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LUNEDI
La luce del
giorno cominciava a filtrare attraverso le tapparelle e il suo riflettersi
provocava strani ghirigori sulle pareti e sulle lenzuola disfatte dalla notte
trascorsa. Creava sempre un sottile senso di dolore il dover aprire gli occhi
al nuovo giorno, la notte con l’ineffabile mistero del buio e la complicità del
silenzio permetteva ai sogni di apparire quasi reali, il mondo fantastico
sembrava prendere quasi forma tangibile, ma ecco il giorno far crollare tutto
il castello di mondi possibili con la vividezza dei suoi colori e nette ombre.
Non che
Laura avesse molti sogni, forse, gli pareva di ricordare tanto tempo fa li
aveva, scaturivano dal dovere divenire della maggior parte della vita, ora la
vita sembrava essersi dispiegata e vedere oltre le sembrava quasi utopistico,
oltre le possibilità persino del sogno.
Mosse
lentamente la mano verso Paolo, era li ancora immerso nel sonno, una sensazione
di tranquillità era dipinta sul suo volto, nonostante l’abitudine di una vita
Laura non poté fare a meno di notare che anche se da poco superati i quaranta
anni il marito poteva benissimo considerarsi un bell’uomo. Il fisico pur non essendo da palestrato era
armonioso e privo di quella folta peluria che a lei dava un senso di fastidio,
anche il viso con quelle prime rughe che apparivano qua e la capelli che
cominciavano a denotare qualche spruzzo d’argento rappresentavano la figura di
un maschio nel pieno della sua forze e vigore.
Il silenzio
fu rotto dal trillo imperioso della radiosveglia, gli occhi da socchiusi si
spalancarono e immediatamente uno sguardo all’orologio, il nemico numero uno,
già le sette meno dieci.
Un rapido
balzo e giù dal letto, doveva scendere a preparare la colazione, scegliere
Marco, il suo piccolo, cosa a dire il vero non facile. Come tutti i bambini la
mattina era una tragedia e il capriccio era sempre dietro l’angolo.
Quella
mattina tutto sembrava meravigliosamente liscio e alle sette e venti erano
tutti tranquillamente a fare colazione. Era uno dei pochissimi momenti in cui
la famiglia si riuniva e Laura assaporava profondamente quel senso di unione e
di armonia. TuttI i momenti felici
durano poco e alle 8 meno dieci un rapido bacio e i suoi due ometti uscivano di
casa, Marco era atteso da una bella giornata di scuola mentre Paolo avrebbe
raggiunto la sua azienda e sarebbe cominciata la sua giornata piena di stress,
ma anche pensava Laura, di soddisfazioni. Anche perché il benessere in cui
vivevano era dovuto per la maggior parte agli sforzi del marito per farsi
avanti nella vita.
Senti il
rombo della macchina che andava via, finalmente una mezzoretta per lei, il suo
lavoro cominciava alle nove e trenta e aveva tutto il tempo per una bella
doccia. Si avvio verso il bagno e comincio a fare scorrere l’acqua, trovare la
giusta temperatura era fondamentale per passare degli attimi piacevoli, lascio
scivolare via il suo pigiamone e si fece raggiungere dall’acqua tiepida, il
sentire scivolare l’acqua sulla schiena le dava sempre delle sensazioni
estremamente rilassanti. Fece scorrere il getto fra i seni che al contatto con
l’acqua si inturgidirono, erano ancora molto belli anche allo sguardo
ipercritico di Laura, non mostravano segni di cedimento pur essendo di
proporzioni abbastanza generose e pur non avendo la sodezza di quelli di una
ragazzina denotavano la morbidezza
sensuale di quelli di una donna di trentasei anni, il ventre nonostante la
gravidanza abbastanza recente aveva conservato
la sua elasticità e le gambe pur non essendo magrissime erano ancora
molto belle. Il soffermare lo sguardo sul suo corpo provocava a Laura una
sensazione di intima soddisfazione, nonostante gli anni si poteva ancora
considerare una donna piacente e ne aveva conferma dagli sguardi che sentiva
spesso su di se, soprattutto da parte dei colleghi, la cosa pur lusingandola
provocava in lei un senso di imbarazzo, non faceva nulla per incoraggiare tali
attenzioni, anche il suo vestire non presentava nulla di particolarmente
sensuale e raramente eccedeva in spacchi o scollature generose.
Quella
mattina però, complice forse il sole che
a dispetto di un ottobre ormai avanzato brillava quasi una luce primaverile, o
una strana sensazione di benessere che sembrava pervaderla, nello scegliere fra
il suo vasto guardaroba opto per una gonna nera, un classico tubino, ma con la
particolarità di un profondo spacco laterale, la gonna pur essendo abbastanza
lunga da coprire il ginocchio offriva nell’incedere del passo una visione molto
sensuale delle sue gambe velate da collant neri.
Ma il tempo
volava veloce e come al solito dovette accelerare i suoi ritmi, un sottile velo
di trucco a nascondere il pallore della mattina e una pennellata di colore
sulle labbra, un colore tenue, un rosa lievemente tendente al rosso che oltre a
ravvivarla dava una sensazione di turgore alla labbra che gli piaceva molto.
