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Come ogni estate prendo in affitto una casetta al mare da una coppia di quarantenni.
Ho sempre trattato con lui, e lei non si è mai fatta vedere, “sarà timida” pensavo all’epoca.
Arrivato a luglio, di sabato, sistemai i bagagli, presi la moto ed andai subito in spiaggia.
Dopo una nuotata tonificante, tornai a casa verso le 20:30, ero affamato.
Ordinai una pizza e birra al tavolo. Notai che la signora che stava alla cassa mi osservava in modo malizioso, sorridendo e sbattendo le ciglia.
Finito di mangiare, pagai e me ne andai. Ma alla cassa la tizia non c’era più.
Tornato a casa, mi resi conto che avevo un rubinetto che perdeva in bagno. Essendo fastidioso, telefonai al proprietario che mi spiegò il modo per chiudere quell’utenza, e che sarebbe passato l’indomani mattina. Mi coricai.
Erano le prime luci dell’alba quando sentii la porta aprirsi..
“CAZZO” dissi “MA QUESTO MANCO BUSSA?!”
Un rumore di zoccoletti in legno si fece sempre più vicino, era la cassiera.
“buongiorno” sussurrò con voce felina.
“buongiorno”
“c’è qualche tubo rotto?”
“beh..ehm..in effetti….”
Avvicinandosi lentamente mise un ginocchio sul letto e mi bacio il pene, ancora sotto le mutande.
Si fece avanti ora, mettendomi le tette sul viso, al che incominciai a leccargliele tenendole strette in mane e massaggiandole per bene.
Aveva una cavigliera sulla destra, i talloni lucidi mi inebriarono, i polpacci muscolosi da massaggiare vigorosamente.
Le chiappe gliele strapazzai violentemente, toccandole di tanto in tanto il buchetto proibito…sentivo la peluria del culo incontrare le mie dita, e già sognavo di leccarglielo sino a farla godere.
Le tolsi le mutandine e le annusai a lungo, mentre lei era con la schiena poggiata sul mio petto.
Si sfilò gli zoccoli, e, puntando i piedini sul letto, si sollevò per essere penetrata in vagina, accompagnando il pene con la mano. Aveva scappellato completamente il cazzo, ed una volta dentro iniziò a muoversi ed ancheggiare.
Cercò la mia lingua e l’incontro fu osceno. Eravamo a mille, sconvolti dal piacere che lei aveva voluto cercare all’alba, insoddisfatta dal marito cornuto più volte, come tutte le estati.
All’orecchio mi chiese: inculami…inculami…sono…sono una vera puttana…dai…inculami….inculami amore…
Tenne il cazzo con una mano e lo sfilai. Si girò regalandomi la vista più bella che un’uomo possa avere. La fica pelosa, nera, bagnata, e l’ano inviatante.
Annusai a lungo l’odore del buchetto, cosa che mi fece impazzire…la leccai a lungo, infilando le dita e dilatando pian piano. La cassiera stava godendo come una pazza, non diceva niente, e mi leccava i ciglioni mentre mi segava.
Mi offriva quel buco fantastico con entrambe le mani, allargando le natiche e facendo muovere lo sfintere.
Eravamo al culmine della passione.
Sputai per l’ultima volta sull’ano e la feci girare sulla stessa posizione di prima.
Inarcò la schiena e si infilò il cazzo che già gocciolava umori dentro il buco proibito.
Venimmo subito, col cazzo ancora dentro a sentire la stretta passione dello sfintere che non voleva lasciarmi andar via, risucchiando tutto lo sperma nel buio del suo piacere.
La quiete ci accompagnò mentre dormivamo sereni uno accanto all’altra. |