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Episodi precedenti: seduco mia suocera
Ho appena fatto una doccia. Nicole, mia nuora, è da diversi giorni che non viene a farmi visita. Chissà cosa starà tramando. È una con la quale bisogna stare sempre in guardia. È sempre pronta a trascinarmi in giochi di sesso sempre più carichi di libidine. Un picchiettare alla porta mi porta alla realtà. Veloce mi infilo sotto il piumone. “Avanti.” La porta si apre ed il viso di mio figlio si affaccia nella stanza. È trascorso quasi un anno da che mio figlio manca dalla mia stanza. Non è più venuto da che si è sposato. “Mamma, posso entrare?” “Certo. Vieni pure.” Nel mentre si avvicina mi sposto verso un lato del letto. “Vorrei stare un po’ con te. Nicole è uscita e non mi va di stare da solo.” “Non stare in piedi. Siediti. Anzi, spogliati e vieni sotto il piumone. Starai caldo e mi sarai più vicino.” “Mamma veramente vuoi che io mi distenda nel letto vicino a te?” “Si. Non c’è niente di strano. Sei mio figlio.” Peter mi fissa negli occhi. Si spoglia lasciando la maglietta e gli slip e fa l’atto di entrare nel letto. “Figliolo, devi togliere tutto. Voglio che tu sia nudo quando mi sarai vicino” “Mamma, non puoi chiedermi di stare nudo al tuo fianco. Ho vergogna”. Con una mano sollevo il piumone. “Vedi. Anch’io sono nuda e non mi vergogno di farmi vedere da mio figlio.” Peter strabuzza gli occhi. Non riesce a muoversi. Sembra paralizzato. La mia nudità l’ha scioccato. Come un automa si libera dei residui indumenti e, coprendosi il pene con le mani, entra nel letto e subito si copre. Mi avvicino, passo un braccio sotto la sua testa e lo attiro contro di me. La sua testa è poggiata nell’incavo della mia spalla e le sue labbra sono su una mia mammella e con il capezzolo che si erge imperioso davanti ai suoi occhi. È teso come una corda. È da quando aveva 10 anni che non è più stato nel mio letto ed ora si ritrova, nudo, schiacciato contro il corpo nudo di sua madre. Anche per me è una sensazione meravigliosa sentire il corpo di un uomo premere contro il mio. Da quando suo padre mi abbandonò per correre dietro ad un’altra sottana più nessuno è stato nel mio letto. Oggi finalmente un uomo giace al mio fianco. Sì. È mio figlio ma è pur sempre un uomo. Ed io sono innamorata di quest’uomo. I miei sogni erotici mi vedono spesso sdraiata sul letto con lui sopra. Di giorno, mi abbandono alle fantasticherie erotiche più ardite. Credo pure che a lui non dispiace trovarsi nudo al mio fianco. So di piacergli. L’ho sempre saputo. Spesso l’ho sorpreso a sbirciare nelle ampie scollature delle mie magliette. A volte ho visto il suo sguardo eccitato posarsi sul mio deretano. Diverse volte l’ho sorpreso ad annusare le mie mutandine. Quando siamo in casa non fa altro che gironzolarmi intorno. Si, si è sposato. Ha trovato una donna che è un’adorabile puttanella che è diventata anche la mia amante. Questo non gli impedisce di continuare a desiderarmi. Se non ha ancora fatto il fatidico passo è perché ha paura di una mia reazione negativa. Devo essere io a dargli la spinta necessaria e credo che sia arrivato il tanto atteso momento. Incomincio ad accarezzarlo. Si irrigidisce. La mia mano scorre sul suo corpo. Peter chiude gli occhi. Le mie carezze sono delicate. Sento il suo corpo fremere. Le mie dita sono sul suo petto. Con i polpastrelli gioco con i suoi capezzoli. La mano continua il suo percorso scivolando verso il basso del giovane corpo. Evito accuratamente di toccare il suo pisello. La mano si posa sulle cosce di mio figlio. La faccio scivolare verso l’interno e risalgo verso l’inguine. Incontro la borsa scrotale. La copro con la mano e l’accarezzo. Mio figlio ha un sussulto. Chino la testa sul suo viso e gli do un bacio sulle labbra. “Non essere teso. Rilassati. Vedrai. Ti piacerà. Non è questo quello che sei venuto a cercare?” “Mammaaaaa” La mia mano continua ad accarezzargli