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Mia
madre mi ha partorito che aveva 16 anni. Dopo di me ebbe un altro bambino: mio
fratello e poi venne il divorzio. Di mio padre ho vaghi ricordi. Non me ne
importa più di tanto. Negli anni successivi al divorzio fummo ospiti di mia
nonna materna. Dio che donna. Si chiama Jasmine. Nelle sue vene scorre sangue
arabo. Sua nonna era una immigrata egiziana. Il colore della sua pelle sembra
ambra ed ha i capelli di un nero corvino. Due occhi azzurri denunciano il
risultato degli incroci delle razze. È alta 1,75 cm. Ha due lunghissime e ben
tornite gambe che continuano in due cosce che vanno a sostenere un corpo da
modella. Le sue misure sono: 90 – 70 – 90. Anche lei ha partorito due figlie in
giovane età: Dalila (mia madre) e Jessica. È divorziata. Non ha mai avuto
problemi finanziari. È una donna intelligente. È laureata in economia e
gestisce un grande studio di consulenza fiscale. Ha una decina di dipendenti
(tutte donne) che fanno fronte ad ogni esigenza. Lei si limita a controllare
che tutto fili senza intoppi. Anche mia madre è una sua dipendente ed essendo
laureata in giurisprudenza nonna le ha affidato il settore legale. L’altra
figlia, Jessica, laureata anche lei in economia, affianca la madre nella
gestione della parte amministrativa dello studio. Sono tre donne molto unite.
Sono tutte belle. Sembrano dee scese sulla terra dal monte Olimpo. Delle tre la
più esuberante è Jasmine. Le figlie le vogliono bene ma ne subiscono
l’esuberanza. È lei che decide su tutto. Ha voce anche sulla nostra educazione.
Mia madre la lascia fare. Dalila dopo il divorzio non ha più voluto saperne di
accogliere un altro uomo nel suo letto. In verità il rifiuto degli uomini
l’hanno spinta nelle braccia di persone del suo stesso sesso. È diventata un
seguace di Saffo. Mia zia Jessica è, invece, una donna carica di libidine. È
continuamente arrapata. Il suo letto è continuamente occupato dall’amante di
turno. Qualche volta ho fantasticato di essere io l’uomo che la possiede. Le
fantasie giocano brutti scherzi. Ero un ragazzino quando ebbi la mia prima
polluzione notturna. Il mattino mi svegliai con gli slip imbrattati dal mio
stesso sperma. Corsi in bagno; mi lavai e misi le mutandine sporche nel cesto
dei panni da lavare. Dopo di me entrò mia nonna la quale aveva tra le mani suoi
indumenti intimi che doveva lasciare nella cesta. Vidi che raccolse i miei
slip. Li guardò. Li odorò. Passò il dito sulla parte imbrattata e lo portò alla
bocca. Lo leccò ed il suo viso si allargò in un sorriso. Scappai in camera. Avevo
vergogna di farmi vedere. Sentii la voce di mia madre chiamarmi. Mi vestii in
fretta e corsi in cucina. Sulla porta mi fermai. Sentii la voce di mia nonna
che stava dicendo a mia madre:
“Lo
sai? Tuo figlio è diventato un ometto.”
Dalila
la guardò.
“Come
fai a saperlo?”
“Ho
trovato nella cesta i suoi slip sporchi di sperma. Sono ancora lì. Se vuoi puoi
controllare tu stessa. Mi piacerebbe sapere chi è la donna che ha sognato di
possedere?” Vidi lo sguardo di mia madre scavalcare le spalle di mia nonna e
fissarmi sorridendo. Sentii il sangue affluirmi alla testa. Jasmine vide la
figlia sorridere. Si girò.
“Oh!
Ecco il nostro ometto.”
Si
avvicinò; mi circondo con le braccia e mi strinse contro il suo corpo.
“Io
e te dobbiamo parlare. Mi devi dire chi ti ha provocato lo scherzo di questa
notte.” Intervenne mia madre.
“Dai
mamma. Lascialo stare. Lo metti in imbarazzo. E tu fai presto. È tardi. Devi
andare a scuola.”
Andai
a scuola. Tutta la mattinata non feci altro che pensare a quanto mi era
capitato. Poi una figura si materializzò nella mia mente. Mia nonna. Era lei la
donna del sogno. Di nuovo la vampata di calore percorse il mio corpo. Quando
ritornai a casa mi chiusi in bagno e, per la prima volta, mi accarezzai il pisello.
Lo sentii indurirsi e crescere. Una strana sensazione lo attraversava. Di nuovo
la figura di mia nonna mi apparve davanti. Strinsi la mano intorno al pene e
gli impressi un movimento di su/giù. La mia prima sega. Raggiunsi l’orgasmo.
