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Ero al mio primo impiego, dopo la laurea, lavoro in un
ufficio di uno studio d’avvocati a Vicenza.
Lo studio è molto ampio diviso in quattro gruppi di lavoro
diretti da rispettivi responsabili.
Ogni giorno vediamo entrare lei, il capo, donna sui 50 anni
elegantissima, non degna di uno sguardo nessuno di noi, come fossimo delle
nullità, diversamente con i suoi quattro responsabili l’approccio è diverso
sempre sorridente ed ammiccante, la vedo dirigersi verso il suo ufficio,
situato in fondo con al seguito i suoi quattro fedelissimi, entra fa chiudere
la porta, si spostano nella sala riunione attigua e chiudono le tende.
Il mio lavoro, di segreteria, non è il massimo, ma il
tirocinio lo devo fare e qualche soldino non guasta, la mia fortuna è che
faccio orario continuato, lo avevo chiesto senza sperarci, ma invece il mio
capo, dopo aver parlato con la capoufficio (lei), aveva autorizzato la cosa
asserendo anche che in questo modo c’era sempre una persona presente e non
dovevano chiudere l’ufficio per l’ora e mezza che uscivano tutti a pranzo.
In quel lasso di tempo sono il capo, porto avanti il lavoro
assegnato e rispondo a qualche telefonata prendendo nota e mandando via mail la
comunicazione ai diretti interessati.
Un giorno mi fu assegnato di completare una stesura di un
atto e portarlo nel suo ufficio, terminai il lavoro nel periodo dove ero da
solo, chiusi la cartellina e mi diressi verso l’ufficio, era la prima volta che
entravo e per dire la verità avevo un po’ di timore.
Entrai, vidi un bell’ufficio con la grande scrivania, un
mobile bar di fianco, era tutto in legno lucidato, appoggiai il fascicolo sul
suo tavolo, e visto che non c’era nessuno presi il coraggio per curiosare,
guardai la sala riunioni di fianco, la porta era aperta, al centro un tavolo
ovale con dodici sedie con delle grandi vetrate sull’esterno, parzialmente
oscurate dalle tende, poi notai una porta di fianco, chiusa.
L’aprii, era il bagno personale, tutto in marmo, con la
doccia e notai sul lavandino una serie di profumi costosi e addirittura lo
spazzolino da denti, ho pensato che quando aveva grosse riunioni rimaneva lì e
si sistemava per eventuali clienti successivi.
In quel momento mi venne una idea bizzarra, pensai “visto
che fai la sostenuta ed hai la puzza sotto il naso adesso ti piscio sullo
spazzolino e ti lavi i denti con la mia urina” cosi mi tirai giù la lampo e
sopra il lavandino pisciai sulle setole del suo spazzolino, poi lo riposi, feci
scorrere l’acqua ed asciugai per non dare dell’occhio.
La cosa cominciò a stuzzicarmi, quando era presente buttavo
l’occhio se si recava al bagno ed immaginavo che si lavasse i denti, ormai
periodicamente avevo preso l’abitudine di pisciare sul suo spazzolino quando
ero da solo in ufficio.
Tutto andava bene fino a quel fatidico giorno, erano usciti
tutti, io mi stavo dilettando con il suo spazzolino avevo la cerniera abbassata
e dal mio pene usciva lo zampillo d’urina, quando sentii un fruscio alle mie
spalle girai la testa, lei era lì in piedi ad osservarmi e peggio mi aveva ripreso
con il videotelefono.
Mi sentii sprofondare, lei in tono autoritario mi disse
“adesso come la mettiamo, ti mando a casa ?”, non risposi ero impietrito, lei
continuò, dopo qualche minuto di silenzio, “ intanto pulisci il lavandino”, mi
ricomposi e stavo per aprire l’acqua, lei disse “ no, lo pulisci con la lingua,
se vuoi avere qualche speranza di rimanere” la sua voce aveva cambiato timbro,
sembrava più calda, io ubbidendo cominciai a leccare dove avevo fatto la pipì,
lei mi osservava attentamente.
