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Pubblicato : 19-03-2011 | Autore : textured
Categoria : Gay | Totale Visualizzazioni : 8868 | Votazione :


  
textured
Amicizia, divertimento, animali, compagnia, musica

Era un caldo pomeriggio di una domenica estiva, con un bel sole luminoso che spaccava il cielo. Ero a casa un poco assonnato sul divano che guardavo la televisione, svogliato e comodamente sfondato  sul divano, quando il mio amico Luca mi chiama al telefono, e con la voce entusiasta e carico di energie mi propone una partita di tennis al campo vicino a casa. Non ero molto attratto dall’iniziativa del mio amico, perché la giornata era davvero molto assolata e scottante e l’idea di starmene al sole su di un campetto sintetico non mi entusiasmava moltissimo. Ho però accettato l’invito dicendo che ci saremmo visti al campetto dopo un’ora circa, verso le 17.00, con la speranza che la canicola passasse un po’. Mi sono preparato la borsa per fare la doccia con tutto quello che mi occorreva ed ho indossato una maglietta ed un paio di pantaloncini comodi, adatti  per f are qualche battuta, cappellino, racchetta e palline; e presa la bicicletta mi sono avviato al campo. Non era lontano, poche centinaia di metri e non avevo alcuna voglia di prendere il motorino che era rimasto al sole tutto il giorno. Arrivato al campo e posata la bici contro un albero sono rimasto in attesa del mio amico. Era da qualche tempo che non ci andavo più a giocare a tennis e guardandomi intorno mi sono accorto che il cancello d’ingresso al campo era chiuso con il lucchetto, così come la porta degli spogliatoi che aveva un cartello con scritto sopra: “chiamare il numero***”. Di lì a poco dalla mia scoperta, che ci avrebbe sicuramente impedito di fare la nostra partitella poiché il campo andava prenotato, arriva anche Luca con il suo scooter che parcheggia a fianco della mia bicicletta. Pantaloncini neri molto attillati, maglietta bianca anch’essa aderente e di materiale sintetico, scarpette bianche candide e cappellino nero. Era veramente in forma, più alto di me di circa dieci centimetri e con un corpo più muscoloso del mio anche se avevamo la stessa identica età. Solo che lui faceva nuoto dall’età di sei anni e quell’attività gli stava scolpendo un bel corpo anche se ancora adolescente. Avvicinatosi a me gli faccio notare quanto avevo appena scoperto e lui si mostra molto infastidito dalla cosa perché era convinto che l’accesso al campetto comunale fosse libero come lo era da sempre stato. Ci guardiamo un poco in faccia e poi facciamo un giro attorno alla struttura a cubo degli spogliatoi. C’erano delle assi appoggiate alle pareti esterne ed anche vari scarti di cantiere che facevano sembrare avessero sistemato l’interno. Luca era convinto che da qualche parte qualcuno avesse nascosto le chiavi, magari sotto qualche mattone. Abbiamo così iniziato la ricerca e dopo poco la nostra caccia la tesoro ha dato i suoi frutti…Luca aveva ragione!! Le abbiamo provate e come per magia hanno aperto il lucchetto del cancello e la porta degli spogliatoi che effettivamente erano nuovi fiammanti. Non ero molto convinto di quello che stavamo facendo, alla fine eravamo entrati nel campetto abusivamente. E se fosse arrivato il responsabile che gli avremmo detto? Luca però era tranquillo e mi disse che se arrivava qualcuno gli dicevamo semplicemente che era già aperto e che non sapevamo nulla. Io rimasi però titubante, anche se allo stesso tempo l’idea di infrangere le regole mi dava un certo brivido. Abbiamo così giocato qualche partita sotto il sole cocente ed il campo emanava un calore che bruciava la faccia. La maggior parte le ha vinte Luca, poiché per il caldo io non vedevo nemmeno la pallina. Esausto chiedo tregua sedendomi su di una panchina a bordo campo. Decidiamo allora di abbandonare il gioco e farci una doccia fresca. Usciti dal campo e chiuso a dovere il cancello entriamo negli spogliatoi dove avevamo lasciato le nostre borse. Ci siamo seduti sulle panchine ed eravamo entrambi molto sudati, così ci siamo tolti subito le magliette che sventolavamo per farci un pochino di aria. Eravamo completamente soli ed anche un pochino