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Pubblicato : 18-11-2010 | Autore : ANSIETY
Categoria : Dominazione | Totale Visualizzazioni : 4616 | Votazione :


  
ANSIETY

LUNEDI

La luce del giorno cominciava a filtrare attraverso le tapparelle e il suo riflettersi provocava strani ghirigori sulle pareti e sulle lenzuola disfatte dalla notte trascorsa. Creava sempre un sottile senso di dolore il dover aprire gli occhi al nuovo giorno, la notte con l’ineffabile mistero del buio e la complicità del silenzio permetteva ai sogni di apparire quasi reali, il mondo fantastico sembrava prendere quasi forma tangibile, ma ecco il giorno far crollare tutto il castello di mondi possibili con la vividezza dei suoi colori e nette ombre.

Non che Laura avesse molti sogni, forse, gli pareva di ricordare tanto tempo fa li aveva, scaturivano dal dovere divenire della maggior parte della vita, ora la vita sembrava essersi dispiegata e vedere oltre le sembrava quasi utopistico, oltre le possibilità persino del sogno.

Mosse lentamente la mano verso Paolo, era li ancora immerso nel sonno, una sensazione di tranquillità era dipinta sul suo volto, nonostante l’abitudine di una vita Laura non poté fare a meno di notare che anche se da poco superati i quaranta anni il marito poteva benissimo considerarsi un bell’uomo.  Il fisico pur non essendo da palestrato era armonioso e privo di quella folta peluria che a lei dava un senso di fastidio, anche il viso con quelle prime rughe che apparivano qua e la capelli che cominciavano a denotare qualche spruzzo d’argento rappresentavano la figura di un maschio nel pieno della sua forze e vigore.

Il silenzio fu rotto dal trillo imperioso della radiosveglia, gli occhi da socchiusi si spalancarono e immediatamente uno sguardo all’orologio, il nemico numero uno, già le sette meno dieci.

Un rapido balzo e giù dal letto, doveva scendere a preparare la colazione, scegliere Marco, il suo piccolo, cosa a dire il vero non facile. Come tutti i bambini la mattina era una tragedia e il capriccio era sempre dietro l’angolo.

Quella mattina tutto sembrava meravigliosamente liscio e alle sette e venti erano tutti tranquillamente a fare colazione. Era uno dei pochissimi momenti in cui la famiglia si riuniva e Laura assaporava profondamente quel senso di unione e di armonia. TuttI  i momenti felici durano poco e alle 8 meno dieci un rapido bacio e i suoi due ometti uscivano di casa, Marco era atteso da una bella giornata di scuola mentre Paolo avrebbe raggiunto la sua azienda e sarebbe cominciata la sua giornata piena di stress, ma anche pensava Laura, di soddisfazioni. Anche perché il benessere in cui vivevano era dovuto per la maggior parte agli sforzi del marito per farsi avanti nella vita.

Senti il rombo della macchina che andava via, finalmente una mezzoretta per lei, il suo lavoro cominciava alle nove e trenta e aveva tutto il tempo per una bella doccia. Si avvio verso il bagno e comincio a fare scorrere l’acqua, trovare la giusta temperatura era fondamentale per passare degli attimi piacevoli, lascio scivolare via il suo pigiamone e si fece raggiungere dall’acqua tiepida, il sentire scivolare l’acqua sulla schiena le dava sempre delle sensazioni estremamente rilassanti. Fece scorrere il getto fra i seni che al contatto con l’acqua si inturgidirono, erano ancora molto belli anche allo sguardo ipercritico di Laura, non mostravano segni di cedimento pur essendo di proporzioni abbastanza generose e pur non avendo la sodezza di quelli di una ragazzina  denotavano la morbidezza sensuale di quelli di una donna di trentasei anni, il ventre nonostante la gravidanza abbastanza recente aveva conservato  la sua elasticità e le gambe pur non essendo magrissime erano ancora molto belle. Il soffermare lo sguardo sul suo corpo provocava a Laura una sensazione di intima soddisfazione, nonostante gli anni si poteva ancora considerare una donna piacente e ne aveva conferma dagli sguardi che sentiva spesso su di se, soprattutto da parte dei colleghi, la cosa pur lusingandola provocava in lei un senso di imbarazzo, non faceva nulla per incoraggiare tali attenzioni, anche il suo vestire non presentava nulla di particolarmente sensuale e raramente eccedeva in spacchi o scollature generose.

Quella mattina però,  complice forse il sole che a dispetto di un ottobre ormai avanzato brillava quasi una luce primaverile, o una strana sensazione di benessere che sembrava pervaderla, nello scegliere fra il suo vasto guardaroba opto per una gonna nera, un classico tubino, ma con la particolarità di un profondo spacco laterale, la gonna pur essendo abbastanza lunga da coprire il ginocchio offriva nell’incedere del passo una visione molto sensuale delle sue gambe velate da collant neri.

Ma il tempo volava veloce e come al solito dovette accelerare i suoi ritmi, un sottile velo di trucco a nascondere il pallore della mattina e una pennellata di colore sulle labbra, un colore tenue, un rosa lievemente tendente al rosso che oltre a ravvivarla dava una sensazione di turgore alla labbra che gli piaceva molto.