i testicoli. In quel punto il piumone incomincia a sollevarsi. Il passero di Peter sta per spiccare il volo. Non riesco a trattenermi. Lo devo vedere decollare. Con le gambe allontano il piumone dai nostri corpi. I miei occhi si posano sul pene. Lo vedo inalberarsi. Ha un glande lucido e violaceo. Più si inalbera e più emetto gorgoglii di gioia. Lui tenta di coprirsi. Glielo impedisco. “Non vergognarti. Fammi vedere come la tua eccitazione cresce e come si indurisce. E da quando tuo padre è andato via che non vedo un uomo nudo nel mio letto.” “Mamma io sono tuo figlio.” “Si. È vero. Sei mio figlio ma sei anche un uomo. Da quello che vedo sei ben fornito. Hai un pene grosso e lungo. Di sicuro è più grande di quello di tuo padre. Dai, dimmi le sue misure?” “Mamma, cosa ti succede? Perché vuoi conoscere le misure del mio pene?” “Figlio mio, sono alcuni anni che anelo ad averti nel mio letto. Finalmente sei qui e non ti lascerò andare via se prima non hai deposto quel tuo meraviglioso e stupendo cazzo nella mia vagina.” “Tu. Tu vuoi che io ti monti. Vuoi essere chiavata da tuo figlio?” “Smettila di dire che sei mio figlio. Si. Voglio che tu mi chiavi cosi come chiavi tua moglie. Sei un uomo. Sono innamorata di te come uomo e questo basta. E poi non essere ipocrita. So benissimo che aneli a posizionare il tuo corpo fra le mie cosce ed introdurre il tuo cazzo nella mia vagina. Questo è un desiderio che hai da prima ancora di convolare alle nozze con Nicole. Quante seghe ti sei fatto pensando di chiavarmi? So anche che il matrimonio non è riuscito a distoglierti dal pensiero di possedermi. Tu mi ami non più come madre ma come donna. Ti piaccio. Quindi non pensare più a me come la tua mammina. Vieni fra le mie braccia e diamo vita al nostro amore. Scarichiamo i nostri desideri l’uno nell’altra.” “Mamma, quando ho desiderato questo momento. E’ vero ti amo e ti desidero. Mi sentivo frustrato dal fatto che sei mia madre. Non ho mai tentato di avere un approccio per paura di una tua reazione negativa; che mi avresti scacciato da casa e questo non l’avrei sopportato. Ho preferito amarti in silenzio. Sì, è vero. Nemmeno Nicole è riuscita a farmi desistere dal desiderio di possederti.” “Nicole tua moglie sa che mi ami e che vuoi giacere con me? Le hai confidato il tuoi desiderio di avermi?” “Sì mamma. Mia moglie è al corrente.” Più tempo passa è più mi convinco che mia nuora, oltre ad essere una bellissima donna ed adorabile amante, è anche una grande “stronza”. La troietta sapeva, ovvero ha capito che desideravo avere mio figlio nel mio letto e mi ha fatto intendere che se mi sarei concessa alle sue voglie mi avrebbe aiutata a conquistare il mio Peter. Non mi sono concessa. Sono stata io a prenderla. In fondo era quello che volevo. Da quel giorno mia nuora è diventata la mia amante. Non so come abbia fatto ma se devo a lei il fatto che mio figlio e disteso nudo nel mio talamo la pagherò con la moneta che più le aggrada. Ora è tempo che anche mio figlio diventi il mio amante. Il cobra che si inalbera fra le sue gambe emana un magnetismo a cui è difficile sfuggire. Sono attratta. La mia testa gli corre incontro. La mia bocca è sulla testa del cobra. Le mie labbra si aprono e uno schioccante bacio parte all’indirizzo di quel favoloso e violaceo glande. Mio figlio emette un sonoro gemito. Continuo nell’azione iniziata. Le mie labbra scorrono veloci lungo l’asta di dura carne che si erge imperiosa fra le cosce muscolose del mio pargoletto. Arrivo ai coglioni e li faccio sparire nelle mie fauci. Con la lingua li lecco. Li succhio. Hanno un sapore caprino. L’odore che sale dal suo inguine mi invade il naso. Mi piace e mi stordisce. Sempre leccando risalgo lungo il grosso bastone di proprietà di Peter. Arrivo in cima al bastone e sto per farlo sparire nella mia bocca quando mi accorgo da una serie di segnali che sta per esplodere. Faccio appena in tempo a scostarmi