Quando ebbi finito, notai che aveva un respiro ansimante,
lei mi disse “Vai pure ci devo pensare ti saprò dire, a proposito come ti
chiami” io risposi “Carlo”, uscii a passo spedito con il cuore in gola ed il
gusto salato della mia pipì in bocca.
Passarono le giornate, oramai avevo in testa il
licenziamento, e chissà con quali annotazioni, non avrei più lavorato, ero
molto angosciato, lei procedeva sempre al solito modo come non fosse successo
nulla.
Un giorno usci dal suo ufficio, e stranamente comincio a passare
per le scrivanie, cosa, da quando ero lì, non avevo mai visto.
Parlava con i dipendenti e vedevo che da lontano la
direzione che aveva era verso la mia scrivania, venne il mio turno, mi guardò
mi domandò come mi chiamavo, da quanto ero lì, se mi piaceva rimanere con
loro……
Non riuscivo a capire dove voleva andare a parare.
Prima di allontanarsi dal mio posto notai che aveva in mano
un foglio ripiegato e che lo lasciò sul mio tavolo, lei mi guardò e poi guardo
il foglio, si allontanò e non disse nulla.
Sentivo il cuore pulsarmi in gola, chissà cosa aveva in
mente, misi il foglio in tasca e mi recai al gabinetto, con le mani tremanti
aprii il foglio e lessi quanto scritto, mi aspettava la sera del giorno dopo in
ufficio verso le 20.00, mi disse di dire alla portineria che dovevo consegnarle
dei documenti urgenti, poi trovai scritto che doveva decidere in merito a
quanto successo.
La notte non riuscii a riposare, mi balenavano in testa
cento cose, il giorno seguente la vidi arrivare la osservai mentre entrava, mi
guardò con la coda dell’occhio e fece un sogghigno, la cosa mi raggelò e pensai
al peggio.
Arrivò il pomeriggio terminai il mio orario, la testa era
già proiettata alla sera, andai a casa ed aspettai di ripresentarmi al lavoro,
a casa dissi che dovevo trovarmi con la capoufficio alla quale dovevo
consegnare dei documenti riservati e per rendere la cosa più vera presi anche
la mia valigetta 24ore.
Si avvicinarono le 20.00, ero nervosissimo, mi stavo
giocando il mio futuro, il tutto per una stupidata.
Arrivai alla portineria, dissi al sorvegliante se poteva
chiamare la dottoressa Maria perché dovevo consegnarle dei documenti, mi chiese
il nome, alzo il telefono fece la comunicazione e mi fece cenno di salire.
Presi l’ascensore, speravo che si guastasse. Così avrei
avuto una scusa per non presentarmi.
Entrai negli uffici, era tutto silenzioso, la luce del suo
ufficio era accesa, mi diressi verso la porta con un’agitazione pazzesca.
Bussai, lei mi disse “avanti” entrai con lo sguardo basso,
mi ordinò di chiudere la porta.
Ero li fermo impalato, lei mi disse “ Abbi almeno il
coraggio di guardarmi in faccia” , alzai lo sguardo indossava ancora il vestito
che le avevo visto in giornata, significava che non era rincasata.
Inizio con “se vuoi mantenere il tuo posto di lavoro, te lo
devi meritare e dipende tutto da te………brutto porco” poi aggiunse “ ti piaceva
pisciare sul mio spazzolino, e se tutto va bene ti masturbavi anche pensando
che me lo mettevo in bocca”, io non aprivo bocca.
Ci furono dei minuti di silenzio poi disse, “vai in sala
riunioni ed oscura le tende e poi spogliati nudo”, perplesso la guardai con
faccia sbigottita, “non accetto storie, vai” e mi indicò la porta.
