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Pubblicato : 11-09-2010 |
Autore : uomovento
Categoria : Orgie/Gang Bang | Totale Visualizzazioni
: 5111 | Votazione :     
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Era da un pò che incontravo le gemelle, diversi mesi ma non ci attaccai
bottone, non volevo passare per il solito arrapato che va in palestra
per vedere qualche culo in tuta. Un giorno pioveva, la strada era piena
di pozzanghere e uscendo le vidi saltellare per non bagnarsi, accostai e
abbassato il finestrino urlai "salite?! posso portarvi io!.." Le due si
consultarono e alla fine salirono. Erano zuppe. La prima salì davanti,
dico prima perchè mi sembrava, la gemella dominante, quella estroversa e
trascinatrice. La seconda sedette dietro. Avevo un'auto che per salire
dietro si deve abbattere il sedile e passando mi fece un sorriso strano.
Convinto e sincero come sorriso, ma particolare. Ingranai la prima e
cominciai ad andare, la radio parlottava a basso volume. "Mi
chiamo...Piacere.."..presentazioni, età.."da quanto frequenti la
palestra?" e cose del genere tanto che la conversazione procedeva
tranquilla. Finchè, alla fine del senso unico, chiesi dove dovevo
portarle. Abitavano fuori città e mi offrii per accompagnarle, eravamo
nel mezzo del temporale. Una volta sotto casa la Prima scende e va a
citofonare, nessuna risposta, fa qualche gesto e sparisce dietro il
cancello. "Ti lascia qui?!" dissi alla Seconda, scherzando. "non ci sono
i miei..deve aprire il cancello". Faccio il vago e alzo il volume della
radio, passavano una canzone idiota e sul momento era la cosa migliore.
Il cancello si muove e lei "parcheggia dentro"..subito pensai di
parcheggiarle la minchia dentro qualche altra cosa, magari la sua
fichetta bagnata per la pioggia. Con calma mi avvio e entro in garage.
Scende e così la seguo. La Prima tornò, da una porta interna, mi chiese
se volevo salire, già con la ceppa barzotta dissi di si. Subito in
camera. La Seconda, che dal garage non aveva detto una parola gettò la
roba e sparì, la Prima invece non smetteva di parlare. Mi fece
accomodare e mi offrì un caffè, o thè, come preferivo. Mi era venuto in
mente "preferisco tutte e due" ma mi seppi trattenere. Andò in cucina,
penso, e stetti da solo per qualche attimo. Tornò ed era scalza.
Parlammo e riapparve la Seconda, in accappatoio. Inutile dire quanto ne
fui sorpreso. La Prima era di poco più alta, pur rimanendo bassa, sul
metro e sessanta, la Seconda era più minuta e chiaramente più figa. Non
che la gemella fosse brutta, anzi. Due fighette dalla testa ai piedi.
Erano identiche, con le chiappe sode, palestrate, la pancia
sostanzialmente inesistente, capelli neri a metà schiena, lisci, occhi
castani, pelle curata e ben truccata. Portavano una seconda abbondante,
avrei misurato meglio dopo. Quindi la Prima scomparve, e rimase la
Seconda. Le chiesi se dovevo uscire, pensavo volesse cambiarsi, e annuì
sorridendo. Ci rimasi male, già mi aspettavo un bocchino da Premio
Oscar, e invece niente, mi promisi di segarmi alla grande una volta a
casa, e uscii. La Prima mi venne in contro e mi accompagnò in salone.
Accese la tv e mi disse che potevo aspettare li. Non ci stavo capendo un
cazzo: mi portano a casa e poi mi fanno aspettare? Mi aspettava un'ora e
più di macchina per tornare a casa e se non dovevamo scopare potevo
anche andare, tantopiù che continuava a piovere. Invece mi sedetti, mi
porse il telecomando e comincia a fare zapping. Era quasi ora di cena e
pensai "se mi trovano qui i genitori, con la Seconda in accappatoio e la
Prima che non so che cazzo fa, come minimo il padre mi tira un cartone
in faccia.." Ero nervoso e stavano mandando i quiz prima del tg. A un
certo momento sento che mi chiamano, una volta e poi due, in coro.
