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Pubblicato : 13-04-2011 | Autore : marco.1956
Categoria : Scambio Coppia | Totale Visualizzazioni : 4861 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Ero rimasto in piedi e con il cazzo pure in piedi che guardavano con attenzione Sofia e la ragazza nera; Rita sembrava disinteressarsene, anche Roberto, sempre attratto da Rita e, ovviamnete il ragazzo nero che, da quando Rita aveva mostrato la sua nudità, aveva avuto occhi solo per lei. La prima ad alzarsi fu proprio Rita, forse stanca della posizione in cui aveva atteso la fine delle confessioni.
Era stata per tutto il tempo seduta a ginocchia chiuse con il culetto sui talloni che di tanto in tanto muoveva verso l'esterno allargando così i glutei e mostrando per intero la fessura e il buchetto. Questa vista era particolarmente apprezzata dal ragazzo nero che stava appoggiato alla porta della cucina, proprio dietro le spalle di Rita.
Alzandosi Rita fece dei movimenti che sembrarono tentativi di sgranchirsi le ossa, ma a guardar bene il suo corpo era quasi del tutto immobile, muoveva solo i glutei verso l'alto e il basso alternativamente, proprio come le ballerine brasiliane di samba. Dove avesse imparato quelle abilità sensuali era un mistero ! Mi convinsi che anche in questa trasformazione ci fosse lo zampino di Sofia, sua impareggiabile maestra di seduzione. Forse nelle mattinate in cui diceva di avere fatto shopping con Sofia, avevano frequentato qualche scuola di balli sudamericani; ma non mi importava più di tanto, quel che contava era che la trasformazione di Rita era ormai sempre più stupefacente.
Intanto s'era alzato anche Roberto avvicinandosi a Rita e, prendendola per mano, la voleva condurre verso un grande divano posto accanto al tavolo dove avevamo cenato. Rita era invece interessata a cogliere l'attenzione del ragazzo nero: gli sorrise maliziosamente e lo fece avvicinare. Appena vicino lo carezzò con la mano destra libera sul fianco sinistro: il suo cazzo, ancora coperto dal grembiule corto, ebbe un sussulto; sembrava faticare a restare chiuso dentro quel pezzo di stoffa e premeva per uscire da sopra.
Rita allungò la mano dietro i fianchi del ragazzo, carezzò i suoi glutei di marmo nero e lucido e con rapido gesto sciolse il nodo del grembiule che cadde ai suoi piedi rivelando per intera la grandezza smisurata di uno splendido cazzone, per lunghezza e grossezza. Doveva essere almeno 4 o 5 centimetri più lungo del mio che pure era di 24 centimetri. Era anche un pò più grosso, e dire che per tutta la mia vita mi ero sentito superdotato.
Rita ebbe quasi un sussulto: apparve prima sgomenta, poi sorpresa e infine, mettendo la mano sulla bocca, sorrise  divertita  dalla novità. Roberto la tirava a sè disturbato dalle attenzioni di Rita verso il ragazzo nero. Rita si lasciò trascinare verso il divano non prima però di aver preso con la mano destra il cazzone del nero, invitandolo a venire anche lui sul divano. La sua mano copriva solo una piccola porzione del cazzo nero, ne restavano  scoperti almeno dieci centimetri fino alla base e tutto il glande gigantesco.
Arrivato al divano, Roberto eccitato e con quel cazzo che sembrava piccolo per lunghezza rispetto al mio e a quello del ragazzo e rispetto anche alla sua grossezza che lo facevano apparire tozzo, si lasciò cadere sul divano mostrando a Rita la chiara intenzione di pretendere un pompino, tanto per cominciare. Rita, sollecitata dalle mani di Roberto, s'inginocchiò ai suoi piedi: aveva a pochi centimetri dal viso il cazzo di Roberto che lei ben conosceva e che era fremente di desiderio. Intanto Rita volgeva lo sguardo al ragazzo nero che voleva vicino a sè: gli sorrise ancora una volta e chiuse le palpebre in segno di seducente complicità, dopo finalmente prese a baciare e leccare il cazzo di Roberto che distese le gambe, chiuse gli occhi e accarezzò nervosamente i capelli e la testa di Rita che avvicinava con dolce violenza verso il randello del desiderio. Rita lo spompinava con deliziosa abilità, spingeva le labbra verso la peluria attorno al cazzo di Roberto, se ne allontanava delicatamente e mai per intero e intanto aveva ripreso il precedente gioco del movimento dei glutei che eccitava ancor di più  il ragazzo che le stava ormai quasi addosso.
Il ragazzo si avvicinò  di più a Rita, sfiorò le sue carni con quel manganello nero di cui era dotato e iniziò a carezzare con le sue grandi e lunghe mani il suo candido corpo. Carezzò le spalle con la dolcezza di chi teme quasi di fare del male: le sue mani nere e lunghe coprivano gran parte del suo corpo, le spalle, i fianchi, le tettine che scomparivano dentro il palmo, poi scendeva verso le anche, le cosce e il culetto. Ne allargava i glutei e osservava con impietosa calma la fessura e il buchetto. Provò a stuzzicarlo con l'indice, a premere con il pollice; il buchetto sembrava resistere ai suoi tentativi. Dovette intuire che Rita era ancora vergine, ma non si arrese.
