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Pubblicato : 11-09-2010 | Autore : uomovento
Categoria : Orgie/Gang Bang | Totale Visualizzazioni : 6669 | Votazione :


  
uomovento

Era da un pò che incontravo le gemelle, diversi mesi ma non ci attaccai bottone, non volevo passare per il solito arrapato che va in palestra per vedere qualche culo in tuta. Un giorno pioveva, la strada era piena di pozzanghere e uscendo le vidi saltellare per non bagnarsi, accostai e abbassato il finestrino urlai "salite?! posso portarvi io!.." Le due si consultarono e alla fine salirono. Erano zuppe. La prima salì davanti, dico prima perchè mi sembrava, la gemella dominante, quella estroversa e trascinatrice. La seconda sedette dietro. Avevo un'auto che per salire dietro si deve abbattere il sedile e passando mi fece un sorriso strano. Convinto e sincero come sorriso, ma particolare. Ingranai la prima e cominciai ad andare, la radio parlottava a basso volume. "Mi chiamo...Piacere.."..presentazioni, età.."da quanto frequenti la palestra?" e cose del genere tanto che la conversazione procedeva tranquilla. Finchè, alla fine del senso unico, chiesi dove dovevo portarle. Abitavano fuori città e mi offrii per accompagnarle, eravamo nel mezzo del temporale. Una volta sotto casa la Prima scende e va a citofonare, nessuna risposta, fa qualche gesto e sparisce dietro il cancello. "Ti lascia qui?!" dissi alla Seconda, scherzando. "non ci sono i miei..deve aprire il cancello". Faccio il vago e alzo il volume della radio, passavano una canzone idiota e sul momento era la cosa migliore. Il cancello si muove e lei "parcheggia dentro"..subito pensai di parcheggiarle la minchia dentro qualche altra cosa, magari la sua fichetta bagnata per la pioggia. Con calma mi avvio e entro in garage. Scende e così la seguo. La Prima tornò, da una porta interna, mi chiese se volevo salire, già con la ceppa barzotta dissi di si. Subito in camera. La Seconda, che dal garage non aveva detto una parola gettò la roba e sparì, la Prima invece non smetteva di parlare. Mi fece accomodare e mi offrì un caffè, o thè, come preferivo. Mi era venuto in mente "preferisco tutte e due" ma mi seppi trattenere. Andò in cucina, penso, e stetti da solo per qualche attimo. Tornò ed era scalza. Parlammo e riapparve la Seconda, in accappatoio. Inutile dire quanto ne fui sorpreso. La Prima era di poco più alta, pur rimanendo bassa, sul metro e sessanta, la Seconda era più minuta e chiaramente più figa. Non che la gemella fosse brutta, anzi. Due fighette dalla testa ai piedi. Erano identiche, con le chiappe sode, palestrate, la pancia sostanzialmente inesistente, capelli neri a metà schiena, lisci, occhi castani, pelle curata e ben truccata. Portavano una seconda abbondante, avrei misurato meglio dopo. Quindi la Prima scomparve, e rimase la Seconda. Le chiesi se dovevo uscire, pensavo volesse cambiarsi, e annuì sorridendo. Ci rimasi male, già mi aspettavo un bocchino da Premio Oscar, e invece niente, mi promisi di segarmi alla grande una volta a casa, e uscii. La Prima mi venne in contro e mi accompagnò in salone. Accese la tv e mi disse che potevo aspettare li. Non ci stavo capendo un cazzo: mi portano a casa e poi mi fanno aspettare? Mi aspettava un'ora e più di macchina per tornare a casa e se non dovevamo scopare potevo anche andare, tantopiù che continuava a piovere. Invece mi sedetti, mi porse il telecomando e comincia a fare zapping. Era quasi ora di cena e pensai "se mi trovano qui i genitori, con la Seconda in accappatoio e la Prima che non so che cazzo fa, come minimo il padre mi tira un cartone in faccia.." Ero nervoso e stavano mandando i quiz prima del tg. A un certo momento sento che mi chiamano, una volta e poi due, in coro. "cazzo fanno..lo zecchino d'oro" pensai, andai verso la stanza, la porta era socchiusa. La spinsi e dentro era praticamente buio, c'era soltanto una luce fiacca che faceva intendere dov'era la finestra. Una volta dentro .."Adesso devi fare silenzio!" Mi batteva il cuore e non sapevo che fare. Qualcosa stava succedendo ma non sapevo cosa. "Non ti girare", sussurrò, decisi di stare al gioco. Si avvicinò e mi bendò con le dita, mi portai le mani al volto e come le misi sopra le sue lei