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Ciao, mi chiamo Sandro e vivo da 10 anni a Bologna, prima per gli studi e poi per lavoro. Abito in un condominio superaffollato dove non conosco quasi nessuno quasi in centro. Sono un dirigente quadro di una industria di medio livello. Ho trent'anni e vivo da solo, salvo quando porto a casa qualche ragazza conosciuta durante il tempo libero o sul posto di lavoro. Non amo le relazioni troppo impegnative e ho promesso a me stesso di divertirmi finché posso perché ogni lasciata è persa.
Da qualche mese frequento una ragazza conosciuta in discoteca, bionda, ventisette anni portati alla grande, due belle e lunghe cosce, due seni piccoli ma appuntiti all'insù e soprattutto un culetto da favola che mi ha incantato. E' stata una conquista decisamente facile perché quando l'ho conosciuta era in crisi con il suo ragazzo; come dire che ero capitato al posto giusto nel momento giusto. Quasi tutte le sere alla fine dei nostri impegni di lavoro ci vediamo e tra un cocktail e una breve passeggiata finiamo sempre a letto in casa mia, perchè lei vive ancora con i suoi.
La settimana scorsa approfittando di un'assenza breve dei suoi le ho proposto di passare qualche notte con me; è stata felice di accontentare me e .. sè; sono state notti eccezionali; il tempo ci ha consentito anche di fare giochetti erotici più lunghi e ricercati. Lei confessa che con me si trova benissimo e che so fare molto bene all'amore. Ho approfittato dell'occasione per ottenere quello che avevo sognato da quando l'avevo vista ballare in discoteca: possedere il suo culetto. Dopo lunghi preliminari in cui ho leccato con adorazione ogni angolo del suo corpo, ho solleticato ogni suo istinto naturale, ho sfiorato con il mio cazzo turgido e grosso ogni parte del suo corpo, quando lei sotto la spinta delle mie linguate nel suo buchetto sbrodolava umori dalla sua fica allagata implorando di penetrarla, dopo un'ultima slinguazzata che stuzzicava il suo buchetto, tentai il suo culo, si sorpre e sembrò ritirarsi. Le dissi di non avere paura, sarei stato delicato e mi sarei ritirato se solo lei avesse sentito troppo dolore; e poi le confidai sorridendo che era venuta l'ora che mi donasse il suo culo per aprirle orizzonti di piacere mai provati. Quando fu sufficientemente bagnata lentamente puntai il glande sul suo buchetto: era veramente stretto ! Appoggiai e spinsi poco alla volta, con le dita le carezzavo le grandi labbra mentre, fremendo cominciava a dare colpi all'indietro che scambiai per fretta di essere inculata; era invece il suo orgasmo che non le dava pace. Spinsi ancora più in fondo, emise un trattenuto lamento, quasi un grido; le tappai la bocca delicatamente convinto che non potevo più tirarmi indietro. Affondai ancora di più il mio cazzo gonfio di desiderio e sentivo poco alla volta il suo sfintere abituarsi al nuovo entrato; ora non gridava più, emetteva gemiti incontrollati di piacere e d esclamava: Dio, cosa mi sono persa ! ancora più giù, sfondami, scassami, perforami. Anch'io ero in preda ad un orgasmo di felicità la sfondavo e mi sembrava di non toccare mai il fondo. Mi univo ai suoi gemiti mentre il letto sotto i nostri colpi e movimenti sembrava unirsi ai nostri gemiti. Raggiungemmo l'orgasmo contemporaneamente, senza pudore, con grida e gemiti infiniti. Non ci rendemmo conto della durata del rapporto se non quando sentimmo sbattere nervosamente la porta del condomino dello stesso pianerottolo. Era stato un rapporto molto più lungo del solito e anche molto più incontrollato. Durante la notte abbiamo ripetuto la sodomizzazione, ne era entusiasta.
La mattina dopo si alzò presto per raggiungere il suo posto di lavoro. Quando con calma uscii anch'io trovai davanti l'ascensore la mia vicina di casa. La sera prima era stata sicuramente lei a sbattere la porta, forse infastidita dai nostri rumori. Ci scambiammo il solito buongiorno, ma, entrati in ascensore, mutò il suo sguardo che si fece malizioso e indagatore e per la prima volta da quando abitavamo vicino intraprese un discorso. Approfittò dell'avviso di una riunione condominiale per esortarmi a venire perchè si sarebbero trattati argomenti importanti; sapevo della sua intraprendenza nel contestare le scelte dell'amministratore, ma le riunioni di condominio non sono mai state la mia passione. Mi incoraggiò dicendo che le riunioni non erano poi tanto lunghe eche finivano sempre prima dell'ora di cena; afferrai il senso della sua allusione, ma finsi di non capire.
All'indomani ero presente alla mia prima riunione di condominio, mi sedetti in fondo alla grande sala dopo aver verificato che lei non c'era. Pensai che mi avese fatto un pacco; invece arrivò con un pò di ritardo e prese posto proprio davanti dopo aver sfoggiato un sorriso aperto per la soddisfazione, credo, di avermi convinto. Indossava un paio di jeans attillati che facevano risaltare uno splendido culo e per di più mostravano da seduta il solco del suo culo essendo a vita molto bassa. Una camicetta trasparente di colore copriva, si fa per dire un seno non grande ma proporzionato e impertinente. Era sicuramente di qualche anno più grande di me, ma portava molto bene i suoi anni grazie ad un corpo aggraziato e favoloso. Era sicuramente sposata, ma suop matito in tre anni l'avevo visto pochissime volte; pare viaggiasse in lungo e in largo per motivi di lavoro: in pratica viveva quasi da sola, ma su lei non circolava alcuna malignità, anche per colpa del fatto che non dava confidenze a nessuno e faceva una vita molto regolata, anche negli orari.
