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La febbre durò pochi giorni; guarii grazie soprattutto alle premurose cure di mia madre; tutti i giorni finchè potè mi praticò quei massaggi miracolosi, anche due volte al giorno. Nelle occasioni successive insistette per accompagnarmi in bagno dove curava benissimo la mia igiene intima. Mi insaponava e lavava con un'attenzione unica, chinata sulle mie spalle su cui gravavano le sue stupende tette; non smetteva se non dopo averlo visto lungo e duro come prima. Lo guardava con soddisfazione e mi faceva domande indiscrete sulle mie frequentazioni femminili. Rispondevo sempre evasivamente e alle sue insistenze confessavo che le mie compagne non mi piacevano. Ritornava poi sull'argomento, soprattutto da soli e in bagno, e durante i miei stati di eccitazione mi sfidava con domande simili: ti piace da solo o con le mie mani ? le confessai che preferivo lei senza mostrare molto entusiasmo, ma ebbi conferma finalmente dei sospetti che mi avevano tormentato in quegli anni, dall'episodio dei palpeggiamneti a 11 anni. AVEVA SEMPRE TEMUTO CHE SAREI DIVENTATO OMOSESSUALE.
Decisi perciò di sottrarmi dalla sottomissione alle sue attenzioni e di prendere invece l'iniziativa. Un giorno, approfittando che eravamo soli, andai in bagno facendomi vedere da lei. Chiusi la porta a chiave, mi spogliai completamente e davani allo specchio grande del lavabo ammiravo il mio corpo. Cominciai a carezzarmi e massaggiai il mio arnese con del sapone, presto divenne duro e grosso. Ero proprio in direzione della serratura, ero sicuro che avrebbe spiato; facevo movimenti molto lenti per evitare di chiudere il gioco troppo presto. Nel silenzio totale prestai un pò d'attenzione e sentii degli impercettibili rumori dietro la porta; continuai ancora per un pò mostrando i miei glutei e il cazzo prorompente, quando improvvisamente e velocemente aprii di scatto la porta che urtò, come immaginavo, contro la sua testa avvalorando il mio sospetto.
Arrossì di vergogna, balbettò qualche parola e si recò subito in cucina dove diceva di avere lasciato qualcosa sul fuoco. Oramai l'avevo scoperta; nei giorni successivi calò il gelo tra di noi: non mi rivolgeva nè la parola nè lo sguardo; credo avesse anche paura che si conoscessero le sue attenzioni verso di me. Ero quasi pentito di averla umiliata, in fondo era sempre la mia mamma e quello che aveva fatto era solo per il mio bene.
Ma un evento nuovo avrebbe fatto rinverdire il vecchio rapporto con lei; in primavera mio padre, tornando dall'ufficio, annunciò che gli era stato proposto di occuapre un posto di maggiore responsabilità che avrebbe procurato un sostanzioso aumento della paga; in cambio il suo orario di servizio sarebbe stato di 24 ore in ufficio e 24 a casa. Sarebbe stato centralinista di giorno e guardiano di notte. In pratica avrebbe dormito a casa solo a notti alterne; mia madre si mostrò interessata all'aumento della paga e lui spiegò che gli sarebbaro state pagate indennità notturne, festività e domeniche in misura doppia; inoltre avrebbe avuto diritto a delle giornate di riposo compensativo. Mia madre lo convinse ad accettare e vidi brillare i suoi occhi: intuii cosa pensava.
Quando la settimana successiva cominciò il suo nuovo turno di lavoro, chiesi a mia madre se potevo dormire nel letto matrimoniale, lei non rispose; ma quando anche mio fratello più grande lo chiese, disse che era meglio accontentare me che ero più piccolo (mi stavo intanto avvicinando ai 15 anni).
La prima volta andai a letto molto prima di lei, attesi con impazienza che arrivasse anche lei, ma arrivò tanto tardi che mi trovò addormentato malgrado l'attesa mi avesse creato tanta eccitazione. Dopo due giorni si ripresentò l'occasione; fui molto più accondiscendente con lei, l'aiutai a sparecchiare dopo cena, studiai per ingannare il tempo in attesa che lei finisse i suoi lavori domestici e infine andai a letto. Era primavera inoltrata e andai a letto con un piccolo boxer. Spensi la luce quasi subito e finsi di addormentarmi.