"cazzo fanno..lo zecchino d'oro" pensai, andai verso la stanza, la porta
era socchiusa. La spinsi e dentro era praticamente buio, c'era soltanto
una luce fiacca che faceva intendere dov'era la finestra. Una volta
dentro .."Adesso devi fare silenzio!" Mi batteva il cuore e non sapevo
che fare. Qualcosa stava succedendo ma non sapevo cosa. "Non ti girare",
sussurrò, decisi di stare al gioco. Si avvicinò e mi bendò con le dita,
mi portai le mani al volto e come le misi sopra le sue lei le tolse. La
luce era spenta. Si avvicinò e mi mise le mani sopra le spalle, da
dietro, l'altra mi stava slacciando le scarpe. Scalciai e mi tolsi i
pantaloni. Mi era già venuto di travertino e già avevo imbrattato i
boxer. Le mani spariscono. Mi slaccio la camicia e resto in mutande e
calzini, col pisello che era diventato una melanzana quanto era gonfio.
Tornano le mani su di me. I capelli, e magia delle magie, sento un paio
di tette sulla schiena che si strusciano. Spingo le braccia dietro e le
agguanto il culo, smucinando alla grande. Come si smucina nelle vasche
dei supermercati quando ci sono le confezioni di prosciutto sottovuoto.
Solo che quelli erano due chiapponi da applauso e, per dovere di
cronaca, aveva il perizoma! Continuavo a smanacciare e mi morse il
collo, forte, rispondendo alla foga con cui le strizzavo le chiappe. Mi
mordeva e avanzava, camminando, per riflesso avanzai anche io finchè non
sentii il bordo del letto. Altre due mani, che carezzandomi le gambe
tirarono giù i boxer, il cazzone era libero, finalmente, l'asta,
seguendo la biancheria scese a malapena, ma una volta libera tornò su di
corsa. Sicuramente partì qualche goccia, non so dove fosse finita. Non
mi interessava. "Hai capito le gemelline!" non lo pensai, lo dissi e
basta. Una delle due mi zittì, era quella sul letto, sembrava lontana. E
lo era, cominciò a massaggiarmi il bastone con i piedi e con la mano
cominciai a fare un ditalino a quella che mi stava dietro. Con la mano a
conca andavo sul monte bagnato, sulle labbra con le dita e le riempivo
l'entrata con il medio. Poi uscivo e le tiravo il perizoma verso l'alto.
Comprimendola. L'altra mi segava coi piedi. Squillò il cellulare dalla
tasca dei pantaloni. Il ritmo si spezzò. Quella che mi stava dietro mi
spinse avanti, verso la sorella, che mi accolse, con il seno pronto a
ricevere le mie labbra, mi diressi verso i capezzoli e con le mani mi
prese la testa, portandola a se e mi baciò. Le stavo sopra, con
l'uccello gonfio e incandescente. Feci per scoparla, mentre mi baciava e
scoprii che anche lei aveva il perizoma indosso. Lo scostai con il
glande e le massaggiai il clitoride prima di penetrarla, sempre
baciandola. Le fui dentro e il bacio terminò. Diedi un paio di colpi e
sentii l'altra che si sdraiava. Fui scaricato al centro di loro due e me
le ritrovai sotto le braccia che mi segavano. Correvano con le dita
affusolate sopra il mio cazzo e sotto, sulle palle, sostenendole. Quella
alla mia destra mi scavalcò e me la ritrovai accovacciata come un
coniglio tra le ginocchia, lo prese in bocca, l'altra continuava a
segarmi e le guidava il bocchino, lentamente e senza nessuna foga. La
mano sparì e ne comparve un'altra. Mano e bocca cominciarono un
massaggio zuppo e sapientemente condotto, mi reggeva i coglioni,
separandoli col pollice, seguendo un copione di cui conosceva i passi a
memoria. Mi stava stuccando la cappella, letteralmente. Tirava come una
che stesse morendo di sete. La sorella venne sopra, mi mise la fica in
faccia. Il perizoma era sparito. La riempii di saliva e le misi un
pollice dentro, con l'altra mano la sostenevo e le guidavo i movimenti,
penetrandola col dito e leccandola, in armonia con il pompino che
ricevevo. Che vacche, pensai. Non governavo più, andavo alla deriva, i
pensieri mi si presentavano come immagini, svariate immagini. Navigavo
come una barca al cui timone fosse un ubriaco e dopo poco tornai in me.