che un potente getto di bianco sperma scaturisce dall’uretra immediatamente seguito da un altro ed ancora un altro. Sembra un vulcano che erutta il suo magma con violenti bordate. “Scusami, mamma. Ma non sono riuscito a resistere.” “Non stare a preoccuparti. Peccato che quel ben di dio sia andato perduto. La prossima volta farò in modo che non vada sprecato. Dimmi una cosa. I tuoi rapporti con tua moglie sono normali?” “Sì. Perché lo chiedi?” “Non ho mai visto un uomo espellere una tale quantità di sperma. Dio, quanta ne avevi. Sei sempre così prolifico?” “Mamma quello era destinato a te” “Vuoi dire che io ti faccio quell’effetto.” “Sì mamma” “Allora dobbiamo correre ai ripari. Riprendiamo il discorso da dove lo abbiamo lasciato”. Il suo cazzo è ancora duro. Fiondo la testa verso la meraviglia e aprendo la bocca lo accolgo nella mia cavità orale. Avvolgo il grosso glande con la lingua e lo lecco. Mio figlio prima geme e poi mugola. Sto per fare un pompino a mio figlio. Quando avrò finito il mio puledrino non dovrà mai dimenticare quanto gli sto donando. Succhio quel favoloso cazzo lentamente. I suoi venti cm di lunghezza scivolano nella mia bocca per intero. Poi li faccio uscire stringendo le labbra intorno alla sua larga circonferenza. Quando arrivo al glande la lingua lo lecca e subito dopo lo faccio riaffondare nella mia gola. Il gioco dura diversi minuti. Poi avverto che il bastone di mio figlio incomincia a pulsare. Peter stringe la mia testa fra le sue mani e la preme contro il pube. Sta per godere. Mi preparo a ricevere il frutto del mio lavoro. Un grugnito preannuncia l’esplosione del vulcano. È come ha detto. La sua uretra non smette di eruttare il denso e perlaceo magma che si riversa per intero nella mia arida gola. Riesco ad ingoiarlo tutto e senza perderne neppure una goccia. Ha un sapore asprigno ma mi piace. Appartiene a mio figlio. Con le labbra continuo a mungerlo fino a quando l’ultimo residuo di sperma non abbandona il suo condotto uretrale. “Oh! Dio. Mamma è stato magnifico. Non credevo che fossi cosi brava a fare pompini. Sarà difficile dimenticare questo giorno. Quello stronzo di mio padre non sa cosa si è perso.” “Non offenderlo. Con lui ho vissuto un periodo felice. E poi devi ringraziarlo due volte. La prima volta è quando ha deposto il suo seme nel mio utero e ha contribuito a generarti. La seconda volta è quando mi ha lasciato permettendomi così di allevarti, farti crescere e infine farti entrare nel mio letto. Non so. ci fosse stato lui, se la mia bocca avrebbe baciato e succhiato il tuo cazzo. Penso che lo avrei fatto comunque, ma resta un’incognita. Ora spetta a te ricambiare il piacere che ti ho dato". Mi sollevo quel tanto che basta per scavalcarlo con una gamba e portare il mio bacino sulla sua testa. Sono girata di schiena. Mi chino in avanti e poggio le mani sulle sue cosce. “Dai. È tua. L’ho conservata per te. Lei arde dal desiderio di essere baciata dalle tue labbra”. La mia polposa vulva è alla portata della sua bocca. “Dio mamma. Com’è bella. Non ho mai visto una figa così grossa. Di certo è più grossa di quella di mia moglie. Dovresti però depilarla. La foresta che la circonda la nasconde e una tale meraviglia non deve restare nascosta. Abbassati ancora un pochino.” Il mio bacino si flette verso la sua testa. Peter incomincia a dare dei piccoli e fuggevoli bacetti sulle grandi labbra. Un brivido percorre la mia schiena. Il mio torello tira fuori la lingua e incomincia a leccarmi la vagina. Si impossessa delle grandi labbra. Le mangia e le succhia. Un grido mi sale nella gola. Ci sa fare. La sua lingua si insinua nello spacco che divide le due collinette. Mentre avanza verso l’interno la fa vibrare toccando con la punta tutto quello che incontra sul suo cammino. Le piccole labbra, gonfie di sangue e pulsanti di piacere, le corrono incontro. Lui prima le titilla e poi le succhia. I miei terminali nervosi