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Quando anche lei uscì dalla doccia mi trovò disteso e nudo sul letto; il ricordo recente dello spettacolo a cui avevo assistito mi teneva il cazzo in tiro; ma non sembrò molto sorpresa, certo perchè aveva provato su di sè fortissime sensazioni di piacere. Si avvicinò alla sponda del letto, mi guardò attentamente: i suoi occhi mi scrutavano, sembravano mani che sfioravano il mio corpo. Le carezzai una coscia, lasciò cadere il telo, le carezzai le spalle: era ancora umida e calda dei vapori della doccia. La tirai verso di me, le tette si posarono con tutto il loro peso sul mio petto, le baciai ne succhiai i capezzoli e la mano scivolò verso le natiche. Percorsi per intero il solco delle natiche, mi soffermai sul buchetto, le sussurrai con passione che desideravo il suo culo; non me lo aveva mai dato. E continuò a non darmelo, invece tastò con le mani il cazzo duro e caldo, mi chiese se la desideravo; risposi : come sempre e di più !
Salì su di me, divaricò le cosce e si pose a cavallo del mio bacino; prese in mano il cazzo durissimo e lo puntò senza esitare nella sua fica. Era già fradicia di umori, non era effetto della doccia, ma delle lunghe manipolazioni del ragazzo dei "massaggi". Non aveva mai preso quella posizione così osè per le sue abitudini. Le dissi solo che era splendida, ondeggiò il bacino avanti e indietro sul cazzo che si agitava forte e durissimo dentro la vagina che come una sorgente inesauribile colava umori caldi e abbondanti sulla mazza di carne e sangue che si gonfiava ogni mometo sempre di più. "Ora sì, le dicevo, ora mi piaci di più; sei troia come ti volevo e ti voglio, perchè mi hai fatto aspettare tanto ?"
Continuava ad agitarsi come un ossesso, "voglio rifarmi, mi disse, ora capisco; voglio essere la tua troia. Non credevo alle amiche che dicevano che così si gode di più, ti sento meglio e tantissimo: sei forte e duro, sei mio e ti tengo stretto dentro di me per la mia goduria, ora sfondami e fammi sentire femmina e vacca". Quelle parole ebbero l'effetto esaltante di irrigidire di più il membro, di gonfiarlo e allungarlo; dopo pochi colpi sborrai con rabbia e gusto dentro di lei che accogliendo lo sperma ripeteva: stupida, stupida che sono stata !
Scendemmo a cena, eravamo in ritardo e gli occhi di tanti, soprattutto uomini, erano puntati su di lei; molti dicevano che l'indomani sarebbe stata una caldissima giornata di sole; lei mi disse che avrebbe preferito andare in spiaggia piuttosto che in piscina.
Alle dieci del mattino eravamo già in spiaggia, indossò un altro costume: era un due pezzi, quello inferiore era una culotte del tipo brasiliano, copriva più di un perizoma e meno del classico slip triangolare, ma esaltava meglio le curve dei glutei e ne delineava le rotondità.
Era uno spettacolo a vederla, anch'io che ci ero abituato, mi eccitavo. Si sdraiò sul lettino e si spalmò abbondante olio con l'intenzione di abbronzarsi molto. Molte ragazze intorno erano in topless, mi guardò perplessa e mi chiese se poteva levarsi il pezzo superiore: voleva, disse, abbronzarsi per destare invidia invidia alle amiche al ritorno. Acconsentii, anzi l'aiutai a toglierlo e aggiunsi per stuzzicare ancor di più la sua vanità femminile, che non aveva niente da invidiare alle altre ragazze anche se più giovani di lei.