Ubbidii, nella mia mente stavo pensando a cosa intendesse
fare ma non n’avevo la minima idea, arrivò poco dopo, mi ordinò di sdraiarmi a
terra, lei venne sopra di me, tiro su la gonna, non indossava le mutandine
aveva le calze autoreggenti e mostrò la sua fica pelosa, s’inginocchio come
fosse sulla turca e mi disse “ è da questa mattina che vado al cesso e non me
la sono mai asciugata, adesso tocca a te lavarmela con la lingua, così impari a
pisciare sul mio spazzolino” e così dicendo me la presentò vicino al naso
dicendo “muoviti e pulisci” il suo odore era acre e forte, quasi mi veniva da vomitare
ma la cazzata l’avevo fatta e dovevo rimediare.
Comincia a leccargliela, lei continuava a ricordarmi che se
non avessi fatto un bel lavoro mi sarei trovato disoccupato.
Dopo una buona decina di minuti che continuavo a leccargli
la fica mi disse che con la lingua lavoravo bene ed era soddisfatta del
servizio che stavo facendo, questo fece si che mi rilassassi un po’, sentivo
che provava piacere ma non lo diceva.
Ad un certo punto vidi il suo sfintere, che era all’altezza
del naso, avere dei movimenti ritmici e dopo poco mi fece una poderosa
scoreggia sul viso affermando “ questo è per farti capire chi comanda e
continua a leccare brutto maiale”.
L’odore che emanò fece scattare in me una sorta di perversa
eccitazione, ed il cazzo che fino a quel momento era moscio si risvegliò tutto
nella sua maestosa dimensione.
Maria lo vide “Brutto porco ti stai eccitando, ti piace
leccare la mia fica sporca e annusare le mie scoregge, sei proprio un porcone”,
prese fra le mani il mio cazzo, io stavo andando in estasi e cominciai a
ficcare la mia lingua dentro la sua vulva, sentii che si stava eccitando dalla
sua fica bagnata.
Lei mi stava segando ordinandomi che se avrei sborrato
dovevo dare addio al mio posto di lavoro.
Ero tutto eccitato, il mio cazzo era diventato duro come il
marmo e Maria sembrava apprezzare la cosa, continuava a masturbarmi lentamente,
il mio glande rigonfio era diventato lucido lei si alzò dal mio viso ed andò a
posizionarsi con la fica bagnata sopra il mio cazzo.
Lo prese con la mano, io alzai leggermente la testa per
vedere il tutto, lo posizionò fra le labbra carnose della fica e lentamente lo
fece affondare dentro di lei, io non capivo più niente, riprese ritmicamente ad
andare su e giù, vedevo il suo magnifico sedere salire e scendere, stavo
ansimando, quando lei mi disse” adesso ho voglia di scoparti, guai a te se mi
sborri nella fica perché hai finito di lavorare qui”, promisi di ubbidire ai
suoi ordini e cercai di non pensare a quello che stava succedendo.
Lei continuò per oltre una decina di minuti prima di
sentirla gemere dall’orgasmo, io mi concentravo per non venire era
difficilissimo resistere, il mio cazzo pulsava dalla voglia di venire.
Si fermò, spostò il busto in avanti ed appoggiò le mani a
terra, sentìì la sua fica che si contraeva sul mio cazzo ritmicamente mentre
lei ansimava, alzai la testa per capire cosa stesse succedendo, vidi il culo in
bella mostra e notai che l’ano si dilatava e si contraeva, prima di rendermi
conto della situazione l’ano si dilatò completamente, stava uscendo uno stronzo
dal suo culo, lo guardai ammirato, ero talmente eccitato che la cosa non mi
dava alcun fastidio, era duro e la sua circonferenza aumentava man mano usciva,
sembrava impossibile che il suo sfintere si allargasse in quel modo, oramai era
uscita già di dieci centimetri, lei spingeva ancora e con la voce strozzata
dallo sforzo mi disse “ tu hai pisciato sul mio spazzolino…. E io ti cago
addosso, maiale” cosi dicendo fece un ulteriore sforzo ed usci tutto, i suoi
escrementi erano finiti nel mio basso ventre, sentivo il suo calore che assieme
all’odore che si diffondeva aumentavano la mia già stratosferica eccitazione.