Tutto era profumato intorno. I due letti separati erano diventati un
letto unico. Matrimoniale. Solo ora me ne accorsi. Il boschetto delle
meraviglie che stavo leccando cominciava a emanare odori e profumi
favolosi, agitavo la testa e la stavo scopando con la lingua, il
pollice, non so come, era finito in culo. Il raspone mi faceva zompare
sul letto e senza riuscire a trattenermi eruttai sperma calda come un
vulcano. Quella che mi stava sopra corse a raggiungere la sborrata e le
due, con altruismo, si dividevano la colata, passandosi la cappella di
bocca in bocca. Continuavano a sompinare, le mani erano scomparse e
prendevano la minchia, sempre alternandosi, fino a che, pur conservando
una certa durezza, lo spasmo si fosse calmato. Ripulirono con le lingue
avide e golose e se ne andarono.
Erano in fondo alla stanza quando si accesero tre sigarette. Di spalle,
le porche, senza farmi distinguere quale delle due fosse chi. Come
lucciole arrivarono, mi porsero una delle tre sigarette, mentre fumavamo
ci si baciava. Avevano la bocca calda, ancora sapevano di sbroda,
avevano mischiato gli odori con il tabacco e stranamente l'alito era
piacevole, sapeva di sesso, tutto sapeva di sesso, anche il tizzone
della sigaretta nel buio. Leccavo le due labbra e le sentivo baciarsi
mentre tiravo il fumo. Mi leccavano il volto e mi spingevano le fiche
calde contro le cosce. Finite le sigarette rimanemmo un pò così, al
buio, nessuno diceva nulla, ascoltavamo i respiri, ci annusavamo a
vicenda come animali di un bosco di fiaba, incuriositi, ascoltavamo i
battiti del cuore. Poi una cominciò a carezzarmi la pancia, l'altra
cominciò a baciarmi il collo e il petto, sfiorandomi coi capezzoli sulle
braccia, mi venne duro, subito. Ne presi una, non so come, e la misi
sopra di me. Capì e si infilò il cazzo dentro. Si sedette, respirando
profondamente, ricevendomi, poi cominciò a scoparmi il cazzo, con
eleganza. Si teneva una natica con una mano e con l'altra si reggeva sul
mio petto, col palmo aperto. Aveva la fica diversa da quella di prima,
penso fosse quella che avevo leccato. Mi solleticava al volto coi
capelli, intanto le massaggiavo le tette, unendole e strizzandole. Erano
sudate e mi scivolavano dalle dita ma la presa era salda e esperta.
L'altra, scese dal letto. Continuai a scopare concentrandomi sulla sua
farfalla accogliente e le tette. La girai e la misi a pancia sotto.
Prendendola ai lati del culo e stringendole il bacino, scopandola in
berta, da dietro. Sentivo il cazzo entrarle dentro e lei per
assecondarlo e favorirlo inarcava la schiena trattenendo il respiro.
Tornò la sua gemella, si sdraiò e per farle spazio cambiammo posizione,
la misi a pecora e continuai a percuoterla con la mia nerchia ormai
svuotata dal pompino spaziale che mi avevano fatto prima. Le sbattevo il
pube con violenza sulle chiappe, volevo spaccarla. Le tenevo le mani
sul culo, spalancandolo. Lei rispondeva spingendo contro di me ad ogni
colpo, con le gambe unite. La vacca sapeva scopare, voleva il cazzo,
tutto dentro, fino alle palle, con violenza. La fessa era quantomai
stretta in quella posizione. Sudava e mugolava, respirava a fondo ed
espirando emetteva sbuffi, interrotti dalla volontà di resistere ai miei
colpi finchè non seppe sottrarsi. Era una fontana, si tirò su e venne
verso di me; tratteneva il respiro e scalciava come una cavalla per
liberarsi, non la lasciai andare, ma anzi, continuavo a colpirla e
scoparla in fica, come un treno che non può frenare, come una mandria
che travolge quello che incontra. Voleva essere presa così e non ne
faceva un mistero. Riprese a respirare si fermò e allargò le gambe,
uscii e le lappai la gnocca. Salii e la leccai intorno al culo,
spingendole dentro la saliva e passandoci il dito sopra, come per
tapparlo. Introdussi il medio e lei si ritrasse in avanti. Poi tornò e
continuai a leccare. Attraverso la lingua lo sentivo stringersi e
allargarsi dal piacere, ci misi il medio e stavolta mi fece spazio,
stantuffai e misi un'altro dito, lei strinse e le fottei il culo,
agitandole il clitoride con l'altra mano, ricominciava a gocciolare e la
scopai con entrambe le mani, in fica e in culo. Intanto si muoveva,
ritmicamente, come avesse un altro cazzo in bocca, non c'erano dubbi, lo
stava ciucciando, ma a chi?! Per scoprirlo decisi di metterglielo
subito nel culo. Non so quale fosse il collegamento tra la scoperta e
incularla ma non era importante. Mi alzai e puntai dritto il pertugio,
spinsi dentro la cappella, il buco era pronto e umido, mi chiamava e
stavo per arrivare a colmarlo con la mia carne venosa e castigatrice.
