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Pubblicato : 23-03-2011 | Autore : Madrigal
Categoria : Bisex | Totale Visualizzazioni : 6939 | Votazione :


  
Madrigal

La nostra guida si chiamava Karl ed era un nero massiccio. Guidava il piccolo van da quasi 10 ore e nonostante non sembrasse dare cenni di stanchezza aveva gli occhi gonfi e iniettati di sangue.

Da quando avevamo avvistato l’ultimo animale, almeno due ore prima, non fiatava, non sorrideva ne parlava, guidava concentrato sulla pista, poi finalmente riprese a sorridere quando all'orizzonte, ormai rosso al tramonto, comparve il capo base.

Era un campo piccolo non più di 4 o 5 tende più i locali comuni, e non sembrava ci fossero altre mezzi di turisti oltre la nostra.

Scaricammo i bagagli nel silenzio più assoluto, eravamo stravolti dalla stanchezza. Un inserviente del parco ci indicò la nostra tenda. Anche i nostri compagni di viaggio dovevano essere stremati e in silenzio quasi senza salutare si infilarono nella loro tenda.

Matteo si gettò sull’enorme letto etnico affondando la faccia nel cuscino con un lamento.

« Evìta, sono morto!» bofonchiò senza alzare la faccia dal cuscino.

« Anch'io» risposi sedendomi sul bordo del letto « è come se l’avessi fatta a piedi» dissi slacciandomi gli scarponcini “quella furgoncino è un forno!» aggiunsi togliendomi le calze e gettandole in un angolo, « cazzo ho i piedi incandescenti» continuai massaggiandomeli.

« anch’io ho i piedi che mi fanno malissimo, deve essere il calore del pianale» disse Matteo riemergendo dal cuscino.

Una voce interruppe i nostri lamenti.

« la cena signori, posso entrare?» 

« certo, avanti» dissi

Il cameriere spinse un carrello pieno di cibo, apparecchiò velocemente la tavola e quindi fece per uscire, ma sulla porta disse « per motivi di sicurezza dopo le nove consigliamo di spegnere la luce ed usare solo quella a gas, inoltre dopo le nove non è consentito uscire dall’accampamento» quindi chiuse la tenda alle sue spalle.

Entrambi guardammo istintivamente l’ora mancavano dieci minuti alle nove.

Matteo armeggiò con le lampade a gas quindi ne accese un paio e spense la luce elettrica.

Una sensuale calda penombra riempì immediatamente la grande tenda, creando ampi spazi neri negli angoli.

Matteo riprese a togliersi gli scarponcini e le calze, e anche lui iniziò a massaggiarsi i piedi.

Nel frattempo io mi ero accomodata al tavolo accavallando le gambe e lasciando che i miei piedi nudi dondolassero mentre gettavo un occhio distratto ai cibi, non avevo tanta fame ma la sete sembrava inestinguibile. Mi ero appena versata un abbondante calice di vino sudafricano quando intravidi Matteo portarsi il palmo della mano al naso.

« Matteo cosa stai facendo? Ti stai annusando i piedi?»  osservai.

« sì»  disse togliendosi immediatamente la mano dalla faccia « ogni tanto lo faccio, ti da fastidio?» 

« ehm, no, certo che no, cioè non ti avevo mai visto farlo tutto qui…» poi un pensiero mi passò per la mente, mi alzai e mi avvicinai « senti voglio proprio provare ‘sta cosa»  dissi « fammi annusare i piedi, voglio capire se piace anche a me».

Matteo strabuzzò gli occhi « sì certo!»  quindi alzò un piede e me lo porse.

Annusai profondamente, il piede era caldissimo e liscio e il suo odore mi entrò nel naso.

Matteo si portò al centro del letto massaggiandosi il cazzo sotto i pantaloni, e io vuoi per la luce soffusa il vino e la stanchezza o forse solo perché mi piaceva rimasi incollata ai suoi piedi annusandoli.

« leccali»  mi sussurrò. Allungai la lingua e li assaggiai quindi gli succhiai l’alluce.

« fammi annusare i tuoi nel frattempo» mi girai e glieli misi in faccia.

Eravamo come in un sessantanove ma di piedi. Sentivo la sua faccia suoi miei piedi.

« come puzzano, mi piacciono da matti» disse leccandomi la pianta e le dita.

Guardai i suoi pantaloncini, il cazzo era talmente duro che potevo vedere la cappella spuntare dalla gamba del pantaloncino corto.

« Senti perché non giochiamo anche ad altri giochi?» dissi « la mia fica comincia a pulsare» 

« Certo che tipo di gioco vuoi fare» rispose Matteo.

