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Pubblicato : 29-07-2011 |
Autore : MrGiak
Categoria : Incesto | Totale Visualizzazioni
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Ero appena rientrato dalla Grecia, viaggio tanto sospirato fatto con i miei più cari amici. Tanto divertimento, tanto mare e tanto sole. Ero stato obbligato dai miei, che non volevano che restassi da solo in città, a raggiungerli ad Ischia dove stavano trascorrendo le vacanze insieme ad i miei zii in una villetta fittata stagionalmente. La cosa mi seccava non poco, ma mi consolava il fatto che almeno avrei rivisto i soliti vecchi amici delle vacanze con i quali avrei potuto trascorrere le ultime serate estive raccontadogli del mio ultimo viaggio. Giunto a destinazione, dopo i dovuti saluti a tutti, non potei fare a meno di notare mia cugina Carla. Feci fatica a riconoscerla tanto fosse diversa. La ricordavo magra e capricciosa, la ritrovai dolce e formosa. In particolare restai folgorato dalle tette, belle grandi e sode che sembravano soffrissero all'interno del suo costume da bagno. Quasi come se, da un momento all'altro, il tessuto dovesse cedere di fronte a tale pressione. Pranzammo tutti insieme: io, i miei genitori, i miei zii, mio fratello più piccolo e mia cugina Carla; furbescamente decisi di non togliere gli occhiali da sole, in modo da poter scrutare quel ben di Dio senza essere notato. Intanto cercavo di calcolare la sua età, non avendo il coraggio di chiederglielo per non suscitare imbarazzo in qualcuno dei presenti che avrebbe senz’altro detto: “Giacomo, non ricordi che Carla ha un anno meno di te?”. Infatti, dopo aver messo insieme calcoli e ricordi giunsi alla conclusione che aveva 20 anni, e non la vedevo da 7, tranne che per le cerimonie solite nei ristoranti per le noiose cresime o battesimi di famiglia, dove però manco mi accorsi della sua presenza. Ora me ne accorgevo, eccome. Arrivati a sera scoprii, con mio rammarico, che Carla frequentava una comitiva diversa da quella con la quale uscivo io la sera. Dopo cena la vidi uscire dalla sua stanza pronta per trascorrere la serata con i suoi amici, era bellissima con i suoi jeans attillati e la camicetta sbottonata al punto giusto che invitava ad inserirci una mano per palpare il contenuto.
Quella notte rientrai a casa verso le 5 e, nella convinzione che stessero tutti dormendo, feci tutte le mie cose come al mio solito: mi spogliai mettendomi in libertà con pantaloncini e maglietta, e andai a sedere in terrazza antistante l'ingresso della villetta godendomi il fresco notturno con il mio amato latte di mandorla ghiacciato prima di andare a dormire. Il rumore di una automobile in avvicinamento mi fece distogliere dai miei pensieri, erano gli amici di Carla che la accompagnavano a casa. Mi giungevano le loro voci che si salutavano tra loro dandosi appuntamento per l'indomani, poi la sentii salire i pochi gradini che portavano al terrazzino... "ciao Carla", esclamai non appena apparve alla mia vista. Lei ebbe un sussulto: "ehi Giacomo! mi hai messo paura, che ci fai lì tutto solo", chiese. Le dissi che amavo guardare le stelle prime di andare a nanna, mi fece un sorrisino e mi fece cenno con la mano di aspettare. Tornò dopo pochi minuti, anche lei in libertà, scalza, con maglietta e pantaloncino; si avvicinò abbandonandosi con un sospiro stanco sulla poltroncina di fronte a me, appoggiando i piedi su un tavolinetto basso. C'era poca luce, fatta esclusione per la lanterna al neon esterna posta sopra l'ingresso della villa, ma potei percepire, dal sobbalzo sotto la sua maglietta, che non aveva reggiseno.
Cominciò a raccontarmi cose senza molta importanza: quel che aveva fatto, quel locale è bello, quell'altro è brutto, ho conosciuto tizio, ho conosciuto caio etc. etc. Io facevo fatica a seguire i suoi ragionamenti, preso come ero da quella visione: capelli neri sciolti, seno sodo enorme sotto una sottile t-shirt bianca di cotone, gambe nude appoggiate al tavolinetto basso. Cominciai ad avvertire l'arrivo di una erezione che rifiutai di controllare. Mentre lei discuteva, controllavo con la coda dell'occhio se tale erezione fosse evidente alla vista. Dopo aver verificato l'evidente gonfiore provenire da sotto il pantaloncino mi risposi che sì, lo era. E la cosa mi compiaceva e mi intrigava. Ad un certo punto, non so se volontariamente o no, gli cadde ad un passo da me un fermaglio per capelli che aveva in mano, si abbassò per raccoglierlo e, nel risalire lentamente, nell’atto di riportarsi con la mano i capelli all’indietro, notai che guardò tra le mie gambe con aria interrogativa.
