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PAOLA E SUA MADRE
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Conobbi Paola durante una sessione di un esame alla facoltà e siccome eravamo gli entrambi tra gli ultimi a essere interrogati si ebbe tutto il tempo a disposizione per parlare e ripassare; mangiammo un boccone durante l’intervallo e lei mi aspetto quando toccò a me di andare dal professore. Nelle settimane seguenti ci frequentammo e la nostra conoscenza divenne più profonda fino a organizzarci il programma degli esami preparandoci assieme. Non era tanto alta, 1.68 di carnagione scura mediterranea, un viso tondo con i lineamenti siciliani, occhi scuri e capelli neri lisci. Era formosa ma non grassa, anche se non si vestiva in modo provocante o attillato si vedeva che aveva un bel seno rotondo e un fondo schiena da urlo. Si usciva spesso assieme e mi fece conoscere sua madre, Graziella, che gestiva un pub in centro.
Un giorno Paola venne a casa mia per prepararci ad un esame tosto che ci sarebbe stato dopo una settimana. Lei era vestita con un maglione sottile di cotone beige, una camicetta bianca e un paio di jeans; portava i capelli legati dietro. Io indossavo una maglietta nera a maniche corte e dei jeans pure io. Eravamo tesi e preoccupati per l’esame, erano varie settimane che ci si stava dietro e quel giorno studiammo per diverse ore arrivando sfiniti e spremuti. Chiudemmo i libri verso le 8 di sera e lei mi chiese un po’ di latte ed io glielo portai in un bicchiere; lo bevve un po’ e poi mi guardò mentre io ero in piedi di fianco a lei, seduta ancora sulla sedia:
- Grazie Luigi, ma che ne dici se intendevo un altro tipo di latte?
- Mi dispiace Paola, è l’unico che ho.
- Ne sei sicuro?
Lei mi mise la mano sul cavallo dei jeans e guardandomi con aria stupefatta che avevo rise.
- Non mi dire che non ci hai fatto mai un pensiero, eh?
- In effetti, si, qualche volta l’ho fatto
- Siamo tutti e due tesi e stressati per l’esame e fare del sesso ci farà rilassare
- Se lo dici te…
Paola mi strinse un occhiolino e la sua mano destra aprì la cerniera dei pantaloni entrando a prendere il mio cazzo che s’induriva al contatto della sua mano calda. Lo tirò fuori e me lo massaggiò prima di passarci la lingua dalla cappella a fin dove poteva arrivare. Mi sbottonai i pantaloni e me li calai, così che lei potesse prendermelo tutto in bocca succhiandomelo con maggior avidità. Le sciolsi i capelli e le accarezzai il viso e il collo mentre Paola lubrificava la mia asta con la saliva e toccandomi le palle mi fece sussultare.
- Spogliamoci, voglio sentirti dentro di me e il tuo calore sulla mia pelle
Così iniziò a togliersi i vestiti e una volta nuda potei ammirare il suo perfetto corpo; un seno rotondo e sodo di 4^ misura curve carnose e morbide che mi fecero sussultare dalla voglia di afferarla tra le mie braccia e sentire il suo calore avvolgere il mio corpo. Ci abbandonammo in un solo corpo afferandoci entrambi ai fianchi e avvolgendo le nostre lingue l’una con l’altra. Afferrai il suo sedere sodo e baciandole il collo la sollevai mettendola a sedere sul tavolo per poi succhiare i suoi capezzoli rosa irrigiditi e appuntiti. Reclinò il collo e affondai la lingua sul suo florido seno per poi scendere all’ombellico e infine assaporai la sua pelosa fica. I suoi inebrianti umori mi fecero eccitare al punto di spingerle le dita dentro per allargarle le labbra. Gemette dal piacere della mia lingua muovendo il bacino e appoggiandomi una mano sulla testa.
Mi misi a sedere sulla sedia e Paola decise che era venuto il momento di cavalcarmi. Così scivolò lentamente dal tavolo e si posizionò sul mio pene facendosi penetrare dolcemente per iniziare una cavalcatura da amazzoni offrendomi il suo seno alle mie labbra, succhiando la sua pelle calorosa. Il piacere ci univa in un solo respiro dandoci dei brividi ad ogni salto.
Paola si alzò in piedi e m’invitò a prenderla dal dietro in piedi appoggiata al tavolo.
Il suo sedere era invitante e glielo feci capire che la volevo montare pure analmente inserendoci per prima le dita. Lei acconsenti e così iniziai a penetrarle il culo aumentato il ritmo progressivamente facendola urlare dal piacere misto al dolore. Non mi fermai per un po’ finchè non mi chiese di rimettere il cazzo nella fica bollente. Si sistemò seduta sul tavolo e un po’ alla volta vi si sdraiò, le sue gambe erano sollevate e passarono sotto le mie braccia, la afferrai per il bacino e la penetrai vedendola gemere con il suo seno che sbatteva. Sentii la sua fica stringersi e bagnarsi, il suo sguardo era avvolto da una inebriante goduria mentre spingevo sempre più a fondo. Paola si mise le dita in bocca e mi incitava a sbatterla, dimenava il bacino e le mie mani le strinsero i seni prosperosi e pieni di vita. Sentivo che era giunto il momento di venire e levai il pene, mi misi a sedere sulla sedia e lei, in ginocchio tra le mie gambe, afferrò il cazzo nel suo morbido seno massaggiandolo dolcemente finché non senti il momento della soddisfazione corporale sopraffarmi con brividi. Lo sperma caldo schizzò sul mento di Paola e le bagnò il collo e il seno, lei aprì la bocca e tirando fuori la lingua mi succhiò la cappella ancora grossa e piena di sangue e plasma. Lo prese tutto in bocca e ripulì l’asta di carne ingoiando il mio fluido. Si tirò su e si mise sulle mie ginocchia, ci baciammo, i nostri odori si unirono e sembrava che in quel momento i nostri corpi si fusero assieme. Ci sdraiammo a letto e come due amanti ci abbracciammo cascando in un sonno profondo che ci accompagnò fino al mattino seguente. Fino all’esame ci comportammo normalmente, capimmo che era una voglia carnale, non più di questo istinto di liberazione dei nostri corpi. Continuammo a vederci e a prepararci all’esame il quale lo superammo meravigliosamente. |