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Pubblicato : 11-06-2009 | Autore : marco.1956
Categoria : Incesto | Totale Visualizzazioni : 15166 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Le sensazioni stupende provate in quelle due notti avevano ancor di più stuzzicato la mia ricerca del piacere; non ne avevo il coraggio di parlarne con nessuna delle mie amiche e trovavo sempre più stucchevoli le loro esperienze, vere o presunte che fossero. Questa ricerca della scoperta però mi allontanava dai miei coetanei che mi sembravano più preoccupati di soddisfare il loro piacere che il mio. Perciò mi ero costruito un mondo intimo e ricchissimo di sensazioni che avevo cominciato ad esplorare.
Era stata meravigliosa la sensazione di avere soggiogato nella finzione del sonno la parte più interessante del corpo di mio padre: sentire contemporaneamente la morbidezza della pelle del suo cazzo e la durezza della sua consistenza. Ma questo era solo il primo passo, volevo andare oltre e non avevo troppo tempo a disposizione. La mattina del secondo giorno in cui avevo dormito (si fa per dire) con mio padre telefonò la mamma per comunicare che, salvo complicazioni la zia sarebbe stat dimessa il giorno successivo in cui mio padre sarebbe dovuto andare a prelevarle. Eravamo a tavola, rimasi impietrita e addolorata dalla notizia, mio padre comprese e alzandosi dal suo posto si avvicinò a me, mi cinse le spalle con un tenero abbraccio e si chinò a baciarmi e carezzarmi i capelli, dicendomi che avrei potuto dormire ancora per una notte con lui. Mentre mi diceva queste parole che mi confermavano il gradimento delle mie attenzioni su di lui premeva con la patta dei suoi pantaloni sul mio omero che avvertiva il veloce rigonfiamento del suo attrezzo che avevo tanto accarezzato nelle notti precedenti. Nel pomeriggio lui uscì per suoi impegni di lavoro e rimasi sola in casa a studuare; in verità non ne avevo gran voglia: rimuginavo cosa avrei potuo fare per scoprire cose nuove. Alla fine pensai che avendo una sola notte per ottenere quello che volevo non dovevo prmi troppe difficoltà.
La sera cenammo insieme, ci scambiammo poche parole, ma qualche sguardo complice che mi diede tanto coraggio; stappai una bottiglia di champagne che avevo messo in frigo e quando mi chiese cosa dovevamo festeggiare dissi con un pò di malizia: la scoperta di esserci conosciuti meglio in questi giorni vissuti da soli. Invitai mio padre a bere qualche bicchiere e ne bevvi anch'io, per trovare il necessario coraggio. Presi la scusa che mi girava la testa e andai a letto prima di lui che rimase ancora un pò davanti alla tele. Questa era ormai diventata la sua scusa per darmi il tempo di addormentarmi, o così credeva lui o fingeva di credere.
Una volta in camera, mi spogliai e indossai solo la parte superiore del mio pigiama che copriva a stento sino all'inizio del solco delle natiche; lasciai volutamente i pantaloncini bene in vista sulla spallera della poltroncina in modo che intuisse la mia disponibilità. Finalmente venne a letto, mi feci trovare distesa sul fianco sinistro che gli offriva la vista del mio fondoschiena che era tutt'altro che brutto, anzi. Tenevo gli occhi sbarrati nel buio, tanto non poteva vedermi e il cuore mi batteva a mille all'ora; lo sentii muoversi per un pò, ma non potevo vedere cosa faceva. Forse era combattuto tra il timore e il desiderio; finalmente lo sentii accostarsi alle mie spalle, sentivo il suo respiro dietro la nuca e mi chiese se dormivo già; non risposi e preferii simulare un sonno profondo chiudendo anche gli occhi. Avevo indovinato la strategia, cominciò a carezzarmi delicatamente i glutei, si fermò di scatto, forse sorpreso di in aver sentito nè mutandine nè pantaloncini. Prese coraggio e con le dita attraversava il mio solco dall'alto in bass, soffermandosi su quest'ultima parte dove forzando un pò più con il medio sfiorava la peluria della mia patatina che ancora aciutta già fremeva. Non sapevo come aiutarlo, nè volevo fargli acpire che ero sveglia. Mi prendeva intensamente l'idea del peccato e della finta incoscienza. Doveva essersi eccitato parecchio perchè le sue carezza si fecero più insistenti e spudorate, sentii il fruscìo dei suoi boxer fatto scivolare lungo le gambe e mi preparavo all'attesa del suo randello che arrivò dolcemente subito dopo. Lo appoggò sul solco, lo mosse in su e in giù, allargò delicatamente i miei glutei per crearsi lo spazio e cominciò ad esplorare e a premere: sentii una fitta di lieve dolore: la fica ormai era inzuppata, ma il buchetto era troppo asciutto. Il suo liquido preseminale non era sufficiente a lubrificare il mio buchetto vergine. Lo sentii staccarsi da me ed ebbi la sincera paura che volesse rinunciare. Scopri invece presto che si era abbassato sul mio culetto e con la lingua e la saliva stava bagnando con pignoleria tutto il solco e il buchetto. Vi affondava le labbra e la lingua e con la mano destra, scendendo lungo il fianco penetrò dentro la fica che gli si aprì fradicia di umori e di desiderio. Vi inzuppò più volte due dita alla volta che poi ripassava sul buchetto; capii dove sarebbe arrivato e l'avrei baciato in bocca per la gioia che mi dava il suo coraggio: ma ormai avevo intrapreso la strategia della finzione che aumentava a dismisura il mio e, forse, anche il suo desiderio.
