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Pubblicato : 18-07-2009 | Autore : marco.1956
Categoria : Tradimenti | Totale Visualizzazioni : 14082 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Salve, mi chiamo Giuseppina e sono la protagonista delle mie prime esperienze trasgressive raccontate "IN PALESTRA". Quell'esperienza risale a sei mesi fa e si è conlusa da qualche settimana. Ho smesso di frequentare quella palestra quando ho capito che quel rapporto aveva assunto il carattere dell'abitudine e della noia; l'istruttore non trovava spesso il tempo, il modo o la voglia di dedicarsi a me con la stessa attenzione delle prime volte. Il posto in cui avevamo i nostri rapporti era sempre lo stesso, il suo spogliatotio personale. Ma la folla dei frequentatori, il timore di essere colti in flagrante, l'impossibilità di dare libero sfogo ai nostri istinti resero poco alla volta quell'esperienza poco appetibile. Inoltre le orecchie mi ronzavano di un chiacchiericcio pettegolo sul nostro rapporto.
Ora ho ripreso la vita di sempre; ho cercato di risvegliare i sensi sopiti di mio marito, ma non c'è nulla da sperare: tra lavoro che lo tiene spesso anche lontano da casa, ciabatte e giornali non pare più interessato a me, che invece ho ancora tanta voglia di vivere, forse più di quella che avevo da giovanissima.
Ma qualcosa di nuovo successe per ridarmi forza e voglia di vivere.
Due mesi fa in una riunione condominiale toccò a mio marito prendersi la responsabilità dell'amministrazione per un anno; si utilizzava un turno interno visto che il nostro condominio è abitato solo da 7 famiglie. Lui tentò di evitarlo, ma era inevitabile e poi gli offrii la mia collaborazione, visto che disponevo di molto tempo libero.
Poco dopo aver ricevuto l'incarico si verificò un fatto serio: da alcuni balconi della palazzina si scrostarono pezzi d'intonaco che per caso non fecero danno a persone o auto posteggiate. Bisognava provvedere con rapidità, anche perchè intanto il comune aveva inviato una diffida. Mio marito si procurò dal precedente amministratore il nominativo di una ditta che faceva questo tipo di lavori, visto che noi non ne conoscevamo nessuno; ma per la sua solita mancanza di tempo e diffidando della sua memoria mi lasciò il recapito della ditta e mi incaricò di consultarlo, invitandolo ad operare celermente per la situazione di pericolo.
Telefonai al cellulare e rispose una voce di giovane, mi disse di essere il titolare e, spiegatagli la situazione, lo pregai di intervenire presto e non avremmo fatto storie sul prezzo. Promise che sarebbe venuto dopo due giorni perchè doveva finire un lavoro iniziato. Accettai e puntuale si presentò di buon mattino a casa mia dove cominciò subito con un suo operaio ad imbracare il nostro balcone: Era rapido e agile nei movimenti, lavorava con estrema abilità e, cosa che non guasta, aveva un fisico asciutto ma non esile, era inoltre forte e muscoloso. i lineamenti del viso erano delicati, solo un naso aquilino sporgeva tra due occhi scuri e profondi. Aveva modi molto gentili di fare e di parlare. Gli proposi un caffè che accettò di buon grado e nella breve pausa mi disse che era sposato da poco più di un anno e sua moglie era in dolce attesa. Mi sorprese e non lo nascosi; ero convinta che fosse celibe perchè non mostrava più di trentanni; mi confidò invece di averne trentaquattro. Quando stava per finire il lavoro sul mio balcone, mandò avanti il suo operaio a portare gli attrezzi dalla dirimpettaia e approfittò della mia disponibilità per chiedermi di lavarsi le mani in bagno. Acconsentii anche se ero sorpresa dell'eccesso di confidenza; entrato in bagno chiuse la porta; fui colta da una gran curiosità e feci una cosa non bella: lo spiai dal buco della serratura. In effetti abbassò lo zip dei pantaloni tirò fuori l'uccello e fece la pipì; forse si era vergognato di dire il vero motivo di andare in bagno.
