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Pubblicato : 27-12-2011 | Autore : marco.1956
Categoria : Prima Volta | Totale Visualizzazioni : 1984 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

L'indomani non andai da Luca per impegni di scuola e il giorno successivvo era venerdì e attendevano l'arrivo di suo padre. La madre mi disse, ringraziandomi, che potevo ritenermi libera dall'impegno di aiutarla. Mi sembrò molto triste e lo addebitai alle condizioni del padre che non miglioravano.
Capii che era arrivato suo marito perchè sentii trambusto e toni di voce più alti del solito. Lei in particolare sembrava piuttosto agitata e arrabbiata col marito; lo rimproverava di telefonare poco e di non essersi informato delle condizioni di suo padre, di non avere interrotto il suo lavoro per venirle incontro per il carico, oltre che del padre ricoverato, anche del bambino troppo piccolo e di Luca che non poteva esser lasciato solo per gli studi; alluse anche con un sospiro di sollievo all'aiuto che le fornivo io. Ne sorrisi tra me e me e mi sentii meschina ad avere approfittato della sua fiducia e dell'ingenuità di Luca per dare anche sfogo alla mia prolungatissima astinenza.
Poi non sentii più nulla o non volli sentire: solo urla e qualche pianto e Luca che cercava di consolare la madre e di farli smettere.
La sera, al momento di andare a letto, sentii di nuovo trambusto e voci smorzate di discussioni e litigi. La mattina del sabato, dopo qualche rumore di insofferenze e lo sbattere della porta sul pianerottolo, vidi dalla finestra il papà di Luca avviarsi veloce e teso verso l'auto con cui partì subito senza voltarsi verso casa.
Sicuramente poteva essere l'inizio della fine di un rapporto che a me era sembrato un pò sfilacciato; troppe assenze per non pensare ad una probabile amante nella città in cui da troppo tempo lavorava e viveva.
Per tutta la giornata di sabato e domenica calò un silenzio totale in quella casa; non osai nè entrarvi nè parlare, mi sembrava molto indiscreto e avrei solo accresciuto il dolore della mamma di Luca. Solo a tarda sera sentii pianti di lei e qualche rumore; Luca tentava di calmare e consolare la madre. Stesso pianto e stessi tentativi di consolazione anche la domenica sera.
Lunedì mattina, prima di andare a scuola, fui chiamata dalla mamma di Luca che mi pregò per il pomeriggio di sostituirla a casa perchè doveva tornare in ospedale; mi sembrò stravolta e smarrita, le chiesi se aveva bisogno di qualcos'altro; rispose di no ma era "solo" molto preoccupata per le condizioni del padre. Ovviamente taceva della lite col marito e del suo allontanamento, non volli nè tentai chiedere di più.
Nel pomeriggio andai da Luca e gli chiesi subito cosa aveva da fare; era molto giù, forse anche lui aveva pianto. Era anche più taciturno del solito e svogliato; mi avvicinai, gli accarezzai il capo e gli confidai che forse gli avrebbe fatto bene sfogarsi.
Ormai di me si fidava e dopo qualche esitazione lasciandosi carezzare e consolare mi raccontò più in dettaglio la lite tra i genitori. Riferì anche della disperazione della mamma e dell'ammissione del padre di avere un'amante da diversi mesi.
La cosa non mi sorprese, ma mi avrebbe sorpreso di più quello che con molta fatica Luca riuscì a confessarmi: non c'era verso di consolare la rabbia impotente della mamma, continuava a piangere e a maledire il padre, non assaggiò cibo per due giorni e la sera... il pianto era ancora maggiore.. non voleva andare a letto..."la convinsi promettendole che mi sarei coricato con lei a patto che smettesse di piangere".
"Mi spogliai nella mia camera e mi presentai in boxer e presi a letto il posto di mio padre, anche lei svogliatamente si spogliò davanti a me, non l'aveva mai fatto... sai, la mamma è ancora una bella donna !"
"Le diedi un bacio sulla guancia e le consigliai di dormire; mi chiese di tenerle una mano, lo feci e si avvicinò di più a me. La sentivo ancora tremante del dolore del tradimento e della solitudine in cui l'aveva lasciato papà;  smaniava e non prendeva sonno. Allungai il braccio sinistro verso di lei, le carezzai il viso e, girandomi su un fianco, la baciai teneramente sulla fronte e sulla guancia. Si strinse a me e mi chiese di starle vicino come ora e per sempre..."
S'interruppe, arrossì e abbassò di più il volto a terra, non trovava il coraggio di continuare; ormai avevo intuito cosa poteva essere successo. D'altronde io ero proprio l'unica a conoscenza del rapporto fortemente edipico di Luca con la mamma. Lo incoraggiai con qualche studiata carezza e tenero bacio a sfogarsi e liberarsi del peso che portava addosso; "poi starai megli" gli dissi sorridendo.
