|
All'improvviso mi hanno invaso mille paure, ma Sandra è bravissima a tranquillizzarmi. Parla con tono suadente avvicinandosi sempre di più: - "Non ti preoccupare… il fatto che tu sia inesperto non significa che non potrai trarne piacere" - ammicca - "Per prima cosa farò in modo di farti diventare una magnifica ragazza, facendoti indossare abbigliamento e biancheria intima femminile" - ha continuato convincente. Abbiamo incrociato lo sguardo e tutto è stato così eloquente. Sentivo i suoi occhi puntati su di me: occhi quasi gelidi che mi scrutano; sembrano aver capito all’istante tutto di me e delle mie perversioni. La situazione si stava facendo davvero imbarazzante: dovevo fare i conti con una educazione bigotta e moralista, che mi aveva inculcato un tremendo senso di colpa per tutto ciò che non era “normale”. Ma non me la sono sentita di tirarmi indietro: sapevo che qualunque cosa mi avesse proposto l'avrei accontentata. Avevo paura di fare la figura del ragazzino se non la avessi lasciata fare. In realtà, volevo essere iniziato a quel tipo di piacere; sapere cosa si provava ad essere dall’altra parte. La sua idea entusiasmava anche me e quindi non mi sono opposto. Desideravo unicamente godere ed ero disposto a tutto pur di appagare i sensi; la mia eccitazione aveva raggiunto quel livello tale da spogliarmi d’ogni volontà di resistere. Quasi come se fosse già tutto predisposto, Sandra ha preso dall'armadio alcuni indumenti, sussurrando: "Bene, allora direi di non perdere altro tempo, possiamo iniziare…". Mi sono spogliato mentre l'eccitazione cresceva. I vestiti scelti per quella trasgressione, pensati più per mostrare che per nascondere, sono già pronti: il culo sodo e ben proporzionato (frutto di tantissimi anni di pratica sportiva), leggermente sporgente all’indietro è incorniciato dal perizoma di pizzo nero; le cosce inguainate dalle autoreggenti a rete con la balza alta ricamata. Poi: reggicalze in tinta con i ridottissimi slip; una gonna nera molto corta che mi arriva appena a coprire il sedere e una camicetta semitrasparente, sotto la quale risalta un reggiseno di raso nero imbottito, che sopperisce alla mancanza delle tette. Non mancano gli stivali alti con i tacchi a spillo che, oltre a slanciare ulteriormente le gambe lunghe e ben tornite, quando cammino, mi fanno ancheggiare mettendo ancora più in risalto una figura che non lascia indifferenti. Quasi un rito che simboleggia la mia trasformazione da irreprensibile eterosessuale, in... non so bene nemmeno io cosa. Ci sono alcune parole forti che possono materializzare il concetto, ma non sono sufficienti a rendere completamente l'idea. Finita la vestizione mi gira un paio di volte intorno con occhio clinico, complimentandosi per l'insieme decisamente femmineo. Io continuo ad avere un forte senso di imbarazzo. Non sono troppo a mio agio vestito in quel modo, anzi… Sinceramente la mia immagine riflessa nello specchio mi fa sentire abbastanza ridicolo. Sandra se ne accorge e quasi sorride: quello che per lei è un gioco, per me è ancora un timore, ma in quello sguardo c’è la promessa di tutto quello che può succedermi. Mi dico che devo essere impazzito, non mi sembra ancora vero di aver fatto una cosa del genere. Per un attimo penso che posso ancora tirarmi indietro, ma è troppo tardi. - "Sandra... forse è meglio lasciar stare...!!! Lei ha qualcosa di magnetico che mi attira e annulla la mia volontà. - "No… anche tu lo vuoi… lo sento. Altrimenti non cercherei di persuaderti" Non si cura delle mie perplessità e soddisfatta dei risultati ottenuti mi ha chiesto con aria di sfida: - "Capisci cosa voglio da te; credi di esserne capace?". Cerco di argomentare una improbabile difesa: - "Si... Ma non so se sarò all'altezza" - ma lei mi zittisce perentoria: - "Non pensarci, allora. C’è sempre una prima volta, in ogni cosa. Succederà e basta." - ribadendo, se ancora ce ne fosse bisogno, quale è il mio ruolo e quale il suo. Non sapevo dove volesse arrivare ma decisi di stare al gioco; l'unica cosa che desideravo in quel momento era essere la schiava di quella bellissima transex. - "Esaudirò la tua richiesta, ma ad una condizione" - ho esclamato, con la voce tesa ed imbarazzata di chi desidera da sempre ma non ha mai avuto il coraggio di agire. - "Quale?" - ha ribattuto sorpresa Sandra. - "Vorrei che mi battezzassi con un nome femminile. Avevo pensato a Selen… come la pornostar" - le ho risposto, abbassando la voce timidamente. - "Per me va bene. Si addice alla tua natura… Da questo momento sarai Selen… la mia puttanella privata". Quelle parole mi sciolgono definitivamente: sapere che il mio corpo sarebbe stato per lei fonte di piacere mi eccita incredibilmente. E' una sensazione nuova; un senso di legame con qualcuna che fino ad allora non avevo mai provato. A questo punto mi ha invitato con autorità ad avere un atteggiamento più consono al personaggio assegnatomi per quella sera: interpretare una donna prigioniera e sottomessa, in completa balia delle sue perversioni. Credevo d’essere stato già iniziato ai piaceri del sesso, ma ora la mia amica mi stava dimostrando quanto fossi ancora indietro nel percorso del mio cammino. Sandra inizia a baciarmi. In un primo momento non oso fare nessun movimento, ma facendomi conquistare dalla passione mi decido a rispondere, mulinandole la lingua in bocca. Quindi posa le sue labbra sul mio collo, mordicchiandomi nei punti più sensibili dietro la nuca… La sua mano iniziare a sbottonare maliziosamente la camicetta. Ad ogni bottone che stacca, sento un tuffo al cuore: in un attimo è completamente spalancata. Toglie il reggiseno liberando il petto e passa a disegnare con la lingua dei ghirigori attorno alle areole: le prende tra i denti, dapprima dolcemente poi strizzando sempre più forte fino a farmi diventare i capezzoli grossi e duri. Mi accarezza le spalle, scende sino in vita e la cinge; le sue dita scorrono sul bacino e lentamente scivolano verso il basso. Solleva la mini e mi accarezza il sedere prima piano e dolcemente da sopra il tanga, poi i suoi gesti diventano più decisi: si intrufola negli slip ed entra ad esplorare il mio corpo. Inizio ad eccitarmi e apro leggermente le cosce, per permetterle di penetrarmi più agevolmente. Dio, quanto mi piace!!! Adoro le sue mani che mi palpano. Mi fanno sentire femmina e mi piace tantissimo sentirmi così. Sono come in trance, in questo momento potrebbe farmi qualunque cosa che non avrei la forza di ribellarmi. Non mi sto più chiedendo cosa ho deciso di fare né perché, ma mi limito ad abbandonarmi completamente al piacere. "Ti stai scaldando" - annuncia felice, mentre io sono sempre più impacciato. Accorgendosi della mia resistenza, mi invita a prendere coraggio. Ascolto la sua voce che, calma ma decisa dice: - "Dai, stai al gioco e cerca di rilassarti. Adesso… da brava… prendilo in bocca e vedi di leccarmi bene. Ma attenzione… non devi farmi godere perché dopo voglio mettertelo nel culo…" - e il suo tono pacato si è fatto più severo.
continua........
|