Emisi un oooohhh molto prolungato e venni. Eiaculai. Gli anni passarono in
fretta. Ero al mio primo anno di università eppure continuavo a masturbarmi con
mia nonna come oggetto dei miei desideri sessuali. Un giorno, mentre in bagno
ero tutto preso dall’azione masturbatoria, sentii la voce di mia zia.
”Ne
hai ancora per molto?”
Mi
pulii ed uscii. Jessica mi guardò e sorrise.
“Faresti
bene a trovarti una ragazza. Così la smetti di spararti le seghe.”
La
ragazza l’avevo trovata ed era mia nonna. Dovevo solo trovare il coraggio di
dirglielo. Un coraggio che trovai dopo diversi anni. Un tempo immemore
trascorso a masturbarmi in continuazione. Oggi ho 18 anni. In casa siamo solo
Jasmine ed io. Mia madre e mia zia sono a lavoro. Mio fratello a scuola. Ho un
principio di influenza. Sto a letto. Verso la metà mattinata mia nonna viene in
camera a portarmi una tazza di brodo caldo. Indossa un vestito di stoffa, nero,
che le fascia il corpo mettendone in risalto le forme bellissime. Nonostante
siano trascorsi anni sembra che per lei il tempo si sia fermato. Jasmine è
diventata più bella. A vederla il mio fallo ha un guizzo e cominciò a rizzarsi.
Subito sollevo le gambe per nascondere quello che mi sta capitando. Jasmine se
ne accorge. Il suo viso si illumina di un sorriso malizioso. Si avvicina. Posa
la tazza del brodo sul comodino e si siede sul letto.
“Dimmi
un po’, ma tu la ragazza ce l’hai?”
Fissando
con lo sguardo i suoi bei occhi le rispondo:
“Non
è una ragazza. È una donna. Però non trovo il coraggio di dirglielo.”
Senza
staccare il suo sguardo dal mio e sempre con quel suo sorriso malizioso mi fa:
“E tu, pensando a lei, continui a masturbarti.
Non negare. Ti ho visto ed è da tempo che ti sorveglio. Anche adesso sei tutto
eccitato. È inutile che cerchi di nasconderlo. Scommetto che quando vado via
corri in bagno a spararti una sega. Fino a quando hai intenzione di continuare
su questa strada. Di questo passo corri il rischio di farti del male. Devi
dirglielo. Vedrai non verrà la fine del mondo. Dimmi è bella?”
“Nonna
è una donna meravigliosa. È stupenda. Venere al suo confronto è brutta.”
“Chi
sarà mai questa donna che fa star male il mio puledrino?”
“Nonna.
Quella donna sei tu. Io ti amo. Tu sei la donna dei miei sogni. Sei il mio
desiderio nascosto.”
Il
sorriso sparì dal viso di Jasmine.
“Tu…
Tu sei innamorato di me? Ti masturbi pensando a me? Sono io la donna dei tuoi
sogni erotici? Ti rendi conto di quello che stai dicendo? Sono la madre di tua
madre. Sono tua nonna. Non puoi innamorarti di me. Ho molti più anni di te.”
“Nonna
sei una bellissima donna e questo è quanto basta per un ragazzo della mia età.
Che tu sia la madre di mia madre è un fatto secondario e superabile. La tua età
non è un problema. In amore non c’è età. Eppoi tu hai un corpo da far invidia
alle più giovani delle mia colleghe di scuola. Sembri una ragazzina. Vuoi
essere la mia donna?”
Jasmine
si alza dal letto. Mi guarda. Nei suoi occhi non c’è disgusto e neppure orrore.
“Mirko.
Tu sei pazzo. Sono tua nonna e non potrò mai darti quello che mi chiedi.”
Prende
la tazza del brodo ormai diventato freddo ed esce dalla stanza. I giorni che
seguono quella mattina non riesco più a vederla. La mattina va via prima che
tutti siano pronti per uscire. A mezzogiorno non viene a pranzo e la sera
rientra tardi e subito si chiude in camera. Chiedo a mia madre se la nonna sta
bene. Dalila mi risponde che sta bene ma che è preoccupata perché pensa che la
madre abbia qualche problema che non riesce a risolvere. Diverso invece è
l’atteggiamento di mia zia. Jessica. È convinta che io sono a conoscenza del
problema che mia nonna sta affrontando e lo dice a mamma.
“Non
fidarti di tuo figlio. Mirko sa cosa sta turbando nostra madre.”
Dalila
non le da ascolto.
“Cosa
vuoi che ne sappia Mirko dei problemi di nostra madre. E’ un ragazzo.”
Già.
