|
La clausura è pesante da sopportare. Più di
ogni altra cosa mi manca il mio amante. Al solo pensarlo la mia funny emette
delle urla di rabbia che rimbombano nel mio stomaco. Mi manca il cazzo di mio
padre. Più volte sono tentata dal chiamarlo al telefono, dirgli dove mi trovo e
incitarlo a venire da me. Ardo dal desiderio di farmi una lunga galoppata
avendo il cazzo di mio padre ben piantato nel mio ventre. Chissà cosa starà
facendo; chissà se mi vuole distesa sotto di lui e chiavarmi fino a farmi
svenire. Quando Erika viene non mi parla mai di lui. Mi fa il resoconto delle
birichinate di mio figlio, dei progressi dell’azienda, dei suoi incontri
notturni con mia madre ma di mio padre niente, nemmeno una parola. Il mio orgoglio mi impedisce di fare domande.
I giorni si susseguono uno dietro l’altro. Lentamente la figura del mio amante
si diluisce. A questo contribuisce la mia bambina. Alicia sta crescendo e
occupa buona parte dei miei pensieri; già cammina da sola. È trascorso circa un
anno. Il desiderio per mio padre si è volatilizzato. Mi sono resa conto che non
era solo lui ad essere ossessionato, anche per me babbo era diventato una
figura da cui non riuscivo a staccarmi. Ancora una volta la saggezza di Erika
si è dimostrata oculata. Questo periodo di lontananza da mio padre mi ha
guarita. Non che rinneghi il mio trascorso di figlia incestuosa, al contrario
quando me lo ritroverò davanti mi farò chiavare fino a sfinirlo. Mi comporterò
come la mantide religiosa fa con il suo compagno; dopo essersi fatta fecondare
lo divora. Non lo divorerò ma gli succhierò il cazzo fino a svuotarlo dallo
sperma. Ma il fato ha deciso diversamente. Il venerdì sera un’auto si presenta
davanti alla casa; non è l’auto di mia nonna. È quella di Louise, mia madre; è
sola. Con lei non c’è Brian . Un cattivo pensiero mi stringe il cuore. Mamma
entra in casa e senza proferire parola mi abbraccia stringendomi forte contro
il suo petto.
“Iole, bambina mia, devo darti una brutta
notizia.”
“Mamma è accaduto qualcosa di grave a mio
figlio?”
“No, Brian sta bene e prima che me lo chiedi
ti dico che anche tua nonna sta bene. Si tratta di tuo padre.”
“Cosa gli è accaduto?”
“È stato colpito da infarto ed è deceduto.”
Mi appoggio al tavolo per non cadere svenuta.
“Com’è possibile? Stava bene.”
“Cosi sapevamo. Invece tua nonna questa
mattina, quando si è svegliata, lo ha trovato cadavere al suo fianco. Avevano
trascorso la notte insieme. Immagina come si sente tua nonna. Per poco non gli
è preso un colpo. Sono qui per riportare a casa te e la bambina. Tuo fratello e
tua sorella sono già a casa così pure i tuoi fratellastri manchi solo tu.”
“Povera Erika. Deve essere tremendo
svegliarsi e trovare al suo fianco il proprio amante privo di vita.”
“Anche per te deve essere un brutto colpo. È
stato, anche se per un breve periodo, in assiduo frequentatore del tuo letto.
Tua nonna è distrutta. Non fa che ripetere che è morto così come avrebbe
voluto. Chissà a cosa si riferisce?”
Mamma non sa; nonna non le ha detto niente. Meglio
così. In un baleno sono pronta per il viaggio di ritorno a casa. Vi giungiamo a
tarda sera. In casa trovo tutti i componenti della famiglia. I miei due
fratellastri con le mogli e la mia
sorellastra con il marito stanno intorno ad Erika e cercano di confortarla. Mio
fratello e mia sorella ci vengono incontro e mi abbracciano. Viene il turno dei
figli di mia nonna ad abbracciarmi. Poi mi avvicino ad Erika che nel vedermi si
alza, mi prende per mano e, sotto lo sguardo degli astanti, mi guida nella sua
camera. Entriamo e chiude la porta a chiave. Mi abbraccia stringendomi forte
contro il suo prosperoso seno.
“È morto come ha desiderato. A tua madre ho
detto che l’ho trovato steso al mio fianco. Invece l’infarto gli è venuto
mentre mi stava possedendo. È stato terribile. Per poco non rimanevo secca
anch’io dallo spavento. Ho chiamato l’ambulanza e lo abbiamo trasportato in
ospedale dove non hanno fatto altro che constatare l’avvenuto decesso. Ora è
lì. Domani si faranno i funerali. Aveva espresso la volontà di essere cremato.