Arrivò finalmente lei, accese la luce del suo comodino e si spogliò; nella penombra della stanza riuscivo a vedere i suoi movimenti e le fattezze del suo corpo che finalmente potevo ammirare: la sua carnagione era bianchissima, le cosce lunghe, anche se appesantite da una leggera cellulite, due glutei sodi e grandi che avrei voluto leccare e mordere e infine due tette grandi e piene da succhiare avidamente; in fondo aveva ancora solo 48 anni e per strada capitava ancora che qualche uomo si girasse a guardarla. Indossò una camicia da notte corta alle ginocchia, lasciò la luce accesa e si recò in bagno. La casa era totalmente avvolta nel silenzio, i miei fratelli già dormivano ed ero fortemente tentato di spiarla nel bagno, ma il rischio era troppo grosso. Decisi perciò di restare ad attenderla; ascoltavo con tutti i sensi i rumori che mi arrivavano dal bagno vicinissimo: il sibilo della pipì, lo scroscio dello scarico e il lieve rumore del rubinetto del bidé. immaginavo e intanto il cazzo sempre più duro e grosso sembrava allungarsi per raggiungerla. Quando rientrò capii che le soprese non erano finite: alla fioca luce dell'abatjour si mise davanti allo specchio verticale della toeletta, sollevò con tutte e due le mani la camicia da notte sino all'ombelico, potei vedere riflessa la sua fica; una rada peluria castano chiara come i suoi capelli la copriva poco ma bene, si lisciò con una mano i peli quasi volesse pettinarla, lasciò ricadere la camicia ed entrò finalmente nel letto dopo avere sostato per un attimo sopra il mio viso quasi a verificare se dormivo. Tenni gli occhi chiusi e finsi; poi spense la luce e cominciò per me un lunghissimo tormento d'attesa. Ero eccitatissimo e sarebbe bastato un nonnulla per farmi eiaculare, invece decisi che dovevo avere pazienza. Lei rimase sempre supina, finalmente il suo respiro si fece più profondo e regolare, segno che si era addormentata, attesi ancora un pò e poi giratomi sul fianco destro mi accostai a lei e con la mano sinistra le sfiorai le cosce: nessun fremito da parte sua, nessuna reazione. Risalii lungo le sue cosce, la camicia si era ritirata verso l'alto e lasciava quasi del tutto scoperta la fica che raggiunsi non senza un grosso groppo in gola; le mie mani erano tremanti e fredde; carezzai la peluria del suo ventre, appoggiai con un pò di pressione le dita su quel paradiso, risalivo e scendevo lungo tutta la fessura; mi ritrovai il dito medio inumidito, volli capire perchè: lo affondai un pò di più, dentro era ancora un paradiso da scoprire: calore della pelle e umori interni mi provocavano un'eccitazione altissima e mai provata. Volevo saltarle addosso ma ero frenato dalla paura, il suo respiro cambiò tono: cominciò a gemere lentamente e a muoversi; le sue cosce sembravano non avere pace. Allontanai la mia mano per paura mentre il cazzo mi stava scoppiando dentro il boxer che abbassai di colpo deciso a porre fine a quel tormento. Lo presi con la destra e cominciai a menarlo, ma fui subito interrotto da un brusco movimento della sua gamba che andò a sbattere contro la mia, ebbi paura, rimasi immobile con le mani lungo i fianchi e il cazzo sempre eretto e duro. Lei appoggiò quasi per caso la sua mano sinistra sul mio fianco, forse appurò la mia nudità e poi cominciò a tastare il mio corpo finchè non si fermò sul cazzo che stuzzicò con la punta delle dita: andava in su e in giù dal buco della cappella alla base della verga, carezzò le palle che si irrigidirono come palline da golf. Pareva volesse misurarne la lunghezza, ne apprezzò la durezza stringendolo forte con tutte le dita, si piegò con il corpo verso di me, abbassò la testa e lo prese dolcemente in bocca. Toccai la vetta del paradiso: lo accolse con avidità e grazia, lo leccò sulla cappella, ne stuzzicò il buco con la punta della lingua, lo baciò per tutta la lunghezza e lo riprese in bocca per buona parte mentre con la destra teneva stretti i testicoli quasi in segno di dominio e di proprietà. Il cazzo fremeva e si agitava dentro la sua bocca calda di suo o per il contatto con il mio cazzo infuocato; sborrai infine un'enorme quantità di sperma che allagò la sua bocca che prontamente bevve, persi il controllo di me, strinsi la sua testa su di me e la liberari solo dopo averla riempita della sborra che svuotai dal mio cazzo affamato di sesso. Nessuno di noi due disse una parola, solo scostandosi da me diede un ultimo affettuoso bacio sul protagonista della nostra reciproca passione.
Feci fatica ad addormentarmi: ero troppo felice e curioso di conoscere le sue reazioni e i suoi cambiamenti il giorno dopo; ma ci sarà una quarta parte....
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