Per mia madre non sono che un ragazzo. Giorno verrà che la farò ricredere. Un
pensiero mi attraversa la mente. Cosa sa Jessica per dire che io sono a
conoscenza di quello che mia nonna sta attraversando. I giorni si susseguono
senza che niente accade. Poi una notte … Sto a letto. Con la mente sto
divagando sulle possibili conseguenze che nascerebbero nel caso in cui il mio
sogno di diventare l’amante di mia nonna si realizzasse. Uno squillo del
portatile interrompe i miei pensieri. Chi può essere a quest’ora della notte.
Rispondo. Un lungo silenzio; poi:
“Sei
sveglio?”
È
la voce di Jasmine. Scatto a sedere sul letto. Con la voce rotta dall’emozione:
“Nonna;
sei tu?”
“Non
gridare. Raggiungimi. Non farti vedere.”
In
una frazione di un minuto. Silenzioso come un serpente striscio nel buio della
notte e raggiungo la camera di Jasmine. È socchiusa. Entro. La sua voce mi
raggiunge:
“Chiudi
a chiave e vieni da me.”
Eseguo.
La stanza è avvolta nell’oscurità assoluta. Solo un leggero chiarore che filtra
dal balcone illumina la sagoma di mia nonna che sta seduta sul letto con le
gambe tirate contro il petto. Mi avvicino.
“Siediti.”
Mi
siedo. Sento il suo respiro.
“Quello
che dirò non dovrà uscire da questa stanza. Quello che faremo ora ed in seguito
dovrà essere un nostro segreto e mai nessuno dovrà essere messo a conoscenza.
Giuramelo.”
Il
mio cuore incomincia a battere forte.
“Nonna.
Giuro sull’amore che ti porto che niente di quello che dirai e niente di quello
che faremo sarà portato a conoscenza di altri senza il tuo volere.”
“Bene.
Ora ascoltami. Questi giorni sono stati per me un inferno. Prima che prosegua
rispondi alla mia domanda: -Veramente mi ami? Veramente vuoi che io sia la tua
donna?. Non è che vuoi solo entrare nel mio letto, scoparmi e poi tutto
finisce?“
“Nonna,
prima che ti risponda potresti accendere la luce? Voglio che tu possa leggere
sul mio volto se quanto ti dirò è la verità.”
Sento
le sue mani prendere le mie mani.
“Non c’è bisogno della luce per sapere se dici
la verità. Se mi dici bugie la tua voce e le tue mani me lo diranno.”
“Jasmine
io ti ho sempre amata. La tua bellezza allieta i miei sogni. Ogni mio pensiero
è a te rivolto. Lo so fra me è te c’è una consistente differenza di età. A te
può sembrare un capriccio giovanile che si esaurisce nello spazio di un breve
rapporto. Così non è. All’università ci sono molte mie colleghe con cui potrei
allacciare un rapporto. Ma sei tu quella che occupa i miei pensieri. Nonna te
lo chiedo: vuoi essere la mia ragazza?”
Le
dita delle mani di mia nonna si stringono intorno alle mie.
“Mirko.
Sono anni che un uomo non è più entrato nel mio letto. Tua zia aveva pochi anni
quando divorziai da tuo nonno. Ed ora arrivi tu. Il figlio di mia figlia. Mio
nipote. Un ragazzo dice ad una tardona come me di essersi invaghito di lei.
Vuole che io diventi la sua donna. Con i sentimenti non si scherza. Sai qual è
il guaio? È che da quando mi dicesti di amarmi hai mandato in tilt il mio
cervello. Da allora non faccio altro che pensare alle tue parole ed alle
conseguenze che ne potevano derivarne se cedevo alla tua richiesta. Ma il letto
in cui dormo è troppo grande e freddo per una sola persona. Il mio corpo
reclama un po’ di calore ed ho deciso che sarai tu a darmelo. Non mi importa se
sei mio nipote. Non mi importa se il nostro sarà un rapporto incestuoso. Ti
amerò come tu fossi un uomo. Sarai il mio uomo. Da questo momento tu diventi il
mio amante. Il mio letto sarà sempre pronto ad ospitarti ogni qual volta lo
vorrai e spero che sia spesso. Dai accendi la luce e dimmi se rispondo alle tue
aspettative.”
Sciolgo
le mani dalle sue ed accendo la luce sul comodino. Una magnifica e stupefacente
visione si materializza ai miei occhi. Jasmine è completamente nuda e mi tende
le braccia.
“Allora
sono quella per cui ti spari seghe in continuazione? Non meravigliarti. Ho
sempre saputo che ti masturbavi pensando a me. Ti ho sentito pronunciare il mio
nome mentre ti masturbavi. Ora tocca a te. Spogliati fammi vedere come sei
fatto?.”
In
un baleno il mio pigiama è ai piedi del letto. Mia nonna mi guarda.
“Però!
Tua madre ha avuto cura di fare le cose nel modo giusto. Sei ben fatto.”
