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Pubblicato : 26-05-2009 | Autore : marco.1956
Categoria : Prima Volta | Totale Visualizzazioni : 35559 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Mi chiamo Silvia, ho trentuno anni e da una seria riflessione fatta sulla mia vita ho capito di essere stata l'amica di tutti i coetanei che ho conosciuto e la ragazza di nessuno. Sarà per la mia timidezza o perchè non mi interessavano rapporti superficiali, non ho avuto storie degne di chiamarsi tali. I ragazzi che ho conosciuto, anche numerosi, sembravano più interessati a soddisfare personali piaceri che ad instaurare una relazione più ricca e profonda.
Le poche volte che ho ceduto alla tentazione di qualche ragazzo apparentemente più interessante mi ritrovavo più sola di prima; il loro unico interesse era mostrarmi le loro capacità sessuali (più presunte che vere).Le storie, molto brevi, si concludevano squallidamente con un'eiaculazione nei loro pantaloni o peggio nelle mie mani. Decisi allora di evitare questi tentativi di scoperta e, appena laureata, cercai e trovai lavoro in una città distante più di 100 chilometri da casa.
Inutile dire che mio padre tentò di opporsi, anche mia madre non fu da meno; ma fui risoluta e confessai che dovevo dare una svolta alla mia vita, anche nel lavoro che scarseggiava nel mio piccolo centro. Speravo intensamente di fare conoscenze migliori delle frequentazioni sino ad allora vissute. Invece fu una delusione anche peggiore: il lavoro mi impegnava tutta la mattina e al pomeriggio sino alle diciotto; in ufficio eravamo solo donne tranne il capo, burbero e tutt'altro che simpatico. Mi stavo rassegnando all'ipotesi che sarei diventata una zitella; peraltro ero ancora vergine.
La svolta avvenne per caso quando un lunedì, giorno del mio ritorno da casa paterna alla città del mio lavoro, vidi salire sulla corriera divenuta la mia compagna dei viaggi di pendolare (lunedì/venerdì) un professore che insegnava nella scuola superiore che avevo frequentato; era sposato con una cugina di mia madre, mi aveva chiesto di dargli del tu e quando lo incontravo nei corridoi della scuola lo salutavo con allegria, mi chiedeva notizie del mio profitto e mi sollecitava sempre a non aver timore di chiedergli consigli o aiuti. Era proprio un tipo amabile senza alcun interesse diverso; presto scoprii che uscivo nei corridoi per vederlo, salutarlo e forzando la mia timidezza gli davo dei casti baci sulle guance.
Mi ero sempre sorpreso che, pur essendo di pochi anni meno giovane della moglie che portava i segni evidenti della menopausa e di una certa trascuratezza, sembrava molto meglio di lei. Rivederlo dopo qualche anno sul bus mi sorprese e mi fece provare un lieve subbuglio al cuore: aveva i primi capelli grigi, l'aria un pò stanca, ma manteneva sempre quella sua vivacità mentale e quello sguardo un pò triste, ma intenso. Prese posto dietro di me e cominciammo a parlare di tante cose, serie e meno serie, mi fece pure qualche complimento che gradii molto e mi rimproverai di non avergli proposto di sedersi accanto a me: la mia timidezza mi aveva giocato il solito tiro !
Parlando avvicinava il suo viso a me per non disturbare i vicini di viaggio e questo mi permetteva di sentire l'odore maschio del suo dopobarba: era forse più affascinante di prima. Pensai alla sua età e feci un rapido conto: doveva avere ormai circa 55 anni. Quando il bus prese velocità sulla statale aumentò la velocità e la conversazione cominciò a languire; tirai fuori il mio cuscino salva cervicale e tentai di assopirmi: ogni tanto la testa mi ciondolava, ma era soprattutto un rimescolio inetrno che mi impediva di prendere sonno  come era mia abitudine in quei viaggi di routine.