stanno vibrando all’impazzata. La lingua di mio figlio prosegue il cammino e si inoltra nell’orifizio che è pieno di secrezioni vaginali. Le lappa. Non riesce a svuotarla perché sono un fiume in piena. Dopo essersi dissetato alla fonte del piacere, il mio bambino continua a baciare ed a leccare la mia infuocata vulva. La sua lingua incontra il mio clitoride. Per un pò ci gioca e poi lo serra fra le sue labbra. Lo strizza. Lo succhia. Mi fa un pompino. Non resisto. I razzi si accendono e avviene la partenza. Uno sconvolgente orgasmo sta montando. Esplodo in un urlo. Premo il bacino sul suo viso e vengo. Dalla mia uretra getti di denso magma giallognolo si riversano nella bocca di mio figlio. Sento lo schioccare della sua lingua contro il palato. Lo sta assaporando. Gli piace perché non smette di lapparlo. Mi abbandono sul suo corpo. Una mossa che porta la mia vagina ad allontanarsi dalla sua bocca e che, però, avvicina il suo cazzo alle mie labbra. Non mi lascio sfuggire l’occasione di impossessarmi di nuovo di quel splendido fallo. Lo circondo con le labbra e do inizio ad un altro pompino. Non lo sento mugolare. Sento, invece, le sue mani poggiarsi sui miei glutei. Esercita una pressione verso l’esterno e li allarga. Le sue labbra si posano sul mio buchetto posteriore e lo baciano. I miei muscoli anali hanno una contrazione. La sua lingua incomincia a spaziare sul mio sfintere. Si ferma sul buchetto e cerca di penetrarlo. Oh dio. Vuole farmi il culo con la lingua. Meno male che in quel posto sono sempre pulita. Rilasso i muscoli e un pezzetto della lingua di mio figlio riesce a penetrare nel buco del culo. Un doppio piacere si impossessa del mio corpo. Sto pompando con la bocca il cazzo di mio figlio mentre lui mi sta leccando il buco del culo. È uno stupendo 69 che dura diversi minuti. Poi, insieme, lanciamo dei lunghi nitriti e, ancora una volta, veniamo. Ancora una volta mi cibo del nettare che il vulcano espelle dalle sue viscere riversandolo nella mia bocca ed ancora una volta i miei umori si disperdono nella bocca del mio Peter. Mio figlio mi ha sconvolta. Mai avrei pensato che mi avrebbe leccato il culo facendomi godere. È stato magnifico. Nello spazio di poche ore mio figlio mi ha nutrito facendomi bere per ben due volte il suo squisito sperma. Sarebbero state tre se il primo non si fosse perso nel vuoto. Siamo stesi l’una al fianco dell’altro. Io ho il palmo di una mano posata sul suo afflosciato cazzo coprendolo. L’attesa di questi anni è stata premiata. Un’attesa carica di disperazione. Il desiderio di avere mio figlio nel mio letto mi ha snervata. Ed ora eccolo qui, nudo, disteso al mio fianco pronto a regalarmi altri momenti di piacere. “Mamma Ti amo” “Figlio mio. Non puoi lontanamente immaginare quando ho penato per stringere il tuo splendido corpo fra le mie braccia. Sono giunta sull’orlo di una crisi di nervi. È stata tua moglie a salvarmi” “Lo so. Mi ha detto tutto di voi due. So che è diventata la tua amante e che i vostri incontri sono sempre al limite degli svenimenti” “Oh! Sì. Quando ci incontriamo diamo vita a delle vere battaglie campali. Nicole, tua moglie, è una furia scatenata. È una tigre. Il suo piacere è quello di farmi godere. Io, invece sono più calma. Il mio amore per lei è più tranquillo. Quando sono con lei non mi stanco di esplorare il suo stupendo corpo. Vado alla ricerca di nuovi suoi punti erogeni e quando li trovo la faccio impazzire” “Non ti libererai facilmente di Nicole” “Non ho nessuna intenzione di liberarmi di lei e ne l’avrò in futuro. Tu e lei sarete i miei amanti. Pensa che cosa stupenda. Nuora e suocera amanti e tu che ti sollazzi con entrambe. Piuttosto tu che intenzioni hai nei miei confronti?” “Mamma se potessi ti sposerei” “Davvero mi sposeresti? Mi vorresti come moglie? Tanto mi ami? Sono più grande di te di sedici anni” “Si. Ma sei una bella donna. Venere al tuo confronto è il nulla.” “Gli anni