Vuoi vederlo un’ultima volta?”
“No, voglio ricordarlo così com’era da vivo.
Dimmi, invece, tu e mamma siete riuscite a guarirlo dalla ossessione che
nutriva nei miei confronti?”
“Oh!, sì. Sappi che lo starti lontano ha
contribuito molto a calmarlo. Eppoi con due donne come me e tua madre credi che
tuo padre poteva permettersi di non dimenticarti? I primi tempi sono stati
difficili. Non faceva altro che parlare di te poi ha cominciato a cercare in me
e in tua madre quello che gli mancava di te. Lo ha trovato e si è convinto. Ha
riversato il suo ardore su di me e su Louise. Pretendeva che una di noi due si
rendesse sempre disponibile a riceverlo.”
“Povero papà. Nonna, mi scuserai, ma io non
verrò al suo funerale. Preferisco pensare che sia partito per un lungo
viaggio.”
Il giorno dopo il corpo di babbo fu cremato e
le ceneri furono consegnate a mia madre che le seppellì nel muro di casa della
nonna in un punto conosciuto solo a lei e ad Erika. Il tempo lenì il dolore per
la perdita. La vita riprese. Le abitudini ritornarono. Così come ritornarono le
frequentazioni nel mio letto di Louise e di Erika. L’unica novità sono le
continue visite che uno dei miei fratellastri, quello che ha la mia stessa età
e che si chiama Jmmy, fa alla madre. Le continue visite ad Erika da parte dell’ultimogenito
mi puzzano. Sono sicura che il mio fratellino viene per la sottoscritta.
Durante le ore di permanenza nella tenuta non fa che girarmi intorno. Manovre
che non passano inosservate. Mi diverto a provocarlo. Spesso mi faccio trovare
seduta sul divano con le gambe aperte e tenuto conto che non porto mai le
mutande gli do in visione la folta foresta di peli che ornano la mia
pucchiacca. Lui strabuzza gli occhi e sbava dalla libidine. Louise, un giorno
che siamo sole in cucina affronta l’argomento.
“Devi convenire che il tuo fratellastro è un
bel ragazzo. L’ho visto a torso nudo; ti giuro che ha un bel fisico. Assomiglia
ad uno dei bronzi di Riace. Non ti nascondo che ho fatto cattivi pensieri su di
lui.”
“Mamma, non dimenticare che stai parlando del
tuo fratellastro.”
“E tu non dimenticare che quando si tratta di
calmare le pulsazioni del corpo non c’è ma che tenga. Non venirmi a dire che
non te lo faresti. Lui, Jmmy, viene qui per te.”
“Non dire sciocchezze. È sposato e sua moglie
è una bella ragazza.”
“Ma tu sei il miele. Tu attiri i maschi degli
orsi. Tu sei arrapante. Per te gli uomini farebbero qualsiasi pazzia pur di
mettere la loro verga nella tua pancia. Non credo che il fatto che sia il tuo
fratellastro ti frenerebbe dal possederlo. Non sei forse stata, seppur per un
breve periodo, l’amante di tuo padre. Se ne hai voglia prendilo, non devi mica
sposarlo. Ti sei fatta ingravidare due volte e non hai voluto sposare nessuno
dei due uomini che ti hanno resa pregna. Jmmy ti favorirebbe perché è già
sposato e non credo che divorzierebbe dalla moglie per sposare te. Lui ti vuole
e basta e so per certa che anche tu lo vuoi. Una raccomandazione: non farti
impregnare.”
È da prima che partorissi Alicia che un uomo
non mi chiava. L’ultimo uomo che mi ha ficcato il cazzo nella fregna è stato il
mio povero babbo. Da allora più nessuno mi ha posseduta e le notti quando si è
sole sono lunghe. Mamma ha ragione. Jmmy mi piace. Non è certamente il fatto
che è mio fratellastro a trattenermi. Di rapporti incestuosi li ho ancora con
mamma e nonna; in un passato non molto lontano li ho avuti anche con mio padre.
Farmi una bella galoppata cavalcando il mio giovane coetaneo servirebbe a
sopire la mia voglia di cazzo. Non ho ancora deciso di montarlo perché lo
voglio ben cotto e credo che lo sia. Non mi resta altro da fare che provocarlo
e poi vedrò il da farsi.
“Mamma, ora vado nelle stalle a visionare che
tutto proceda così come da disposizioni date. Se qualcuno mi cerca sai dove mandarlo.”
Louise mi guarda e sorride.
“Vai pure. Chiunque ti cercherà dirò che sei
andata in città. Se poi questo qualcuno è chi dico io dirò che sei alle
stalle.”