Ad un certo punto sentii la mia schiena disturbata dai movimenti delle sue ginocchia; anche lui faticava a trovare una posizione: spesso mi puntava i ginocchi contro, li stirava muovendoli e provocandomi lievi brividi anche al fondo schiena dove sembrava soffermarsi e spingere. Tutto avveniva da dietro un sedile molto spesso: eppure io sentivo internamente ogni movimento delle sue gambe e ne ricevevo un intimo piacere. Quando il viaggio finì e ci preparavamo a scendere gli dissi quale autobus dovevo prendere per recarmi in ufficio; era la sua stessa direzione: perciò salimmo sul primo autobus disponibile e il solo posto libero a sedere lo offrii a lui che si schermì quasi offeso per essersi sentito trattato da "vecchio" e insistette invece per farmi sedere. Abbassandosi al mio orecchò mi sussurrò con dolcezza che, data la folla era più opportuno che mi sedessi io per via di male intenzionati, non solo ladri; mentre mi diceva queste cose il suo sguardo era rivolto intensamente alla mia scollatura, dove stavano due seni piccoli ma proporzionati come tutto il mio corpo minuto ma carino per i lineamenti del viso e soprattutto per il mio culetto che era il mio orgoglio quando in bagno me lo ammiravo allo specchio mettendomi di profilo: all'insù, impertinente e bisognoso di affetto.
La pressione della folla si fece eccessiva, lui fu costretto a strinegrsi con la borsa che teneva in mano sempre più vicino al sedile che occupavo: le sue gambe sfioravano dapprima casualmente poi stabilmente le mie e il suo corpo spinto dalla folla verso di me sfiorava la mia spalla: sentii interamente il calore del suo pene che si fece duro e grosso in un attimo. Lo strofinio divenne continuo, non mi staccai, finsi indifferenza e temevo che si allontanasse. Sentii un forte calore tra le gambe, provai una sensazione di desiderio molto intensa e poi avvertii come un lento scorrere di umori tra le gambe. Strnsi le gambe, chiusi gli occhi e pregai che non finisse mai.
Purtroppo venne il momento che dovevo scendere mentre lui doveva ancora proseguire; l'autobus si era intanto svuotato della folla iniziale, mi alzai e lo salutai con un bacio sulle guance, più forte e più lento del solito: lo guardai negli occhi con un sorriso tra il soddisfatto e il desideroso.
Qualche settimana dopo telefonò a casa mia dicendo che aveva avuto un incarico temporaneo nella città in cui lavoravo e avrei potuto approfittare della sua auto. I giorni d'impegno erano gli stessi, dal lunedì al venerdì. Mio padre esitò un pò e poi accondiscese. Sarebbe venuto a prendermi il lunedì successivo sotto casa, in fondo per lui era solo un breve giro. La notte ero tanto eccitata che stentai a dormire: mi alzai molto presto, mia madre mi fece trovare la biancheria pronta e mi preparò una piccola colazione. La invitai a tornare a letto per non affaticarsi di più e quando fui sicura che si era rimessa a letto, mi tolsi i jeans, li piegai subito nel borsone e indossai una mini molto mini che avevo preparato la sera prima nel borsone. Al suo arrivo scesi di corsa le scale e mi infilai in fretta nella sua auto: mi accolse con un caldo sorriso e uno sguardo sorpreso e felice. Lo invitai a partire subito e cominciammo una breve conversazione. Mentre guidava il suo sguardo puntava nascostamente sulle mie gambe, ma niente di più. Pensai che dovevo provocarlo di più o avrei sprecato un'altra occasione della mia vita. Gli dissi che avevo ancora un pò di sonno e avrei voluto distendermi; mi consigliò di girare all'indietro una ruota dentata posta alla destra del mio sedile; ma non ci riuscivo o finsi di non riuscirci. Rallentò e si accostò al ciglio della strada, si tolse la cintura di sicurezza e si piegò su di me per abbassare lo schienale: ancora una volta il suo viso fresco rasato mi inondò con il odore di maschio, senza pensarci su lo baciai dulla guancia, tenendogliela perchè non avesse dubbi sulle mie intenzioni. Fece finta di niente, ma mi resi conto che anche lui era eccitato: riprendendo il viaggio spesso si toccava per aggiustarlo. Cintura ed eccitazione non andavano daccordo e poi i suoi occhi erano sempre più puntati sulle mie cosce che, distesa, mostravo sfacciatamente.
