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Pubblicato : 23-08-2011 |
Autore : givon
Categoria : Etero | Totale Visualizzazioni
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Si sà, l'ambiente informatico è a prevalenza maschile, il mio ufficio non è da meno, siamo in 5, quattro di noi sposati ed uno solo single (E.). Circa un anno fa chiamano il mio responsabile (N.) in amministrazione perchè una ragazza (che non ha nulla a che vedere con l'informatica) deve fare uno stage da noi. Quando N. ritorna chiama me ed E. per chiederci "E mo a questa che le facciamo fare?" Subito a pensare sotto il tavolo di chi metterla, di E. che è l'unico scapolo, o di qualcuno di noi 4, che visto che abbiamo mogli e figli dobbiamo pur sfogarci in qualche modo? Entra I. la ragazza, al primo acchitto non è un gran che, timida (all'apparenza), appena uscita dall'università, non sa nulla del nostro ambiente, si vede che alle nostre domande risponde con frasi preparate, classico colloquio di chi va a fare ciò che non sa fare. Quando va via pensiamo a cosa farle fare (bisognava "per forza" prenderla). Il mese successivo I. inizia a lavorare con noi, subito la "scarichiamo ad E." e col passare dei giorni notiamo che i due sono affiatati, i due piccioncini stanno sempre assieme. I. è la classica ragazza che ha trovato in E. il tipo da sfottere, E. invece è il tipo che anche se gliela mettono d'avanti non se la prende. Il tempo passa, E. come un cucciolotto le gira intorno, vorrebbe la "briciolina", ma I. divertita non gliela molla e lui non sa prenderla. Nel frattempo io vengo sempre più attratto dalla situazione e comincio a fare pensieri su I., lei mi siede davanti ed ogni volta che alzo la testa dal pc vedo mi soffermo sulla sua bocca, quando andiamo a prendere il caffè, da cavaliere la faccio passare davanti, e vedo quel suo corpo scendere e salire le scale, con la mente mi dico: "ma come fa E. a non prendersela, e là, calda che aspetta il biscotto...". I due non sono mai da soli, solo una volta riuscii a restare con I. e con la scusa di vedere a che stava il suo lavoro le poggio una mano sulla spalla, lei si volta e non so se apposta o per caso, accarezza la mia mano con la guancia e prendiamo la scossa. Ci mettiamo a ridere, lei apre quella bocca, non bella, ma da me tanto desiderata da immaginarla intorno al mio cazzo duro. A pranzo anzichè a mensa con gli altri andiamo al centro commerciale, in macchina si parla del più e del meno, naturalmente io non faccio allusioni ad E., ma solo a noi due, la mano dal cambio di tanto in tanto si allunga sulla sua gamba, coperta da una gonna lunga, e lei me la sposta facendo la parte indifferente, ma approfittandone per accarezzarmi la mano con dolcezza. Ci fermiamo al parcheggio, non resisto più, più la vedevo parlare e più vedevo quella lingua leccare la mia cappella, non segivo nulla di quello che mi diceva, ma non appena si fermò le accarezzai una guancia con la mano e l'avvicinai a me, stavolta mi fece fare, poggiai le mie labbra sulle sue e mi fermai aspettando la sua reazione, ma rimase immobile, pian piano cominciai a baciarla, lei inizialmente ferma, poi comincio a ricambiare. Stavolta la mia mano sulla sua gamba rimase e pian piano salì fino al fianco. Non scendiamo dalla macchina, ma torniamo in ufficio (a quell'ora sono tutti a mensa) entriamo nella nostra stanza (gli altri stavano chi in ferie o in trasferta) chiudiamo la porta dall'interno e cominciamo a pomiciare seduti sulla sedia, lei sulle mie gambe. Stavolte la mano dal ginocchio sale sui suoi fianchi ma per il di sotto della gonna, con il dito le scosto la mutandina (uno slip finissimo) e con il palmo della mano comincio a massaggiarla sul suo pelo ben folto, piano piano con l'indice della mano trovo il clitoide e glielo stuzzico, sempre baciandola la sento mugolare e continuo. Pian piano la penetro con il dito, mentre lei (sempre seduta su di me) si accorge che il mio cazzo si ingrossa sotto di lei, così si scosta da me, mi abbassa la zip dei pantaloni e comincia a massaggiarlo. Mi slaccio la cintura e mi sbottono in modo da agevolare l'uscita della mia mazza ormai pulsante di sesso da dare. Le sussurro che ho sempre visto la sua boccuccia intorno alla mia cappella, così si alza da me (le sfilo la mano da sotto e me la porto alla bocca per assaporare i suoi odori femminili), si inginocchia sotto al mio tavolo e parte con un pompino da 110 e lode. Aveva ottenuto il tanto desiderato biscotto. Ora però toccava a me prendermi la briciolina che E. non aveva saputo cogliere, la alzo in piedi e mi calo verso di lei, le alzo la gonna, le finisco di togliere la mutandina (ormai fradicia) e mi avvicino con il viso alla sua passerottina: il pelo nero me lo sento tra i denti, con il naso e tutto il volto le massaggio tutto il basso ventre a mo' di fusa, con la lingua cerco il clitoide per succhiarlo, dopo un po' la penetro con la lingua leccandomi tutto l'interno della sua vagina, godendomi i suoi umori, come aveva fatto lei poco prima con il mio succo durante il suo mega pompino. Venne inondandomi la faccia, tanto dell'orgasmo che aveva avuto tremava come una foglia, così la strinsi a me ed una volta calmata l'accompagnai in bagno e ci sciacquammo. Quel giorno non ci parlammo, neppure i nostri sguardi si incrociarono, però nei giorni seguenti (non facemmo più nulla) ogni volta che alzavo la testa la vedevo lì, a guardarmi soddisfatta per quel pomeriggio passato insieme. Non l'ho mai fatto, ma avrei dovuto dire ad E. vai prendila, perchè te l'ho preparata ben benino la briciolina. Ciao I., un bacio appassionato sulla tua vagina ancora bagnata.
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Racconto a Caso |
Autore : kratos67
Book Fotografico che termina con un probabile inizio di storia d'amore. |
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