Da casa sua alla stazione della metro c’erano solo poche centinaia di metri e Laura come ogni giorno le percorse con passo svelto, attorniate da frotte di persone anche loro prese dalla follia dell’ansia quotidiana che sembra prendere tutti i romani la mattina. Neanche a dirlo, la metropolitana era piena e il marciapiede brulicava di persone in fremente attesa. Passare dalla luce del giorno alla fredda luce dei neon dava sempre una sensazione irreale, anche i volti sembravano perdere la loro connotazione e tutti sembravano diventare informi, solo gli occhi in quei tunnel sembravano diventare fessure, a Laura pareva di leggere in quelle fessure paura e diffidenza. Lo sferragliare della metro venne a interrompere i suoi pensieri e come un automa si lascio spingere dalla mrea umana nella vettura, La pressione della folla la spinse fino in fondo alla vettura, con lo sguardo puntato fuori dal finestrino vedeva un’altra marea di gente che aspettava la metro dal lato opposto della stazione, ben otto fermate l’attendevano, oltre quindici interminabili minuti da condividere con tutta quella varia umanità. Un breve fischio annuncio la chiusura dell porte e la vettura si mosse, nonostante lo spazio esiguo, penso  laura qualle mattina sentiva che lo spazio intorno a lei era esiguo e una pressione costante era avvertibile, provo a girare lo sguardo e dietro di lei una figura maschile sui cinquanta anni le sorrise, noto un volto interessante e uno sguardo intenso, degli occhi che non si abbassarono di fronte ai suoi, anzi la fissavano con divertita spavalderia, un senso di disagio prese possesso di laura, e fu immediata la sensazione che quella pressione non era solo dovuta alla calca, ma era la mano dell’uomo che si era appoggiata sul suo sedere, non in maniera invadente, ma quasi carezzevole, la pressione era leggera ma lei sentiva e capiva chiaramente che era intenzionale, come erano intenzionali le dita dell’uomo che risalivano dall’attacura delle gambe su per il centro dei suoi glutei, la prima reazione di Claudia fu quella di cercare di spostarsi, scostarsi d quella mano invadente, ma nel farlo si accorse che l’uomo con l’altra mano le aveva precluso il movimento. Che fare, bastava volerlo, un movimento piu brusco, una spinta e tutto sarebbe finito, ma non lo fece, giro il viso verso quell’uomo e lui le sorrise. Era una sensazione mai provata, continuava a sentire le mani dell’uomo che si muovevano su di lei, eppure lei non faceva nulla per evitarlo, una pazzia. Continuo a guardarlo in viso come in uno stato di trance e lui le continuava a sorridere, i rumori della metro sembravano attenuarsi fino quasi a scomparire e anche la gente intorno perdeva fisionomia, tutta la sua attenzione era rivolta a quegli occhi. Lui avvicino la sua bocca alle sue orecchie e con un sussurro le intimo, spingi il tuo corpo verso di me, non era una richiesta alle orecchie di Laura, risuonava come un  ordine, nessuno le aveva mai ordinato qualcosa in quel modo,

un attimo dopo spinse il suo corpo ad aderire con quello dello sonosciuto e senti la virilità dell’uomo spingere contro  il suo sedere, e pur mitigata dagli strati di stoffa che la separavano poteva intuire benissimo l’eccitazione dell’uomo. Il sentire il turgore dell’uomo su di se provoco a Laura un aumento dei battiti del cuore incontrollato, una forma di eccitazione come mai aveva provato. Il muoversi della metro favoriva lo sfregare dei loro corpi e lei percepiva sempre meglio quanto l’uomo reagisse al suo corpo. Come in un sogno senti sua voce che gli diceva ora girati e appoggia la tua mano su di me, ma non farti accorgere da nessuno. Queste parole con il loro tono sommesso ma perentorio suonavano a Laura come un qualcosa a cui non avesse possibilità di sottrarsi. Si giro lentamente e fece scivolare furtivamente la sua mano sulla patta dei suoi pantaloni, provo a stringere le mani su quel bastone di carne che sentiva gonfio e pulsante, ma fu solo un attimo , inaspettatamente lui si scosto da lei, i loro corpi si allontanarono, lei lo guardo sorpresa, lui continuava a sorriderle, avvicino la sua bocca alle sue orecchie e le sussurro, domani mattina stessa metro. Come se vivesse la scena di un film segui con lo sguardo l’uomo farsi largo verso la porta della vettura, si aprirono le porte e lo vide scomparire fra le mille sagome umane che correvano verso le scale mobili.

Per mera fortuna quella mattina la voce dello speaker annunciava le stazioni di fermata e solo grazie a quello Laura trasalendo si ricordo di dovere scendere. Con la testa confusa e ancora una malcelata eccitazione si avvio verso il lavoro. L’atrio della casa editrice presso la quale lavorava l’accolse come una specie di rifugio e velocemente corse verso il bagno, aveva bisogno di guardarsi allo specchio, di vedere il suo volto, con la paura di scoprire che quel volto non le apparisse più familiare ma fosse quello di una sconosciuta che viveva dentro di lei. Indugio qualche minuto davanti allo specchio, socchiudendo gli occhi le sembrava di sentire ancora le mani dell’uomo che la frugavano e la pressione della sua virilità su di lei.

Basta, era ora di raggiungere la sua scrivania e il suo lavoro, sicuramente quella mattina era stato solo un sogno, e un sogno doveva restare, si fisso nella mente il viso del marito e gli occhi grandi del suo bambino e tutto parve ritornare normale.

Le ore di lavoro trascorsero come sempre, la solita routine inframmezzata da qualche momento piacevole trascorso a chiacchierare delle solite rassicuranti banalità con i colleghi.

Continua……..




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