le tolse. La luce era spenta. Si avvicinò e mi mise le mani sopra le spalle, da dietro, l'altra mi stava slacciando le scarpe. Scalciai e mi tolsi i pantaloni. Mi era già venuto di travertino e già avevo imbrattato i boxer. Le mani spariscono. Mi slaccio la camicia e resto in mutande e calzini, col pisello che era diventato una melanzana quanto era gonfio. Tornano le mani su di me. I capelli, e magia delle magie, sento un paio di tette sulla schiena che si strusciano. Spingo le braccia dietro e le agguanto il culo, smucinando alla grande. Come si smucina nelle vasche dei supermercati quando ci sono le confezioni di prosciutto sottovuoto. Solo che quelli erano due chiapponi da applauso e, per dovere di cronaca, aveva il perizoma! Continuavo a smanacciare e mi morse il collo, forte, rispondendo alla foga con cui le strizzavo le chiappe. Mi mordeva e avanzava, camminando, per riflesso avanzai anche io finchè non sentii il bordo del letto. Altre due mani, che carezzandomi le gambe tirarono giù i boxer, il cazzone era libero, finalmente, l'asta, seguendo la biancheria scese a malapena, ma una volta libera tornò su di corsa. Sicuramente partì qualche goccia, non so dove fosse finita. Non mi interessava. "Hai capito le gemelline!" non lo pensai, lo dissi e basta. Una delle due mi zittì, era quella sul letto, sembrava lontana. E lo era, cominciò a massaggiarmi il bastone con i piedi e con la mano cominciai a fare un ditalino a quella che mi stava dietro. Con la mano a conca andavo sul monte bagnato, sulle labbra con le dita e le riempivo l'entrata con il medio. Poi uscivo e le tiravo il perizoma verso l'alto. Comprimendola. L'altra mi segava coi piedi. Squillò il cellulare dalla tasca dei pantaloni. Il ritmo si spezzò. Quella che mi stava dietro mi spinse avanti, verso la sorella, che mi accolse, con il seno pronto a ricevere le mie labbra, mi diressi verso i capezzoli e con le mani mi prese la testa, portandola a se e mi baciò. Le stavo sopra, con l'uccello gonfio e incandescente. Feci per scoparla, mentre mi baciava e scoprii che anche lei aveva il perizoma indosso. Lo scostai con il glande e le massaggiai il clitoride prima di penetrarla, sempre baciandola. Le fui dentro e il bacio terminò. Diedi un paio di colpi e sentii l'altra che si sdraiava. Fui scaricato al centro di loro due e me le ritrovai sotto le braccia che mi segavano. Correvano con le dita affusolate sopra il mio cazzo e sotto, sulle palle, sostenendole. Quella alla mia destra mi scavalcò e me la ritrovai accovacciata come un coniglio tra le ginocchia, lo prese in bocca, l'altra continuava a segarmi e le guidava il bocchino, lentamente e senza nessuna foga. La mano sparì e ne comparve un'altra. Mano e bocca cominciarono un massaggio zuppo e sapientemente condotto, mi reggeva i coglioni, separandoli col pollice, seguendo un copione di cui conosceva i passi a memoria. Mi stava stuccando la cappella, letteralmente. Tirava come una che stesse morendo di sete. La sorella venne sopra, mi mise la fica in faccia. Il perizoma era sparito. La riempii di saliva e le misi un pollice dentro, con l'altra mano la sostenevo e le guidavo i movimenti, penetrandola col dito e leccandola, in armonia con il pompino che ricevevo. Che vacche, pensai. Non governavo più, andavo alla deriva, i pensieri mi si presentavano come immagini, svariate immagini. Navigavo come una barca al cui timone fosse un ubriaco e dopo poco tornai in me. Tutto era profumato intorno. I due letti separati erano diventati un letto unico. Matrimoniale. Solo ora me ne accorsi. Il boschetto delle meraviglie che stavo leccando cominciava a emanare odori e profumi favolosi, agitavo la testa e la stavo scopando con la lingua, il pollice, non so come, era finito in culo. Il raspone mi faceva zompare sul letto e senza riuscire a trattenermi eruttai sperma calda come un vulcano. Quella che mi stava sopra corse a raggiungere la sborrata e le due, con altruismo, si dividevano la colata, passandosi la cappella di bocca in bocca. Continuavano a sompinare, le mani erano scomparse e prendevano la minchia, sempre alternandosi, fino a che, pur conservando una certa durezza, lo spasmo si fosse calmato. Ripulirono con le lingue avide e golose e se ne andarono.