passeranno ed il mio corpo si avvizzirà e tu non mi vorrai più.” “Mamma. È vero invecchierai, ma per me sarai sempre la mia donna e sarò sempre nel tuo letto a stringerti fra le mie braccia.” “Piccolo mio non sai quanta gioia mi danno le tue parole. Chiedimi quello che vuoi ed io te la darò.” “Ho due desideri. Al momento non te li esternerò. In seguito vedremo dal come andranno le cose fra noi due; anzi sarebbe meglio dire fra noi tre”. Mi sollevo su un gomito e lo guardo in viso cercando di capire il significato di quelle parole.” Il movimento fa si che un mio capezzolo si poggi sulle sue labbra che si precipita ad aprire e ad agganciarlo facendolo sparire nella sua calda bocca. Prima lo lecca e poi incomincia a succhiarlo. Una scossa mi attraversa la mammella. Eccolo che ricomincia. Il cazzo mostra i primi segni di risveglio. Incomincia a crescere. Le dite della mia mano lo avvolgono e lo stringono. Non ho bisogno di segarlo. In pochi secondi è già duro come il batacchio di una campana. Smette di succhiare. “Mamma, basta giocare. Ti voglio. Devi essere mia. Ti voglio chiavare” “Oh! Amore Vieni”. Faccio ruotare il mio corpo portandolo sul suo. Lui unisce le cosce. Mi alzo sulle ginocchia e, non avendolo mai lasciato, indirizzo il suo cazzo contro la fenditura che divide in due le grandi labbra. Una lieve spinta ed il suo grosso glande la valica e si insinua fra le piccole labbra che fanno da ali all’orifizio vaginale. Lentamente favorisco la penetrazione flettendo il bacino verso il suo pube. Mentre il poderoso cazzo avanza nel mio ventre ho gli occhi fissi nei suoi e vi vedo risplendere il suo piacere. La spinta si esaurisce quando la base del favoloso fallo incontra le mie grandi labbra. Il cazzo di mio figlio è affondato nel mio corpo per tutta la sua lunghezza. Quanto ho desiderato questo momento. Mi piego in avanti quel tanto che basta da permettergli di agganciare con le labbra uno dei miei grossi capezzoli e leccarlo con la sua lingua. Mentre una sua mano ha artigliato il capezzolo rimasto libero e lo sottopone a tortura torcendolo e strizzandolo, l’altra mano si proietta fra le mie natiche e vanno in cerca del buchetto posteriore. Un suo dito preme sul centro del buco del mio culo provocandomi sensazioni nuove. Un pensiero mi attraversa la mente. Non riesco a decifrarlo. L’amplesso che sto vivendo con mio figlio e qualcosa di immaginabile. Il suo grosso e lungo cazzo sta navigando nell’oceano di umori di cui è piena la mia vagina. Il dito che preme sul buco del culo ora ha valicato lo sfintere ed è parzialmente entrato nel retto anale. Le sensazioni provocate da quell’atto si trasmettono al centro delle mie cosce e mi strappano ululati e nitriti. Le unghia delle mie dita affondano nel suo torace. Mi lancio in un folle galoppo che culmina in uno sconquassante orgasmo. Lui, mi sorprende, non viene. Si è trattenuto. È riuscito a resistere. Con poche rapide mosse mi ritrovo distesa sotto il corpo di mio figlio e con il suo poderoso cazzo infilato nella mia fica. Le sue mani sono sulle mie mammelle. Le pastrugna. Mi fa male e mi eccita allo stesso tempo. Sento che si muove. Da inizio al pompaggio del suo idrante nella mia fucina. Lentamente lo estrae dalla mia vagina e poi, veloce, lo reintroduce dentro fino a schiacciare il suo glande contro il mio utero. Di colpo l’andatura del dentro fuori aumenta di intensità. Io sono partita per un viaggio nell’universo. Le stelle mi corrono incontro ed esplodono in una miriade di colori. Sto vivendo una meravigliosa fiaba d’amore. Mio figlio mi sta amando in modo meraviglioso. Mi sta chiavando come ho sempre desiderato e sognato. “Mamma. Sto per esplodere” “Si Peter. Vieni pure dentro il mio ventre. Non preoccuparti. Riempi pure la mia vagina del tuo sperma”. Sento il suo corpo irrigidirsi e un fiume di caldo e denso sperma viene espulso dal suo cazzo e viene a riempire la mia vagina infrangendosi contro