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Pubblicato : 03-06-2009 | Autore : marco.1956
Categoria : Incesto | Totale Visualizzazioni : 19956 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Mi chiamo Veronica, ho 35 anni e sono felicemente separata; non voglio raccontare storie di sesso (forse lo farò dopo), ma voglio invece raccontare come da adolescente scoprii il sesso.
Come tutte le ragazze della mia età, quando eravamo sole, soprattutto senza il rischio che ci sentissero i coetanei maschietti, parlavamo di sesso o di quel poco che ancora conoscevamo. Talvolta avevo il dubbio che le mie compagne facessero a gara a chi le sparava più grosse; qualcuna raccontava di aver visto o spiato i genitori che lo facevano, altre che avevano visto o toccato il pene del fratello, salvo poi a scoprire che si trattava di un bambino. Io ero figlia unica e non avevo mai avuto occasioni simili o forse non le avevo cercate. Però quelle chiacchierate sottovoce mi avevano messo addosso una gran curiosità; presto capii che le compagne mi tenevano lontana dalle loro chiacchiere, forse per la mia timidezza o più probabilmente perchè ero il tipo che i ragazzi li teneva lontani Non ero proprio una bella ragazza, ancora a sedici anni ero grassottella e senza vita e per alcuni anni il mio viso fu sempre segnato da frequenti brufoli e qualche verruchina che deturpava il mio volto. Così la mia dolescenza trascorse quasi nella più completa solitudine, solo qualche libro romantico e una sola compagna che mi iniziò alla scoperta della micina e dei piaceri che essa mi poteva procurare. Per il resto niente, neppure l'ombra o la una fuggevole vista di come fosse fatto un cazzo. Arrivai così alla maggiore età senza alcuna esperienza se non le solite disperate masturbazioni. A quell'età avevo superato di poco i 18 anni il mio corpo cominciò decisamente a migliorare, dimagrii e allungai in staura, le gambe e il ilresto si snellirono e finalmente scomparvero anche i brufoli e le verruchette. Il mio isolamento mi avvicinava sempre più verso la mia unica amica e confidente; spesso ci toccavamo a vicenda, provavo un piacere sottile e intenso: mi vibrava la colonna vertebrale e ripetevo quei gesti più volte per raggiungere ancora più piacere.
Una sera mentre guardavo la tele in camera mia, distesa sul letto, come spesso mi capitava, cominciai a toccarmi con delicatezza. Il piacere era sottile e pensai di renderlo più forte cercando un canale satellitare dove trasmettevano film erotici. Ne trovai uno dove si vedevano corpi seminudi che avevano rapporti sessuali. Qualcosa era lasciato all'immaginazione, ma la mia galoppava molto velocemente. Tenevo il volume basso per paura che i miei genitori che dormivano potessero scoprire che guardavo questo tipo di film, quando improvvisamente sentii degli strani rumori venire dall'altra parte della casa. Ebbi un pò di timore, ma la presenza dei miei mi diede coraggio a soddisfare la mia curiosità.
Mi alzai dal letto e a piedi nudi spinsi la testa fuori della mia camera: i rumori provenivano proprio dalla stanza da letto. Ripensai alle cose raccontate dalle mie compagne e fui ancor più spinta a curiosare. La loro stanza era avvolta nel buio, tranne la luce del tele acceso. Sbirciai appena e vidi distintamente mamma e papà completamente nudi; lui stava supino e la mamma lo cavalcava con forza muovendo il suo bacino su e giù sul suo cazzo. Eh sì, devo chiamarlo proprio così; a differenza delle mie compagne io non ne avevo mai visti, se non il pisellino di qualche neonato. Anche se mia madre lo copriva con la sua passera, durante i movimenti, quando risaliva lasciava intravedere pur nella luce azzurra del tele un'asta grossa e abbastanza lunga. Ne ebbi quasi paura, ma non riuscivo a staccare gli occhi da quella scena. Mia madre continuava a muoversi su quel cazzo che la faceva gridare, con voce soffocata di piacere, scuoteva la testa agitando i suoi splendidi capelli che le invidiavo a destra e a sinistra, avanti e indietro, finché in un ultimo forte movimento mio padre la caricò violentemente, le afferrò con violenza le tette, si alzò su se stesso e affondando il viso in mezzo alle tette gridò anche lui con voce soffocata: vengooo, godoo.