Non riuscivo a seguire gli argomenti della riunione, ogni tanto si alzava qualche voce polemica; anche lei, alzandosi, fece un breve intervento, tagliente e molto critico; ammirai l'intera figura del suo corpo e l'eleganza dei suoi gesti. Quando si sedette, si girò verso di me e mi confidò: qui non si cava un ragno dal buco, mi sono rotta e si alzò per andare via. Istintivamente mi alzai dopo di lei e la seguii, nel corridoio le proposi se voleva prendere un drink con me, non disse nulla e si lasciò accompagnare.Finimmo in un bar che conoscevo, ci sedemmo in un tavolo un pò appartato e dopo aver ordinato cominciammo una breve chiacchierata; parlammo di nobn so cosa, ma i miei occhi erano puntati sulle sue gambe, sui suoi seni poco coperti dal tessuto della camicetta attillata. Mentre sorbivamo il drink, di punto in bianco lei mi fissò negli occhi e mi disse: hai una gran voglia di scoparmi, vero ? Trasalii per la sua sfrontatezza, ma non potei mentire. Annuii con gli occhi e confessai col candore di un bambino che in quel momento era come se avessi visto per la prima volta la mia diripettaia. Trovai solo il coraggio di dirle, prendendola delicatamente per un braccio: andiamo ? A passi rapidi rientrammo verso casa, credo, entrambi vogliosi di dare sfogo ai nostri istinti. Una volta infilati in ascensore mi disse con un sorriso sornione: è sicuro che non c'èqualcuna a casa sua ? Negai e mi avvicinai alla sua bocca, la baciai con delicatezza, con forza, con dolcezza. La strinsi a me cingendole la vita, troppo stretta per essere quella di una donna sposata. Sul pianerottolo avevo già cominciato a sfilarle la camicetta e a baciarla sul collo e sulla scollatura; mi allontanò con grazia, ma con fermezza. Entrati a casa ci liberammo con rapidità dei nostri indumenti, salvo gli slip. Lei indossava un perizoma di pizzo nero che faceva risaltare il bianco delle sue cosce e della sua carnagione: mi chinai ai suoi piedi e guardandola dal basso rimasi in atto di adorazione estatica, mi svegliò sollecitandomi: voglio godere tanto, tantissimo, ne ho un grandissimo bisogno. Baciai le sue cosce e il suo inguine, sempre con la lingua entrai di soppiatto nel suo perizoma leccando i suoi peli; afferrai con i denti l'elastico del suo perizoma e lo feci scivolare lentamente lungo le sue cosce: non era indifferente a quel gioco, la sua piccola fica cominciava a trasudare umori significativi che succhiai avidamente assieme al suo clitoride che si irrigidiva e gonfiava sotto le mie labbra e i miei denti.
Quando mi alzai finalmente anche lei si pose ritta e stringendomi sentì tutto intero il turgore del mio cazzo, enorme e caldissim; mi strappò quasi lo slip di dosso, sfiorò con la mano quell'asta che anche a me sembrava più grande del solito e si piegò ad ammirarlo quasi fosse la prima volta. Trovò solo la forza di dire: ora capisco, da uqnato tempo ! Andammo sul letto dove ci buttammo baciandoci su tutti e due i corpi. Il mio cazzio premeva pesantemente sul suo ventre, sui suoi seni che lo accoglievano come un ospte inatteso e graditissimo, sul suo cuolo che sfiorò e stuzzicò con la sua cappella immensa, gonfia e umida di liquido umettante. Mi implorò di penetrarla sun
bito per porre a fine ad un piacere che diventava quasi una sofferenza e di tanto in tanto esclamavo alle mie orecche che mordeva e leccava: devo rifarmi, ho perso troppo tempo, è troppo bello quello che ho perso. La penetrai finalmente e pompai tanto da stancarmi e stancarla; ebbe uno, due, tre orgasmi di fila mi diceva che stava impazzendo, quando durante un suo ultimo lungo e profondo orgasmo potentemente la innaffiai della mia sborra, gridò: veeengo.. gooodo... sfondami... voglio essere la tua troia.
Passò tutta la notte con me approfittando della solita assenza di suo marito; lo rifacemmo altre tre volte e pareva non essere mai sazia. Poi mi confidò della sua solitudine di "vedova bianca" e della rabbia provata ai gemiti delle mie compagne occasionali; rabbia a cui, mi confidò, aveva fatto seguire lunghe e d estenuanti masturbazioni che placavano la sete al momento e accrescevano il desiderio.
La consolai e appoggiata col viso sul mio stomaco prese in bocca il mio cazzo finalmente a riposo e lo bagnò, lo succhiò con tanta avidità da ammiralo tornato al suo gonfiore ed esclamando con orgoglio: ora questa è una mia creatura, finchè non emisi un'ennesima lunga e definitiva sborrata nella sua bocca che lo accolse con gioia. Il resto.. poi.. lo racconterò ... |