impacciati, esausti per il caldo, non avevamo mai visto i nostri corpi nudi anche se era già successo qualche volta che guardando i giornalini porno avevamo visto il nostro pacco gonfio sotto i pantaloni. Ero molto eccitato devo dire all’idea di vedere l’attrezzo del mio amico al vento ed il fatto di essere completamente soli aumentava la mia eccitazione che cercavo di contenere. Decisi così di liberarmi delle scarpe e dei calzini ed allo stesso modo il mio amico. Ci sfilammo anche i pantaloncini buttando tutto sulle panche e rimasti solo in slip proposi a Luca di chiudere la porta per evitare che qualcuno ci venisse a disturbare sotto la doccia. La cosa sembrava averlo tranquillizzato e chiusa la porta con la chiave in modo che nessuno potesse entrare si tolse gli slippini rossi lasciando penzolare il suo pacco che fu così libero di ciondolarsi all’aria. Lo avevo fissato nel gesto rimanendo per qualche istante a fissare la sua grazia ed accortosene mi invita palesemente, invece di fare il guardone ad emulare il suo gesto. Accontentato ci siamo diretti verso le docce che erano separate da un muretto laterale ma senza porta ovviamente. Io non resistevo più dall’eccitazione e dopo qualche istante sotto l’acqua il mio cazzo è diventato duro come un bastone. Avevo moltissima vergogna e non volevo che il mio amico mi vedesse: così rivolto al muro iniziai a masturbarmi nella speranza una volta svuotatomi in silenzio, potevo essere presentabile all’uscita dalla doccia. Intanto Luca mi parlava di qualche cosa che nemmeno stavo ascoltando perché molto preso dalla mia attività, quando ad un tratto mi sento posare una mano sulla spalla destra: giro la testa di scatto e Luca mi guarda e mi dice: “allora mi passi lo sciampo?” colto in fragrante non può fare a meno di vedere il mio arnese che svetta tra le gambe rigido come un salmone. Rimasto impietrito guarda il mio cazzo. Non sapendo che cosa dire rimango di pietra. Luca con un sorriso mi guarda dicendo di essere un pochino voglioso anche lui perché era da qualche giorno che non si masturbava. Entra in doccia con me ed incomincia ad accarezzare il mio arnese con mano decisa dicendo che tanto non ci avrebbe potuto vedere nessuno e che eravamo amici da tempo. Abbiamo iniziato così a segare i nostri cazzi sotto l’acqua fresca della doccia. Era una sensazione bellissima sentire l’attrezzo di Luca indurirsi tra le mie dita e vedere la sua faccia che esprimeva tutto il piacere del suo corpo. Dopo qualche minuto di attività ho spinto Luca fuori dal getto della doccia e facendolo sedere su una panca mi sono inginocchiato per sentire nella mia bocca il sapore della sua verga. Non l’avevo mai fatto prima con nessun altro ma ormai ero troppo pervaso dall’eccitazione e dal desiderio per sapere quello che facevo. Ho preso in bocca la sua cappella gonfia e rossastra ed ho iniziato ad assaporarla spingendola dentro e fuori dalla mia bocca. Luca gemeva di piacere ed anche io godevo come un porco in calore. Sentivo i respiri di Luca farsi sempre più affannosi e frequenti… era segno che di lì a poco mi avrebbe inondato la bocca. E così attaccato come una sanguisuga alla proboscide del mio amico ho continuato nel mio fare fino a quando non ho assaporato i suoi flutti caldi accompagnati da quei gridolini, tra spasmi di respiro affannoso che hanno accompagnato il suo orgasmo. Mi era venuto in bocca ed avevo lasciato uscire il suo nettare misto alla mia saliva  lungo il mento ed il collo. Colmo di piacere Luca era seduto sulla panchina ed io bramoso di far spruzzare anche il mio cazzo mi sono alzato e mi sono seduto a gambe aperte su di lui. Viso contro viso avevo il mio cazzo in mano ed ho iniziato a segarlo violentemente verso il torace di Luca che con mano lesta ha aiutato la mia operazione per ricompensare il mio gesto. Sono venuto con tre fortissimi schizzi di sborra caldissima sul torace del mio amico e preso dall’estasi non ho potuto fare a meno di infilare la mia lingua nella sua bocca baciandolo profondamente.

Tutto mentre l’acqua delle due docce continuava a sgorgare lanciando schizzi che bagnavano il pavimento intorno.   

 




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