Quando la mamma si staccò da lui e si distese accanto potei ammirare il cazzo ancora grosso e lungo e lucido di umori che lo facevano risplendre nella poca luce della stanza.
Quella sera credo che mi innamorai dell'uccello di mio padre e decisi che era venuto il momento di fare come dicevano di aver fatto le mie compagne: spiarlo. Non era però facile e avevo timore della mamma; ma qualcosa me la sarei inventata. Scoprii così che mio padre in bagno spesso non si chiudeva ma si limitava a socchiudera la porta; questo però rendeva più difficile spiarlo perché sarebbe stato necessario infilare la testa: sarebbe stato più semplice invece spiarlo dalla serratura se lui avesse chiuso la porta, e poi c'era spesso la mamma in casa ! Cominciai fingendo di non saper che mio padre era in bagno ed entravo rapidamente per non dargli il tempo di reagire. Chiedevo sempre scusa anche se stava solo facendo la barba: era bello ammirarlo, la faceva sempre a torso nudo e provavo tanta invidia per la mamma che se lo godeva e ora lo sapevo.Qualche volta però fui più fortunata e lo trovai in piedi mentre orinava, anche se istintavamente si girava per non farsi vedere riuscii qualche volta a intravedere una cappella bruna magnifica anche se il pene era a riposo. Questi episodi si ripeterono alcune volte, non moltissime finchè mio padre prese l'abitudine di chiudere la porta: era quello che aspettavo. In assenza anche temporanea di mia madre, di soppiatto mi appostavo dietro la serratura e scorgevo tutti i suoi movimenti: dall'abbassare lo zip al tirare indietro il bacino, dall'infilare la mano a cercare il suo arnese e tirarlo fuori ciondolante e gonfio di urina che lasciava uscire con un fiotto costante e intenso. Ammiravo estasiata le dimensioni di quel cazzo, lo rivedevo con la mente nell'azione della scopata a cui avevo assistito e mi sentivo scendere al basso ventre uno strano calore interno che mi inondava e mi rendeva felice, ma sempre più curiosa.
Un caldo pomeriggio mia madre era andata da una sua zia anziana, io cercavo di studiare nella mia camera e mio padre in soggiorno leggeva un libro con una vistosa copertina gialla; un bel momento lo sentii alzarsi e recarsi in bagno, richiuse la porta e subito dopo ero dietro la serratura a spiarlo. L'assenza della mamma mi rendeva più audace e speravo che la sorte mi aiutasse a vivere un'esperienza più forte di quelle precedenti. Lui era in bagno seduto, era complertamente nudo, teneva tra le mani quel suo libro giallo ma dall'interno delle cosce fuorusciva prepotentemente il suo randello; era vergognosamente grosso, lungo e duro; lo potevo ammirare grazie alla luce molto meglio di quella sera. Il buco della serratura era proprio al centro della parete e vedevo nettamente tutto ciò che avveniva nella parete di fronte che era piccola e comprendeva alla fine dei pochi metri di profondità, 2 o poco più, sia la tazza del bagno sia il bidé. Quando si alzò il suo cazzo apparve ancora più imponente: era semplicemente stupendo; non capivo le ragioni di quella erezione, ma ero felice di essere l'unica testimone; si sedette sul bidè e cominciò a lavarsi col sapone liquido, i suoi movimenti erano lenti e sembravano studiati. Quando chiuse il rubinetto sentii solo il rumore della sua mano che carezzava con la schiuma quella stupenda asta, a poco a poco mi resi conto che si stava masturbando, lo visi contrarsi, soffrire, tremare tutto fino ad un ultimo spasimo di piacere, tirò indietro la sua schiena e si lasciò irrorare di lunghi fiotti di liquido lattiginoso: era lo sperma di cui mi parlavano le compagne. Quando si fu calmato, si sciacquò e indossò un boxer di cotone; mi allontanai prudentemente e tornai di soppiatto nella mia stanzetta.