« A te piace il mio culo, giusto? Ti piace leccarlo e incularmi giusto?» 

« Sì» 

« Facciamo che ti faccio assaggiare il culo e tu mi fai giocare con il tuo!» 

Non rispose ma la cappella se possibile divenne ancora più enorme e il suo cazzone rasato uscì quasi interamente lungo la gamba.

Accennai alla nerchia con lo sguardo « Quello mi sembra un sì giusto?» sorrisi sfilandomi i pantaloncini.

Me li tolsi rapidamente mentre Matteo mi scrutava con aria libidinosa. Mi chinai in avanti e Matteo cominciò ad annusarmi il culo mentre io annusavo e leccavo i suoi piedi. Intorno si sentivano i rumori degli animali che uscivano di sera, chissà quanti avrebbero scopato pensai sprofondata nella fragranza dei suoi piedi.


« Sai, non era malaccio il nero che è entrato, potremmo proporgli qualche giochetto, che ne dici?» 

« mm certo...mhm in questo momento farei tutto quello che vuoi… mhmmm il tuo culo mi fa perdere la testa...» 

Mi alzai e fischiai, così ci aveva detto di fare per chiamarlo. In un attimo fu davanti alla nostra porta.

« Sahib? mi ha chiamato?» 

Lo feci entrare. Teneva la testa bassa e le mani davanti all'inguine come per nascondere qualcosa.

« Chuguel cosa nascondi li davanti?» chiesi maliziosa

« Niente signora niente» 

« Dai fai vedere, posso immaginare forse che con le lampade accese tu possa avere visto qualche nostro giochino, vero? è così?» 

« Sì signora, mi scusi ...» 

« Ti piacerebbe giocare con noi?»

Chuguel non rispose, ma i suoi occhi dicevano inequivocabilmente sì.

Matteo continuava ad accarezzarmi il culo davanti al nero con una mano, infilandomi le dita dell’altra da dietro nella figa come se fossi stata una schiava al mercato, ero infoiata, l’oscenità della situazione e l’idea di quello che Chuguel poteva avere sotto i pantaloni mi faceva colare la fica come una fontana.

« Dai Chuguel fammi vedere» lo incalzai sempre più eccitata, la lingua di Matteo aveva preso ad esplorarmi in profondità il culo.

Chuguel aprì le mani tenendo lo sguardo a terra.

Il rigonfiamento era gigantesco.

« Chuguel!» esclamai rauca proprio mentre Matteo mi penetrava la fica con tutte e cinque le dita.

« Togliti i pantaloni» aggiunsi socchiudendo gli occhi percorsa da una scossa di piacere.

Il nero obbedì, non portava biancheria intima e il cazzo gli penzolò immediatamente tra le gambe magre e muscolose. Gli arrivava oltre la metà coscia, era un bastone di pece, opaco, equino, oscenamente animalesco, non era duro, ma con quelle dimensioni era fisicamente impossibile un’erezione normale.

Mi staccai da Matteo attratta come un animale da quell’enormità e letteralmente strisciai sul tappeto fino a trovarmi sdraiata tra le gambe del nero. Glielo presi con due mani e iniziai a mungerlo con due mani, era come attaccarsi ad un cordone. Le palle, grosse e penzoloni che mi si paravano davanti, erano magnifiche. Era circonciso e la cappella appariva massiccia e lucida. Fui assalita dalla libidine come non mai nella vita e iniziai a leccarlo tendendolo tra le mani, per prendere tutta l’asta mi ci sarebbero volute quattro mani, glielo tirai e lo piegai all’indietro infilandomi la cappella in bocca. Sentivo il tappeto bagnato del succo della figa sotto di me, mi sentivo una troia e il buco del culo prese contrarsi spasmodicamente.

« Matteo scopami il culo!» implorai. Ma Matteo restò immobile, seduto sul bordo del letto rapito dalla scena, il suo cazzo che fino a quel momento mi era parso grosso ora mi appariva come un clitoride duro che spariva e ricompariva nella sua mano. Intanto il cazzone nero si era fatto abbastanza duro, non smettevo di leccarlo, non avrei voluto smettere per nulla al mondo, ma poi la voglia di cazzo in fica divenne insopportabile e gli ordinai di scoparmi come voleva.