il mio utero. Esaurita la forza si abbatte su di me. Lo abbraccio. “Peter, figlio mio, ti amo.” “Mamma, non ti spaventa il fatto che ho eiaculato nella tua vagina. Non hai paura di restare incinta.” “Non hai detto che vorresti essere mio marito? Un marito non disperde il suo seme al di fuori del ventre della moglie. In quanto a rimanere incinta non preoccuparti. Anche se tu vorresti che io ti dessi un figlio non accadrà. Prendo la pillola.” “Chi ti dice che voglio un figlio da te?” “Non è forse uno dei due desideri che vorresti che io ti aiuti a realizzare?” Un attimo di silenzio. “È vero. Vorrei che tu partorissi un figlio mio. Cementerebbe il nostro amore. E poi hai promesso che avresti dato tutto quello che ti avrei chiesto. Ecco. Questa è una cosa che voglio da te: un figlio.” “No! amore. Questo non è possibile. Non posso farmi ingravidare da te. Sono tua madre.” “Sei anche una donna ancora in grado di fare figli.” “Certo. Sono ancora feconda e penso che lo sarò per molti anni a venire ma questo non significa che sono disposta a farmi mettere incinta da mio figlio. Se vuoi un figlio hai tua moglie. Ingravida lei.” “Io il figlio lo voglio anche da te.” “Anche. Che significa: anche?” “Mamma, Nicole è incinta.” Lo abbraccio e lo stringo a me. “Tua moglie è incinta? Oh dio. Diventerò nonna. Come sono contenta.” “Saresti più contenta se ti faresti ingravidare. Diventeresti madre che è meglio di essere nonna.” “Niente da fare piccolo mandrillo. Non ti lascerò ingravidarmi. Faremo sesso fino a consumarci ma niente figli.” “Mamma non lo dire. Tutto è possibile.” “Stai tranquillo non accadrà. Hai detto che i desideri erano due. Uno l’hai esternato. Vuoi dirmi l’altro?” “Mamma vorrei che mi facessi visitare il tuo culo”. Il mio subconscio sapeva che lo avrebbe chiesto. “Cosa intendi per visitare? Già lo hai leccato e penetrato con un dito. Cosa vuoi ancora?” “Vorrei chiavarti nel culo. Bè sì, insomma voglio mettere il mio cazzo nel tuo culo. Sodomizzarti.” “Vuoi incularmi? Vuoi mettere il tuo palo nel mio culo? Impalarmi? Ti rendi conto di quello che chiedi? Vuoi che io ti conceda di far entrare nel mio culo la bestia che sta fra le tue gambe. Mi vuoi distruggere?” “Mamma lo faremmo senza che tu ne venga a soffrire. Basta che il tuo buchetto si alleni a ricevere il mio cazzo. Potresti farti aiutare da Nicole” “Hai fatto il culo anche a tua moglie?” “Sì Almeno una volta al mese la chiavo nel culo” “Non ti conoscevo sotto questo versante. Ho un figlio depravato e pervertito. Del resto se non lo fossi non mi avresti chiavata. Anche per questo ti amo. Vuoi farmi il culo? Bene te lo farò chiavare. Voglio solo il tempo di prepararlo a ricevere il tuo cazzo.” Il resto della notte tutti i discorsi sono abbandonati e le ore che ci restano per giungere all’alba le trascorriamo ad amarci ed a sperimentare nuove posizioni. L’alba ci sorprende mentre mio figlio sta pompando il suo cazzo nella mia vagina standomi dietro. È disteso sulla mia schiena ed è aggrappato con le mani alle mie mammelle. Quando l’amplesso giunge al suo culmine scarica nel mio ventre un’ulteriore quantità di sperma e poi si abbatte sul letto sprofondando in un sonno ristoratore. Il guerriero è soddisfatto. Lo guardo. Ha il viso che sorride. È contento. È entrato nel mio letto e mi ha posseduta. Ha chiavato sua madre, la donna dei suoi sogni erotici. È quasi mezzogiorno quando la porta si apre e la figura di Nicole si staglia nella luce del vano della porta. “Allora piccioncini. Non siete ancora stanchi. Avete pensato che anch’io ho bisogno di essere coccolata.” “Non gridare. Sta dormendo.” “Sta dormendo? Devo arguire che l’ultima l’avete fatta all’alba.” Scendo dal letto e costringo Nicole ad abbandonare la camera. “Vieni. Lasciamolo dormire.”
Prosegue
P.S. Questo è un racconto di fantasia. Le persone ed i fatti descritti sono immaginari.
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