Questa scena mi sconvolse più della scopata con la mamma; al mio tavolo di studio non riuscivo a leggere, mi carezzavo sempre più intimamente del solito ma avevo paura che mi scoprisse; allora pensai che sarebbe stato più sicuro e anche più bello chiudermi in bagno come aveva fatto lui. Vi entrai, richiusi a chiave la porta e scopri sul lavabo il libro che lui aveva letto e forse dimenticato. Era un libro molto spinto: Emmanuelle, ne sfogliai qualche pagina e il mio stato di eccitazione che era già forte rischiò di scoppiare. Mi spogliai tutta, mi sedetti sul bidé su cui si era seduto lui e carezzai con forza la fichetta, mentre con la sinistra stuzzicavo i miei  seni che, anche se non molto grandi, erano capaci di darmi già sensazioni molto piacevoli. Mentre mi masturbavo provai a pensare che forse mio padre mi avrebbe spiato dalla serratura. il sospetto invece di spaventarmi moltiplicava il mio piacere e la mia voglia. Fu la più bella masturbazione della mia adolescenza.
Non successe altro finchè qualche giorno dopo mia madre annunciò a mio padre che avrebbe dovuto accompagnare quella sua zia ad un ospedale di una città vicina per dei controlli o più probabilmente per un intervento. Mio padre volle acciompagnarla, ma mia madre disse che se la sarebbe cavata bene da sola e poi non poteva lasciarmi sola con gli impegni della scuola. Ne fui segretamente felice, ma non lo feci intendere. La sera seduti assieme sul divano a vedere la tele, cercavo coccole e mi stringevo a lui che sembrava indifferente. Vedevamo un film horror: finsi più paura di quella che effettivamente provavo e confidai a lui che non me la sentivo di dormire da sola. Acconsentì, per l'occasione indossai un pigiama molto piccolo e sexy. pantaloncini leggeri e aperti sul davanti, non indossai le mutandine e una shirt con ampia scollatura a V sul davanti: ovviamente non indossai neppure il reggiseno. Andai a letto prima di lui che rimase a leggere quel suo libro; quando arrivò silenzioso, finsi di dormire: intanto avevo lasciato le gambe larghe in modo che l'apertura dei pantaloncini lasciasse intravedere almeno la peluria della mia fichetta. Entrò nel letto, accese il suo abatjour e riprese la sua lettura che conoscevo. Subito dopo cominciò a toccarsi, sbirciando vidi che era di nuovo molto grosso, ma stavolta non volli che si masturbasse: cominiai a muovermi nel letto come in preda a incubi, mossi più volte casualmente le gambe, toccandolo più volte. poi mi avvicinai a lui e sempre fingendo di dormire gli posi il braccio sullo stomaco. Forse pensò che avevo fatto dei sogni cattivi, si avvicinò alla mia testa e mi diede un dolce bacio sulla fronte. Finsi ancora qualche brivido di paura inconsapevole e facendo scorrere la mia mano verso il basso la poggiai sul suo membro ancora duro e lungo. Solo per un attimo sentii il suo respiro sospeso, poi strinsi forte tra le dita il suo cazzo e lo carezzai: rimase immobile, tra lo stordito e il sorpreso, ma non trovò la forza di scacciarmi: era troppo eccitato. Ripresi a carezzarlo e a stringerlo, mentre accostandomi sempre più a lui gli baciavo il petto come fosse il mio orsacchiotto di peluche. Sentii che il suo corpo reagiva, vibrava, mugolava e mi strinse la testa al suo petto. Non usavo movimenti regolari, ma casuali, quasi a fingere un sonno profondo e inconsapevole; di lì a poco dopo alcuni fremiti incontrollati e violenti mio padre schizzò abbondanti fiotti  di sperma sulla mia mano, sui suoi boxer e  sulla sua pancia. Finalmente mi addormentai davvero e felice: avevo fatto godere mio padre e avevo goduto anch'io: la mia fichetta era fradicia di umori più di quanto mi masturbavo.
Il giorno dopo evitai di guardare papà in faccia, anche lui fece lo stesso e dopo una giornata apparentemente serena in cui telefonò a mia madre per riferirle che ero stata molto brava ( cosa che mi riempiva di orgoglio), la sera fu lui stesso a propormi di dormire con lui per evitare sogni cattivi. Inutile dirlo:a letto durante la notte gli feci una seconda splendida sega, dopo averlo stuzzicato per tutta la serata durante la visione della televisione sfogliando quel suo libro giallo che gli confidai sembrarmi interessante.e la cui lettera accompagnavo da lievi carezze alla mia micetta dentro i pantaloncini del mio pigiamino....    
Ora mi sentivo anch'io padrona del membro di papà; così scoprii il sesso o quello che la mia età e le mie scarse esperienze mi potevano permettere.            




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