Mi afferrò i fianchi con le mani enormi e dure e mi spinse in avanti facendomi appoggiare al letto con il culo rivolto verso di lui. Mi appoggiò una mano sulla schiena e con l'altra iniziò a scoparmi freneticamente sia il culo sia la figa, era così rapido che quasi non avevo il tempo di capire in quale buco fosse, poi infine mi girò mi sollevò per i fianchi e finalmente mi impalò sul cazzo muovendomi su e giù come se fossi un fuscello. Sentivo il suo cazzo dentro di me che spingeva, me lo sentivo quasi in gola e lo sentii crescere e diventare di marmo. La figa gonfia e tesa al massimo, pulsava fino a farmi male.

« non ti fermare» sussurrai, volevo godere, ma Chuguel no, mi girò di nuovo e stavolta mi penetrò il culo, il dolore fu terribile, gridai, ma il nero non si fermò, e dopo qualche affondo, il culo si spalancò cedendo alla forza dirompente di quel palo. Ora ero un burattino nelle sue mani. Matteo mi si era messo davanti, seduto al centro del letto con le gambe spalancate in preda ad una furia masturbatoria. Fu a quel punto che Chuguel lo guardò e gli indicò di chinarsi. Voleva scoparci entrambi!. Eravamo tutti all’apice dell’eccitazione ma non sapevo se Matteo avrebbe accettato. Invece Matteo si mosse, si chinò e appoggiandosi al letto al mio fianco si mise nella mia stessa posizione spalancando le natiche mostrando al nero l’ano aperto e rasato, gli fissai il cazzo duro gli spuntargli tra le gambe.

Chuguel iniziò ad accarezzare e palpeggiare il culo ad entrambi, mi infilò il dito indice e lentamente prese a muoverlo, guardai Matteo, il nero doveva avergli fatto la stessa cosa. Il cazzone di Chuguel vibrava caldo tra i nostri corpi, Matteo allungò il collo e mi porse la lingua, iniziai a leccargliela. Chuguel ci sorrise, anche lui sempre più eccitato, sporse allora in avanti il bacino e spinse l’enorme cazzo contro le nostre lingue.

« Leccalo è buono!» invitai Matteo.

Iniziammo così a leccare la cappella in due, continuando a baciarci spostando la nerchia nera con le lingue, passarono diversi minuti mentre le dita nei culi passarono da una a due e poi a tre.

« Com’è il tuo cazzo?»  gorgogliai a Matteo con il viso in fiamme

« Un palo! dammi pochi secondi e sborro da solo!» 

« Aspetta!» 

« Chuguel scopaci!» ordinai quasi gridando, il nero non aspettava altro, cominciò con Matteo, gli infilò il cazzo nel culo apparentemente senza fatica e dopo solo pochi colpi, Matteo cominciò a sborrare sul letto come non gli avevo mai visto fare, sborrava senza toccarselo, il cazzo sembrava percorso da una scossa elettrica, si contraeva e sborrava, si contraeva e sborrava ancora, la sborra era talmente tanta che sembrava pipì, quindi si staccò da Chuguel si lanciò nel letto contorcersi sotto gli spasmi dell’orgasmo e le violente contrazioni dell’ano. Ora volevo la mia parte, volevo che il palo sfondasse anche me e così avvenne, Chuguel si bagnò la cappella con la saliva, me la appoggiò al buco e mi penetrò. Si muoveva con maestria, veloce e lento, veloce e lento e contemporaneamente mi frugava la figa con le grosse dita. Gemevo, il respiro divenne serrato, ora volevo godere e Chuguel lo capì, me lo sfilò dal culo e me lo infilò davanti spingendolo con forza fino in fondo. Mi sentivo piena e sempre più larga ed eccitata e dopo un colpo che rasentò il dolore, ma che si trasformò in brevissimo in piacere, raggiunsi un orgasmo violento, da svenire. Non smettevo più, ebbi un orgasmo lunghissimo senza fine. Chuguel si afferrò il palo con una mano e sborrò copiosamente sul mio culo quindi come ultimo atto di quell’apoteosi di oscenità ordinò a Matteo di leccare via la sborra. Matteo si chinò sulla mia schiena e obbediente leccò via il liquido con avidità.

Chuguel barcollò, anche lui evidentemente esausto, raccolse in silenzio i suoi vestiti e quindi con un leggerissimo quanto fuori luogo inchino ci lasciò soli e sparì nel buio. 

Ci gettammo sul letto oramai disfatti e sfiniti, piombando entrambi in un sonno senza sogni.


Il mattino dopo ci svegliammo molto tardi, troppo. Nessuno ci aveva svegliato e quando uscimmo dalla tenda, il nostro gruppo era già partito, quel giorno addio safari.

