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Pubblicato : 18-04-2011 | Autore : marco.1956
Categoria : Scambio Coppia | Totale Visualizzazioni : 8194 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Continuo a intitolare questi racconti di esperienze con il titolo La magnifica cornuta perchè così era nata la storia o le storie. Da quello che è successo dopo però devo ammettere che forse il cornuto ero io. Eppure godevo della trasformazione di mia moglie, della sua fame di sesso e di cazzi e, credo, anche di fica perchè il rapporto con Sofia non doveva essere solo quello di amica e confidente o di maestra, ma anche di compagna di letto e di esperienze trasgressive. 
Per tutto il tempo in cui Rita era stata sodomizzata dal ragazzo nero e aveva contemporaneamente spompinato Roberto, la ragazza nera era rimasta accanto a me, mi sosteneva con uno sguardo prima di compassione e di conforto poi, svelatasi in pieno la mia partecipazione anche passiva all'orgia di sesso di Rita, si rese complice del mio desiderio strusciando il suo splendido corpo ambrato e profumato, snello e muscoloso, sul mio. Mi rivolse spesso complimenti, con gli occhi e con le mani, al mio cazzo e con qualche difficoltà anche con uno stentato italiano.
Finita l'esibizione esaltante, Rita rimase distesa su un fianco, stanca e sazia, per riprendere le forze per nuove e più forti sensazioni. Rivolsi quindi maggiore attenzione alla ragazza nera: era davvero eccezionale la sua bellezza, fuori dal comune. Le sue gambe erano alte e ben tornite, il culo, sodo e duro come il marmo nero assoluto, altrettanto alto e invitante. I seni abbondanti, ma sodi e ritti, avevano due aureole grandi che esaltano con il loro contorno due capezzoli giganti, pari ai cazzetti dei bambini. Le sue movenze erano delicate e sensuali, eleganti e molto arrapanti.
Perciò fui preso da una insopprimibile voglia di essere partecipe attivo degli scambi che si sarebbero consumati quella sera. Feci girare su se stessa la ragazza per ammirare meglio tutti i dettagli del suo corpo. Di fronte a me la bocca era segnata da grandi labbra carnose e vogliose, le mandibole, grandi e profonde, mostravano di essere capaci di contenere un cazzo lungo quanto il mio o forse di più. La fica segnata tutt'intorno da una leggerissima peluria esaltava la presenza di due grandi labbra protese verso l'esterno, quasi volessero chiedere l'arrivo di un cazzo. Bocca e fica sembravano due parti gemelle del suo corpo, solo l'orientamento cambiava: orizzontale la prima e verticale la seconda.
La baciai sulla bocca e penetrai presto dentro, un lungo e grosso ammasso di carne e muscoli  avvolse la mia  lingua esaltando il mio desiderio e facendomi intuire di quali abilità era capace quella bocca. Fui subito preso dalla voglia di leccarle la fica: era una serie di protuberanze di carne che non aspettavano altro che di essere carezzate e stuzzicate.
Era una goduria immensa baciare e leccare quelle grandissime labbra di carne e di terminazioni sensoriali. Era già umida di umori abbondanti come abbondante era ogni angolo del suo corpo.
Avevo fatto tutti questi preliminari in  ginocchio davanti a lei che dominava la mia figura. La feci distendere sul tappeto, ne ammirai ancora con gli occhi le rotondità sensuali e, allargatele le cosce, ripresi l'operazione interrotta: affondare dentro la sua fica le mie labbra e la lingua.
Era un tripudio di goduria per tutti e due; lei cominciò a smaniare di desiderio, muoveva nervosamente le cosce verso l'esterno e l'interno, agitava il bacino, farfugliava incomprensibili singulti e premeva la mia testa contro la fica.
Il naso, la bocca affondavano dentro quel paradiso del sesso; trovavo la capacità di respirare e prolungare quel lungo piacere, mio e suo, girando lievemente la faccia per respirare e odorare quei profumi spieziati delle sue intimità e intanto lunghi e caldi rivoli di umori vaginali inondavano la mia bocca e le sue cosce.
Il cazzo continuava a premere fortemente e nervosamente contro le sue cosce e lei con le mani sulle mie spalle cercava di tirarmi verso di sè.
Risalii lentamente sul suo corpo, il cazzo sfiorava le ginocchia, poi le cosce e con un rapido salto sullo stomaco e sul bacino.
Roteavo su di lei, mi prese per i fianchi e mi fece scivolare dolcemente verso il basso vogliosa di mettere fine ai suoi orgasmi trattenuti e non abbastanza sfogati. Mi prese il cazzo più duro e lungo che mai tra le mani, lo carezzò ancora un pò e lo puntò sulla sua fica in trepidante attesa. Ogni muscolo delle sue carni sembrava palpitare di desiderio nell'attesa del cazzo liberatorio.
Prima di penetrarla diedi un ultimo sguardo al suo corpo ambrato che mi toglieva il respiro (era la prima volta che scopavo una nera), mi sembrava di vivere un sogno, anzi era meglio: era realtà. Un rapido sguardo al randello pronto ad infilzare quella splendida fica e, un attimo prima di penetrarla, vidi Rita che appoggiata con la schiena al divano, seduta per terra a gambe larghe si godeva tutta la mia scopata, mentre con la destra si sditalinava senza pudore.
Anche Rita godeva del mio piacere con altre, come io avevo goduto del suo con altri. Affondai il cazzo incandescente dentro quell'orgia di carne calda e invitante, presto fu avvolto dai muscoli interni della vagina che lo stringevano e allungavano. Con lenti movimenti del bacino stantuffai in avanti e indietro, caricando con sempre maggiore forza e violenza. Non sembrava sentire dolore per le mie cariche, anzi mi eccitava con le dita e le unghie a forzare le mie pressioni finchè gli stantuffamneti del mio cazzo presero un ritmo travolgente e inebriante per entrambi. Lei gemeva, si lamentava, gridò, urlò, mi strinse forte i glutei, me li allargò spingendoli ancora di più aumentando la pressione sulla fica, sentii arrivarle uno, due, tre orgasmi. Stavo quasi per scaricare dentro di lei una sborrata immensa quando avvertii un dolore acuto e lancinante: un durissimo cazzo si stava facendo strada dentro il mio culo. Il ragazzo nero, testimone della mia scopata, eccitato anche lui, volle completare la sua partecipazione impalandomi.
Non ebbi la forza, nè forse la volontà, di liberarmi di quell'enorme manganello che aveva aperto per primo la strada del culo di mia moglie e ora apriva per la prima volta anche il mio. Mi lacerò la carne, affondò gradualmente quel bestione che teneva tra le gambe, sentii nettamente lo sbattere delle sue enormi palle sullo spacco del culo, segno che la volontà del soddisfacento sessuale era totale e completa.
Infine sborrò dentro le mie viscere una caldissima e strabordante quantità di sperma, mentre esausto e felice anch'io scaricavo sulla ragazza nera un'accumulata e infuocata esondazione di sborra.
Quando, sudato e affannato, aprii gli occhi, vidi sul divano il corpo abbandonato di Rita la cui fica era una prelibatezza per l'avida bocca di Sofia. Roberto ammirava estasiato le due donne, ma di più era attratto ed eccitato dal mio duplice rapporto con i ragazzi neri.
Non capii bene se era invidioso della mia posizione o contento di avere ottenuto una rivincita sopita e attesa da quando lo avevo sodomizzato.
Non mi importava... ero solo felice e soddisfatto, ma non tanto da rinunciare a ulteriori nuovi rapporti per  quella stessa notte...     



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... era da tanto che non ci incontravamo soli.

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