Mi parve di appisolarmi favorita dal dondolio dell'auto, quando uno strano calore mi invase. Forse già da qualche minuto la sua mano si era posata sulle mie ginocchiae timidamente cominciava a salire. Finsi di continuare a dormire e con lievi movimenti del bacino gli favorivo l'accesso alle parti intime: ormai credfo che vedesse almeno parte del perizoma che avevo indossato per l'occasione. La sua mano si fece più audace e  non riuscivo più a mascherare il desiderio che si era impossessato di me e che manistavo con mugolii e gemiti sempre più intensi. Smaniavo e cercavo pace, quando lui rallentò la corsa deviò verso destra e si infilò per una stradina secondaria; feci ancora finta di dormire mentre la sua mano continuava a frugare nella mia fichetta sempre più insolentemente. Quando fu sicuro che nessuno potesse disturbarci e ancora era buio per l'ora e la stagione, si tolse la giacca, si piegò su di me e mi baciò sulla bocca con tanta dolcezza, risposi al suo bacio con lenti movimenti delle mie labbra; si fece più audace e penetrò lievemente la sua lingua nella mia bocca che lo accolse con passione, vorticò dentro di me con sempre maggiore forza e convinzione. Aprii finalmente gli occhi e lo guardai, stavolta era lui a tenerli chiusi, ma per la passione che lo aveva invaso: ni sbottonò la camicetta e gli si offrì il mio piccolo candido seno in tutto il suo splendore: non avevo indossato il reggiseno, tanto lo avevo ritenuto una gabbia inutile, si reggeva molto bene da sè. Mi liberò in un attimo della minigonna e alla vista del minuscolo perizoma esclamò solo: "però, non immaginavo che fossi tanto sensuale, sei una cavalla dentro il corso di una gazzella". Quelle parole incendiarono la mia passione e presi a baciargli il collo, il torace e i capezzoli che gli si inturgidirono come cazzetti. Lo implorai di farmi godere, gli confidai che era un vero uomo, che lo avevo sempre desiderato nei miei sogni di adolescente. Lo aiutai a liberarsi dei pantaloni che, assieme ad un troppo minuscolo minislip scivolò ai suoi piedi e mentre si sistemava su di me fui estasiata dalla visione del suo cazzo, enorme e lucente di desiderio. Mentre mi baciava e leccava i capezzoli mi chiese dolcemente se temessi di restare incinta; lo rassicurai, le mestruazioni erano finite appena il giorno prima e poi non mi importava di niente: era troppo forte il desiderio di lui, ma tacqui della mia verginità. Si inginocchiò ai miei piedi, mi sembrò una venerazione che mi fece andare in visibilio, allargò le mie cosce e dopo un interminabile minuto in cui scrutò la mia intimità, mi baciò le labbra della fica, le umettò con la sua saliva, penetrò con la sua lingua  ed esplorò cagina e clitorie che rispose alla richiesta di amore come i suoi capezzoli. Finalmente mi fu sopra, mi sovrastò e cominciò a spennellarmi con la cappella del suo splendido cazzo. Smaniavo e gemevo, mi contorcevo con tutto il bacino e di quanto erano debitori i miei coetanei alla mia ricerca del piacere. Mi pregò di fermarmi per un attimo: avrebbe potuto farmi male; infilò il suo cazzo nella fichetta che trovò piccola, avanzò lentissimamente e ogni centimetro era una moltiplicazione del mio piacere. Ero fradicia del mio umore e del suo; il suo cazzo allargava la mia vagina e la dilatava, poi trattenne il respirò si tirò un pò indietro e improvvisamente affondò con decisione e dolcezza fino a sfondare imene e utero. Sentii una forte fitta interiore, ma anche un grande orgasmo; non sapevo cosa fosse: ma vibravo in ogni parte del mio corpo, un ruscello in piena colava dalla mia vagina per lubrificare il suo cazzo che, ancora enorme e caldo, mi procurava smisurato piacere. Il suo turgore non aveva mai fine, sembrava gli stesse scoppiando, finchè in un improvviso scoppio sparse con forza e abbondannza lunghissimi fiotti di speram che mi allagarono la fichetta ormai irrimediabilmente sua che lui con grandissimo merito aveva deflorato. Ero felicissima, lo strinsi fortemente a me mentre ancora calde gocce di sperma mi inondavano. Ci baciammo ancora e gli promisi che l'avremmo fatto ancora: ormai ero diventata veramente donna per merito suo !         



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    Racconto a Caso
Autore : roar69
un sera era stato invitato ad un party, il posto era una villa privata fuori città, arrivai verso le 21,00 dopo cena, parcheggiai l'auto, ed entrai nella villa, c'era parecchia gente, riconobbi qualche faccia amica, iniziai a fare conversazione, presi al volo un bicchiere di prosecco, mi vennero presentate parecchie persone ed anche il padrone di casa, che si fermò a conversare con me, per parecchi minuti

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