Sposta
lo sguardo sul mio basso ventre ed aggiunge:
“È
come l’ho sempre immaginato. Hai un bel pene. Lungo e grosso. Credo che la mia
fanny si divertirà un mondo a giocare con il tuo cazzo. Vieni, lascia che lo
baci.”
Si
sposta e viene a sedersi a bordo letto. Mi avvicino. Il mio pene è inalberato e
punta verso il suo viso. Lei china la testa e poggia le sue labbra sul glande
ancora ricoperto dal cappuccio di pelle. Dio come sono calde. Un gemito mi esce
dalla bocca.
“Sssst!
Non cosi forte. Vuoi dare la sveglia?”
“Nonna
è che non ho mai ricevuto un bacio sul cazzo. È la mia prima volta.”
“Da
quando ho capito sarà la tua prima volta di tutto. Sei vergine e tocca a me
prendermi cura della tua iniziazione. Ho un amante vergine. Ho fatto una buona
scelta. Dio come sono felice.”
Si
stende sul letto e mi attira su di se, Sono steso sul suo corpo; sento le sue grosse
e poderose mammelle premere contro il mio petto. I suoi capezzoli sono talmente
duri da sembrare due bulloni di puro acciaio. Tira su le gambe ed allarga le
cosce. Me le ritrovo che premono contro i miei fianchi. Il cazzo duro preme
contro il suo ventre. Ha gli occhi che sembrano sprizzare scintille. Mi guarda.
“Prima
che mi sporchi sarà opportuno correre ai ripari.”
Una
sua mano scende lungo il mio corpo; si insinua fra i nostri corpi; artiglia il
mio cazzo e lo guida verso la sua fica. Il glande è fra le grandi labbra.
“Dai,
tesoro. Una piccola spinta e vedrai che starai più comodo.”
Pur
non avendo mai avuto un rapporto con una donna mi viene naturale spingere in
avanti il bacino. Sento il cazzo scivolare fra due pareti di calda carne.
Jasmine comincia a mugolare. Il suo viso assume un’espressione di felicità. I
suoi occhi sono accesi. Le sue gambe vanno ad incrociarsi dietro la mia schiena
e mi spingono contro il suo corpo.
“Bravo.
Continua così. Non ti fermare.”
La
mia spinta è costante. La punta del glande urta contro qualcosa di duro.
“Non
preoccuparti. È il mio utero. Sei arrivato in fondo. Adesso fermati e lascia
fare a me.” Mette in azione i muscoli vaginali e comincia a stringerli intorno
al mio cazzo. È come se mi praticasse un massaggio. Invece lo sta mungendo. Che
magnifica sensazione.
“Nonna
mi fai morire.”
“Ti piace? Cerca di resistere.”
Pretende
troppo. Un lungo gemito che si trasforma in un ruggito le annuncia la mia
scarsa resistenza. Eiaculo. Il mio cazzo è un vulcano in eruzione. Abbondanti
fiotti di denso sperma fuoriescono dal glande e si riversano nell’orifizio
vaginale di mia nonna.
“Dio,
quanta ne hai. Sei sempre cosi proficuo.”
“Non
lo so nonna. So che quando penso a te corro in bagno e quello che scarico nel
cesso è un fiume. Dopo mi sento come svuotato.”
“Da
ora in avanti ti proibisco di masturbarti. Ci sono io a prendermi cura delle
tue esigenze e la mia fanny sarà sempre
pronta ad ospitare il tuo cazzo e raccogliere il tuo liquido seminale.”
Solleva
la testa dal cuscino e mi da un bacio sulla bocca.
“Sai
quello che hai appena fatto?”
La
guardo interrogandola con gli occhi.
“Cosa intendi?”
“Ti sei fatto tua nonna. Caro il mio
porcellino, tu mi hai chiavata. Hai messo il tuo cazzo nella mia figa. E lo
farai innumerevoli altre volte. Innaffierai la mia figa con il tuo sperma.
Insieme faremo tante altre cose. Ti insegnerò tutto quello che so sui rapporti
che intercorrono tra un uomo ed una donna. Ti inizierò ai piaceri della vita.
Sarò la tua maestra oltre che la tua amante. Dovrai imparare a trattenerti. Non
devi godere subito. Sappi che anch’io voglio, devo trovare piacere nel farmi
chiavare. Solo che rispetto agli uomini, noi donne ritardiamo a raggiungere il
piacere. Oh! Oh! Cosa sta accadendo. Sento il tuo pene nuovamente ingrossarsi.
Ti è venuto di nuovo voglia?”
“Nonna,
tu parli e la mia mente fantastica. Sì! Ho di nuovo voglia. Preparati. Ho
imparato la lezione. Vedrai ti chiaverò come nemmeno tuo marito l’ha fatto. Mi
implorerai di smettere.”
continua
P. S.: questo è un racconto di pura fantasia. Ogni
riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente occasionale. |