|
Ho visionato l'angolo delle orge e l'ho trovato piuttosto spoglio, perciò mi sono deciso di raccontarvi le esperienze vissute più di dieci anni fa quando, all'incirca trentenni, formavamo una bella comitiva. Eravamo quasi una dozzina, ma i più assidui solo otto.Io sono Marco, gli altri uomini: Giovanni, Luca e Giorgio; le ragazze: Monica, Benedetta, Romina e Francesca. Quasi tutti trentenni e liberi da impegni familiari o affettivi in genere. Ci incontravamo quasi tutte le sere per bere un drink al solito pub e per qualche serata in discoteca. Grande allegria, sfottò reciproci, un pò di pettegolezzi che non guastano mai e tanto fraterno affetto tra di noi, indipendentemente dal sesso di appartenenza: in pratica tutti per uno e uno per tutti.
Si stava proprio bene insieme; c'era tra di noi una specie di patto non scritto. Ognuno aveva avuto le sue storie, finite, e tutti avevamo solo voglia di divertirci senza coinvolgimenti sentimentali. Questo non ci impediva di prenderci qualche soddisfazione reciproca per cui quasi tutti, maschi e femmine, eravamo stati almeno per una volta preda o cacciatore di un componente della comitiva; questo accresceva la nostra voglia di stare assieme.
Le cose presero una piega diversa quando una nostra amica ci presentò una ragazza spigliata e simpatica, Ada, di qualche anno più grande di noi di cui apprendemmo subito che veniva da una separazione coniugale. Le ragioni precise e altri dettagli della sua vita non riuscimmo a conoscere perché l'amica che la introdusse nel gruppo a causa di un concorso vinto fu costretta a trasferirsi in una città lontana; ma forse neppure lei la conosceva tanto bene. Si inserì facilmente nel gruppo a causa del suo carattere molto aperto e allegro, era anche intelligente e sapeva conversare con brio. Aveva un fisico da sballo: almeno 175 di altezza, occhi grandi e blu come il mare, seni regolari per dimensioni ma dritti, due bei capezzoloni che facevano fatica a stare nascosti dentro i reggiseni, quasi sempre di pizzo, che indossava; due belle gambe, lunghe e dritte, che esaltava con tacchi a spillo che usava con grazia ed eleganza. E per finire un culetto che agitava nei suoi movimenti con sensuale allegria, proprio come il temperamento.
Presto si instaurò tra noi un ottimo livello di amicale confidenza, ma quando capiva che qualcuno di noi tentava di conoscere meglio il suo passato, glissava e cambiava discorso. Questi suoi silenzi erano causa delle nostre congetture più fantasiose: noi maschi interpretavamo il suo silenzio, quasi nascondesse chissà quali segreti; e, data la confidenza con cui passava allegramnete le serate e le nottate con noi, si pensava secondo l'impressione più vicina che fosse lesbica per il modo con cui legava con le altre ragazze e a cui non sdegnava di dare consigli, oppure ninfomane per il fatto che nelle nottate di sballo in discoteca si fosse offerta talora a intime concessioni, anche se solo assaporate.
Ballava molto bene e vestiva ancora meglio; presto cominciammo a chiamarla la madrina, senza farle pesare il fatto che avesse qualche anno più di noi, ma solo perchè era prodiga di consigli per tutti, anche per i maschi. Capimmo che senza di lei le serate erano noiose, ma ebbe l'intelligenza di non mettersi mai in contrasto o competizione con le ragazze che c'erano prima di lei.
Anzi nei riguardi di una del gruppo che a causa di un amore finito molto male e che l'aveva ferita non poco, fu molto vicina e prodiga di consigli; spesso parlottavano sottovoce e legavano bene; questo aumentò i sospetti sulla sua presunta omosessualità. Quando fingendo di scherzare glielo dicemmo, scoppiò in una grossa risata e ci disse con tono compassionevole che non capivamo niente delle donne. Spontaneamente ci confidò, con preghiera di non riferirlo all'interessata, che lei si sentiva bruttina, che era convinta di aver perso il ragazzo perchè gli chiedeva insistentemente "servizietti" per cui non sentiva né il richiamo né di essere pronta. Lei l'aveva convinta a curare meglio il corpo e l'indomani, ci confessò, sarebbero andate in un centro estetico ben rinomato. Ci avrebbe fatto sapere qualcosa di più, a patto però di mantenere il segreto, perché per lei sarebbe stato un duro colpo e il rischio di perdere la fiducia che aveva riposto in noi. Per la verità la rispettavamo anche perché la trovavamo poco interessante.
Il giorno dopo Ada ci confidò che erano state al centro nel pomeriggio e vi erano state più di tre ore; lei, Maria, non era venuta al nostro solito incontro perchè stanca e chiedeva un pò di tempo per rimettersi in sesto. Scherzammo sul rischio che forse non era presentabile e Ada invece ci raggelò dicendo che aveva un corpo meraviglioso, che teneva troppo nascosto, e che era ancora vergine, più per paura che per una vera ragione.
Questa confessione aumentò la nostra curiosità, anche delle ragazze che si dissero convinte che Ada l'avrebbe trasformata da piccola rana in una bella principessa.
La storia è ancora un pò lunga..e, se avete pazienza, la continueremo dopo; vi assicuro che è molto interessante... continua |