La prima volta non si dimentica mai. Soprattutto se l’oggetto delle attenzioni peccaminose di una bella transex brasiliana è un ragazzo “normalissimo”, sino a quel momento convinto eterosessuale.
Questa è la sua storia (ovvero la mia…).
Dopo il diploma sono andato a studiare Economia alla Bocconi. Le insistenze della mia famiglia, noti professionisti di Napoli, mi avevano quasi “costretto” a scegliere il prestigioso ateneo milanese. Occupavo un bilocale in fitto alle spalle di Corso Buenos Aires (i miei non lesinavano l’impegno economico per la mia istruzione universitaria!!!) e la quotidianità era scandita da una routine quasi maniacale: lezioni alla mattina, mensa più sala studio fino al pomeriggio inoltrato, dopo cena davanti alla tv e a nanna presto.
Ad alterare questo monotono tran tran l’incontro con un viados. Quando tornai a Milano dopo le vacanze di Natale, infatti, ebbi la gradita sorpresa: Sandra aveva affittato l’appartamento all’ultimo piano. Così, fu naturale che iniziassimo ad incontrarci nell’androne oppure in ascensore. Dai convenevoli tra coinquilini passammo quasi subito a una cordiale amicizia. Chiacchieravamo del più e del meno e qualche volta le facevo il caffè alla “napoletana”, che gustavamo nel mio appartamento. Fu proprio durante uno di quei momenti in cui mi concedevo una pausa dallo studio che accadde…
Le schermaglie tra noi continuavano da un bel po’ ma Sandra non aveva voluto ancora approfittarne. Forse perché sono timido e riservato, anche se molto curioso. Queste caratteristiche hanno fatto di me una perfetta preda sessuale nelle sue esperte mani. Un pomeriggio le ho confessato i miei turbamenti. Al termine del racconto mi ha guardato con sorpresa; poi la sua espressione è cambiata. Ho notato in lei una luce di mali
zia ed eccitazione: mi si è avvicinata sorridente e si è aperta la camicetta, invitandomi a toccarla. Osservo le sue mammelle tonde, perfettamente regolari, che puntano dritto verso l'alto e gli conferiscono un aspetto tipicamente femminile. Indugio fugacemente sopra il seno per poi scendere sotto la mini. Prendo in mano il suo membro. E' la prima volta che tocco un cazzo (che non sia il mio…) e questo mi dà una strana sensazione; anche lei ha un sussulto per quel gesto non atteso. Lo afferro con le mani tremanti dall’emozione, accarezzandolo dai testicoli alla punta, quasi a saggiarne le dimensioni. Nonostante non sia ancora eccitata, a stento mi sta nella mano tanto è grosso. La mia curiosità evidentemente sopperisce alla inesperienza perché comincia a farsi duro. Per un attimo non so che fare: - "Dai, cosa aspetti… muovi la mano" - comanda lei, invitandomi a masturbarla. Con la sua mano sulla mia mi indica il movimento che devo compiere. Mi muovo con cautela, pronto ad assecondarla. Cerco di fare del mio meglio, seguendo diligentemente i suoi consigli, nella speranza di darle il piacere che desidera: "Continua... sei proprio bravo... ti piace toccarmi, eh?”.
Così dicendo, si è fatta fare una lunga sega. D'improvviso se ne è venuta in un'abbondante sborrata che mi ha bagnato tutta la mano. Si è scusata per l'incidente ma, se devo essere sincero, ritengo proprio che l'abbia fatto volontariamente per farmi prendere confidenza anche con lo sperma. Mi ha detto (forse da gran furba) che non maneggiavo bene il cazzo e si è offerta di insegnarmi sul suo in modo da farmi prendere confidenza con l’insolita situazione. Questo fatto mi ha messo molto a disagio, ma lei ha trovato la maniera di convincermi. Non vedevo l'ora che riprendesse la sua lezione sul sesso. Mi dice che sto imparando, ma che devo fare ancora un po’ di esperienza!!! A quel punto propone di spogliarmi completamente per stare più comodo e mi fa la sua scabrosa proposta. In tutta naturalezza mi chiede se ho mai indossato degli indumenti femminili. Proprio quella domanda, in quel momento, non me l'aspettavo di certo… ma di botto le ho risposto che non mi piaceva. Lei non m'ha fatto finire dicendomi: - "Io non ti ho chiesto mica se ti piace, volevo sapere solo se lo hai mai fatto… ma visto che mi dici che non ti piace, allora si vede che lo hai già fatto" - stavolta invece l'ho interrotta io dicendo quasi in tono di scusa: - "Ti sbagli... non ho mai provato". Mentre parlavamo di quell'argomento non riuscivo a guardarla negli occhi e restavo con lo sguardo basso: ero molto impacciato e sicuramente sono arrossito, dal calore che sentivo sulle guance. Quel silenzio, che durava dalla mia ultima frase, fu interrotto da lei che disse: - "E' un po' come un gioco, l’opportunità di scambiarsi i ruoli e saggiare un lato diverso della sessualità. Questo cambiamento può diventare molto eccitante per entrambi i partner e poi... se non hai mai provato… allora come fai a dire che non ti piace?" - era riuscita a farmi cadere in contraddizione e io non sapevo più che dire. Il piano che aveva preparato con cura prevedeva di stimolare la mia fantasia al punto da rendermi complice nella realizzazione del suo gioco. Sapevo che lei si aspettava molto da me e questo metteva a dura prova il mio comportamento. Forse lo sospettavo o forse lo desideravo tanto da non stupirmi quando lei continuò imperterrita dicendo: - "E' eccitante vedere due identità in un corpo solo: uomo e donna nella stessa pelle. Se vuoi sapere come ci si sente, per me non ci sono problemi ad essere la tua maestra…".
Non sapevo cosa dire. Ero pietrificato dallo stupore così le ho risposto balbettante: - “Come ti è venuto in mente di chiedermi una cosa del genere...?" - e lei, approfittando anche della mia indecisione, mi ha risposto con presunzione: - "Sei tu che mi ispiri. La tua arrendevolezza ti rende così fragile ai miei occhi… così desiderabile… mi istiga ad osare, facendomi venire voglia di femminilizzarti. E poi, scusa… nessuno ti sta costringendo a farlo, è una cosa che piace anche a te, no…?".
Mantengo lo sguardo diritto in quello di lei, lasciandole intendere di volermi sottoporre a quella ini
ziazione. Non so come, ma questa cosa mi ha smosso dentro. Sandra mi aveva sfidato su un campo sconosciuto e sentivo il desiderio dell’esplorazione: - “A volte mi sono eccitato con la fantasia di un rapporto del genere, ma non mi è mai capitato di provare” - e sebbene tremassi un po’ per l’assunzione del rischio, vidi che la mia risposta aveva fatto centro. L'occhiata interrogativa di Sandra si era trasformata in uno sguardo più luminoso, carico di aspettative. Che io speravo in cuor mio di poter soddisfare.
- “L’occasione qualche volta va creata, dico bene?… In ogni caso, l’idea non ti dispiace… saresti pronto a farlo?” - mi chiede lei con un’occhiata maliziosa.
La tensione in quel momento era una cosa densa e reale. Sentivo di doverla rompere in qualche modo, ma temevo di sbagliare.
- “Mettimi alla prova… Farò quello che vorrai, ma… per carità… non farmi troppo male " - rispondo io abbassando lo sguardo.
continua.........