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Intorno all'una completò altri balconi; interruppe per la pausa pranzo e tornare dalla famiglia e puntuale
rientrò alle quindici circa. Gli era rimasto un solo balcone da completare, perciò tornò da solo e liberò
il suo aiutante.
Prima ancora delle sedici aveva completato l'ultimo balcone, venne perciò come promesso, per riscuotere
e ..per completare i ...lavoretti.
Bussò ed entrò con grazia; lo feci accomodare in salotto, ma si schermì per timore di sporcare; insistetti,
allora mi pregò di fargli usare il bagno. Anche questa volta entrando si chiuse e ciò provocò in me una
curiosità tanto morbosa e di difficilissimo controllo. Lo spiai dalla serratura e vidi che si era tolto i
pantaloni che scuotè sulla vasca da bagno per togliere il grosso della polvere, lo stesso fece con la tshirt;
ne approfittò poi per fare la pipì sguainando dal suo slip quell'enorme attrezzo per il quale ormai avevo
perso la testa. Anche moscio era un signor cazzo !
Mentre si rivestiva mi allontanai e preparai la macchinetta da caffè. Intanto arrivò in salotto e non vedendomi
mi chiamò a bassa voce: signora Giuseppina; lo rassicurai dicendo che sarei arrivata subito con il caffè.
Prima però tolsi il perizoma e mi presentai a lui con una mini con spacco vertiginoso e un top che evidenziava
le mie tette libere da reggiseno piuttosto che coprirle.
L'attesa mi aveva provocato un tale stato di eccitazione che i capezzoli, generalmente grossi e ritti, sembravano
voler bucare il top. Arrivai finalmente in salotto con il vassoio, le tazzine piene e una bottiglia di sambuca.
Gli chiesi con un pò di civetteria se gradiva correggere il caffè col sambuca: a quell'ora era un ottimo digestivo
e per entrambi una maggiore liberazione dai freni che ancora ci bloccavano. Accennò di sì, feci finta di
sbagliare e gliene versai in misura eccessiva mentre, dandogli le spalle e armeggiando su un tavolino basso gli
mostravo in tutta la sua magnificenza a pochi centimetri dal suo naso il mio bel culo, molto poco coperto dalla
mini. Lo bevve d'un fiato mostrando di gradirlo; mi sedetti di fronte a lui per consumare il mio caffè corretto,
tenendo però le ginocchia un pò larghe per stuzzicarlo. Esitava ad aprire qualsiasi forma di discorso; ruppi la
tensione chiedendogli quanto gli dovevo.
Esitò a rispondere e mi confermò poi che il prezzo convenuto andava bene per lui, anche se aveva dovuto fare
qualche lavoro non previsto. Insistetti perchè rimanesse soddisfatto, come lo ero stata io di lui. Sorrise
maliziosamente ammettendo che era stato un piacere lavorare per me. Gli promisi che al rientro di mio marito
avremmo deciso di apportare alcune modifiche alla casa che illustrai per sommi capi e mi assicurò che per quel
genere di lavori avrebbe dovuto lavorare per almeno tre mesi in casa. Non nascosi un'esuberante felicità, lo capì
e, alzandosi dal suo divano si inginocchiò ai miei piedi, strinse con le mani le mie gambe, poi risalì lungo di esse
superando le ginocchia e scoprendo senza troppa fretta le mie cosce bianche che lo avevano troppo atteso.
Era ora ! gli confessai; ti piace farmi soffrire !
Signora, io ho sempre paura di mancarle di rispetto.
Non essere sciocco, gli dissi, e non darmi del lei, anche se ho dodici anni più di te. Vedi, tu stai ai miei piedi,
eppure la tua schiava sono io e tu sei il mio dominatore. Per dimostrartelo voglio farti un regalo che è anche
un regalo per me: voglio che tu mi penetri il culo che non ha mai toccato nessuno, nemmeno quella mezza
tacca di mio marito.
Quelle parole, unite forse all'alcol trangugiato, gli diedero una carica enorme: mi sfilò in un attimo la mini ed
ebbe chiaro quello che aveva sospettato: ero pronta e disponibile per lui a qualsiasi tipo di esperienza.
Mi girò con forza con la faccia verso la parete dietro la spalliera del divano, lasciandomi con il culo nudo e
inerme, esposto al suo sguardo. Ebbi un attimo di esitazione, forse avevo osato troppo, ma ormai ero serva
del mio desiderio e della passione che avevo scatenato in lui. Cambiò improvvisamente modi di approccio
al mio corpo: mi assestò dei morsi sui glutei che mi fecero sobbalzare e tentare istintivamente di fermarlo.
Non volle saperne, anzi, prese da una mia vestaglia dimenticata su una poltrona la cintura, mi legò i polsi e li
fissò al tubo di acciaio che teneva vicine le parti componenti il divano. Per un attimo non sentii più nulla,
non sapevo cosa stesse facendo; capii poi dal fruscìo che si era sfilato pantaloni, maglia e slip. Mi strappò
letteralmete il top dall'alto lasciandolo sul viso, che rimase l'unica parte coperta del mio corpo offerto
totalmente al suo desiderio. Le mani legate, il viso coperto dal top e le nudità esposte totalmente al suo sguardo
e alla sua volontà mi fecero sentire in una situazione di completa sottomissione, condizione che mi spaventava
e mi eccitava come non mai.