Non feci in tempo a entrare che si scanzò ed arrivò la mano, mi spinse,
si girò e se lo mise in bocca. Non mi volle dare il culo ma le dita se
le faceva infilare, la stronza, le fottei la faccia per punirla,
prendendola per le orecchie e poi tappandole il naso spingendola sulla
nuca, le diedi un paio di schiaffi, lievi ma li sentii, si fece spingere
la cappella in gola fino a inghiottire tutta la nerchia. Arrivò
l'altra, in soccorso, mi fecero sdraiare e mi calmarono baciandomi sul
corpo. Ripresero a spartirsi il cazzo, lievemente più molle per
l'accaduto, amandolo con le labbra e la lingua. Sapevano come alzare la
fiamma e tornò più duro di prima, con rinnovata energia. Stavolta una
era più egoista e lo voleva per se. Era quella che ancora non era
venuta, voleva essere scopata prima che crollassi. Allungai le mani
verso una sorca, non so di chi fosse ma era a portata di mano! Ci trovai
ficcato un cazzone a doppia mandata..le gemelline erano due troie da
competizione. Mentre ne sbattevo una in fica la sorella si faceva
spompinare e masturbare con il cazzo di gomma! Un pò deluso dalla
scoperta ma estasiato dal sapere quanto fossero lercie e zoccole cercai
l'altra fica, nel groviglio non seppi trovarla. Sparì il cazzone di
gomma e la stessa che lo teneva infilato si mise di lato, offrendomi il
culo e la vulva, la passerina era pronta ad ospitarmi, ci passai sopra
un paio di volte il cornicione e infilai deciso. La fottevo con
brutalità, di spalle tenendola per il collo, lei si teneva le gambe
raccolte con le braccia sotto. Era minuscola, ebbi l'impressione che
fosse la Seconda. Decisi allora di scoparla con dolcezza. L'altra era
scesa dal letto ed eravamo soli. Continuavo a sbattere, per il suo
piacere, le baciavo la schiena nuda e le respiravo tra i capelli. Si
girò e volle stare sotto, aprì le gambe e come mi avvicinai per bere da
lei, con la proboscide, trovai la sua mano a guidarmi con calma,
infilandolo dentro di se e segandomi allo stesso tempo. Voleva la
scopata intima, dopo quell'abbuffata di sesso. Mi andava l'idea e presi a
baciarla. Ormai mi si era addormentato l'uccello a forza di sbattere e
scopare. Lei era a buon punto, muoveva la testa sotto ogni colpo, a
destra e sinistra, respirava con ritmo cadenzato e mi baciava sempre più
raramente, come in una spirale, salì più in alto, fino a guardarmi da
lontano, finchè cominciò a spezzare i singhiozzi urlando, piangendo e
ridendo assieme, inzuppandomi e bagnando il letto. Sentivo i battiti del
cuore attraverso la fica zuppa, ora mi sembrava ancora più piccola e
delicata, sbattevo con ritmo sostenuto, incoraggiato dalle sue movenze e
mi accorsi che la stavo stritolando con la mazza e con il peso, lei
rispondeva contraendo il ventre e spingendo il seno, schiacciandolo
contro di me. Sbattevo e persi il ritmo. Stavo per venire. Mi baciò e mi
fece uscire, mi misi in ginocchio con le braccia dietro la schiena,
ritraendomi e porgendole il cazzo intriso del suo godimento e madido di
sudore, lo prese in bocca e la riconobbi. Non fece cadere nemmeno una
goccia. Inghiottì, le carezzai il volto e mi sorrise. Continuò a
massaggiarmi con le mani, si mise le palle in bocca e succhiò. Non avevo
altre energie, le consegnai a lei, tutte. Mi prese per mano e mi
condusse in bagno, sempre al buio. Una volta solo mi lavai. Uscii e le
due gemelle mi aspettavano ancora nude, con la luce accesa, rimasi
accecato. Presero a vestirsi e capii che era finita così. Uscimmo in
giardino e fumammo ancora una volta, senza baci, esausti e compiaciuti.
Aveva smesso di piovere. A modo mio le amavo, entrambe, e lo sapevano. |
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Racconto a Caso |
Autore : marco.1956
serata con amici |
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