Il grande tavolo di legno scuro era stato apparecchiato con cura e la varietà dei cibi era degna di un grande hotel europeo, ma l’ambiente era infinitamente migliore, un laghetto recintato all’ombra di profumati alberi secolari.

« Cazzo che rabbia!» disse Matteo sedendosi.

« Mah ti dirò, non avrei fatto cambio con la scopata di ieri con niente al mondo! nemmeno per un cazzo di safari» risposi imburrando la fetta di pane tostato.

« In effetti è stata un’esperienza inimmaginabile, davvero magnifica, ma oggi che facciamo qui sperduti nella savana?» 

« Boh, ho letto che si possono fare delle piccole gite a piedi da soli, potremmo provare…» 

« Uhm, ok, chiediamo se ci danno una ‘guida’?» Matteo strizzò l’occhio con un sorrisino ironico.

« Vedo che ti è piaciuto il cazzo nero…» scherzai « a me fanno impazzire…» aggiunsi distrattamente versandomi un bicchiere di spremuta.

« L'ho visto, l’ho visto, ieri sera eri completamente partita» 

« A proposito ti ho sentita masturbati stamattina sotto la doccia, ci stavi ripensando eh?» finì di sbucciare un’arancia.

« Ah ah è vero, che nerchia pazzesca, d’altronde a te piace annusarti i piedi a me masturbarmi…» 

« Anzi proprio in questo momento ripensandoci mi ficcherei in fica quella grossa banana verde lì!» 

Dissi indicando un frutto nel cesto al centro della tavola.

« Ho un’idea perché non andiamo a fare due passi e ci portiamo dietro la banana?» 


Girovagammo nei dintorni delle tende ma gli inservienti impegnati nella manutenzione del campo erano troppi, anche Chuguel ci passò di fianco indaffarato.

Decidemmo di spingersi un po’ più fuori e arrivammo così ad un boschetto a ridosso di un fiumiciattolo, il campo era ancora visibile ma nessuno avrebbe potuto vederci, tirai fuori la banana. 

« Ehi Matteo perché non ci spogliamo nudi come gli indigeni e giriamo così?» 

« volevo chiedertelo io» mi sorrise

Detto fatto ci incamminammo nudi sotto il primo caldo sole del mattino. Matteo mi svolazzava intorno con il cazzo barzotto palpandomi le tette, o la figa o il culo. Io lo prendevo per il cazzo e lo trascinavo qui e là fino a quando non divenne duro, allora presi la banana me la ficcai nella figa rasata oramai bagnata, un po' di sudore e un po' di umori. 

Camminavo davanti a Matteo stringendo la banana tra le cosce infilata per metà in fica.

« Guarda, è come se avessi un cazzo verde!”»

« Prendimi e inculami allora» scherzava Matteo

« uhm vedo che ci hai preso gusto, non mi sarai diventato frocio vero?”

 Poi mi fermai di colpo e mi chinai in avanti facendo finta di raccogliere qualcosa. Matteo colse l'occasione al volo e mi spinse la cappella nel culo.

« Cammina ora» mi sussurrò all’orecchio

Potevo muovermi solo molto lentamente con la banana in figa e il suo cazzo che mi spingeva ma ad ogni passo lo sentivo sempre più dentro.

La banana sfregava nella vagina contro il cazzo, era magnifico, ma il sole era diventato feroce e la pelle arrossata bruciava.

« Dimmi ti è piaciuto essere inculato da Chuguel?» chiesi ansimante per l’eccitazione e per il caldo.

« Sì era enorme ma ero talmente eccitato che quasi non ho sentito male… ”

« wow, a proposito anche i tuoi piedi mi sono piaciuti, bisognerà che ci riprovi» sentivo il sudore bagnarmi il collo e Matteo che mi colava il suo lungo la schiena. 

« Non ce la faccio più ho caldo, fermiamoci un attimo la sotto» suggerii.

Matteo sfilò il cazzo dal culo, ripresi la banana dalla fica e ci appartammo sotto un gruppo di rocce.

Ci sedemmo, dopo pochi istanti il calore diminuì, ma l’eccitazione di stare nudi nella savana no.

Matteo aveva portato le gambe al petto e il cazzo eretto sbucava tra le cosce.

« Hai davvero un cazzo grosso, non come quello del Chuguel, ma bello grosso»  dissi sinceramente guardandolo

« Grazie»  rispose portandosi istintivamente una mano intorno all’asta.

« Senti disse perché non mi fai provare la banana, oramai ho voglia di prenderlo nel culo come te!» 

Risi divertita e un po’ eccitata da questo gioco bisex.