La cosa che più mi sorprese fu che, anche se in stato di riposo, aveva un uccello sproporzionato: molto più lungo del solito e molto di più di quello di mio marito. Mi godetti lo spettacolo finchè non lo ritrasse dentro la gabbia, si lavò le mani e uscì. Mi assicurò che avrebbe cercato di imbracare più balconi possibile, ma non avrebbe sicuramente potuto completare in giornata, riservandosi di venire quanto prima perchè per l'indomani aveva già preso appuntamento con il ginecologo per via della moglie. Lo salutai facendogli gli auguri che gradì molto e per ogni evenienza gli diedi il mio numero di cellulare perchè potesse avvisarmi di eventuali variazioni dell'appuntamento. La verità è che speravo di stuzzicare il suo interesse verso di me !
Non lo sentii nè il giorno dopo, nè l'altro ancora e, sollecitata anche dalle vicine di casa, lo richiamai qualche giorno dopo. Mi disse che non poteva venire per via di complicanze legate alla gravidanza; forse sarebbe partito per un ospedale meglio attrezzato per la salute della moglie e del nascituro. Gli rinnovai gli auguri e mi rassegnai a non vederlo per un pò. Lo richiamai dopo qualche settimana, mi comunicò che era nato un maschietto e che la moglie si stava riprendendo; per il lavoro da completare mi fissò appuntamento per il lunedì della settimana successiva: Neppure questa volta si presentò; nel pomeriggio lo richiamai e si scusò dicendo che i problemi della moglie gli avevano fatto accavallare tutti gli appuntamneti presi e che quindi mi avrebbe chiamato lui. Anche stavolta fui delusa, non chiamò. Una mattina incontrai nelle scale il figlio tredicenne di una vicina di casa: lo avevo visto crescere, era simpatico e aveva per me una naturale simpatia che ricambiavo; in passato la madre me lo aveva affidato per saltuarie lezioni di recupero. Teneva tra le mani un cellulare su cui digitava sms a raffica; gli feci i complimenti per la sua abilità e gli chiesi se voleva prendere una bibita in casa mia. Non se lo fece ripetere e ne approfittai per pregarlo di una cortesia: inventai di avere il cellulare guasto e lo pregai di fare il numero del muratore e di dire queste parole: perchè non chiami la signora del condominio dei lavori interrotti, non hai capito niente ? Mi fidavo della sua voce diventata gutturale e profonda per il cambiamento dovuto alla pubertà, così avrebbe instillato almeno una curiosità morbosa oltre a riprendere i lavori. Assistetti alla telefonata, il numero del ragazzino a lui era ignoto e il risultao fu sorprendente: dopo appena un'ora squillò il mio cellulare, era lui che si scusava per i ritardi e sarebbe venuto l'indomani a completare l'opera.
La notte non dormii per l'ansia dell'attesa, accresciuta dalla fortunata coincidenza che mio marito proprio quella mattina molto presto sarebbe partito per ragioni di lavoro e sarebbe mancato per tre giorni. Il campanello squillò alle otto in punto; mi feci trovare con una vestaglia di seta color crema, sotto indossai solo un perizoma nero, la scollatura  lasciava intravedere ampi spazi delle mie tette, che anche le mie amiche più invidiose riconoscono essere molto appetibili.