“Mamma è per questo che amo te e la nonna.
Capite subito di cosa ho bisogno. Ci vediamo a cose fatte.”
Esco di casa e vado alle stalle. Mi sollevo
la gonna scoprendo le mie parti basse (non ho le mutande) e mi getto sulle
balle di fieno a pancia sotto. Aspetto. Dopo circa mezz’ora sento un rumore
alle mie spalle. Con la coda dell’occhio lo vedo. È Jmmy. Finalmente è venuto. Sta
guardando il mio culetto. Decido che merita di più; allargo le gambe e gli do
in visione il boschetto che copre la mia patatina. Sento un grosso sospiro ed
un minuto dopo avverto il peso del suo corpo sul mio. Il mandrillo si è sfilato
i pantaloni e le mutande. Il suo coso spinge fra le mie natiche. Sollevo il
bacino quel tanto che basta affinché il suo cazzo scivoli fra le grandi labbra
e mi penetri. Il suo pene avanza verso l’interno della vagina fino ad urtare
con il glande il mio utero. Poi la sua voce.
“Iole, sorellina, sapessi quanto tempo è che
ho desiderato questo momento. Sei sempre stata nei miei sogni. Ti ho amata in
silenzio.”
“Jmmy, mio aitante fratellino, è da quando ti
ho visto il giorno del trapasso di nostro padre che ho incominciato a
desiderarti. Tu non ti decidevi e così ho preso io l’iniziativa ed eccoti qui
con il tuo cazzo piantato nel mio ventre. Datti da fare; soddisfa il tuo istinto
animalesco; oggi sarò la tua cagna; chiavami e fammi godere.”
Prima di iniziare a pompare il suo cazzo
nella mia pancia lo scimpanzé bonomo si sfila la maglia e poi mi strappa le
vesti. Restiamo entrambi nudi. Il maschiaccio stende il suo corpo sulla mia
schiena; mi circonda il torace con le robuste braccia e ancora le sue forti
mani alle mie mammelle. Le strizza fino a farmi schizzare il latte che non è
ancora andato via. Poi sento il suo alito sul collo e un attimo dopo i suoi
denti affondano nel mio collo. Un brivido mi percorre la schiena. Quello che
sta facendo lo fanno i felini quando s’accoppiano. È una sensazione che non ho
mai provato. E sono miagolii quelli che mi escono dalla bocca.
“Fratellino chi ti ha insegnato a chiavare in
questo modo? Non credo che sia stata tua moglie. Ci vuole esperienza. Dimmi,
chi è la tua maestra?.”
Jmmy non risponde. È intento a strizzarmi le
tette ed a stantuffare il suo cazzo nella mia polposa pucchiacca; è talmente
infoiato che mi chiava come un forsennato. Mi sbatte il cazzo in corpo con una
violenza inaudita; ad ogni affondo mi scuote tutta. La sua resistenza giunge
presto al limite. Una sensazione di caldo umido investe la mia vagina. Lo
stronzo sta eiaculando; mi sta riempiendo la pancia del suo liquido seminale. Ha
pensato solo al suo piacere; si è comportato come un animale. Ma non è ancora
finita. C’è tutto il tempo per fargli pentire di avermi trattata come una
prostituta. Di colpo sfila il suo cazzo dal mio ventre e si abbatte al mio
fianco. Ha il respiro grosso.
“Iole, scusami per averti trattato come una
bestia, ma era troppo grande la voglia di chiavarti che ho pensato
unicamente al mio piacere. Dimmi cosa vuoi
che faccia per farmi perdonare?”
Lo guardo. Dall’espressione del suo viso
capisco che è veramente dispiaciuto. Gli accarezzo il viso.
“Sì, sei stato troppo egoista. Se vuoi farti
perdonare vieni a leccarmi la vagina e fammi godere con la tua lingua. Se sarai
bravo ti concederò di montarmi ancora.”
Il mio fratellastro con un balzo da felino
viene a posizionare la testa fra le mie cosce; la sua bocca è sulla mia figa;
la sua lingua incomincia a spaziare sulla superficie delle grandi labbra;
aggancia le piccole labbra e le succhia; infine sento la sua lingua
avventurarsi nell’oscuro orifizio della mia topina. Come un pittore usa la
lingua come un pennello; la fa scorrere sulle pareti vaginali lappando le
secrezioni che, copiose, secerno come un fiume in piena. Mi porta all’orgasmo
più di una volta. Ci sa fare; si sta facendo perdonare. Le sue labbra circondano
il mio clitoride. La sua lingua vibra sul glande clitorideo. Un mio nitrito di
piacere gli fa capire che quello che mi sta facendo incontra il mio favore.