Erano in fondo alla stanza quando si accesero tre sigarette. Di spalle, le porche, senza farmi distinguere quale delle due fosse chi. Come lucciole arrivarono, mi porsero una delle tre sigarette, mentre fumavamo ci si baciava. Avevano la bocca calda, ancora sapevano di sbroda, avevano mischiato gli odori con il tabacco e stranamente l'alito era piacevole, sapeva di sesso, tutto sapeva di sesso, anche il tizzone della sigaretta nel buio. Leccavo le due labbra e le sentivo baciarsi mentre tiravo il fumo. Mi leccavano il volto e mi spingevano le fiche calde contro le cosce. Finite le sigarette rimanemmo un pò così, al buio, nessuno diceva nulla, ascoltavamo i respiri, ci annusavamo a vicenda come animali di un bosco di fiaba, incuriositi, ascoltavamo i battiti del cuore. Poi una cominciò a carezzarmi la pancia, l'altra cominciò a baciarmi il collo e il petto, sfiorandomi coi capezzoli sulle braccia, mi venne duro, subito. Ne presi una, non so come, e la misi sopra di me. Capì e si infilò il cazzo dentro. Si sedette, respirando profondamente, ricevendomi, poi cominciò a scoparmi il cazzo, con eleganza. Si teneva una natica con una mano e con l'altra si reggeva sul mio petto, col palmo aperto. Aveva la fica diversa da quella di prima, penso fosse quella che avevo leccato. Mi solleticava al volto coi capelli, intanto le massaggiavo le tette, unendole e strizzandole. Erano sudate e mi scivolavano dalle dita ma la presa era salda e esperta. L'altra, scese dal letto. Continuai a scopare concentrandomi sulla sua farfalla accogliente e le tette. La girai e la misi a pancia sotto. Prendendola ai lati del culo e stringendole il bacino, scopandola in berta, da dietro. Sentivo il cazzo entrarle dentro e lei per assecondarlo e favorirlo inarcava la schiena trattenendo il respiro. Tornò la sua gemella, si sdraiò e per farle spazio cambiammo posizione, la misi a pecora e continuai a percuoterla con la mia nerchia ormai svuotata dal pompino spaziale che mi avevano fatto prima. Le sbattevo il pube con violenza sulle chiappe, volevo spaccarla. Le tenevo le mani sul culo, spalancandolo. Lei rispondeva spingendo contro di me ad ogni colpo, con le gambe unite. La vacca sapeva scopare, voleva il cazzo, tutto dentro, fino alle palle, con violenza. La fessa era quantomai stretta in quella posizione. Sudava e mugolava, respirava a fondo ed espirando emetteva sbuffi, interrotti dalla volontà di resistere ai miei colpi finchè non seppe sottrarsi. Era una fontana, si tirò su e venne verso di me; tratteneva il respiro e scalciava come una cavalla per liberarsi, non la lasciai andare, ma anzi, continuavo a colpirla e scoparla in fica, come un treno che non può frenare, come una mandria che travolge quello che incontra. Voleva essere presa così e non ne faceva un mistero. Riprese a respirare si fermò e allargò le gambe, uscii e le lappai la gnocca. Salii e la leccai intorno al culo, spingendole dentro la saliva e passandoci il dito sopra, come per tapparlo. Introdussi il medio e lei si ritrasse in avanti. Poi tornò e continuai a leccare. Attraverso la lingua lo sentivo stringersi e allargarsi dal piacere, ci misi il medio e stavolta mi fece spazio, stantuffai e misi un'altro dito, lei strinse e le fottei il culo, agitandole il clitoride con l'altra mano, ricominciava a gocciolare e la scopai con entrambe le mani, in fica e in culo. Intanto si muoveva, ritmicamente, come avesse un altro cazzo in bocca, non c'erano dubbi, lo stava ciucciando, ma a chi?! Per scoprirlo decisi di metterglielo subito nel culo. Non so quale fosse il collegamento tra la scoperta e incularla ma non era importante. Mi alzai e puntai dritto il pertugio, spinsi dentro la cappella, il buco era pronto e umido, mi chiamava e