Mi guardai intorno, quasi ci fosse il rischio che qualcuno potesse vederci. Ma intorno a noi c’era solo il nulla, solo il calore selvaggio della savana, il suo profumo, l’odore della fica eccitata e quello del cazzo di Matteo.

« Vieni saliamo su quella roccia» proposi alzandomi di scatto e prendendo la banana.

Con un paio di passaggi mi trovai in cima alla roccia.

« Che culo magnifico!» sentii dire da Matteo guadandomi salire.

In cima alla roccia lo spettacolo era mozzafiato.

Matteo, impacciato dal cazzo duro, arrivò dopo poco e mi si mise di fianco.

« Però anche questo spettacolo è fantastico…» aggiunse tirandosi indietro la pelle del cazzo per scoprire meglio la cappella mentre si guardava intorno.

Un improvviso refolo d’aria più fresca ci passò tra le gambe e mi ricordò che dovevo fare pipì.

« Devo pisciare Matteo, vuoi vedere?» 

« No perché la devo fare anch’io!» 

Mi accucciai e allargando la fica tra l’indice e il medio iniziai a schizzare giù dalla roccia, Matteo mi si mise di fianco e fece altrettanto, guardai il getto caldo uscire dal cazzo ancora eretto e mi venne voglia di assaggiarla.

« Fammela addosso» gli chiesi con uno stupido tono quasi di preghiera.

Matteo si girò e finì di pisciare sulle mie tette, quindi mi si avvicinò e mi ficcò con forza il cazzo in bocca facendomelo succhiare fino alle palle.

« Lecca bene!» rise « dai ora fammi provare la banana!» disse infine sfilandomi il cazzo dalla bocca.

« Ok, ma facciamo così, chinati…»  Matteo di mise a quattro zampe spalancando le natiche « così va bene, ti piace? Avevi visto che l’ho rasato per te?» 

« Sì l’avevo notato! Fermo così, sei perfetto, sei pronto per essere inculato…» risi.

Leccai la banana, il sapore della fica si era mischiato con il profumo del frutto. Guardai il buco del culo di Matteo, era arrossato dall’inculata della sera precedente, mi avvicinai e prima di leccaglielo per lubrificarlo lo annusai, questa abitudine di annusarci a vicenda mi eccitava sin da quando avevamo scoperto questo gioco anni addietro. Gli allargai poi bene il buco con le dita e cominciai a infilargli il grosso frutto verde, quindi la sbucciai dalla parte che restava fuori e iniziai a leccarla come fosse stato un cazzo. Poi mi misi anch’io a quattro zampe e mi infilai la banana in fica. Iniziammo a muoverci ritmicamente l’uno contro l’altra.

Ad ogni mio colpo il cazzone gli vibrava e le palle sbattevano contro la mia fica, poi lui spingeva e la banana entrava sempre più a fondo nella fica. Andammo avanti così per un po’, il sole ci stava abbrutolendo la pelle ma la libidine di scopare come animali nudi nella savana dove chiunque poteva vederci a distanza di chilometri sovrastava ogni fastidio. Guardavo la savana e nel mentre sentivo salire l’orgasmo era bellissima pensa, quindi venni. Gridai più forte più a lungo che potevo, quindi mi staccai di colpo e la banana si ruppe rimanendomi dentro. Matteo non perse l'occasione per un gioco nuovo.

« Spingila fuori che la mangio!» 

Mi si mise davanti alla fica e mentre mi masturbavo il clitoride con violenza, spinsi la banana fuori dalla fica direttamente nella sua bocca.

Matteo la mangiò avidamente fino alla fine.

Quindi si alzò in piedi, la metà della sua banana con la buccia gli penzolava dal culo, il cazzo ligneo e violaceo non aveva bisogno di molto per sborrare, Matteo se lo accarezzò delicatamente con l’indice e il pollice, il cazzo vibrò e quindi venne. Mi venne in faccia, con tre grossi fiotti caldi che mi presero in bocca e sui capelli. Li leccai con avidità spalmandomi con le mani quello che rimaneva e quindi mi sdraiai al sole.


Un rumore lontano, accompagnato dalla polvere attirò la nostra attenzione, era il nostro van di ritorno dal safari.

Scendemmo dalla roccia e nudi corremmo per andare a recuperare i vestiti.

« chissà...» disse Matteo infialandosi i pantaloncini « se stasera i nostri compagni di viaggio ci diranno che questo safari è stato un’inculata...”

“… beh potremmo che è stata la stessa cosa per noi!” aggiunsi anticipando la battuta.





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