei più sfortunati di me. Cominciai così a frequentare un'associazione di accoglienza di immigrati dove portai per la prima volta indumenti quasi nuovi del mio povero marito; fui accolta con molta gioia dalla suora che dimostrò di conoscere la mia storia e mi fece visitare i locali in cui vivevano gli immigrati accolti in attesa di trovare per loro un'occupazione, anche saltuaria e precaria. Me ne presentò alcuni che col sorriso mostrarono di gradire la mia presenza; in verità i loro sguardi mi sembrarono interessati anche alle mie fattezze: sono bionda naturale, di carnagione molto chiara, ho un seno abbondante ma sodo che non ho mai tenuto nascosto perchè amo le scollature un pò audaci.
La mia attenzione fu invece attratta da un giovane immigrato, trentenne all'incirca, che se ne stava isolato su una panca, silenzioso e con una marcata espressione di tristezza dipinta sulla faccia. La suora mi confidò che era arrivato da qualche settimana e aveva disertato dall'esercito del suo paese africano dopo che la moglie era stata violentata e uccisa da un gruppo di soldati mercenari di origine nord europea. Provai subito enorme compassione per quel ragazzo che era stato provato da un'esperienza forse peggiore della mia.
Tornai altre volte in quell'associazione per donare cibo e indumenti; lo vedevo, gli sorridevo e con fatica ricambiava. Un brutto giorno non lo vidi e chiesi come mai non ci fosse: mi dissero che era andato da un'anziana benefattrice per dei lavoretti. Intuii che forse stava cominciando a darsi una smossa per reagire al suo triste torpore. Vi ritornai a breve, lo trovai e gli chiesi con tanta dolcezza se poteva venire a casa mia per spostare alcuni mobili; ci accordammo per l'indomani:
Si presentò di prima masttina, ero ancora in vestaglia lo feci accomodare e gli chiesi se aveva fatto colazione; non attesi la sua risposta e gli preparai subito un caffellatte e una bella fetta di torta che avevo preparato la sera prima apposta per lui. Mentre sedevamo al tavolo notai che il suo sguardo era distratto dall'apertura della vestaglia sul seno e sulle gambe; feci finta di niente e gli mostrai il lavoro da fare. Si mise subito all'opera e cercai di aiutarlo, ma in un movimento maldestro la mia vestaglia si lacirò mostrando per intero la mia coscia nuda e bianchissima: guardò con vivo compiacimento senza commentare se non con un dolce sorriso. Gli dissi che era l'ora che mi cambiassi e andai in bagno, ne approfittai per fare qualche pulizia intima e solo dopo essermi alzata dal bidé ebbi la sensazione non certa che da dietro la porta avesse origliato o spiato; ne ero un pò indispettita, ma disposta a perdonarlo.Infatti quando uscii notai che si affrettava a ritornare sul posto di lavoro. Intanto il lavoro dava i primi segni di fatica e lui era tutto sudato, gli proposi di cambiare la maglietta e gliene procurai una fresca di bucato e più adatta al suo fisico. Lo aiutai a svestirsi e a indossare l'altra cedendo alla tentazione di sfiorare il suo torace e i fianchi. Aveva un fisico molto simile a quello di mio marito: una finta magrezza che mascherava tonicità dei muscoli e mostrava la piena lucentezza della pelle. Ma quello che più attirò la mia attenzione fu lo scorgere un evidente e grosso rigonfiamento della patta dei suoi pantaloni, troppo stretti per quel ben di Dio. Per un solo attimo i nostri sguardi si sono incrociati; è bastato perchè appoggiassi delicatamente il mio viso sul suo petto mentra con le mani mi appoggiai ai suoi fianchi. Sembrava inerte per un lunghissimo attimo, poi mi prese la testa tra le mani si avvicinò alla mia bocca e mi baciò con dolcezza e al mio ricambio con fremente passione. La sua lingua cominciò a turbinare nella mia bocca avida per tanta astinenza, sentii fremere le viscere e il mio ventre. Il mio seno premeva sul suo petto provocandogli un irrefrenabile desiderio che misuravo dal gonfiore del suo cazzo che premeva sempre più indecentemente sul mio ventre. In un momento ci leberammo a vicenda dei nostri indumenti, ci rotolammo a terra completamente nudi: Invocavo il suo nome con ossessione, Abebe, lui mugolava e taceva; solo ogni tanto sospirava: signora, in uno stentato italiano. Si chinò sul mio corpo che si offriva totalmente a lui; baciò e mordicchiò le mie labbra, i seni, i capezzoli che si ersero come cazzetti di bambino, roteò con lingua sul mio ombelico e finalmente fu sulla mia vulva, allargò con dolce destrezza le mie cosce e affondò il viso. Torturò ed esplorò con la sua abile e lunga lingua le grandi labbra che umettava con la sua saliva (non ce n'era affatto bisogno), tormentò il clito che diventò durissimo e resistente alle sue sollecitazioni e poi esplorò la mia vagiana che accoglieva la sua lingua come un ristoro atteso da troppo tempo. I miei umori colavano abbondanti lungo l'inguine e bagnavano anche il buchetto del culo. Infine si pose sopra di me, ma sollevato su un braccio, per un momento tornai in me e riaprendo gli occhi che avevo tenuto sempre chiusi mi godetti anche lo spettacolo: un corpo giovane, muscoloso, stupendo stava per scoparmi, ammirai più distintamnete le dimensioni del suo cazzo: splendido nella lucentezza dei nostri umori mischiati. Mi parve per un attimo di scopare con la buonanima, ma ciò non diminuì il mio desiderio, anzi lo raddoppiò, lo presi con tutte e due le mani, lo strinsi e lo indirizzai sulla mia fica ormai troppo impaziente. Scese delicatamente con la sua enorme cappella, la vagina sembrò volerlo accogliere con dolcezza, penetrò lentamente ma non tanto da provocare qualche piccola fitta insieme a tanta passione. I suoi colpi ripetuti e sempre più forti mi allargavano la fica, esploravano la vagina e sfondavano l'utero in mezzo a due, tre, quattro orgasmi consecutivi. Poi rallentò, tirò indietro il suo cazzo per un ultimo affondo violento che mi squassò internamente; accennò a timide scuse che gli perdonai affondando le mie unghie sui suoi glutei ed esplorando a mia volta con la punta dei medi il buco del suo culo. Fu come una scossa elettrizzante per lui, il suo sembrò gonfiarsi ancor di più, sembrava gli stesse scoppiando finchè irrorò con lunghi e cadi fiotti di sperma la mia fica che continuava a fremere senza controllo.
Solo dopo qualche minuto, quando si ritirò ancora semiduro, sentii i nostri umori rigare il pavimento. Sorridendo e con il suo stentato italiano mi disse: signora ora dobbiamo pulire e si gettò con la bocca avida sulla mia fica ancora grondante e ne bevve tutti gli umori. |