"Sentivo il calore del suo corpo e, giuro, senza volerlo mi era diventato duro; nello stringersi accanto a me, tra un bacio di consolazione e una carezza di troppo, mi sfiorò con la gamba il membro, lo sentì e sempre con la gamba vi premette sopra. Ero terrorizzato dalla vergogna, mi disse che non dovevo avere paura, che era solo segno che ero diventato un uomo; io rimasi immobile e rigido, lei poi si fece coraggio e fece scivolare il braccio che accarezzava il mio petto sulle parti intime, ne sentì la durezza e la lunghezza e con un filo di voce mi disse"  "Luca tu mi desideri, vero ?"
"Tacqui del tutto, ma il mio silenzio parlava per me; allora mi disse: vieni sopra di me, forse troveremo pace al nostro dolore. Come un automa salii delicatamente su di lei, tentando invano di non far sentire quello che lei aveva già sentito tra le mani. Luchino, mi disse, ti sei fatto davvero grande ! Il mio pene premeva sul suo pube senza che io aggiungessi alcun movimento, le sue mani si fecero più audaci, mi carezzava il viso che copriva di baci sul viso e sulla fronte, poi sulle spalle che carezzava con passaggi rapidi e nervosi, si soffermava sulla magrezza del torace promettendo che mi avrebbe fatto mangiare di più. Intanto sentivo che sotto di me la mamma agitava il suo basso ventre e sentivo anche gonfiarsi il suo pube di desiderio, le sue mani scesero sui miei glutei, li strinse, li premette su di lei, mordicchiò con le labbra il lobo di un mio orecchio e mi pregò di entrare in lei. Le dissi che non potevo...che non volevo... mi tappò le labbra con le sue e disse con voce finalmente più serena: tu mi vuoi e io forse ho sprecato il mio tempo dietro un uomo che non meritava il mio sentimento. Mi alzò di forza il bacino, insinuò la sua mano, estrasse il membro dal boxer e aggiunse: è rovente di desiderio, vieni, ti prego, fai contenta la mamma che ha sofferto tanto. Ancora rimasi immobile e sospeso sopra di lei. Mi allontanò spazientita, sollevò la camicia da notte fino a scoprire i seni, piccoli ma belli e a punta, sfilò rapidamente lo slip e vedendomi ancora immobile, mi sfilò con impazienza il boxer da dove schizzò petulante il membro che aveva solo sentito. Ora sai quel che devi fare o devo insegnartelo; non potevo più tirami indietro e poi.... tu, prof., sai che ho sempre desiderato la mamma e... ora che lei mi offriva il luogo più desiderato della mia adolescenza... dovevo prenderlo, potevo prenderlo ...e lo presi. Quando lo infilai, la sua fica era già bagnatissima, segno che mi aveva desiderato tanto e io l'avevo fatta aspettare troppo. Non trovavo il coraggio di affondare, temevo di farle male o di mancarle di rispetto; mi esortò dicendo che aveva troppa voglia di me, che aveva atteso troppo tempo quel traditore del marito e che dovevo affondare il segno della mia raggiunta virilità dentro di lei.
Allargò le gambe e mi spinse con forza i glutei, il cazzo penetrò interamente dentro di lei e per darmi voglia e forza, aggiunse, non preoccuparti, non può succedere niente, conosco le mie mestruazioni... poi tacque del tutto e parlarono solo suoi gesti, le carezze, le spinte pelviche che mi dava e che riceveva finalmente da me. Ci baciammo freneticamente e spesso, ma sempre senza la lingua, mi stuzzicava i capezzoli con strizzatine delle sue dita lunghe e sottili; quandò sentì che stavo per venire dal gonfiore massimo del mio membro dentro la sua vagina, mi disse con ignota sensualità "finalmente sei tornato da dove eri uscito e ora mi riempi di amore e conforto". Il suo copro vibrava e tremava in preda a forti convulsioni incontrollate, mi morse i capezzoli in preda ad un orgasmo che mi ha fatto scoprire una mamma nuova e diversa, sicuramente più bella di sempre e di prima. Non lasciò i miei glutei finchè non sentì che anche l'ultima goccia del mio seme si era depositato dentro di lei".
Smise di parlare, i suoi occhi erano lucidi di un pianto trattenuto. Accostai la sua testa tra i miei seni, lo carezzai e consolai dicendogli che doveva solo essere felice: aveva soddisfatto un suo desiderio che non voleva ammettere, ma che conoscevamo entrambi.
"Ora, conclusi, caro il mio Luca, dopo le mie lezioni e la rivelazione della tua "mamma-femmina" sei pronto, tra qualche dolore e qualche separazione, ad affrontare la vita da adulto e giuro che avrai tante ragazze ai tuoi piedi".
Mi supplicò di non rivelare a nessuno il suo "terribile segreto", lo chiamava proprio così; non ebbi difficoltà a prometterglielo, non avevo alcun interesse a farlo e poi gli diedi un'ultima lezione di verità: non c'è uomo che non abbia mai almeno sognato o desiderato di scoparsi la mamma: e il mio pensiero volò improvvisamnete triste a mio figlio che viveva troppo lontano e forse ormai era pure troppo adulto per cedere a una tentazione simile...
Dedicata questa storia al colore del cielo puro .......           



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