I suoi racconti ebbero una pausa, notai un respiro più veloce, poi riprese a dire del più e del meno non disdegnando ogni tanto una sbirciatina sul mio coso che ormai pretendeva di uscire dal guscio.
Fu più forte di me, con la scusa di sistemarmi il laccetto del pantaloncino vi feci entrare la mano e cominciai a menarmelo un pò, non tanto di nascosto visto che doveva essere piuttosto evidente ciò che stavo facendo. Lei, che mentre parlava seguiva con rapide occhiate i miei gesti, divaricò leggermente le gambe con la evidente scusa di sistemarsi meglio i piedi sul tavolinetto.
Fu proprio in quell'istante che si udì la voce di mia zia dalla camera da letto che disse: "Carla vieni a dormire che è tardi". Qualche istante di silenzio, poi sbuffando mi guardò negli occhi poi rispose: "ok mamma vengo subito". Si alzò per andarsene ma, prima di entrare in casa mi lanciò un bacio con la mano.
Nel letto, quella notte, mi riproposi di stare calmo, era mia cugina cavolo. Che figura avrei fatto se lo avesse detto a qualcuno? Ma, nonostante i miei propositi, la notte successiva si replicò la stessa scena: stesso terrazzino, stessi discorsi, stesse posizioni, stesso abbigliamento e, infine, stessa erezione. Unica differenza le voci bassissime per non far udire chi dormiva. C'era solo un rischio, che qualcuno uscisse fuori e ci vedesse in quella situazione, quindi ebbi il colpo di genio. Girai il divanetto con le spalle rivolte all'ingresso della villetta posizionandolo dietro un rigoglioso albero di limoni, ed invitai Carla a portare nella stessa posizione la sua poltroncina in modo da poter vedere la luna piena. Lei non disse nulla, non prese la sua poltroncina ma si venne a sedere accanto a me alla mia destra. In quel momento il suo messaggio mi apparve chiaro e si ridussero ulteriormente i miei freni inibitori. Eravamo lì, uno accanto all'altro, sullo stesso divanetto, con i piedi appoggiati allo stesso tavolinetto basso. Dopo poco, quando l'erezione era ad un livello non più tollerabile, giocai d’azzardo: feci uscire il mio cazzo duro fuori dai pantaloncini e cominciai a menarmelo lentamente. Il leggero movimento del mio braccio destro strusciava sul suo seno sinistro che intuivo indurirsi più del solito. Intanto parlavo a ruota libera, sussurrando argomenti senza molto senso sulle stelle e sull’universo. Guardandola in viso, nella penombra, notai che con la coda dell’occhio non staccava lo sguardo dal mio cazzo. Ed ecco che, all’improvviso, senza dire una parola, mi prese la mano e se la portò sui suoi seni, prima quello destro, poi anche quello sinistro. Entrambi in silenzio, sentivo il suo respiro affannoso confondersi con il mio e continuammo così per qualche istante. Poi lei ruppe il silenzio con una voce, la più sensuale che io abbia mai sentito, dicendo: "Adesso la tua cuginetta ti fa un bel regalo". Lasciò la mia mano sui suoi seni e allungò la sua prendendomi in mano il pene durissimo, al solo contatto ebbi un sussulto di piacere. Cominciò a menarmelo dolcemente fermandosi solo una volta per alzarsi la maglietta mostrando al mio sguardo due tette meravigliose. Si girò leggermente verso di me, ponendo i suoi seni all'altezza del mio viso che portò con decisione versò di se con la sua mano sinistra. Mentre gli leccavo e baciavo le bellissime tette la sentivo gemere e vibrare mentre divaricava le gambe in modo sconcio. "Dai, godi", mi disse con un filo di voce.
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Racconto a Caso |
Autore : roar69
il mio capo diede una festa, a casa sua, gil invitati erano alcuni pezzi grossi del mondo finanziario, l'aveva organizzata perchè voleva fare colpo su alcuni personaggi che avrebbero potuto finanziarlo in un progetto, dato che ero il suo uomo di punta mi fece partecipare alla festa, si raccomandò che mi vestissi con un abbigliamento femminile, perchè voleva che hai partecipanti della festa lo facessi tirare parecchio, dato che avevano gusti particolari |
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