Lo feci accomodare, gli servii un buon caffè e dei biscotti molto delicati che avevo comprato apposta; gli chiesi dello stato di salute della moglie e del bambino. Ringraziò e confidò che non tutto era andato per il verso giusto; la moglie aveva subito un trauma e non lo lasciava avvicinare, anzi lo rimproverava di tutto e lo riteneva causa della sua infelicità. Colsi l'occasione che mi si offriva e lo consolai avvicinandomi a lui, gli sfiorai le spalle, strinsi le sue braccia e dissi che i brutti momenti capitano a tutti. ma non durano per sempre. Lo invitai a seguirmi per dargli una prova anche della mia infelicità; entrammo nella camera da letto, gli feci osservare il letto ancora disfatto e gli confidai con un pò di sfrontatezza, ma anche di sincerità, che in quel letto non avevo rapporti con mio marito da molti mesi e questo ormai durava da anni. Le mie parole sembrarono distrarlo dai suoi pensieri, mi guardò fisso negli occhi, poi sulla scollatura; spostai un pò il ginocchio per mostrare una parte di coscia, colse l'invito, si avvicinò e mi abbracciò teneramente, ma la patta dei suoi pantaloni invece era gonfia per l'erezione del suo enorme cazzo che avevo intravisto e desiderato dal primo giorno. Ricambiai l'abbraccio e lasciai uscire una piccola lacrima per intenerirlo. L'abbraccio si fece più intenso, abbandonai la mia testa tra le sue spalle e gli sfiorai il collo con le labbra. Perse il controllo e cominciò a premere contro il mio ventre con il suo cazzo, mi strusciai ancor di più e fingendo movimenti casuali allentai il nodo che legava la vestaglia. Ero già in preda ad un'eccitazione fortissima, non vedevo l'ora di essere penetrata dal suo formidabile attrezzo. La vestaglia si aprì offrendogli uno spettacolo che lo lasciò di stucco, la fece cadere a terra e si inginocchiò davanti a me per adorarmi e baciarmi le cosce e la leggera peluria che il perizoma non riusciva a coprire; slinguazzò dentro il perizoma che non opponeva una credibile resistenza e bevve avidamente dalla mia fica già fradicia di umori. Le mie gambe stentavano a stare ritte, tendevo quasi a cadere su di lui, si alzò, mi sorresse per i fianchi mentre io gli slacciai la cintura dei pantaloni. Caddero a terra in un baleno, rivelando, pur sotto il tanga che indossava, una verga ancora più lunga di quella che avevo intravisto nel bagno alcune settimane prima: ora era duro ed eretto. Lo carezzai con insistenza e gli sussurrai all'orecchio: perchè mi fai soffrire, dammelo ! Gli abbassai con prepotenza il tanga e mi piegai a baciarlo; anche lui era bagnato. Intanto si sfilò in un attimo la maglietta e ci guardammo per un lunghissimo momento nelle nostre nudità; mi prese per mano e mi spinse delicatamente sul letto, riprese a baciarmi e leccarmi la fica; mostrava un ardore incontenibile, la sua lingua mi frugava all'interno come una sonda, non dimenticando alcun angolo della mia passera: le grandi e le piccole labbra che seguiva con movimenti regolari dall'alto in basso, da sinistra a destra per ricominiare daccapo, e poi il clitoride che torturava con insistenza maniacale; nel vortice del mio orgasmo gridavo, fremevo, lo supplicavo con inviti incoerenti: basta ti prego.... no..no..ancora, più forte ...non lasciare; intanto dalla mia fica scendeva un caldo fiotto di umori che erano il lasciapassare per il suo cazzo che infine invocai quasi con rabbia: dammelo, ti prego, non resisto più. Soddisfece la mia richiesta, sollevandosi e puntando contro la mia avida fica la punta del suo enorme cazzo. Raramente nei miei rapporti sessuali tenevo gli occhi apert; ora invece volevo godere anche con gli occhi: una smisurata e grossa asta stava per trafiggermi e non ne avevo assolutamente paura, anzi. Entrò dapprima piano, poi sempre più forte, facilitato dall'abbondanza dei miei umori. Diede i suoi primi affondi con forza sempre crescente; ad ogni suo affondo la vagina sembrava allargarsi e allungarsi per accoglierlo meglio; fu sorpreso dalla mia accoglienza mentre io intanto avevo avuto altri due orgasmi intensissimi. Mi avvisò di prepararmi all'assalto finale, gli dissi che ero pronta e felice. Caricò con inaudita forza, scavò dentro le mie viscere con la dimensione del suo glande e la lunghezza della verga e in un ultimo sforzo di ulteriore rigonfiamento di tutto il cazzo, mentre le sue palle battevano fortemente contro il buchetto del culo, irrorò di un'abbondante sborrata tutta la mia fica che si strinse al suo cazzo in un'ultima dimostrazione di proprietà, anche se temporanea.