Si alzo sulle ginocchia e a gattoni indietreggio verso il
mio viso, arrivò all’altezza della mia bocca e mi presentò il buco del suo culo
dinanzi a me dicendomi “puliscimi il culo con la lingua schiavo leccaculo”
subito eseguii il suo ordine sentivo il sapore amarognolo dei suoi escrementi
ma non mi fermai fino ad averlo pulito tutto.
Soddisfatta del lavoro fatto si alzò e si diresse verso il
mio ventre, prese in mano il cazzo umido dei suoi umori che ormai vibrava
cominciò a masturbarmi dicendomi “ ti sei comportato bene adesso è ora che
anche tu goda”, si fermò un attimo ed abbasso il mio cazzo sopra i suoi
escrementi, imbrattandolo tutto poi repentinamente comincio a masturbarlo con
violenza, il mio cazzo era tutto sporco della sua merda non capii più nulla ed
ebbi una copiosa sborrata, mi dimenavo come un pazzo gli schizzi mi arrivarono
fino al petto e gemevo da piacere, lei continuò fino a quando non uscì più
nulla.
Finito mi disse di andarmi a fare una doccia e di pulire il
tutto, dopo aver finito tutto ed essermi rassettato la raggiunsi nel suo
ufficio, lei era seduta con i piedi sopra il tavolo, mettendo in mostra le sue
cosce, lei notò che il mio sguardo era attirato da quella visione e mi disse
“ti piacerebbe scoparmi, brutto porco” io con la testa anuii di si, lei allora
disse “ se vuoi mi puoi leccare la fica, ma a scopare lo decido io quando” così
dicendo allargo le gambe, io come un cagnolino mi misi a carponi e cominciai a
leccarle prima il clitoride e poi a mordicchiarle le grandi labbra, cominciò a
colare di nuovo mi prese la testa con le sue mani e la spinse verso la sua fica
con forza dicendomi “ fino a che non mi fai venire io non ti mollo” mi sembrava
di soffocare ma facevo correre la lingua sul suo clitoride fino a che non
sentii uno spruzzo che mi riempiva la bocca e lei gemeva per il godimento.
Mi fece sedere sulla poltrona davanti a lei, avevo il cazzo
duro di nuovo, ma mi proibì di toccarmi, guardandomi mi disse “ per
tranquillizzarti, non ti licenzio, questa cosa non è mai successa, ricordati se
dovessi dire qualche cosa di quanto successo, io ho ancora il filmato e potrei
farti anche causa”, le risposi che non mi sarebbe mai passato per la testa di
parlare, anzi avevo scoperto in me un lato oscuro e che la cosa era stata molto
gratificante e per questo la ringraziavo.
Mi confessò che era sempre stato un suo sogno dominare un
maschio in modo così cruento, ma essendo sposata ed avendo figli ed una
posizione professionale importante non aveva intenzione di compromettersi, solo
un paio di volte quando si era spostata per lavoro aveva pagato dei maschi per
soddisfare le sue voglie recondite.
Adesso sapeva di avere trovato in me la persona giusta per
le sue voglie.
Successivamente acquistò un appartamento lì vicino ed io ci
andai ad abitare, così potevano organizzarci, prendendomi mezza giornata di
ferie, che naturalmente lei autorizzava, per soddisfare le esigenze sue di
padrona ed io di schiavo con varianti varie, compresa una bella scopata che non
mancava mai al coronamento dei nostri giochi perversi.
Inoltre con il tempo diventai il suo assistente, premetto
che sul lavoro non avveniva nessun approccio per non destare sospetti.
Posso tranquillamente affermare che fare il leccaculo
ti fa fare carriera.
Ciao a tutti. |