Cominciò così a baciare la fessura e il buchetto, lo umettava con profonde linguate. Poi passò con le lunghe dita a carezzare le cosce e l'inguine, restava per lunghi minuti dentro la sua fica che torturava e tormentava con grande piacere di Rita, ne tornava con le falangi bagnate dai suoi umori che immergeva delicatamente nel buchetto che allargava con lenti e studiati movimenti circolari. Ora le dita penetravano per pochi centimetri dentro il buchetto di Rita, ma era ancora poco. Si piegò di nuovo su di lei, leccò il buchetto e vi sputò due tre volte per favorire l'accesso. La volgarità di quel gesto mi eccitò molto di più, se ne accorse la ragazza nera che lo strinse tra le mani con grande compiacimento.
Infine spazientito fece un cenno alla ragazza nera che accanto a me godeva dei piaceri indiretti della scena davanti agli occhi di tutti i presenti; lei si avvicinò al tavolo e gli porse un piatto dove erano stati riccioli di burro per gli antipasti. Ne prese in abbondanza con la mano sinistra e spalmò il burro molto morbido sulla fessura e sul buchetto. Premeva con il pollice per introdurre parte del burro, allargava e modellava l'orifizio con le altre dita, che introduceva con sempre minore sforzo e con maggiore lunghezza provocando scuotimenti del culetto che erano un preciso invito per il ragazzo.
Infine spalmò del burro rimanente il suo glande che sembrò anche ai miei occhi il batacchio di una grossa campana, lo accostò al buchetto e spinse delicatamente. Si coglieva in quel momento l'enorme lunghezza del cazzo nero, quasi un'appendice del culo di Rita. A poco a poco con leggere pressioni e movimenti il cazzo sembrò accorciarsi e si poteva misurare la lunghezza della parte penetrata nel culo di Rita che iniziò a smaniare e gemere. La sua voce era soffocata dal tozzo cazzo di Roberto che continuava ad intervalli irregolari a succhiare slinguazzare e tappare sulla punta con la lingua, quasi a prolungargli e ritardare l'inevitabile sborrata.
L'esile corpo roseo di Rita, tra l'abbronzatura e la peluria di Roberto e la lucentezza nera del ragazzo, mi fecero vedere per qualche attimo una porcellina allo spiedo per la gioia del palato dei convitati. La porcellina c'era davvero, anzi era una vera troia, ma lo spiedo, anzi gli spiedi, non erano strumento di morte ma di piacere e la porcellina non bruciava di fuoco ma di libidine mai sazia. Il suo corpo sembrava completamente immobile stretto tra due manganelli di carne diversi ma accomunati da un unico irrefrenabile desiderio, invece a ben guardare si vedeva la bocca di Rita gonfia a dismisura e quasi mostruosa, entro la quale si agitava una lingua che eccitava e frenava la passione di Roberto. Il suo culo, anche se infilzato da quel lungo manganello nero di piacevole tortura, muoveva in giro le anche e i glutei per accrescere il desiderio del ragazzo nero.
Guardavo con meticolosa attenzione la scena davanti ai miei occhi e non provavo nè rabbia nè gelosia, solo un'immensa invidia. Intanto la ragazza nera accanto a me, non più sorpresa dalla mia reazione mi stringeva i fianchi e appoggiando i suoi seni enormi e scultorei al mio corpo, guardava il mio cazzo e sforzando le sue scarse conoscenze della nostra lingua, mi disse: "bel cazzone !"
Le slacciai l'ultimo capo di abbigliamneto presente in quella stanza, il suo grembiulino e mi apparvero agli occhi e alle mani due stupendi glutei di marmo nero e poggiati su due splendide cosce alte e snelle; il suo corpo era ambrato e odoroso di spezie e profumi.
Intanto Roberto continuava ad ansimare desideroso forse solo di sborrare dentro la bocca di Rita mentre il ragazzo nero continuava a stantuffare dentro il suo culo con sempre maggiore vigore e forza; quando tirava indietro il suo cazzone, rivelava 10, 20 centimetri di carne dura e vogliosa che risplendeva degli umori dei loro corpi. Poi riaffondava dentro quella gran massa di muscoli e sangue caldo.
La strinse fortemente con le mani, le carezzò le tette penzolanti e gonfie di desiderio, allungò le lunghe braccia ancora di più, afferrò il culo di Roberto dal basso che staccò un pò dal divano e lo tirò fortemente a sè. Così spinse di più il cazzo di Roberto dentro la bocca di Rita mentre con i suoi fianchi caricava come un toro in calore il culo di Rita finchè, dopo alcuni violenti spasmi di orgasmo, scaricò dentro di lei tutta la sborra di cui disponeva accompagnando con grida e singulti di piacere i movimenti.  Anche Roberto, aggrappandosi con forza alla testa di Rita, la innaffiò di sborra che smaniava di uscire per la gioia di mia moglie. 
Quando si staccarono dal corpo di Rita, la lasciarono a terra, priva di forze, abbandonata su un fianco, mentre dagli angoli della bocca e dal culo ormai profanato, piccole gocce di calda sborra colavano sul mento e sulle cosce.
Sofia si avvicnò a Rita, la carezzò, le sussurrò alle orecchie un sentito: "Bravissima" e colse con la sua lingua le ultime tracce degli orgasmi maschili dal corpo maltrattato e felice di Rita.              



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