Intensifica l’azione. Incomincia a succhiarmi il clitoride dando così inizio ad
un favoloso pompino che culmina in un grande orgasmo. Grido e vengo. Il mio
sperma si riversa nella sua bocca; lui lo ingoia emettendo grugniti di piacere.
La sua lingua lambisce ogni goccia che fuoriesce dalla mia uretra e lappa le
secrezioni vaginali che non hanno fine. Quando si rende conto che la mia vagina
ha smesso di produrre il miele che tanto gli piace, si lascia andare a pancia
in su sulle balle di fieno. Mi sollevo sulle braccia e guardo in direzione del
suo inguine. Vedo un grosso cazzo che si erge come il pennone di un veliero. È
una meravigliosa creatura, non gli consentirò di scappare. Con una gamba
scavalco il suo corpo; con una mano afferro il palo e lo guido fra le grandi
labbra. Il mostro scivola verso l’interno della mia vagina e si ferma solo
quando il grosso glande urta il mio utero. Le mie mani si spostano sul suo
petto. Fletto il busto in avanti e porto uno dei miei capezzoli a contatto con
la sua bocca.
“Dai, succhiami le zizze. Ho ancora latte;
sfamati.”
Jmmy si avventa. Dischiude le labbra ed il
mio capezzolo scivola nella sua calda bocca; per un pò ci gioca con la lingua e
poi prende a succhiare. Intanto comincio a muovere lentamente il bacino. Gli
imprimo un movimento rotatorio in modo da far meglio adattare il cazzo del mio
fratellastro nel mio ventre. Do inizio alla cavalcata. Incomincio con un lento
trotto e, piano, aumento l’andatura fino a passare dal trotto al galoppo. Il
piacere che provo a sentire quella splendida bestia svangare nella mia pancia è
indescrivibile. Grida ed urla accompagnano il mio galoppare. Lui intanto
continua a succhiarmi le mammelle passando dall’una all’altra. Il latte sgorga
copioso nella sua bocca. Il mio corpo è attraversato da scosse elettriche. Sono
in preda ad un tremore che si rivela il preludio al raggiungimento
dell’orgasmo. Ancora alcuni minuti dello sfrenato galoppo e un violento orgasmo
si impossessa del mio corpo, gli artiglio il petto con le unghia, ululo come
una lupa e vengo. Nello stesso istante dal suo glande partono una sequela di
fiotti di caldo sperma che si infrangono contro il mio utero. Finalmente una
chiavata degna di questo nome. Glielo comunico.
“Fratellino, sei stato superlativo. È più di
un anno che non mi divertivo così.”
“Iole, anche per me è stato bellissimo. Ho
sempre sognato di chiavarti e mai avrei creduto di provare tanto piacere a
sbatterti il cazzo in pancia. Mi auguro che non è l’ultima volta. Se
continuerai a volermi nel tuo letto dovrai prendere delle precauzioni. Sono tuo
fratello e una gravidanza con il mio seme non è auspicabile.”
“Vuoi essere il mio amante? La cosa non mi
dispiace e il fatto che tu sei mio fratello mi eccita. Sì. Sarò la tua puttana.
Quando vuoi chiavarmi sarò sempre disponibile a farmi montare. Per il resto non
preoccuparti, tua madre, voglio dire mia nonna, dopo le mie due gravidanze mi
ha consigliato di prendere la pillola. Ora che sei più tranquillo sulla
possibilità di non ingravidarmi vuoi dirmi chi ti ha iniziato al sesso e ti ha
fatto da maestra.”
Avverto un irrigidimento del suo corpo.
“Iole, scusami, ma è una cosa mia. Mi dispiace,
non posso dirti niente. Sarei uno spergiuro se ti dicessi chi è stato a
svezzarmi sessualmente.”
“Almeno dimmi se è bella.”
“È una donna che non ha eguali.”
“Esagerato. Se non ha eguali perché sei
venuto da me?”
“Perché una notte che stavamo insieme abbiamo
parlato di ragazze e lei ha fatto il tuo nome. Mi ha parlato di te e del tuo
modo di vivere. Da allora ho incominciato a desiderarti non più come sorella ma
come donna.”
Chi fra le donne che conosco ha parlato di me
al mio fratellastro. Solo due donne mi conoscono anche intimamente e solo una
di esse sa anche i miei pensieri: Erika, mia nonna.
“Per caso si tratta di tua madre. Mio bel
porcellino tu vai a letto con tua madre? E’ lei la donna che ti ha svezzato?
Dai dimmelo. A me non importa se tu la chiavi. Se lo confessi ti farò partecipe
anche di miei segreti.”
Continua
P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a
persone viventi o decedute è puramente casuale. |