Quando si sentì pronto e si convinse che lo ero anch'io cominciò apenetrare poco alla volta il suo randello nel mio culo; il buchetto resistette un pò, esitò e poi affondò con fermezza, ebbi un istintivo sussulto, mi strinse forte il fianco e mi sussurrò: se ti faccio male, dimmelo, posso tirami indietro. Continuai spudoratamente nel mio gioco che mi avvinceva sempre di più: tacqui e con la destra libera all'indietro accarezzai il suo gluteo e lo attrassi con forza a me. Fu l'esplosione della sua passione: affondò con violenza il suo cazzo dentro di me, mi perforò e cominciò a stantuffare con studiate movenze. Andava su e giù con sempre più arditi affondi che mi esploravano e perforavano lo sfintere che si adattava alle sue dimensioni, finchè accolse il suo enorme cazzo con naturale predisposizione. I suoi colpi si fecero sempre più violenti, sentivo tutto il suo corpo ansimare e premere dietro mentere la sua mano destra continuava atorturare di un dolcissimo piacere la mia fica che lasciava sbrodolare sulle lenzuola enormi rivili di umori. Infine sentii la sua cappella gonfiarsi a dismisura dentro di me ebbe ancora qualche intenso sussulto che mi trasmise brividi di piacere incontrollabili e scaricò dentro di me lunghi e caldi fiotti di sperma che mi riempivano di piacere. Sfogai il mio orgasmo sin troppo trattenuto con forti colpi di rinculo contro il suo cazza di cui aspiravo l'ambrosia appena assaggiata la notte precedente. Rimase ancora un pò dentro di me, quando si scostò da me, presi il coraggio che mi dava il piacere appena provato, mi girai elo baciai per un lungo minuto dentro la bocca, quasi a ringraziarlo. Lasciò fare, ma scivolando lungo il suo corpo colsi le ultime gocce di sperma ancora presenti sulla sua cappella e lo succhiai con  sfacciata impudicizia: ormai il gioco era finito, ma non la nostra passione il suo cazzo riprese vigore e durezza, ne misuravo le dimensioni leccandolo lentamente dalla cappella allo scroto e dalle palle alla punta del glando. Mi prese la testa tra le mani premendola sul suo ventre, poi all'improvviso lo lasciai mi distesi supina, tolsi la shirt del pigiamma e gli dissi: papino ho bisogno ancora di te. MI venne sopra come un cagnolino ubbidiente e in calore, mi allargò con poca grazia le cosce, spennellò col suo splendido cazzo la mia fica e, trovatala abbastanza bagnata la perforò con inaudita violenza. In un sol colpo diretto e violento ruppe l'imene, pose fine alla mia adolescenza e mi fece conoscere i misteri e i piaceri del sesso. Fu un'ulteriore prova di piacere e dolore; lo sentivo mio e dentro di me; mi strinsi forte ai suoi glutei e quando si alava sui gomiti per dare più forza e intensità ai suoi colpi, approfittavo della sua statura per stuzzicargli con la bocca e con i denti i suoi capezzoli che si irrigidirono come piccoli cazzi; urlò per un piacere mai provato prima, roteò sui fianche per allargare e sentire tutte le pareti della mia vagina e, solo dopo avermi sconquassato con altri lunghie poderosi orgasmi mi innaffiò della sua ambrosia che mi fece finalmente sentire donna e felice.
Ci baciammo per l'ultima volta sulla bocca quasi a suggellare il nostro splendido segreto e ci promettemmo future esperienze !       



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Autore : linafiga
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