stavo per arrivare a colmarlo con la mia carne venosa e castigatrice. Non feci in tempo a entrare che si scanzò ed arrivò la mano, mi spinse, si girò e se lo mise in bocca. Non mi volle dare il culo ma le dita se le faceva infilare, la stronza, le fottei la faccia per punirla, prendendola per le orecchie e poi tappandole il naso spingendola sulla nuca, le diedi un paio di schiaffi, lievi ma li sentii, si fece spingere la cappella in gola fino a inghiottire tutta la nerchia. Arrivò l'altra, in soccorso, mi fecero sdraiare e mi calmarono baciandomi sul corpo. Ripresero a spartirsi il cazzo, lievemente più molle per l'accaduto, amandolo con le labbra e la lingua. Sapevano come alzare la fiamma e tornò più duro di prima, con rinnovata energia. Stavolta una era più egoista e lo voleva per se. Era quella che ancora non era venuta, voleva essere scopata prima che crollassi. Allungai le mani verso una sorca, non so di chi fosse ma era a portata di mano! Ci trovai ficcato un cazzone a doppia mandata..le gemelline erano due troie da competizione. Mentre ne sbattevo una in fica la sorella si faceva spompinare e masturbare con il cazzo di gomma! Un pò deluso dalla scoperta ma estasiato dal sapere quanto fossero lercie e zoccole cercai l'altra fica, nel groviglio non seppi trovarla. Sparì il cazzone di gomma e la stessa che lo teneva infilato si mise di lato, offrendomi il culo e la vulva, la passerina era pronta ad ospitarmi, ci passai sopra un paio di volte il cornicione e infilai deciso. La fottevo con brutalità, di spalle tenendola per il collo, lei si teneva le gambe raccolte con le braccia sotto. Era minuscola, ebbi l'impressione che fosse la Seconda. Decisi allora di scoparla con dolcezza. L'altra era scesa dal letto ed eravamo soli. Continuavo a sbattere, per il suo piacere, le baciavo la schiena nuda e le respiravo tra i capelli. Si girò e volle stare sotto, aprì le gambe e come mi avvicinai per bere da lei, con la proboscide, trovai la sua mano a guidarmi con calma, infilandolo dentro di se e segandomi allo stesso tempo. Voleva la scopata intima, dopo quell'abbuffata di sesso. Mi andava l'idea e presi a baciarla. Ormai mi si era addormentato l'uccello a forza di sbattere e scopare. Lei era a buon punto, muoveva la testa sotto ogni colpo, a destra e sinistra, respirava con ritmo cadenzato e mi baciava sempre più raramente, come in una spirale, salì più in alto, fino a guardarmi da lontano, finchè cominciò a spezzare i singhiozzi urlando, piangendo e ridendo assieme, inzuppandomi e bagnando il letto. Sentivo i battiti del cuore attraverso la fica zuppa, ora mi sembrava ancora più piccola e delicata, sbattevo con ritmo sostenuto, incoraggiato dalle sue movenze e mi accorsi che la stavo stritolando con la mazza e con il peso, lei rispondeva contraendo il ventre e spingendo il seno, schiacciandolo contro di me. Sbattevo e persi il ritmo. Stavo per venire. Mi baciò e mi fece uscire, mi misi in ginocchio con le braccia dietro la schiena, ritraendomi e porgendole il cazzo intriso del suo godimento e madido di sudore, lo prese in bocca e la riconobbi. Non fece cadere nemmeno una goccia. Inghiottì, le carezzai il volto e mi sorrise. Continuò a massaggiarmi con le mani, si mise le palle in bocca e succhiò. Non avevo altre energie, le consegnai a lei, tutte. Mi prese per mano e mi condusse in bagno, sempre al buio. Una volta solo mi lavai. Uscii e le due gemelle mi aspettavano ancora nude, con la luce accesa, rimasi accecato. Presero a vestirsi e capii che era finita così. Uscimmo in giardino e fumammo ancora una volta, senza baci, esausti e compiaciuti. Aveva smesso di piovere. A modo mio le amavo, entrambe, e lo sapevano.



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