Rimessosi in ginocchio, tenendo stretti fra le mani i miei glutei riprese a morderli con foga. Ai miei lamenti mi
apostrofò con parole simili: hai voluto essere la mia schiava, ti è piaciuto provocarmi: ora godi, piccola troia !
ti farò impazzire come non lo ha fatto mai nessuno, e scopandoti e sfondando il tuo culo soddisferò il tuo e il
mio piacere, alla faccia anche di quella stronza che non mi vuole più.
A queste parole capii che era sbagliato tirarsi indietro e che valeva la pena invece di vivere un'esperienza
nuova e sconvolgente.
Riprese a mordermi e a leccarmi, non mi lamentai più, se non di piacere; pensai che quel becco di mio marito
non avrebbe mai potuto nè darmi queste sensazioni nè vedere le conseguenze della passione del mio amante.
Ormai lo consideravo così, perchè avevo approfittato della sua debolezza e l'avrei avuto solo per me per
molto tempo ancora.
Mentre la sua lingua mi spennellava tutta la fessura, soffermandosi spesso e bene sul buchetto che cominciò
a forzare con la punta della lingua prima e con le dita poi, io emettevo gemiti di piacere che, nell'impossibilità
di muovermi o carezzarmi la fica, sfogavo con sculettamenti lenti e studiati per accrescere il suo piacere.
Allontanò per un istante la lingua dal buchetto e la sostituì con qualcosa di più duro: il suo naso aquilino che
strofinava lungo tutta la fessura e spingeva sfruttando la sua forma ossuta contro il mio buchetto. Godevo ma
soffrivo solo di non poter vedere quel suo splendido cazzo che però cominciai a sentire con tutto il suo calore
e la sua durezza d'acciaio quando lo appoggò delicatamente sul mio culo, divertendosi a spennellare dal basso
verso l'alto e viceversa lungo tutta la fessura del culo.
Allungò le mani verso il mio ventre e carezzò la fica: era un bagno turco di umori e calore; affondò le sue dita
dentro la vagina e ne uscì ridondante di umori solo per bagnare il buchetto che, sentendo vicina la fine della
sua troppo lunga verginità, si allargava e chiudeva in piccoli spasmi, misti di timore e di desiderio.
Se ne accorse, osservò per un lungo minuto il mio orofizio aperto oscenamente alla sua vista, mentre le sue
mani tenevano sgarbatamente aperti i miei glutei, quasi sino a farmi male. In quella lunga attesa, densa di
desiderio e di paura, appoggiò la testa del suo enorme cazzo sul buco, lo saggiò, mi implorò di stare ferma
e con un solo deciso colpo penetrò dentro di me per la lunghezza del suo glande. Accostò la sua bocca
alla mia nuca, mi bisbigliò se mi faceva male; dissi di no, mentendo ! affondò allora un secondo colpo più
forte e deciso, si strinse alle mie anche e con tutta la forza del suo bacino penetrò dentro le mie viscere
esplorando con sicurezza quasi fosse un suo terreno di conquista. Il dolore iniziale ora era veramente
scomparso: sentivo solo il calore bruciante e la durezza diamantina del suo cazzo. Ad ogni colpo che
sferrava contro di me sentivo i suoi coglioni battermi dietro, le mie tette ballonzolare e soprattutto dentro
il mio ventre avvertivo un piacere nuovo: vera e totale appartenenza ad un uomo. Era la sottomissione che
avevo sempre sognato. Sferrò ancora numerosi altri colpi accompagnati da dolci ingiurie e promesse di
non risparmiarmi mai più: ormai stavo toccando l'abisso della lussuria e della goduria. Infine sborrò dentro
di me con lunghi e intensi sussulti che gli arrocarono la voce e lo fecero gridare sommessamente di un
piacere prolungato e felice.
Si abbandonò con tutto il suo peso sul mio corpo che lo accolse felice e serena: avevo realizzato il sogno
proibito della mia vita. Non avevo mai avuto il coraggio di chiederlo a mio marito e, forse neppure lui mi
avrebbe accontentato.
Mi liberò i polsi dal nodo della cintura, mi portò in doccia tenendomi tra le braccia, quasi a sottolineare il
suo dolce dominio su di me; facemmo la doccia insieme... o meglio mi scopò nella doccia sbattendomi
contro la parete di piastrelle tiepidamente bagnate: fu il sollievo di entrambi i miei orifizi. Mentre godevo
ancora del suo cazzo dentro la mia vagina, felicemente perforata, offrivo un pò di refrigerio all'orifizio del
culo, fresco di una recente, difficile conquista.
Gli pagai tutti i ...lavoretti che mi aveva fatto e gli promisi che l'avrei chiamato a breve e che comunque
poteva chiamarmi al cellulare tutte le volte che voleva.
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