Da casa sua
alla stazione della metro c’erano solo poche centinaia di metri e Laura come
ogni giorno le percorse con passo svelto, attorniate da frotte di persone anche
loro prese dalla follia dell’ansia quotidiana che sembra prendere tutti i
romani la mattina. Neanche a dirlo, la metropolitana era piena e il marciapiede
brulicava di persone in fremente attesa. Passare dalla luce del giorno alla
fredda luce dei neon dava sempre una sensazione irreale, anche i volti sembravano
perdere la loro connotazione e tutti sembravano diventare informi, solo gli
occhi in quei tunnel sembravano diventare fessure, a Laura pareva di leggere in
quelle fessure paura e diffidenza. Lo sferragliare della metro venne a
interrompere i suoi pensieri e come un automa si lascio spingere dalla mrea
umana nella vettura, La pressione della folla la spinse fino in fondo alla
vettura, con lo sguardo puntato fuori dal finestrino vedeva un’altra marea di
gente che aspettava la metro dal lato opposto della stazione, ben otto fermate
l’attendevano, oltre quindici interminabili minuti da condividere con tutta
quella varia umanità. Un breve fischio annuncio la chiusura dell porte e la
vettura si mosse, nonostante lo spazio esiguo, penso laura qualle mattina sentiva che lo spazio
intorno a lei era esiguo e una pressione costante era avvertibile, provo a
girare lo sguardo e dietro di lei una figura maschile sui cinquanta anni le sorrise,
noto un volto interessante e uno sguardo intenso, degli occhi che non si abbassarono
di fronte ai suoi, anzi la fissavano con divertita spavalderia, un senso di
disagio prese possesso di laura, e fu immediata la sensazione che quella
pressione non era solo dovuta alla calca, ma era la mano dell’uomo che si era
appoggiata sul suo sedere, non in maniera invadente, ma quasi carezzevole, la
pressione era leggera ma lei sentiva e capiva chiaramente che era intenzionale,
come erano intenzionali le dita dell’uomo che risalivano dall’attacura delle
gambe su per il centro dei suoi glutei, la prima reazione di Claudia fu quella
di cercare di spostarsi, scostarsi d quella mano invadente, ma nel farlo si
accorse che l’uomo con l’altra mano le aveva precluso il movimento. Che fare,
bastava volerlo, un movimento piu brusco, una spinta e tutto sarebbe finito, ma
non lo fece, giro il viso verso quell’uomo e lui le sorrise. Era una sensazione
mai provata, continuava a sentire le mani dell’uomo che si muovevano su di lei,
eppure lei non faceva nulla per evitarlo, una pazzia. Continuo a guardarlo in
viso come in uno stato di trance e lui le continuava a sorridere, i rumori
della metro sembravano attenuarsi fino quasi a scomparire e anche la gente
intorno perdeva fisionomia, tutta la sua attenzione era rivolta a quegli occhi.
Lui avvicino la sua bocca alle sue orecchie e con un sussurro le intimo, spingi
il tuo corpo verso di me, non era una richiesta alle orecchie di Laura,
risuonava come un ordine, nessuno le
aveva mai ordinato qualcosa in quel modo,
un attimo
dopo spinse il suo corpo ad aderire con quello dello sonosciuto e senti la
virilità dell’uomo spingere contro il
suo sedere, e pur mitigata dagli strati di stoffa che la separavano poteva
intuire benissimo l’eccitazione dell’uomo. Il sentire il turgore dell’uomo su
di se provoco a Laura un aumento dei battiti del cuore incontrollato, una forma
di eccitazione come mai aveva provato. Il muoversi della metro favoriva lo
sfregare dei loro corpi e lei percepiva sempre meglio quanto l’uomo reagisse al
suo corpo. Come in un sogno senti sua voce che gli diceva ora girati e appoggia
la tua mano su di me, ma non farti accorgere da nessuno. Queste parole con il
loro tono sommesso ma perentorio suonavano a Laura come un qualcosa a cui non
avesse possibilità di sottrarsi. Si giro lentamente e fece scivolare
furtivamente la sua mano sulla patta dei suoi pantaloni, provo a stringere le
mani su quel bastone di carne che sentiva gonfio e pulsante, ma fu solo un
attimo , inaspettatamente lui si scosto da lei, i loro corpi si allontanarono,
lei lo guardo sorpresa, lui continuava a sorriderle, avvicino la sua bocca alle
sue orecchie e le sussurro, domani mattina stessa metro. Come se vivesse la scena
di un film segui con lo sguardo l’uomo farsi largo verso la porta della
vettura, si aprirono le porte e lo vide scomparire fra le mille sagome umane
che correvano verso le scale mobili.
Per mera
fortuna quella mattina la voce dello speaker annunciava le stazioni di fermata
e solo grazie a quello Laura trasalendo si ricordo di dovere scendere. Con la
testa confusa e ancora una malcelata eccitazione si avvio verso il lavoro.
L’atrio della casa editrice presso la quale lavorava l’accolse come una specie
di rifugio e velocemente corse verso il bagno, aveva bisogno di guardarsi allo
specchio, di vedere il suo volto, con la paura di scoprire che quel volto non
le apparisse più familiare ma fosse quello di una sconosciuta che viveva dentro
di lei. Indugio qualche minuto davanti allo specchio, socchiudendo gli occhi le
sembrava di sentire ancora le mani dell’uomo che la frugavano e la pressione
della sua virilità su di lei.
Basta, era
ora di raggiungere la sua scrivania e il suo lavoro, sicuramente quella mattina
era stato solo un sogno, e un sogno doveva restare, si fisso nella mente il
viso del marito e gli occhi grandi del suo bambino e tutto parve ritornare
normale.
Le ore di
lavoro trascorsero come sempre, la solita routine inframmezzata da qualche
momento piacevole trascorso a chiacchierare delle solite rassicuranti banalità
con i colleghi.
Continua…….. |