Quando dopo un pò ci staccammo, andai istintivamente in bagno lasciandolo sul letto, stanco, ma soddisfatto e felice. Mi lavai e quando rientrai lo trovai seduto ai bordi del letto con le mani tra i capelli in un atteggiamento che faceva pensare ad uno stato di rimorso. Gli sollevai la testa, gli chiesi cosa non era andato bene e confessò che si sentiva un verme, che aveva tradito la fiducia della giovane moglie. Lo consolai dicendo che non era affatto colpa sua, che il rifiuto della moglie lo aveva spinto verso di me, così come io ero attirata oltre che dalla sua bellezza dall'assenza di desiderio di mio marito. Mentre dicevamo queste parole stavo in piedi nuda davanti a lui che osservava ancora il mio corpo caldo della sua sborra e non sembrava affatto insensibile perchè il suo cazzo stava tornando ad essere quel bestione che avevo apprezzato poco prima.
Mi inginocchiai alle sue ginocchia che allargai senza esitazione, ammirai estasiata il suo cazzo tornato a rivivere, lo baciai sulla cappella che odorava ancora di sborra e di fica, e che sfoderai stupendomi ancora per quella meraviglia del creato. Pensai tra me e me a cosa perdeva la sua giovane moglie e, leccandolo dalle palle al buchetto superiore restavo sorpresa della lunghezza che pure non mi spaventò: lo ingoiai per buona parte e, per quanto tentassi, non riuscivo a prenderlo tutto in bocca. Poggiai il mio mento all'inizio della verga dove stanno le palle, appoggiai il viso per tutta la lunghezza della verga che finiva sulla mia fronte.
In quel momento fui presa da una puerile curiosità; allungai il braccio verso un cassetto del comò dove tenevo un metro da sarta, lo presi, mentre lui incuriosito alzò un pò la testa per capire cosa stavo facendo; misurai con meticolosità quel cazzo per cui stavo impazzendo: superava, anche se di poco, i 24 cm. Sorrise pietosamente verso di me e mi chiese di riprendere. Disobbedii e lo cavalcai dandogli le spalle, mi impalai su quell'obelisco di carne, sangue e muscoli. Inarcai il busto in avanti poggiando le mani sul vicino comò, il cazzo gradì quella scelta e risalì senza fatica la strada già esplorata; davo continui colpi all'indietro con il culo mentre lui rispondeva con colpi ancora più forti sino a sfondarmi l'utero. Tutte le volte che in passato ormai lontano avevo tentato questa posizion,il cazzo di mio mariro era sempre uscito fuori, forse per la vergogna di essere solo un piccolo cazzetto. Venne ancora una volta abbondantemente, gridando la sua felicità e stringendomi forte i fianchi e una tetta. Un fiume di sborra scendeva dai nostri sessi dal bordo del letto lasciando tracce della nostra passione sulle lenzuola, sulle assi laterali del letto e sul pavimento.
Quando ci alzammo, ci guardammo negli occhi, felici di esseri conosciuti e promettendoci con i soli occhi futuri incontri.
Gli proposi di fare la doccia insieme, ma si schermì allora, mentre si sedeva sul bidè senza dire una parola, presi del sapone liquido lo insaponai, lo lavai con meticolosa precisione e lentezza, gli feci di nuovo rizzare quella forza della natura e quando si alzò per asciugarsi, lo precedetti asciugandolo con la mia bocca.
Dovette andarsene per fare i lavori negli altri balconi, mi feci promettere che nel pomeriggio prima di andar via, sarebbe ripassato per riscuotere e... per completare i lavori.... anche nella parte posteriore  (continua)                  




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