Le sue tette, ancora del colore del latte, balzarono nette e grandi come due grossi frutti dolcissimi e da gustare. Le unse e le massaggiò con meticolosità; mi parve che ripetesse i gesti del massaggiatore del pomeriggio precedente. Quelle operazioni erano state osservate oltre che da me, anche da tanti uomini e qualche donna della spiaggia. Mi sembrò di vedere avvicinarsi a qualche decina di metri quel ragazzone biondo della piscina che il giorno del nostro arrivo le aveva rivolto la parola.. Ne approfittai e le dissi se faceva un bagno in mare; rifiutò perchè si era appena spalmata di olio, entrai in acqua e così lasciai spazio a quel ragazzone che si stava avvicinando.
Feci appena un tuffo, poi con la sola testa fuori dall'acqua, coperto dalla folla che stava in acqua, guardai i movimenti del ragazzone.
Come pensavo si fermò davanti a mia moglie, scambiarono alcune battute; lei non cambiò posizione: con le braccia all'indietro mostrava per intero le ascelle depilate e le possenti tette allo sguardo avido del ragazzone. Doveva essere alto almeno un metro e novanta, i capelli cadevano sulle spalle con ondulazioni quasi femminee. Sembrò tirare dall'elastico dello slip un oggetto, forse un cellulare, lo maneggiò e lo rimise nello stesso posto. Allontanandosi da mia moglie la guardò ancora e riprese il suo cammino girandosi verso il mare.
Indossava un tanga molto striminzito o forse era troppo gigantesco l'arnese che teneva tra le gambe: era quello che si chiama una bestia.
Molte donne non riuscivano a fare a meno di guardarlo e fissarne quella parte, davvero molto interessante. Ebbi quasi paura, ma non gelosia, che potesse far male a mia moglie.
Tornai da mia moglie che tacque dell'incontro con il ragazzone, e questo era per me un chiaro indizio delle sue intenzioni.
Tornammo in camera dopo qualche bagno e molto sole. Lei forse si era esposta un pò troppo: fece una doccia fredda e pensò che non avrebbe potuto sopportare gli sfregamenti del massaggio. A tavola la ragazza della reception ci comunicò che il massaggio era anticipato alle 17, ma lei disse che rinunciava per l'ustionatura, proprio mentre passava fingendo noncuranza il ragazzone che capì tutto. Pensai che aveva trovato un ottimo alibi per liberarsi di me.
Mi misi a letto per riposare e finsi di dormire, lei intanto si fece un'altra doccia rinfrescante mentre il trillo del suo cellulare segnalò l'arrivo di un sms. Lo lessi: "ti aspetto dopo le 17 al bar, vieni": il tono era deciso e perentorio, segno di gran sicurezza da parte sua e di dominio su mia moglie. Continuai a fingere di dormire, quando lei tornò dalla doccia, ancora semi bagnata e nuda, si accostò all'altra parte del letto e prese il cellulare; lo lesse rapidamente e altrettanto rapidamente lo cancellò. Poi si distese accanto a me, ma si assopì quasi subito.
La lasciai ancora che dormiva, almeno così sembrava, e mi avviai al massaggio, ma ero curioso ed eccitato delle menzogne e dei segreti di mia moglie.
Nella saletta la stessa ragazza prese a massaggiarmi con maggiore confidenza, ma ero troppo distratto dal perdermi un fatto molto più importante. Le chiesi fingendo noncuranza se quel ragazzo alto e biondo era un turista solo; sorrise e mi disse che faceva parte dello staff dell'albergo; il suo compito era di allietare le signore, in pratica un gigolò anche se non prendeva soldi ma solo fiche e qualche mancia. Aggiunse con un sorriso che dovevo sperare che non avesse messo gli occhi addosso a mia moglie. Mentii e dissi che c'erano donne molto più interessanti di mia moglie.
La ragazza lamentò una mia eccessiva distrazione, fu perciò più esplicita, mi strusciò le sue tette sul mio petto e sul cazzo, lo prese con la solita abilità in bocca e mi spompinò con grande maestria. Sborrai nella sua bocca pensando sempre a mia moglie.
Andai via, erano trascorse le 17,30; passai dal bar, nessuna presenza nè di lei nè di lui.
Pensai che ero stato uno stupido, salii al 2° piano dov'era la nostra camera. Aprii in silenzio; la camera non era direttamente visibile per via di un ampio ingresso dotato di armadio a muro e di due poltroncine; una porta laterale consentiva di vedere il letto riflesso su due grandi specchi posti, uno a fianco del letto, l'altro ai piedi dello stesso letto.
La scena che mi si presentò mi sconvolse e superò ogni mia immaginazione: il corpo, ovviamente nudo di mia moglie, era inclinato con la testa che scompariva sul cuscino e in ginocchio mostrava tutte le intimità allo sguardo, alle mani e al cazzo enorme, più di quanto avessi immaginato del gigolò: era un'enorme spada di carne con cui stava per trafiggere da dietro mia moglie: la penetrrò con rapidità e grande soddisfazione di lei; stantuffava con vigore e forza incredibile, quando la tirava indietro, con il glande nascosto dentro la vagina, apparivano almeno venti centimetri di carne. Lei mugolava e si agitava di piacere: gli ordinava di non avere pietà e di colpire ancora più forte. Le sue lunghe mani graffiavano rabbiosamente i fianchi e il bacino di lei. Muoveva il suo bacino con movimenti decisi e terribili finchè in un ultimo grande gemito, la bloccò, e dovette scaricare una gran bella quantità di sborra.
Le sue cosce colavano umori abbondanti,quando lo tirò fuori era ancora in tiro quasi come prima della penetrazione. Cominciò a massaggiare con le due mani la sborra che fuorusciva sul solco delle natiche, affondava le dita dentro la vagina per raccogliere altri umori e così esplorava il buco del culo favorendo la dilatazione.
Prima l'indice, poi il medio, li faceva ruotare allargando sempre più l'orifizio. Muoveva il polso verso l'alto e verso il basso, a destra e a sinistra; quando si convinse che il buco era pronto per la deflorazione, la fissò con le sue manone, carezzò tutta la colonna vertebrale, dilatò con i pollici le natiche. Si aprì lo spettacolo di un culo, ancora per poco vergine, il cui buco sembrava ansimare di una goduria che pregustava. La perforò senza pietà, la sodomizzò con violenza scaricandole addosso tutte le parole più irripetibili che si possono dire a una troia che concedeva ad uno sconosciuto quello che aveva sempre negato al marito.
Caricò su lei dieci, venti, trenta colpi: era instancabile e lei lo seguiva in quella corsa verso la passione e l'orgasmo come una troia addestrata. Infine sborrò anche dentro il culo e lasciò colare incurante lo sperma sulle cosce di lei e sulle lenzuola. Andò in bagno senza degnarla di uno sguardo: assistevo impotente ma eccitato alla profanazione del corpo di mia moglie che giaceva stanca e abbandonata sul letto, prostrata ma sazia di piacere e goduria.
Quando tornò dal bagno col cazzo ancora semiduro e dritto, la fece alzre dal letto e le impose di baciargli il cazzo che dominava quel suo viso una volta pulito e innocente. Quando fu di nuovo ritornato alle sue enormi dimensioni, l'afferrò per i capelli, le tirò il viso all'indietro e si introdusse anche nella bocca, troppo piccola per quel cazzone. Lei mugugnava, non so se per il piacere o per un timido tentativo di negarsi.
Più volte ficcò avanti e indietro quel cazzone che non riusciva a scomparire del tutto finchè sborrò ancora, per la terza volta sull'ultimo buco rimasto vergine.
Lei ebbe un singulto, affogò, tossì e corse verso il bagno dove dovette vomitare sborra e cibi.
Lui non se ne curò, raccolse tanga, maglietta e infradito e andò via; ebbi appena il tempo di uscire silenziosamente dalla camera e di celarmi dietro un angolo del corridoio.
Rimasi lì ancora per alcuni minuti: ormai erano quasi le 19 ed entrai in camera....
Il resto alla prossima. |